Migranti, vernice rossa davanti all'ex hotel Liberty e all'hotspot di Bisconte


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2018

Qualcuno la scorsa notte ha gettato della vernice rossa davanti l'hotel Liberty, che ospita migranti e davanti al centro di primo soccorso e identificazione dell'ex caserma Gasparro a Messina. Sono stati lasciati dei fogli con scritte di minaccia contro la politica dell'accoglienza messa in atto in Italia. Il gesto non è stato rivendicato. Indaga la polizia.

De Luca: "Dai documenti in nostro possesso l'hotspot di Bisconte è abusivo"


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2018

L'hotspot realizzato a Messina sarebbe abusivo. La denuncia arriva direttamente dal sindaco della città dello Stretto, Cateno De Luca, che oggi attraverso l'Adnkronos aveva lanciato una provocazione. "I migranti? Metto a disposizione le baracche, quelle dove attualmente vivono 10mila messinesi tra amianto, fogne a cielo aperto e sporcizia" aveva detto. Adesso la scoperta. "In base ai documenti a nostra disposizione - spiega - quella struttura risulta abusiva. Ho chiesto chiarimenti agli uffici e ho dato disposizione di accertare come stanno le cose. Se sono di fronte a una struttura abusiva da pubblico ufficiale non posso fare altro che emettere un'ordinanza di demolizione previo sgombero. Di fronte a un abuso non mi resta che agire".

La struttura temporanea per l'accoglienza dei migranti che sorge presso l'ex caserma Gasparro, contrasterebbe con "le prescrizioni urbanistiche ed edilizie del Prg e del Ppr 'Bisconte' - spiegava il dipartimento di Edilizia privata del Comune di Messina in una nota targata 10 maggio 2017 -, ricadendo l'area in questione in zona verde pubblico e parco urbano'. "Stato e Regione possono siglare un accordo di programma - spiega il sindaco -, fare la variante urbanistica, se rientra tra le previsioni normative della deroga, e notificarla al Comune che deve sapere che qualcuno, in sua vece, ha cambiato la destinazione urbanistica. Al momento non è arrivato nessun atto".
L'area interessata, estesa per circa 3.800 metri quadrati all'interno dell'ex caserma, è suddivisa in varie zone: quella riservata agli addetti del centro, l'area alloggi e la mensa. I moduli abitativi, una ventina, sono accostati l'uno all'altro e sistemati lungo il perimetro dell'area adiacenti al muro di confine alto circa 4/5 metri. In base al progetto presentato al Comune nel 2017 i moduli sono composti da un monoblocco di 5x6 metri da 12 posti letto, "sprovvisti - scrive il Comune - di idonee aperture per la ventilazione e illuminazione naturale. Resta da valutare se il tipo di insediamento rispetta, oltre ai requisiti igienico sanitari regolamentari, gli standard relativi al rapporto mq/utente, tale da garantire la vivibilità e la permanenza di persone".

De Luca: "Togliamo i messinesi dalle baracche e li mettiamo in albergo, i migranti al loro posto"


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2018

"I migranti? Metto a disposizione le baracche, quelle dove attualmente vivono 10mila messinesi tra amianto, fogne a cielo aperto e sporcizia. Qualcuno mi accuserà di razzismo? Prima, però, dovrà spiegarmi perché in quelle strutture fatiscenti può viverci un italiano, ma un migrante no". A lanciare la provocazione all'Adnkronos è Cateno De Luca, il sindaco di Messina e parlamentare regionale di Sicilia Vera, non nuovo per la verità a colpi di scena, come quando protestò a Palazzo dei Normanni nudo e coperto dalla bandiera della Trinacria dalla pancia in giù con in mano un pinocchio di legno e una bibbia per essere stato escluso dalla commissione Bilancio. Nella città dello Stretto sabato notte sono arrivati i migranti soccorsi dalla Diciotti e rimasti in mare per dieci giorni. Condotti a bordo di pullman nell'ex caserma nel rione Bisconte, ma assicura De Luca, senza che "nessuno si sia degnato di chiamarmi per coinvolgermi in questa storia. Non sono stato investito della questione".
"Per me non ci sono, quando qualcuno riterrà di chiamare il sindaco per avvisarlo di questa presenza nel suo territorio ne riparliamo" aggiunge, spiegando di aver "appreso dai giornali della presenza di X migranti all'hotspot di Messina. Vorrei capire a che livello siamo arrivati". Scortesia istituzionale? "Di più. Questa è una volgarità istituzionale". E' arrabbiatissimo e non lo nasconde De Luca. "Al momento sono alle prese con tante altre emergenze, ma se mi gira... Applico le norme e faccio sgomberare mezzo mondo. Non so se quel luogo è agibile e neppure se siano state rispettate tutte le procedure o meno". A mandare su tutte le furie il sindaco è la scelta di Messina per la realizzazione di un hotspot. Messo su in "una delle zone più delicate della città, quella in cui c'è ancora gente che vive nelle baracche e a cui non riesco a spiegare perché per certe cose si trovano i soldi e per loro no. Così si continua a gettare benzina sul fuoco" avverte, spiegando che a rischio c'è l'ordine pubblico.
Per Cateno De Luca il ministro Salvini," al di là del fatto che su tante cose la pensiamo in maniera diversa, ha fatto bene. Badiamo bene, non per la vicenda in sé, perché quando si deve porre un tema in termini forti è ovvio che il fatto specifico rischia di essere 'sacrificato', ma perché c'è un tema di fondo che è lo stesso che pongo io a Messina. Io ho 10mila persone nelle baracche da 110 anni, 2.500 nuclei familiari che vivono tra i topi, sotto l'amianto, senza rete fognaria. Queste baracche sono lì dal terremoto del 1908, ecco perché dico che Messina era la città meno adatto in cui fare l'hotspot, per questa sua specificità, unica in Italia, che forse il Paese non conosce".
De Luca ha fatto un'ordinanza di sgombero. Entro il 31 ottobre queste persone dovranno lasciare le baracche. "Ho chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza al Governo, ma intanto devo trovare il posto per loro e sono pronto a requisire mezzo mondo perché io non tengo 10mila famiglie sotto l'amianto, non voglio i bambini che giocano tra la fogna e i ratti. Per me questa gente ha la priorità rispetto ai migranti. Mi accuseranno di razzismo? Allora facciamo così, tolgo queste famiglie da lì e le metto in albergo e sposto i migranti nelle baracche. Sono disponibili a trasferire i migranti nelle baracche di Messina? Gliele do tutte".
Dall'Europa occorre pretendere più attenzione. "L'Italia da sola non può assumersi l'onere di questo fenomeno" dice. E se a Messina dovessero arrivare altri migranti? "Dirò no. Anzi, metterò a disposizione le baracche, qualcuno mi deve dire perché un italiano può starci e un migrante no". No comment, invece, sull'indagine a carico del capo del Viminale. "Dal momento che sono stato coinvolto e ancora in parte lo sono in vicende giudiziarie non sono la persona adatta a poter esprimere una valutazione sul rapporto politica-magistratura".

i migranti della Diciotti non rimarranno a Messina, Papa Francesco: "Saranno integrati"


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2018

I migranti della Diciotti, accolti dalla Chiesa saranno "integrati". Lo ha detto il Papa nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Dublino. E ha precisato con una battuta: "Io non ho messo lo zampino", "lo zampino lo mette il diavolo". "Quello che ha fatto il lavoro col ministro dell'Interno è stato padre Aldo (Buonaiuto, ndr), e la Conferenza Episcopale. Il cardinale Bassetti era qui ma per telefono guidava" l'operazione e "padre Maffeis negoziava con il ministro". I migranti ha poi spiegato: "Vanno a Mondo Migliore, a Rocca di Papa, saranno accolti lì, cominceranno a imparare la lingua e ad essere migranti integrati". 'Mondo Migliore" è un Centro di Accoglienza Straordinaria (Cas), si trova a sud di Roma sulla via dei Laghi, in precedenza era un centro congressi gestito dai padri oblati.

Fermati tre egiziani e un bengalese, sarebbero gli scafisti dei migranti della Diciotti


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2018

C'erano quattro presunti scafisti a bordo della Diciotti. La polizia in serata ha eseguito 4 decreti di fermo nei confronti di tre cittadini egiziani e di uno del Bangladesh, ritenuti i presunti scafisti che hanno condotto l'imbarcazione con a bordo gli immigrati poi soccorsi dalla Diciotti e sbarcati in Sicilia. Ai quattro vengono contestati associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, violenza sessuale e procurato ingresso illecito.
Per i migranti quello di ieri è stato il loro primo giorno a terra, a Messina, dopo quasi due settimane di navigazione. Sono in 143 nell'hotspot di Messina, sbarcati da nave Diciotti della Guardia costiera rimasta per cinque ormeggiata al porto di Catania, in attesa di potere scendere. E adesso attendono con trepidazione di sapere dove andare. Alle spalle storie terribili di violenze subite durante i loro lunghi viaggi per raggiungere la Libia e poi nei centri di raccolta sul quel lembo infuocato della costa nord dell'Africa che sono come prigioni, a volte peggio: luoghi di sopraffazione e tortura. In molti mostrano le cicatrici evidenti di quegli abusi, come le 11 donne eritree che sarebbero state violentate prima di partire dalla Libia.
Adesso di nuovo l'attesa. Che non dovrebbe essere lunga nell'hotspot dell'ex caserma di Bisconte. E' la speranza condivisa dall'arcivescovo di Messina, monsignor Giovanni Accolla già al lavoro "con i rappresentanti delle istituzioni Italiane per decidere insieme in quali centri della Curia trasferirli". Un centinaio saranno accolti dalla Chiesa Italiana, altri 40 saranno distribuiti tra Albania e Irlanda.

Prima notte nell'hot spot di Messina per i migranti sbarcati dalla nave Diciotti


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2018

Prima notte tranquilla, con assistenza necessaria, nell'Hot-spot realizzato nell'ex caserma Gasparro di Messina, per i 137 migranti sbarcati poco dopo la mezzanotte dalla nave Diciotti, fatti scendere dopo cinque giorni trascorsi sul pattugliatore della guardia costiera ormeggiato nel molo di Levante del porto di Catania. In molti hanno dormito poco visto che sono arrivati, su autobus dell'aeronautica militare di stanza a Sigonella, nella tarda nottata. Resteranno nella struttura gestita dalla società Badia Grande in attesa della successiva distribuzione tra Chiesa Italiana, un centinaio, Albania e Irlanda, una ventina ciascuno.

Migranti della Diciotti sbarcano e viaggiano verso Messina, soluzione senza aiuto Europa


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2018

Iniziate le operazioni di sbarco dalla nave Diciotti di tutti i migranti a bordo del pattugliatore della Guardia Costiera ormeggiato a Catania da cinque giorni. Lo ha comunicato anche in diretta Facebook il ministro Salvini da Pinzolo. Gli immigrati saranno portati in un centro a Messina, e poi cominceranno le operazioni di distribuzione che coinvolgeranno anche la Chiesa italiana che per la prima volta apre le porte agli immigrati, oltre ad Albania e Irlanda. Lo si apprende da fonti del Viminale. Soddisfatto il ministro Salvini per la soluzione che non costerà nulla agli italiani, anche se è avvenuta senza l'aiuto dell'Europa.

Migranti a Messina, Accorinti: "Bramanti ha pessimi suggeritori e palesa una sconcertante ignoranza"


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2018

Dopo la dichiarazione del candidato sindaco Dino Bramanti sui migranti, il sindaco uscente Renato Accorinti e l'assessore Nina Santisi non usano mezzi termini: «La cultura dell’accoglienza e dei diritti di cittadinanza, un’importante conquista della nostra città, sembra essere sconosciuta ai candidati a sindaco in questa competizione elettorale. Leggiamo espressioni e dichiarazioni che rivelano una profonda ignoranza di ciò che significa accoglienza e del sistema che ha caratterizzato la nostra città negli ultimi anni, frutto di un miscuglio di pregiudizi e letture precostituite che rasentano il razzismo quali quelle del candidato del centrodestra, prof. Bramanti, il quale oltre ad avere dei pessimi suggeritori ha dimostrato anche una sconcertante ignoranza dei fatti di cui parla».

L’assessore alle Politiche sociali Nina Santisi ricorda che Messina è per posizione geografica città di prima accoglienza, come altre in Sicilia e nel Meridione, e spiega: «Il sistema di accoglienza promosso e costruito nel tempo dall’amministrazione, insieme al terzo settore e alla società civile, ha investito nella seconda accoglienza e nel Sistema Richiedenti Asilo e Protezione (SPRAR), proprio per andare verso logiche inclusive oltre l’emergenza che facciano sentire i cittadini messinesi e i cittadini di altri paese d’origine, sia residenti che in transito, “persone” che coabitano nello stesso territorio. Ma al candidato del centrodestra, prof. Bramanti, tale sistema è del tutto sconosciuto: per lui l’accoglienza si esaurisce in quello che chiama hot spot, senza sapere che il termine si riferisce alle operazioni di riconoscimento e fotosegnalazione che il Governo centrale effettua, attraverso la Questura e il coordinamento della Prefettura, presso il Centro di Prima Accoglienza e Soccorso che si trova nei locali della ex Caserma “Gasparro”. Non meraviglia poi che, come altri candidati a sindaco, associ al tema la delega alla legalità e alla sicurezza ».

«Sulla questione operazioni hotspot e qualità della vita e rispetto dei diritti non prendiamo lezioni da nessuno – aggiunge il sindaco Renato Accorinti – perché sono noti gli appelli sia al Governo centrale che ai suoi rappresentanti territoriali, come i viaggi a Roma dal prefetto Morcone nei momenti più critici. La stessa strumentale confusione tra competenze del Governo centrale e dell’ente locale ha un po’ stufato: i cittadini hanno diritto di sapere, una volta per tutte, che la prima accoglienza degli adulti e dei nuclei familiari è di competenza governativa e non locale».

L’assessore Santisi rincara la dose: «Il prof. Bramanti non conosce il centro Polifunzionale di via Bisazza dove ogni giorno esponenti della società civile offrono consulenza sociale, psicologica e legale e dove le associazioni insegnano l’italiano; non conosce l’impegno di molte scuole cittadine che con i propri dirigenti scolastici e insegnanti ogni giorno dedicano un tempo significativo ai progetti personalizzati dei minori stranieri soli; non conosce tutti i laboratori occupazionali che scuole ed esercizi commerciali hanno messo a disposizione dei processi inclusivi, con tirocini e ore di lavoro; non conosce i numerosi progetti (più di venti) che il comune di Messina ha condiviso con quelle straordinarie Organizzazioni Non Governative – che solo ieri il nuovo ministro dell’Interno insulta con il termine di vicescafisti – come Save the children, Oxfam, Terres des Hommes, IOM, Itersos e Unicef; la realtà di molte famiglie messinesi che si sono impegnate nell’affidamento dei minori soli, l’intenso lavoro del Servizio sociale professionale del Comune e di altre istituzioni e di tanti operatori che lavorano in silenzio e con dedizione».

Ma secondo Nina Santisi «la cosa più triste sono le sue parole, con le quali spinge i cittadini messinesi a sentirsi “stranieri in casa propria” a causa della presenza di migranti a seguito degli sbarchi, persone sicuramente meno fortunate di noi che arrivano sul nostro territorio in cerca di aiuto. Questo non significa che le criticità non esistano, dobbiamo lavorare ancora molto perché i processi inclusivi siano realmente opportunità per esercitare il diritto di cittadinanza da parte di tutti; ma non riconoscere il sistema avviato e messo in rete significa flirtare con la paura e il sentimento di insicurezza che questa città, grazie  a politiche di sensibilizzazione, condivisione e informazione, non ha conosciuto fino a questo momento e che l’hanno resa un esempio in Europa».

Anche Accorinti critica duramente l’atteggiamento di Bramanti: «Soffiare sul sentimento della paura e dell’identità culturale significa assumersi in futuro la responsabilità dell’abbandono di scelte inclusive per reazioni dettate dall’insicurezza. Noi ci assumiamo la responsabilità di un impegno rivolto alla promozione dei diritti e delle pari opportunità che neanche il neonato Governo nazionale potrà mettere in discussione. E ci impegniamo a continuare a costruire processi di convivenza e di pace come fatto finora».

Bramanti: "L'Amministrazione Accorinti ha fallito e trasformato Messina in un hotspot a cielo aperto"


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2018

"L'amministrazione comunale ha trasformato la politica dell’accoglienza in uno slogan e l’hot spot di Bisconte in una realtà ai limiti del consentito. A causa della scarsa incisività politica del sindaco metropolitano, Messina è l’unica città metropolitana d’Italia che ha un hotspot. E se fino al 2013 si era registrato un solo sbarco (nel 2007, con appena 85 migranti), dal 2014 ad oggi, quindi in appena 4 anni, il totale dei migranti sbarcati a Messina è di 32.567, numeri che si commentano da soli. Ma non basta. Da gennaio al 30 maggio, in soli 5 mesi, Messina è stato il primo porto in Italia per numero di sbarchi e con 2260 migranti accolti abbiamo superato tutti gli altri porti della Sicilia. Tutto questo mentre gli arrivi sul territorio nazionale, rispetto ai primi 5 mesi del 2017, sono diminuiti dell’80% (da 60.000 del 2017 a 13.000 di quest’anno) e del 90% per i minori (16.000 nel 2017, 1700 quest'anno). Dal lavoro di ricerca svolto dall’Assessore designato alla Legalità e Politica per la Sicurezza, Mario Ceraolo, è emerso un quadro desolante che richiede urgenti soluzioni. Non esiste alcuna plausibile ragione per accettare che venga scaricata tutta questa pressione migratoria su Messina, né di ordine demografico (la nostra è la terza città per numero di abitanti in Sicilia), né di ordine logistico (quello di Messina è il porto più a nord in Sicilia)".

Così il candidato sindaco del centrodestra di Messina, Dino Bramanti, che poi aggiunge: "Eppure solo pochi giorni fa, il 28 maggio, c’è stato l’ennesimo sbarco: 450 migranti trasferiti nell’ex caserma di Bisconte, trasformata in hotspot con il silenzio dell'amministrazione comunale. Una struttura trasformata in breve tempo in una “polveriera”, come dimostrano le numerose manifestazioni di protesta dei residenti che lamentano precarie condizioni di sicurezza in un’area già altamente degradata. Non sono, peraltro, mancate le segnalazioni di violazioni di diritti umani e di condizioni da “lager” all’interno dell’hotspot. Ad essere fallimentare è l’intera gestione dell’accoglienza da parte di questa amministrazione che sta facendo sentire i messinesi “stranieri in casa loro”.

Al di là dell’hotspot, ci sono 15 Sprar per un totale di 200 posti, oltre a diversi centri di prima accoglienza per i minori stranieri, i quali, nella maggior parte dei casi, rimangono all’interno delle strutture sino al raggiungimento della maggiore età senza essere avviati ai percorsi educativi previsti dalla legge. Complessivamente i migranti sono circa mille, un numero superiore ai limiti indicati dalla legge per le Città Metropolitane, determinando difficoltà di gestione anche a scapito della loro dignità, nonché rischi di tensione con i residenti, dovuti al fatto che gran parte degli stranieri vengono “parcheggiati” in ogni angolo della città, quando non trascorrono tutta la giornata ai semafori come “lavavetri”.

 "É una situazione vergognosa e lesiva dei diritti degli stessi migranti. Messina è stata trasformata in un “immenso hotspot a cielo aperto”, senza che venisse attuata alcuna forma di reale integrazione e non tenendo in considerazione i disagi manifestati dai residenti.

É quindi urgente cambiare radicalmente l’impostazione, in linea con quanto previsto dal mio programma. Nello specifico -spiega Bramanti- bisognerà adottare misure concrete volte alla riduzione degli sbarchi e del numero di presenze, chiudere l’hotspot ed applicare integralmente quanto imposto dal decreto Minniti, che prevede l’impiego degli immigrati, in attesa delle misure di protezione internazionale, in attività di utilità sociali in favore della collettività (verde e spazi pubblici, impianti sportivi, ecc.). Con l’obiettivo di ridurre i costi dell’accoglienza, avvieremo un’attenta verifica delle procedure che fin qui hanno portato agli affidamenti di competenza del Comune, anche con riferimento alle ditte aggiudicatarie che gestiscono a vario titolo le strutture d’accoglienza.

Nel 2018 si prevede una spesa nazionale che raggiungerà 5 miliardi di euro per l’accoglienza e Messina contribuisce in modo considerevole a questi costi. Se vogliamo cambiare rotta -conclude il candidato sindaco- dobbiamo smettere di considerare Messina come un “parcheggio” per migranti e una centrale di “smistamento”, e costruire, come abbiamo intenzione di fare, un percorso di vera integrazione".

De Luca interviene sui Servizi sociali: "Basta sfruttare questione migranti sperperando risorse"


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2018

"Spesso, l’attuale sindaco in Tv si è vantato, dell’attenzione riservata ai più deboli ed ai più disagiati da parte della sua amministrazione. Eppure, leggendo le cronache e girando per la città, si ha un’impressione diversa. I ragazzi nelle scuole sono stati lasciati al freddo senza riscaldamenti; le mense scolastiche fino ad aprile non erano ancora state attivate; i senza tetto, molti dei quali messinesi, sono rimasti a dormire per strada e possono solo consumare qualche pasto grazie alla Caritas, alla Mensa di Sant’Antonio ed alla compassione dei messinesi". A dirlo l'on. Cateno De Luca candidato a sindaco di Messina che aggiunge: "Insomma non c'è stata una vera attenzione ai servizi sociali da parte sellamministrazione Accorinti puntando solo a favorire determinate lobby o cooperative. Nessuno ha vigilato sulle risultanze dei servizi effettivi continuando con la politica delle prestazioni erogate con la politica del vuoto per pieno, prevedendole per un numero maggiore di utenti rispetto a quelli effettivi,anche dove non erano direttamente necessarie. Si potevano invece, risparmiare dei fondi e destinarli ad altri bisogni emergenti. I servizi sociali sono andati avanti invece tra mille difficoltà solo facendo ricorso alle proroghe, mentre i nuovi bandi previsti per una durata di 15 mesi, di nuovo hanno solo il nome e sembrano ispirati a logiche vecchie di almeno quindici anni fa". 
"Per quanto riguarda l'accoglienza ai migranti - prosegue De Luca - l’hotspot a Bisconte porterà a Messina una presenza sostanzialmente fissa di quasi 3.000 migranti: lasciare la caserma di Bisconte nella disponibilità del Ministero della Difesa prima e di quello dell’Interno poi, senza chiedere la cessione al Comune (per il nuovo Palazzo di Giustizia o per altri scopi) è stato un grave errore ed ha determinato le condizioni oggettive perché alla città di Messina potesse essere inflitto questo ulteriore duro colpo. Messina non è più in grado di accogliere migranti e di tollerare ulteriormente lo scempio di carne umana che si consuma in alcune zone specifiche della città. Il business della solidarietà deve cessare, facendo prevalere il senso di responsabilità in tutti i contesti in cui si bruciano ingenti risorse pubbliche in relazione a fattori clientelari e non ai veri destinatari del servizio, non solo nel campo dell’accoglienza ma anche in quella dell’assistenza agli anziani, ai portatori di handicap d ai soggetti che subiscono l’emarginazione sociale".

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