Oltre 100 anni fa Messina fu distrutta dal terremoto, poi ci pensarono i politici a completare l’opera

«Stamani alle 5:21 negli strumenti dell’Osservatorio è incominciata una impressionante, straordinaria registrazione: “Le ampiezze dei tracciati sono state così grandi che non sono entrate nei cilindri: misurano oltre 40 centimetri. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave.» Questa la nota dei sismologi all’osservatorio Ximeniano di Firenze scrissero la mattina del 28 dicembre 1908. E qualcosa di grave successe davvero, a Messina. Un terremoto di magnitudo 7.1 sulla scala Richter colpì la città dello Stretto alle ore 5:20:27, per 37 ed interminabili secondi. I danni furono ingentissimi, metà dalla popolazione messinese perse la vita e un terzo di quella di Reggio Calabria. Si tratta della più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime, a memoria d’uomo, e del disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia colpito il territorio italiano in tempi storici. Gli strumenti dell’epoca non furono in grado di individuare con precisione la zona del sisma che colpì la popolazione nel sonno e danneggiò edifici e vie di comunicazione. Ad aggravare la situazione ci pensò anche un catastrofico Maremoto causato da una frana sottomarina. I primi soccorsi arrivarono martedì 29, da navi russe e britanniche che erano alla fonda a Siracusa e ad Augusta, mentre gli aiuti italiani arrivarono poco dopo, nella mattinata del 29 dicembre. Il ritardo fu causato dal fatto che i piroscafi partirono da Napoli, e in tarda serata, subito dopo che le reali notizie sulla catastrofe arrivarono al Governo. A Messina, rimasero sotto le macerie ricchi e poveri, autorità civili e militari. Nella nuvola di polvere che oscurò il cielo, sotto una pioggia torrenziale e al buio, i sopravvissuti inebetiti dalla sventura e semivestiti non riuscirono a rendersi conto immediatamente dell’accaduto. Alcuni si diressero verso il mare, altri rimasero nei pressi delle loro abitazioni nel tentativo di portare soccorso a familiari e amici. Qui furono colti dalle esplosioni e dagli incendi causati dal gas che si sprigionò dalle tubazioni interrotte. Ai danni provocati dalle scosse sismiche e a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con ondate devastanti stimate, a seconda delle località della costa orientale della Sicilia, da 6 m a 12 m di altezza Il maremoto provocò molte vittime, fra i sopravvissuti che si erano ammassati sulla riva del mare, alla ricerca di un’ingannevole protezione. Messina, che all’epoca contava circa 140.000 abitanti, ne perse circa 80.000 e Reggio Calabria registrò circa 15.000 morti su una popolazione di 45.000 abitanti. Molte delle monumentali costruzioni dei centri urbani subirono danni che, pur se non irreparabili, comportarono la loro demolizione per l’attuazione dei piani regolatori redatti dagli ingegneri Borzì e De Nava. Essi previdero la realizzazione di città quasi totalmente nuove, con palazzi di modesta altezza (non più di due o tre piani, anche per quelli pubblici) e lunghe strade larghe e diritte con una pianta ortogonale. Per fare fronte ai più immediati fabbisogni della popolazione si diede avvio alla costruzione di baracche di legno che sostituirono o si aggiunsero alle tendopoli. Sorsero quindi quartieri provvisori denominati statunitense, lombardo, svizzero, tedesco, ecc. in segno di riconoscenza verso i paesi che con i loro aiuti ne agevolarono la realizzazione; un quartiere fu intestato anche alla regina Elena. I lavori non procedettero speditamente, dando origine a nuove polemiche contro il Governo e a nuovi corsivi dei giornali, tra cui anche quelli pubblicati dalla “Domenica del Corriere” che uscì nel febbraio 1909, lamentando lentezze burocratiche e illustrando come sempre la sua edizione con una delle prestigiose tavole di Achille Beltrame. Questo è ciò che ha provocato la natura a Messina. Successivamente ci pensò l’uomo, in particolare i politici locali, regionali e nazionali a massacrare ulteriormente la città. Danni forse peggiori del sisma del 1908 che probabilmente non verranno mai sanati. Ma i messinesi sperano sempre in una “ricostruzione” come quella avvenuta oltre 100 anni addietro.

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