La rivoluzione in FM, quando la radio era libera

L’istantanea dello spirito di emittenti radiofoniche vitali e prolifiche a Messina

Nasce dall’urgenza di ricostruire una memoria collettiva dimenticata “La rivoluzione in FM” di Alfredo Reni, Enrico Di Giacomo e Daniele Brigandì.

Proiettato ieri al giardino Corallo, di fronte a una numerosa e attenta platea, il documentario si propone come un viaggio attraverso le principali tappe della storia delle radio libere a Messina, ma assume le caratteristiche dell’affresco vivido di un’epoca ricca di fermenti e contraddizioni. E si fa racconto corale quando intreccia microstorie locali e tensioni nazionali, desideri giovanili e mutamenti culturali.

A partire dal 1974, anno che segna l’inizio del declino del monopolio RAI, e soprattutto con la liberalizzazione dell’etere, sancita dalla Corte Costituzionale nel 1976, il fenomeno delle radio private esplode anche nelle periferie del Paese, divenendo terreno fertile per l’espressione politica, culturale e artistica di una generazione inquieta.

A Messina, città sospesa tra marginalità geografica e trasformazioni sociali, queste emittenti diventano veri e propri laboratori di comunicazione alternativa, strumenti di autodeterminazione e resistenza creativa capaci di superare i limiti dei canali istituzionali, troppo spesso refrattari alla sperimentazione.

Il documentario riporta a questa stagione irripetibile attraverso la voce del conduttore radiofonico e dj Alfredo Reni, nonché un’interessante trama di testimonianze dirette e materiali d’archivio.

Il linguaggio è asciutto, privo di retorica, e restituisce con estrema precisione il clima sociale e culturale dell’epoca.

Gli anni di piombo e la radicalizzazione dello scontro politico fanno da sfondo a un racconto che, indagando le radici del fenomeno delle radio libere attraverso le voci che hanno animato l’etere messinese, contribuisce alla riflessione sul ruolo dell’informazione nella costruzione di una coscienza critica e partecipata, sulla possibilità – oggi quanto mai urgente – di ripensare la comunicazione come spazio di comunità, di confronto, di libertà.

“La rivoluzione in FM” si rivela dunque un documentario imprescindibile, capace di illuminare con passione e rigore un capitolo fondamentale della storia recente. Un capitolo in cui musica, cultura e politica si intrecciano indissolubilmente, dando vita alle emittenti radiofoniche, ai collettivi, ai gruppi extraparlamentari, ai centri sociali su tutto il territorio nazionale.

Un amarcord di dediche, di cacce al tesoro, di culto delle voci radiofoniche, di concerti organizzati, di aneddoti che ridisegnano quel tempo analogico incredibile.

I vinili, simbolo di autenticità, erano il biglietto da visita, la dote indispensabile per chi desiderava entrare a far parte di una radio libera. In quei luoghi improvvisati da cui si trasmetteva – case, cantine, garage – che costituivano il cuore pulsante di una comunicazione alternativa.

Le prime radiocronache sportive, spesso gestite con fili interminabili per raggiungere la presa telefonica più vicina, raccontano un’improvvisazione tanto affascinante quanto impervia.

E poi c’erano le bollette: costi fissi insostenibili, ma necessari per alimentare una grande passione. E poi ancora le voci, che attraverso l’etere, notte e giorno, diventavano familiari, amiche, attraversavano il silenzio e colmavano le distanze, rendendo ogni ascoltatore partecipe di un’intimissima rivoluzione.

La colonna sonora del documentario si rivela un elemento di grande valore, capace di evocare apprezzabilmente i giorni passati, un vero e proprio motore emotivo che, con discrezione, guida lo spettatore attraverso il racconto, conferendo profondità alle immagini e rafforzando il legame tra passato e presente.

La versione finale del documentario, decisamente ridotta rispetto al girato, contiene sequenze di immagini che rimandano a pellicole fondamentali come “I cento passi”, “Radio Freccia” e, principalmente, a “No alla violenza” di Tano Cimarosa, che restituisce la Messina di quegli anni, i luoghi testimoni della rivoluzione in FM che apparecchiava il tempo in cui tutto sembrava ancora possibile.

Alfredo Reni, il giornalista e fotoreporter Enrico Di Giacomo e il videomaker Daniele Brigandì si fanno così portavoce di un monito per le giovani generazioni, immerse in un mondo che ha tutto a portata di mano e però vive una condizione di apatia diffusa, di pigrizia mentale, di refrattarietà al cambiamento: un monito essenzialmente di libertà.

Le radio libere rappresentano, infatti, uno dei più fulgidi esempi di fenomeno culturale e sociale dirompente, capace di incanalare un diffuso desiderio collettivo di libertà espressiva. Mentre davano voce a nuove forme di linguaggio, alle controculture, ai movimenti giovanili. Mentre aprivano spazi di comunicazione fino ad allora inesplorati o deliberatamente esclusi dal circuito ufficiale.

“La rivoluzione in FM” è pertanto l’istantanea dello spirito di quelle emittenti vitali e prolifiche, in particolare nella città di Messina, crocevia di esperienze, fermenti e sperimentazioni culturali. È l’eco di una voce collettiva che rivendicava il diritto a esprimersi, a farsi ascoltare. È un pezzo di storia che ancora pulsa e che merita di essere raccontato. È la memoria di una rivoluzione di voci, dischi, antenne e sogni in una stagione indimenticabile della nostra vita.

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