Secondo l’accusa avrebbero gestito una impresa di smaltimento rifuti precedentemente confiscata
La Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro di beni per un valore di circa 250.000 euro nei confronti di esponenti della “famiglia mafiosa barcellonese”.
Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti di carattere patrimoniale svolti dagli agenti della Squadra Mobile di Messina e del Commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto, coordinati dalla Dda.
I sequestri sono stati eseguiti nei confronti di Luisella Alesci 53 anni, Domenico Ofria, 53 anni, Tiziana Francesca Foti, 52 anni e Angelo Munafò, 45 anni arrestati lo scorso 14 gennaio ritenuti membri attivi della “famiglia mafiosa barcellonese”. Sono indagati per associazione di tipo mafioso, peculato ed estorsione aggravati dalle finalità mafiose.
Le indagini svolte hanno accertato – con la qualificata probabilitĂ della fase investigativa – la riconducibilitĂ di un’impresa operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, di rifiuti speciali e demolizione dei veicoli con sede in Barcellona PG, ad un esponente della famiglia mafiosa dei barcellonesi ed ai suoi familiari, nonostante l’impresa fosse confiscata, sia in sede penale che di prevenzione, ed affidata ad un amministratore giudiziario sin dall’anno 2011.
Gli elementi di prova raccolti hanno disvelato come l’impresa sarebbe stata utilizzata, anzitutto, quale strumento di illecito arricchimento, attraverso la quotidiana appropriazione del denaro, non contabilizzato, dalle casse. Conseguendo, in tal modo, il risultato della percezione da parte della comunità , di un’organizzazione mafiosa in grado di gestire un’azienda, nonostante ben due provvedimenti di confisca e relativa amministrazione giudiziaria.
Le indagini patrimoniali hanno permesso di appurare che i beni sequestrati costituiscono provento di attivitĂ illecite. In particolare, il sequestro, finalizzato alla futura confisca dei beni, riguarda somme di denaro, un fondo comune di investimento e due autovetture riconducibili agli indagati ovvero ai loro piĂą stretti congiunti, per un valore complessivo di circa 250.000 euro.


