Ciao Maestro, l’articolo che non avrei mai voluto scrivere…

Il titolo non è casuale e prima di scrivere questo articolo ci ho pensato parecchio. Ma alla fine lo devo a lui, Mino Licordari è stato il mio maestro di giornalismo, mi ha fatto conoscere ed inserito in questo variegato mondo dell’informazione ed ora non c’è più. Oggi sono stato impegnato fino a tardi in una riunione di lavoro, quando ho terminato ho visto tanti messaggi di amici e colleghi che mi hanno avvisato della sua morte. Persone che hanno condiviso con lui esperienze lavorative o che lo conoscevano per altri motivi, come tantissimi messinesi.

I messaggi erano tutti dello stesso tenore, perchè chi li ha scritti sapeva cosa lui rappresentava per me. Ricordo il giorno in cui mi propose di andare nella sua trasmissione, dopo aver saputo che io ero un ex arbitro di calcio. Ero titubante, gli dissi che non avevo alcuna esperienza davanti ad una telecamera, non ero un giornalista e non sapevo se potevo essere all’altezza. Lui mi disse semplicemente: “Scusa noi parliamo spesso di calcio; tu vieni in uno studio televisivo e le stesse discussioni che facciamo al bar le faremo davanti alle telecamere, dopo cinque minuti ti scorderai pure di essere in tv, stai sereno”. Ed aggiunse: “Tutte le tv nazionali hanno un ex arbitro che commenta le azioni dubbie delle partite, tu conosci i regolamenti, perchè noi a Messina non dovremmo farlo?”.

Il suo modo di fare sereno e convincente, fece svanire tutti i miei dubbi ed iniziai questa avventura. Ricordo quando insieme al collega Massimo Mastronardo, regolamento alla mano, scoprimmo che il Messina, in caso di ripescaggio, poteva tornare in serie A. Lui non volle neanche verificare quanto gli dissi, si fidò ciecamente e capì che era una notizia da dare immediatamente. Non aspettò la domenica sera, il Giovedì inserì l’argomento nella trasmissione di Michele Pitrone e riuscimmo a dimostrare ciò che successivamente avvenne. Dopo un po’ lui comprese la mia passione e capì che il ruolo di “moviolista” mi stava stretto. Decise di affiancarmi Riccardo Pirrone e man mano mi sganciai da quel ruolo.

Mi invogliò a fare il percorso per l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti ed oggi sono qui a raccontare della sua morte. Un articolo che non avrei mai voluto scrivere, ma non potevo esimermi dal farlo. Un infarto fulminante lo ha portato via, ma il suo ricordo rimarrà indelebile a tutti coloro i quali hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di stargli accanto. Nelle sue trasmissioni -tranne la pubblicità- nulla era concordato, la domenica sera c’era solo il tempo di montare le immagini. “Che ne pensi?”, questa era la frase con la quale esordiva quando arrivavo negli studi di Tcf. Voleva avere altri punti di vista e capire se erano concordi con i suoi, ma lasciava a tutti la libertà di esprimersi liberamente. Era questa la sua forza. Poi tutto filava liscio come quando facevamo le chiacchierate al bar. Adesso mi mancheranno quelle discussioni, quei sorrisi ammiccanti, le mezze frasi, bastava davvero poco per intenderci. Ma prima o poi, caro Mino, quelle chiacchierate le rifaremo, promesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 

 

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