Scontro Consiglio comunale, De Luca: “Davanti a un moribondo i medici devono conoscere la cura”

Il presidente del Consiglio comunale di Messina, Claudio Cardile, ha convocato per martedì 4 settembre, alle ore 19, adunanza straordinaria d’urgenza del Consiglio comunale in seduta pubblica, con all’ordine del giorno la “Costituzione dell’Agenzia comunale per il risanamento e la riqualificazione urbana della città di Messina, così come stabilito dall’articolo 62 della Legge regionale numero 8/2018. Nel frattempo il Sindaco Cateno De Luca, sulla sua pagina Facebook, spiega il suo modo di vedere la politica e i motivi per cui si è consumato lo scontro con il Consiglio comunale di Messina. “Ho sempre sognato di poter essere artefice e protagonista della politica del FARE -scrive De Luca-.  La democrazia è confronto ed anche scontro e richiede i suoi tempi ed io ne sono consapevole. Non posso accettare però che la democrazia sia un interminabile rito che genera sfiducia e danni irreversibile a causa delle decisioni assunte in ritardo o, peggio ancora, a causa di decisioni non assunte. Di fronte ad un corpo moribondo vi immaginate la discussione tra medici che non trovano l’accordo sulla cura? La discussione sicuramente è giusta ma i protagonisti, pur sapendo che il paziente rischia di morire da un secondo all’altro, preferiscono non intervenire perché non vogliono assumersi la responsabilità dell’errore o dell’inadeguatezza della cura che potrebbe rivelarsi fatale.

Spesso infatti si preferisce continuare a discutere nella consapevolezza che è meglio far morire da solo il paziente (morte naturale) pur di non essere additato di essere stato la causa della morte del paziente per l’inadeguatezza dell’intervento curativo. La politica, e soprattutto l’amministrazione delle comunità, è una vera e propria assunzione di responsabilità che richiede molto spesso decisioni forti e celeri. Io sono per la politica del fare sempre e comunque nella consapevolezza di attirare sulla mia pelle delle responsabilità eccessive ed anche deleterie per la mia persona: preferisco fare ma non stare comodamente a guardare nella consapevolezza che il passare del tempo rende inutile la mia decisone ma deresponsabilizza la mia persona. Altri preferiscono non fare, mascherandosi con riti insiti nella cosiddetta democrazia pur di non rischiare di sporcarsi ed avere sempre la possibilità di poter dire: io ho le mani pulite e non è colpa mia ma è colpa degli altri! O devo cambiare mestiere -conclude il Sindaco- io oppure altri devono prepararsi a cambiare definitivamente mestiere!”.

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