Operazione Matassa, tutti i reati contestati ai 35 arrestati odierni

Sono ben 35 le persone arrestate oggi dagli uomini della Squadra Mobile di Messina che hanno svolto le indagini su un sistema di corruzione che avrebbe visto coinvolti vari esponenti mafiosi con alcuni politici messinesi, in una indagine più ampia che comprende una serie di reati commessi dai componenti dei clan organizzati messinesi. Di seguito tutti i reati contestato agli arrestati odierni.

 

Carmelo Ventura avrebbe avuto il ruolo di promotore ed organizzatore; Andrea De Francesco avrebbe ricoperto l’incarico di suo coadiutore e suo tramite nei rapporti con gli associati, con altri malavitosi della città, con liberi professionisti e con esponenti politici; Lorenzo Guarnera, Salvatore Mangano, Albino Misiti, Giovanni Moschitta, Adelfio Perticari, Domenico Trentin, Giovanni Ventura, avrebbero dato esecuzione alle direttive impartite dai vertici, sono ritenuti responsabili di aver costituito e fatto parte di una associazione di tipo mafioso operante nel quartiere di “Camaro – San Paolo”, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la persona ed il patrimonio, tra cui estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti.

 

Carmelo Ventura ed il figlio Giovanni Ventura devono rispondere anche del reato di cui all’art.12 quinquies Legge n°306/1992, con l’aggravante di cui all’art. 7 L. 203/91, perché, in concorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Carmelo Ventura avrebbe attribuito fittiziamente al figlio Giovanni la esclusiva titolarità del panificio “La Piazzetta” in piazza Fazio a Camaro Superiore.

 

Domenico Trentin, inoltre, è ritenuto responsabile di tentato omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso, nei confronti di un giovane, commesso il 19 febbraio 2012, esplodendo al suo indirizzo a distanza ravvicinata più colpi di pistola di calibro sconosciuto. La potenziale vittima riuscì, però, a darsi alla immediata fuga.

 

Santi Ferrante, Salvatore Pulio e Fortunato Cirillo, sono ritenuti responsabili di aver costituito e fatto parte di una associazione di tipo mafioso operante nel quartiere di “Camaro – San Paolo”, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la persona ed il patrimonio, tra cui estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti.

 

Gaetano Nostro, Giuseppe Cambria Scimone, Raimondo Messina, Giovanni Celona, Vincenza Celona, Francesco Foti, Francesco Giacoppo, Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone e Luca Siracusano, sono ritenuti di aver fatto parte, insieme ad altre persone non identificate, con le funzioni ed i ruoli di seguito specificati, di un’associazione di stampo mafioso, operante in particolare nella zona sud della città di Messina (S. Lucia Sopra Contesse), finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti (estorsioni in danno di commercianti ed imprenditori, traffico di sostanze stupefacenti, ecc.) ed all’acquisizione, in modo diretto o indiretto, della gestione o del controllo di attività economiche, di appalti e di servizi, al fine di trarne profitti o vantaggi ingiusti per se stessi, per altri componenti l’associazione criminale o per altri soggetti contigui all’organizzazione delinquenziale.

 

In particolare Gaetano Nostro, Raimondo Messina, Giovanni Celona, Francesco Celona e Vincenza Celona, devono rispondere in concorso di estorsione con l’aggravante di far parte di associazione mafiosa, ai danni di un imprenditore costretto a corrispondere reiteratamente vari quantitativi di generi alimentari ed altre utilità in favore dell’organizzazione delinquenziale di Santa Lucia Sopra Contesse, cui essi appartenevano, quali tangenti per la “protezione” delle sue attività commerciali.

 

Gaetano Nostro avrebbe sottoposto ad estorsione un imprenditore edile (titolare di imprese edili con cantieri nel villaggio Aldisio e nel villaggio di S. Agata) costringendolo ad assumere in qualità di muratore, presso uno dei suoi cantieri, un parente.

 

Gaetano Nostro e Francesco Foti devono rispondere, in concorso, di estorsione nei confronti di un commerciante costringendolo alla corresponsione di somme di denaro.

 

Gaetano Nostro, Angelo Pernicone e Giuseppe Pernicone, devono rispondere del reato di interposizione fittizia di beni, ai sensi dell’art.12 quinquies Legge 356/1992, aggravato dal metodo mafioso, perché in concorso tra loro, avrebbero attribuito fittiziamente a Giuseppe Pernicone la titolarità della Cooperativa Sociale Angel, in realtà riconducibile ad Angelo Pernicone e Gaetano Nostro, al fine di eludere le disposizioni in materia di Misure di prevenzione patrimoniale.

 

Paolo David, Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone, Baldassarre Giunti, Giuseppe Picarella, Stefano Genovese, Adelfio Perticari, sono ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione elettorale (art. 416 c.p.). In particolare mediante un diffuso e capillare sistema clientelare, avrebbero ostacolato il libero esercizio del diritto di voto degli elettori, procurando voti a Franco Rinaldi, Francantonio Genovese e Paolo David in occasione delle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio regionale del 28-29 ottobre 2012, delle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 e delle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Messina del 9-10 giugno 2013, in cambio di utilità di varia natura: somme di denaro, generi alimentari, assunzioni presso strutture sanitarie, agevolazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche ed altro.

 

Paolo David, nel periodo d’indagine, consigliere comunale e candidato nelle liste del PD alle elezioni per il rinnovo del consiglio, faceva parte, altresì, della segreteria politica del deputato regionale Franco Rinaldi e del deputato nazionale Francantonio Genovese, soggetti politici direttamente interessati al buon esito delle consultazioni elettorali, con il ruolo di promotore ed organizzatore.

 

Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone e Baldassarre Giunti, avrebbero avuto il ruolo di procacciatori di voti e di elementi di collegamento tra i soggetti politici e gli ambienti della criminalità organizzata messinese facente capo al clan Ventura e al clan Spartà, quale Adelfio Perticari. Giuseppe Picarella, titolare e gestore di strutture sanitarie, avrebbegarantito assunzioni ai soggetti che promettevano il loro sostegno elettorale ai candidati. Anche Stefano Genovese avrebbe avuto il ruolo di procacciatori di voti.

 

Pietro Santapaola è ritenuto responsabile di tentata estorsione, con l’aggravante del metodo mafioso, ne di un impri confrontienditore, per ottenere in gestione il punto vendita macelleria, all’interno del suo supermercato di Messina.

Francesco Tamburella, Piero Costa, Fortunato Magazzù e Carmelo Catalano, sono ritenuti responsabili del reato di rapina in concorso.

Giuseppe Capurro, ex Consigliere Comunale di Messina (già Capogruppo Consiliare PDL, eletto dal 27.11.2005 al 07.04.2008 nella Lista PDL), candidato alle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Messina del 2013, poi non rieletto, è ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver contribuito, senza farne parte, alla realizzazione degli scopi e al rafforzamento dell’associazione mafiosa guidata da Carmelo Ventura, attivandosi per la risoluzione di problematiche amministrative di particolare interesse per l’organizzazione e consentendo così che Carmelo Ventura ed i suoi sodali si assicurassero il profitto delle proprie attività delittuose e dell’intestazione fittizia di beni.

 

Inoltre, Capurro deve rispondere anche del reato di cui all’art. 416 ter c.p. perché, candidato alle elezioni amministrative per il consiglio Comunale di Messina, avrebbe accettato la promessa di Carmelo Ventura, capo dell’omonimo clan mafioso operante nella zona di Camaro, di procurare voti in cambio di denaro.

 

Carmelo Bombaci, Rocco Milo e Massimiliano Milo sono ritenuti responsabili in concorso tra loro di furto, poiché in più occasioni si sarebbero impossessati di somme di denaro sottraendole ai titolari di diverse sale da gioco nelle quali erano installate slot machines, avvalendosi di chiavi adulterine, nonché di ricettazione di telai e pezzi di ricambio di autovetture di provenienza delittuosa.