“Bells and Spells”, niente è come sembra nell’universo circense di Thierrée Chaplin

Ideato e diretto da Victoria Thierrée Chaplin (nipote del grande Charlie), lo spettacolo “Bells & spells” ha trascinato il pubblico del Vittorio Emanuele in quel non luogo ove per effetto dell’arte la realtà incontra il sogno.
Un’atmosfera surreale avvolgeva sulla scena i personaggi, cui spettava l’arduo compito di assoggettarsi a una partitura registica perfetta. Non un passo falso era loro consentito. Un castello fatato costruito carta dopo carta da Aurélia Thierrée e Jaime Martinez, come era stato esattamente progettato. A scortarli su quel percorso dedaleo che restituisce la cifra stilistica di Victoria Thierrée Chaplin la musica. A invertirne di continuo la direzione le scenografie preziose che assegnavano senso, utilità al più minuscolo degli oggetti, partecipi tutti a quella magia con la quale i performer abilmente giocavano sulla scena.
Una cleptomane in un mondo a colori e mille occasioni per impinguare il bottino. La stramba maniera di attribuire valore alle cose, di riportarle in vita, di farle splendere, di trasformarle o di mutarne in corso d’opera la destinazione. Salvo poi constatarne il mutamento finale, quello indesiderato, che le priva della bellezza custodita fino all’istante prima.
La macchina teatrale è perfetta e beneficia dell’esperienza circense dei Thierrée Chaplin. Via via che i colori si spegnevano, che il bottino subiva le sottrazioni della coscienza, che tutto continuava a scomporsi e ricomporsi, alla maniera della poesia, lo spettacolo giungeva al finale. Le luci a illuminare la realtà e gli applausi, scroscianti, a ratificarne la riuscita.

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