Il presente dentro al complesso mondo educativo esplorato da Angelo Campolo

Dopo “Stay Hungry – Indagine di un affamato”, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti in ambito nazionale, con ampio consenso di pubblico e critica, l’attore, regista ed educatore messinese Angelo Campolo muove nuovamente da esperienze autobiografiche per confezionare “A te e famiglia – Storia di un’esperienza educativa”, prodotto dalla compagnia DAF, in scena domenica scorsa al teatro Annibale Maria di Francia nell’ambito del progetto NutrimentINPeriferia.

Siamo sulla terra di mezzo tra il teatro di narrazione e il digital storytelling. E lì si muove con disinvoltura Campolo, consegnando allo spettatore scampoli di vita che, se non restituiscono l’insieme della realtà oggetto di indagine, almeno allentano qualche maglia dell’intricata trama delle esistenze ai margini, della società che, troppo spesso per comodità, trascuriamo di indagare. O meglio, ne osserviamo i riverberi, in termini di criminalità, ma senza interrogarci sul dietro le quinte cui invece spetta decretare i destini, imprimere svolte, rattoppare più e più volte giovani esistenze.

Angelo Campolo e Giulia Drogo attingono a piene mani proprio nella determinata sfera della realtà che hanno osservato direttamente. E lo fanno pertanto con cognizione, schivando l’inutile ostentazione di buoni sentimenti, imprimendo piuttosto leggerezza e straordinario “colore” alla scrittura cui la caratura attoriale di Campolo imprime una personale e avvincente svolta in chiave puramente scenica.

Il titolo, che richiama la formula di cortesia con la quale si ricambia abitualmente un augurio, rimanda per amara contrapposizione, all’universo familiare dentro cui affogano molte giovani vite. Un universo segnato dal pregiudizio, dalla sopraffazione, dall’anaffettività, nei casi estremi e ahimè tutt’altro che rari dal crimine. Da lì il passo alla detenzione per un individuo che non si smarca dai legami di sangue può essere molto breve.

Nello spettacolo ci si concentra tuttavia sul tempo in cui al destino non è ancora stato precluso il colpo d’ala per cambiare direzione. Il programma educativo “Liberi di Scegliere” promosso dal giudice Roberto Di Bella mira esattamente a tale scopo, ma nel monologo di Campolo, accompagnato dalle preziose musiche dal vivo della cantautrice Giorgia Pietribiasi, non si intende porre l’accento sulla opportunità di andar via per un giovane segnato da contesti familiari criminali. Ci si concentra semmai sul valore esperienziale che acquisisce un laboratorio teatrale in quei luoghi ove operano, talora disarmonicamente, figure dissimili di operatori nell’ambito dei servizi sociali.

Si prende in prestito la realtà catanese e, attraverso il racconto di Campolo, se ne apprendono le dinamiche. È un mondo dalle tinte forti della rabbia, del dolore urlato, come pure dai colori tenui che sgorgano dalle lacrime di occhi adolescenti.

L’attore va su e giù per il palcoscenico, non si ferma, racconta con gli occhi, con le braccia come si fa al Sud, con tutto sé stesso. Ché al racconto, da sempre, si deve la conoscenza del mondo. E nel raccontare mescola marcate inflessioni dialettali, mescola origini, mescola intenti, responsabilità.

C’è l’atteggiamento distruttivo di Antonino che a quindici anni ha già smarrito lo sguardo incantato sulle cose. C’è Elena, requisita, ingabbiata. Elena a cui manca vivere. E c’è Teresa che dedica la vita a questi giovani. Teresa che prova a salvarli, sacrificando sé stessa e la propria famiglia.

Non conta, insomma, elucubrare sulle possibili strade alternative da percorrere poi. “A te e famiglia” mira a esplorare il presente dentro a un mondo educativo complesso e al quale non si dedica la giusta attenzione.

L’intento è ammirevole e ancora una volta Angelo Campolo posa il suo sguardo profondo sulla realtà, per consegnare al teatro la verità, lasciando appena che la finzione l’accarezzi prima di recapitarla allo spettatore. Ché il mondo, guardato da una certa angolazione, è pur sempre un caleidoscopio di colori, di forme, di anime.

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