Ponte sullo Stretto, ministro disattende promesse, il Popolo della Famiglia chiede le dimissioni

Il Popolo della Famiglia Firenze ha preso nota delle recenti dichiarazioni del Ministro per le Infrastrutture Enrico Giovannini, qui da Il Giornale di ieri l’altro 4 maggio scorso:

«il progetto (del ponte a campata unica, NdR) non è più attuale, il finanziamento va ripensato a carico della finanza pubblica» e «ci possono essere alternative con un ponte a tre campate più vicino a Reggio Calabria e Messina, bisogna farne uno nuovo, ci penserà Rete Ferroviaria Italiana in modo che la politica possa prendere una decisione».

Il referente del Popolo della Famiglia per Firenze, Pier Luigi Tossani, ha scritto stamani al Ministro, e per conoscenza al Premier Mario Draghi, ad altre figure istituzionali, e ai Responsabili dei partiti di governo e del principale partito di opposizione. Questa la conclusione del dettagliato messaggio di posta elettronica:

“…Dobbiamo quindi purtroppo constatare, Signor Ministro, la Sua totale inaffidabilità su tutti i fronti, circa: il mancato rispetto della scadenza di questa primavera, da Lei promessa nell’agosto scorso al Meeting di Rimini, per addivenire finalmente a una rinnovata presa d’atto ufficiale della fattibilità o meno del ponte sullo Stretto di Messina a tre campate, scadenza che anzi Ella ora rinvia disinvoltamente sine die;

non a caso scriviamo rinnovata, a motivo della Sua pervicace ostinazione nell’ignorare il passaggio decisivo che già nel 2013 portò alla cancellazione ufficiale del progetto del ponte, sia a una che a tre campate, all’annullamento di tutti i contratti allora in essere e alla liquidazione della società concessionaria, La Stretto di Messina spa. La ragione è l’impossibilità di stendere il progetto esecutivo, per infattibilità dell’opera, già appurata e manifesta fin dall’epoca;

il macroscopico, evidente e reiterato danno erariale. Questo si attua non solo prospettando con nonchalance il passaggio da una configurazione di finanziamento in pur fittizio project financing “privato” al 60%, come abbiamo spiegato sopra, ad un finanziamento esplicitamente e totalmente pubblico. Ma anche seguitando a indebitare massicciamente lo Stato nell’ inutile progettificio infinito del Ponte, i cui titolari paiono essere gli unici a trarre vantaggio dall’operazione. Ciò è tanto più grave, considerato lo stato ormai comatoso della finanza pubblica, puntualmente dovuto anche a una cattiva gestione governativa della questione covidica, dal suo inizio fino ad oggi, e più recentemente allo sciagurato coinvolgimento del nostro Paese nelle vicende belliche orientali, con le note rilevantissime conseguenze dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico.

Il 6 settembre scorso Le scrivevamo:

“…sarebbe bastato andare a vedere gli studi già fatti, e prendere atto dei verdetti negativi già emessi in modo definitivo – se ai responsabili della procedura decisionale del ponte questo fosse interessato. Su questa, che appare un’ulteriore perdita di tempo e un ennesimo  spreco di denaro pubblico, ci aggiorneremo a giugno prossimo, se prima non vi saranno altri “imprevisti”, chiedendo comunque conto al Governo dei suoi esiti, per salvaguardare il pubblico interesse”.

“Ebbene, Signor Ministro, il momento di chiedere conto della suddetta infausta gestione, che penalizza severamente le famiglie d’Italia, è già arrivato. Le chiediamo pertanto, sulla scorta di tutto quanto sopra, di rassegnare immediatamente le Sue dimissioni dall’incarico di Ministro per le Infrastrutture.

Non a caso ci rivolgiamo per conoscenza, oltre che a Lei, anche alle importanti figure politiche e istituzionali che, in questo tempo, hanno assecondato la Sua infelice gestione ministeriale, nonché alla referente del principale partito di opposizione”.

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