Cuffaro a Messina, Amadeo: “Giudizi inqualificabili sulla sua persona e sui partecipanti”

Dopo le polemiche per i “baci e abbracci ” a Totò Cuffaro durante la presentazione del suo libro, il Consigliere comunale Pio Amadeo non ci sta a farsi additare come “amico del mafioso” ed ha diramato un comunicato stampa contenente una sua dichiarazione che, per completezza di informazione, pubblichiamo di seguito in forma integrale.

“In questi due ultimi giorni c’è stato un gran parlare in merito alla presenza di Totò Cuffaro a Messina. Giudizi morali inqualificabili sulla sua persona e su quanti hanno partecipato alla presentazione del libro. E’ stata invocata l’incongruenza di aver attribuito la cittadinanza onoraria a Di Matteo e di aver sostenuto Salvatore Cuffaro nella presentazione del suo lavoro editoriale.

Personalmente ho partecipato all’incontro, ho ascoltato la serenità dell’uomo Totò, ho incontrato amministratori vecchi e nuovi di Messina, della provincia, di altre province, che hanno scelto di esprimere vicinanza e amicizia alla persona e al nuovo corso che la stessa ha scelto di dato alla propria vita.

Tutti siamo stati vergognosamente additati come la platea degli amministratori mafiosi, naturalmente, diquellichec’erano prima, pronti a schierarsi a fianco del loro leader appena uscito dalle patrie galere: è questo il messaggio intellettualmente disonesto che la cittadinanza deve acquisire!

Ciò che davvero mi fa credere che ormai siamo una città senza bussola e senza regole etiche è proprio ciò che baldi giornalisti e facinorosi componenti, anche dell’attuale Consiglio Comunale, hanno affermato sui social, al solo fine di distogliere l’attenzione dal baratro in cui la città di Messina è sprofondata, con responsabilità gravi, precise e reiterate da parte dichic’e’adesso, che dovrebbe gestire la rem publicae, con la diligenza del buon padre di famiglia, quando, di contro, non è capace di governare con compiutezza neppure i propri pensieri.

Ricordo a me stesso e, a ciascuno di noi, che la funzione etica della politica dovrebbe essere quella di garantire a tutti opportunità pari, di riconoscere a tutti la dignità, altrimenti, come dice Gherardo Colombo, diventiamo una società verticale, in cui chi sta in alto può e chi sta in basso deve. Promuovere legalità, significa attuare i valori di libertà, responsabilità, diritti e rispetto dell’uomo in quanto tale.

E’ tragico, dover assistere a lezioni di legalità di facciata, di mera forma, emesse dall’alto dell’inconcludenza, da parte di un’amministrazione che agisce con arroganza e non riconosce i diritti fondamentali ai propri cittadini.

Non è sufficiente dare la cittadinanza onoraria al dott. Di Matteo, né passeggiare per le vie cittadine con Don Ciotti, per divenire paladini della legalità, permettendosi affermazioni e giudizi, spiccatamente oscurantisti, sulle persone e sui colleghi. La legalità è un valore che o lo si ha e si incarna o lo si proclama alla Maniaci.

La dignità dell’uomo è un valore supremo, non può essere bilanciato con nessun altro valore, è il criterio di misura di tutti i principi e di tutti i diritti e si sostanzia nel diritto al “rispetto”, sintesi di riconoscimento e di pari considerazione delle persone, in cui si fondono libertà ed uguaglianza. E’ un valore che NON SI ACQUISTA PER MERITI E NON SI PERDE PER DEMERITI.

Comprimere la dignità di una persona, tanto più che oggi proponiamo e cooperiamo in progetti di giustizia ripartiva, di inserimento e reinserimento degli ultimi e qui non parlo solo degli ex detenuti, ma anche dei migranti, etc. equivale ad attenuarne la sua qualità di persona umana, e questo non lo dico io, ma il prof. Gaetano Silvestri, componente della Corte Costituzionale.

Per cui, al di là dei distinguo tra il personale ed il politico, al di là del prendere le distanze e dalla scomunica atea di qualche benpensante, evitiamo gli scandali di maniera e cerchiamo di dare all’evento il significato che gli è proprio, senza ergerci a moralizzatori laddove veramente non ne abbiamo né titoli, né diritti, né, lasciatemelo passare, qualità e meriti”.

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