Mezzo milione di euro in sei mesi con le carte clonate, tutti i dettagli e i nomi degli arrestati

Partendo da una indagine di tentata estorsione nei confronti di un artigiano di Patti, gli inquirenti hanno scoperto una organizzazione che clonava carte di credito, provenienti da circuiti illegali, ed effettuava operazioni che fruttavano somme considerevoli ai sodali. L’organizzazione si avvaleva anche della complicità di una funzionaria di banca, anch’essa destinataria di una ordinanza cautelare.

Le persone destinataria delle ordinanze cautelari sono: Francesco Valenti, commerciante edile di Rocca di Caprileone, [Custodia in Carcere]; Marian Nicoi, cittadino rumeno residente a Capo d’Orlando, [Custodia in Carcere]; Dario Vitellaro di Palermo, [Custodia in Carcere]; Giuseppe Cusumano di Alcamo (TP), [Custodia in Carcere]; Basilio Spinella imprenditore commerciale di Piraino, [Arresti domiciliari]; Rosario Terribile di Rocca di Caprileone, [Arresti domiciliari]; Florin Bindileu, cittadino rumeno residente a Rocca di Caprileone [Arresti domiciliari]; Rosa Ciancio bancaria di Patti [Obbligo di dimora]. Altri due indagati destinatari di arresti domiciliari non sono stati rintracciati nel luogo di residenza e sono attivamente ricercati. Inoltre, nell’indagine figurano due ulteriori indagate raggiunte da avviso di garanzia.

Dall’indagine è emerso che le carte clonate sarebbero state materialmente prodotte da Giuseppe Cusumano e Dario Vitellaro. Erano intestate a persone ignare, generalmente residenti in lontanissimi luoghi extracontinentali. Il più frequente sistema di illecito utilizzo, sperimentato dai criminali, è risultato essere l’abusivo impiego sui dispositivi “Point of Sale” (POS) collegati alle ditte commerciali degli associati, per inscenare fittizi acquisti di beni presso gli esercizi economici degli imprenditori indagati.

Gli importi dei relativi pagamenti, accreditati così sui conti dei falsi venditori, sarebbero stati deliberatamente confusi tra i versamenti realmente imputabili alle transazioni commerciali quotidianamente censite dagli esercizi degli stessi i quali, a giustificazione di queste transazioni illecite, avrebbero emesso falsi scontrini e finti documenti fiscali.

I “soldi sporchi”, così indebitamente accreditati sui conti correnti degli associati e sapientemente nascosti tra gli altri, sarebbero stati poi prelevati dai titolari dei conti e divisi tra i sodali secondo quote partecipative all’illecita società ben determinate. Le indagini dei poliziotti di Patti hanno permesso di acclarare inequivocabilmente che tali prelievi di somme rilevanti, “ripulite”, avrebbero goduto di una silente corsia privilegiata grazie alla complice e fattiva compiacenza dalla funzionaria di banca Rosa Ciancio.

Il lavoro investigativo protrattosi per oltre sei mesi, ha permesso di ricostruire gli estremi di illecite “strisciate” relative a centinaia di carte di credito – in grandissima parte riconducibili a banche extraeuropee – ciascuna per importi normalmente attestati su 2 o 4 mila euro o multipli di essi e per un giro di affari approssimativamente stimabile – limitatamente al solo periodo vagliato – nell’ordine di mezzo milione di euro.

Per gli investigatori il promotore ed organizzatore delle attività illecite era Francesco Valenti, che avrebbe messo a disposizioni le ditte commerciali e i POS con cui iniziare l’attività. Marian Nicoi, sarebbe stato il braccio destro di Valenti ed avrebbe messo a disposizione la sua casa -definita ufficio-. Dario Vitellaro, avrebbe avuto il ruolo di “Capo Area”, assicurato la disponibilità delle carte e credenziali di credito e curato l’assistenza tecnica per le varie operazioni. Giuseppe Cusumano rappresenterebbe il più stretto collaboratore e accompagnatore di Vitellaro. Basilio Spinella avrebbe messo a disposizione la propria organizzazione commerciale (nel campo del commercio alimentare) ed i propri dispositivi POS per impiegare illecitamente le credenziali di credito fornite dagli indagati, emettendo false fatture per dissimulare le transazioni illecite realmente poste in essere. Rosario Terribile avrebbe messo a disposizione i propri dispositivi di pagamento elettronico (POS) ed i propri conti correnti nonché la struttura commerciale che gli fa capo.

Florin Bindileu, fratello di Marian Nicoi, avrebbe assicurato la propria disponibilità operativa per il mantenimento ed il rafforzamento del sodalizio, con attività di vigilanza e custodia della casa/ufficio del fratello e di reperimento di ulteriori complici che si sarebbero prestati a fungere da prestanome per la costituzione di ditte commerciali fittizie, cui intestare nuovi conti correnti bancari su cui operare illecitamente.

Rosa Ciancio, infine, in qualità di vice direttrice di una Banca di Capo d’Orlando, attraverso l’omissione delle segnalazioni di operazioni sospette cui era obbligata, avrebbe forzato personalmente le procedure di sicurezza interne all’istituto bancario, consentendo a Valenti di prelevare il profitto di transazioni illecite effettuate tramite i suoi POS ed accreditati sui conti correnti della banca in cui la funzionaria è impiegata.

 

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