La riduzione delle rese di uva è legge, nel decreto Rilancio anche contributi per “vendemmia verde”

Il decreto Rilancio, a causa della pandemia da Covid-19, ha tenuto conto anche del settore vitivinicolo. Una importante norma, infatti, consente la riduzione della resa massima di uva per ettaro per la produzione di vini comuni. La norma,  attesissima dal settore vitivinicolo e dalla maggioranza delle imprese di categoria, fa capolino tra le misure per contrastare i contraccolpi economici della pandemia del decreto e mira a dare una boccata d’ossigeno al settore. Prevede una riduzione delle rese per ettaro per la produzione di uve per vino generico, da 50 tonnellate a 30 tonnellate ad ettaro, con alcune deroghe fino a 40 tonnellate, per alcuni territori dove si è avuta tale produzione negli ultimi 5 anni.

La norma approvata, in un periodo di crisi come quello attuale, è da considerarsi una vera conquista per le imprese vitivinicole che potranno sopperire al problema delle grandi giacenze di uva, che, assieme ai prezzi bassi e alla disparità tra la raccolta dichiarata e il vino prodotto, rappresentano, infatti, alcune tra le principali emergenze del settore in Sicilia.

Le buone notizie per il settore vitivinicolo non si fermano qui. Nel decreto c’è spazio pure per la vendemmia verde, per contributi, cioè,  alle imprese che si impegnano a tagliare la produzione di uve destinate ai vini di qualità.  Secondo quanto previsto dall’articolo 223 del decreto Rilancio, i contributi andranno alle imprese del settore che si impegneranno alla riduzione volontaria della produzione di uve destinate alla produzione di vini a denominazione di origine e a indicazione geografica. A questi interventi sono destinati 100 milioni di euro per il 2020.