Quasi 5 Kg di marijuana sequestrata a S. Lucia sopra Contesse, due gli arresti


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2018

In azione i poliziotti della Squadra Mobile che hanno effettuato controlli a tappeto nell’ambito di specifici controlli antidroga ai quali ha partecipato personale della Guardia di Finanza con un’unità cinofila. Le perquisizioni domiciliari eseguite hanno portato all’arresto di due messinesi, Antonino Settimo, 31 anni, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, e Roberto Ronsisvalle, 25 anni, agli arresti domiciliari. Nel primo caso determinante è stato il fiuto del cane Dandy che ha individuato il luogo in cui il Settimo nascondeva un grosso quantitativo di marijuana: la droga era occultata all’interno di una vecchia bombola del gas, a cui era stato tagliato il fondo, abbandonata in un cortile adiacente alla proprietà del trentunenne. I poliziotti hanno continuato a cercare, nonostante il pusher sostenesse di non nascondere altro, riuscendo così a trovare una seconda bombola al cui interno c’era altra marijuana e tre pistole, due semiautomatiche con matricola parzialmente abrasa e una rivoltella, nascoste in calze da uomo  insieme al relativo munizionamento. Rinvenuti anche 16,98 grammi di cocaina nel vano sella dello scooter e tre bilancini di precisione. Quasi 4 chili e mezzo il quantitativo di marijuana sequestrata. Il trentunenne, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è stato trasferito presso la Casa circondariale di Messina Gazzi. A suo carico i reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, detenzione di arma comune da sparo, di arma comune da sparo clandestina e di munizioni, ricettazione. Per gli stessi reati indagata una seconda persona. Nel caso del Ronsisvalle, i poliziotti della Squadra Mobile hanno rinvenuto e sequestrato 339,49 grammi di marijuana e un bilancino di precisione. Anche stavolta, il pusher ha tentato di rifilare ai poliziotti una minima parte della sostanza stupefacente consegnandola spontaneamente. Il grosso della droga era nascosto altrove, nell’armadio della camera da letto.

Chiedevano denaro per restituire lo scooter rubato, in manette due messinesi


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2018

Furto ed estorsione aggravata, questi i reati contestati a G.B. di 40 anni e A.P. di 24 anni, entrambi di Messina. Le indagini sono scattate dopo le denunce di furto di motocicli che venivano ritrovati, stranamente, dagli stessi proprietari dopo poche ore, o al massimo entro un paio di giorni dal momento del reato. I militari dell’Arma hanno incrociato tutti i dati raccolti per trovare elementi utili per accertare se i mezzi rubati venissero riconsegnati ai proprietari estorcendo loro del denaro. Le indagini non solo hanno permesso di scoprire i responsabili, ma hanno anche consentito di delineare il modus operandi usato per portare a termine l’estorsione. Tutto partiva dal furto del motociclo della vittima che, successivamente, veniva avvicinata da una persona che si offriva di fare da intermediario ed attivarsi per farle ritrovare il proprio mezzo. Quindi il complice otteneva il numero di telefono dalla vittima, in modo da poterla ricontattare successivamente. Pochi giorni dopo avveniva il contatto e il mediatore proponeva alla vittima la restituzione del mezzo rubato in cambio di una somma di denaro, con l’avvertimento che, nel caso in cui non fosse stato corrisposto il prezzo per la restituzione, il motorino non sarebbe stato più trovato. Una volta trovato l’accordo, le parti prendevano appuntamento per la restituzione del motociclo e la consegna del denaro. Le indagini dei Carabinieri si sono sviluppate attraverso una scrupolosa analisi del traffico del telefono utilizzato per compiere l’estorsione e una attenta visione dei video estrapolati dalle telecamere pubbliche e private insistenti sulla zona, che hanno permesso di accertare quanto accaduto, di ricostruire l’intera vicenda e di individuare i responsabili. Gli elementi raccolti dai militari dell’Arma hanno indotto l’Autorità Giudiziaria ad emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due uomini che sono stati trasferiti alla casa circondariale di Gazzi.

Sono tre catanesi gli autori della rapina alla filiale Monte Paschi di Lipari


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2018

Arresti lampo dei Carabinieri a Lipari dopo una rapina alla filiale della Monte dei Paschi di Siena. A finire in manette il 31enne Salvatore Galati di Caltagirone, il 26enne Francesco Nicotra di Catania e il 56enne catanese con precedenti specifici, Giuseppe Aiello. I tre sono entrai in azione ieri alle 14:50. Dopo aver atteso qualche minuto, fingendosi clienti in attesa, sono entrati in azione. I tre malviventi, prima hanno preso di mira la cassa costringendo la dipendente della filiale a consegnarne il contenuto, pari a 16 mila euro, poi sono andati all’interno della sala dedicata ai versamenti di denaro contante, dove hanno costretto un cliente a consegnare la somma di 7 mila euro che il malcapitato stava per depositare sul proprio conto corrente. I tre con il bottino di 23 mila euro si sono dati a precipitosa fuga, facendo perdere le loro tracce tra la folla cittadina della principale isola Eoliana.

Immediato l’allarme e l’intervento dei carabinieri della Stazione Carabinieri che appena giunti sul posto, hanno acquisito le prime testimonianze stilando un identikit dei tre rapinatori. Nel corso delle prolungate attività di ricerca dei fuggitivi, i militari giunti nella frazione di Canneto, hanno notato la presenza di tre uomini, le cui caratteristiche somatiche rispecchiavano grossomodo le descrizioni acquisite nell’immediatezza del fatto. I tre alla vista dei militari, hanno tentato di confondersi tra le persone e,  quando i carabinieri sono scesi dall’auto di servizio si sono dati alla fuga. Due sono stati arrestati dopo un inseguimento a piedi (Nicotra e Galati), che avevano in uno zainetto la refurtiva pari a 23 mila euro in denaro contante. Alle 20 è stato rintracciato e arrestato anche il terzo rapinatore,  che nel frattempo aveva provveduto a tagliare la barba e fornire un documento con diverse generalità.

I tre malviventi sono stati sottoposti al fermo di indiziato di delitto d’iniziativa e su disposizione del P.M. di turno sono stati trattenuti in caserma fino alla mattinata odierna, quando sono stati tradotti con la motovedetta della Compagnia Carabinieri di Milazzo presso il porto mamertino e successivamente alla casa circondariale di Barcellona P.G. a disposizione della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo Gotto.

Controlli straordinari di Ferragosto, raffiche di multe denunce e arresti


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2018

Nella giornata di Ferragosto, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina sono stati impegnati in un servizio straordinario di controllo del territorio, nel capoluogo ed in tutta la Provincia Peloritana, con il dispiegamento di oltre 200 pattuglie e 500 Carabinieri che sin dalla serata del 14 agosto hanno svolto servizi di prevenzione volti a garantire a residenti e turisti, che affollavano la Provincia Peloritana, il trascorrere di una serena festività.

L’intensa attività di controllo ha consentito di arrestare in flagranza di reato:

−    un uomo 49enne che, in evidente stato di alterazione psicofisica, creava disturbo nella piazza di Mirto ed a seguito dell’intervento della pattuglia dell’Arma aggrediva i militari spintonandoli per darsi alla fuga. Inevitabile scattava l’arresto per violenza a pubblico ufficiale. L’uomo è stato messo a disposizione dell’A.G. di Patti;

−    un pregiudicato 43enne di Messina che, per la violazione delle prescrizioni imposte dalla Misura di Prevenzione della Sorveglianza Speciale con obbligo di Soggiorno nel comune di Messina. L’uomo veniva sorpreso dai Carabinieri nel comune di Milazzo e per lui è scattato l’arresto in flagranza e dovrà rispondere della violazione alla competente Autorità Giudiziaria.

      Denunciare in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria competente:

−    10 persone per detenzione e cessione di stupefacenti  con il sequestro di circa gr. 132,50 tra marijuana ed hashish;

−    5 persone, poiché colte nella recidiva di guida di veicoli, nonostante fossero sprovvisti della necessaria patente di guida perché mai conseguita, sospesa o revocata;

−    15 persone, poiché sorpresi alla guida del proprio autoveicolo in stato di ebbrezza;

−    8 persone, poiché sorpresi alla guida del proprio autoveicolo in stato di alterazione psicofisica correlata all’assunzione di stupefacenti;

−    5 persone, poiché trovati in possesso di coltelli ed arnesi di vario genere idonei ad offendere senza giustificato motivo;

−    2 persone, per non aver ottemperato agli obblighi imposti dalla misura di prevenzione della Sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza emessa a loro carico;

−     2 persone, perché sorprese alla guida delle proprie autovetture mentre diffondevano musica ad altissimo volume mediante apparato stereofonico ad elevatissima potenza.

     Segnalare alla Prefettura di Messina 48 persone quali assuntori di sostanze stupefacenti, poiché sorpresi nell’atto di consumare o detenere delle modiche quantità di sostanza stupefacente (marjuana e cocaina) con il sequestro amministrativo di complessivi 29 grammi di sostanza stupefacente.

    Controllare oltre 900 veicoli e circa 2000 persone, elevando più di 200 contravvenzioni al Codice della Strada tra cui quelle più gravi sono relative a guida senza patente (9), mancanza di copertura assicurativa (ben 16 in una sola giornata) da cui ne è derivato il successivo sequestro del mezzo e ben 110 ai sensi degli artt. 171, 172 e 173 (che sanzionano rispettivamente il conducente che: non fa uso del casco protettivo a bordo di motociclo; guida facendo uso del telefonino cellulare; non indossa la cintura di sicurezza a bordo di autovettura). Sono state sottoposte a sequestro 16 autovetture e sono state ritirate 20 patenti per la successiva sospensione.

 

 

Lipari. Colpo al Monte Paschi di Siena, acciuffati e arrestati i tre rapinatori


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2018

Non è la prima volta che la banca eoliana è nel mirino dei rapinatori, ma stavolta per loro è andata male. Nel pomeriggio di ieri, tre rapinatori, parzialmente travisati ed armati, hanno dato l’assalto alla filiale della Banca Monte Paschi di Siena nel pieno centro di Lipari. I Carabinieri della locale Stazione e della Compagnia di Milazzo hanno avviato immediatamente le indagini con posti di blocco in tutta l’isola e, nell’arco di poche ore, hanno identificato, rintracciato e tratto in arresto i tre malfattori. I particolari dell’attività di indagine verranno resi noti stamani in una conferenza stampa presso il comando Compagnia Carabinieri di Milazzo.

Allacciano la bancarella alla pubblica illuminazione, due giovani catanesi in manette


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2018

In nottata i Carabinieri della compagnia di Sant’Agata di Militello hanno arrestato, in flagranza di reato, due giovani catanesi P.A. e M.F. rispettivamente di 20 e 26 anni , per furto aggravato in concorso. Nell’ambito delle attività di controllo eseguite in occasione dei festeggiamenti in onore di San Lorenzo, patrono del piccolo centro nebroideo di Frazzanò, i militari nella via principale del paese hanno rilevato, tra i molteplici venditori ambulanti, la presenza di una bancarella di giochi “tiro a segno” ben allestita ed illuminata da una serie di lampade. L’approntamento posto a cornice del clima festoso presentava una particolarità che non è sfuggita ai militari, in quanto l’illuminazione ed i sistemi dei giochi erano allacciati in modo fraudolento, tramite un lungo cavo, alla linea elettrica comunale. Immediatamente sono scattati gli accertamenti tramite personale specializzato dell’Ente proprietario che hanno certificato l’illecito commesso dai due giovani, i quali sono stati condotti in caserma dove sono scattate le manette. Hanno trascorso la notte nelle camere di sicurezza della stazione carabinieri di Mirto, in attesa di comparire davanti al giudice.

False dottoresse derubano un'anziana, facendole credere di ottenere sgravi su farmaci


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Oct 17,
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2018

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, unitamente a quelli del Comando Provinciale di Siracusa, hanno tratto in arresto Antonino Bona di 23 anni, Giuseppina Fiaschè di 18 anni e Angela Sesta di 20 anni.  Sono ritenuti responsabili – a vario titolo – di furto aggravato in concorso, mediante modalità fraudolente, ai danni di un’anziana vittima, a Falcone (ME), adescata presso la fermata degli autobus. Le investigazioni, hanno permesso di documentare come gli indagati, senza alcuna remora, agendo in pieno giorno ed anche in aree frequentate da altre persone, siano state in grado di individuare l’anziana vittima presso la fermata degli autobus e creare un legame di fiducia, presentandosi come medici della previdenza sociale, rappresentandole la possibilità di usufruire, dopo essere stata sottoposta ad un’apposita visita medica domiciliare, di sgravi fiscali sull’acquisto delle medicine assunte e la inducevano a salire a bordo della loro autovettura facendosi condurre, dopo averla rassicurata sulla loro buona fede simulando una telefonata ad un parente stretto della anziana donna, presso il suo appartamento.

Giunti presso l’appartamento della vittima, mentre le due false dottoresse entrarono in casa, il terzo complice le attendeva all’esterno a bordo di un’autovettura Ford Focus di colore blu scuro con il compito di “palo”. Le due donne iniziarono la visita rimuovendo i gioielli indossati dall’anziana e, mentre una delle due svolgeva la finta visita medica tenendo così impegnata la vittima, l’altra provvedeva a depredare l’abitazione asportando tutti i monili in oro, compresa la fede nuziale, e la somma contante di 700 euro. Le due donne in pochi minuti si sono impossessate di tutti i valori custoditi in casa e poi, con la scusa di avere dimenticato in auto l’apparecchio per misurare la pressione, si sono allontanate dall’abitazione senza più farvi ritorno. Dopo alcuni minuti, la vittima non vedendole tornare ha compreso di essere stata raggirata e si è resa conto di essere stata derubata ma, dimostrando un’ottima presenza di spirito ed una pronta capacità di reazione, si è subito rivolta ai Carabinieri della Stazione di Falcone fornendo un preciso resoconto dei fatti.

I militari hanno immediatamente avviato le indagini ed è stato così possibile ricostruire pienamente l’episodio, attraverso l’acquisizione dei filmati delle telecamere di video sorveglianza di vari esercizi commerciali del paese, l’escussione di alcuni testimoni che avevano notato l’autovettura con a bordo i tre soggetti aggirarsi per il centro abitato di Falcone, ed infine con l’acquisizione di tabulati di traffico telefonico dei telefoni cellulari in uso agli arrestati. Grazie al tempestivo lavoro investigativo sono stati identificati i tre autori del reato ed  è stato acquisito il grave ed univoco quadro indiziario a loro carico che è alla base del provvedimento cautelare eseguito. I truffatori, hanno agito in tre, interpretando una vera e propria sceneggiatura. L’uomo alla guida dell’autovettura fungeva da “palo” al fine di monitorare eventuale presenza o arrivo di familiari o forze di polizia per poi allontanarsi e far perdere le proprie tracce.  La vittima era avvicinata dalle due donne, che si spacciavano per finti medici della previdenza sociale, riuscendo ad irretire e carpire la fiducia della stessa con la finta scusa degli sgravi fiscali su alcuni farmaci acquistati.  I Carabinieri stanno vagliando il coinvolgimento degli odierni indagati anche in altri fatti reato avvenuti negli ultimi mesi nella fascia tirrenica della Provincia ed invitano le eventuali vittime di analoghi episodi a rivolgersi presso una delle 93 Stazioni Carabinieri capillarmente distribuite sul territorio della Provincia di Messina per sporgere denuncia poiché, come dimostrato in questo caso, una sollecita denuncia consente agli organi dello Stato di fornire una rapida ed efficace risposta.

 

 

 

 

 

 

Topi d'appartamento tentano di fare razzia in centro città, arrestati dalla Polizia


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2018

“Estate Sicura” l’operazione promossa dalla Polizia di Stato per contrastare il fenomeno dei furti in appartamento incalza nella città dello Stretto e stanotte ha portato all’arresto di due messinesi colti in flagranza di reato. A sorprenderli i poliziotti delle Volanti della Questura di Messina che dopo aver mandato in fumo il loro diabolico piano, li hanno assicurati alla giustizia. Stellario Fusco di 38anni e Lorenzo Spadaro di 36 anni, entrambi pluripregiudicati, intorno alla mezzanotte  erano all’interno di un appartamento in uno stabile in pieno centro, tra la via Maddalena e la via Ghibellina con l’intento, approfittando dell’assenza del proprietario, di fare razzia di quanto più possibile. Sono stati interrotti dall’arrivo dei poliziotti che, allertati dalla chiamata di un cittadino in sala operativa, sono intervenuti immediatamente. I malviventi hanno provato a scappare ma inutilmente: gli operatori infatti avevano già bloccato ogni via di fuga cinturando l’edificio, terrazza e cortile interno inclusi, dove, tra serbatoi dell’acqua e piante li hanno trovati, acquattati e nascosti come meglio potevano. Avevano ancora addosso guanti, torcia e maschera da saldatore; all’interno dell’immobile, completamente a soqquadro, avevano invece abbandonato la saldatrice e gli altri attrezzi con cui erano già riusciti a forzare la cassaforte. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, i ladri d’appartamento sono stati trasferiti presso le camere di sicurezza del complesso Calipari in attesa di rito per direttissima.

 

 

Carabinieri di Barcellona sgominano una banda che rapinava mediante ipnosi


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2018

All’alba di oggi, nelle Province di Palermo e Bergamo, i Carabinieri del Comando  Provinciale di Messina in questa Provincia ed in quelle di Palermo e Bergamo  hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), su richiesta della locale Procura della Repubblica, guidata dal Procuratore Emanuele Crescenti, a carico di 6 soggetti ritenuti responsabili – a vario titolo – di rapina aggravata in concorso mediante l’ipnosi delle vittime, perlopiù anziane, individuate e derubate nei pressi di luoghi di culto o di ritrovo. Le vittime, dopo essere state avvicinate dagli indagati col pretesto di una finta compravendita di gioielli, percepivano un intenso “profumo” che unito ad altre tecniche di manipolazione ipnotica li induceva in stato confusionale e veniva persuase a recarsi presso la propria abitazione o presso i propri istituti di credito al fine di procurarsi il denaro che consegnavano ai malfattori.

Le investigazioni, hanno dimostrato come gli indagati, senza alcuna remora agendo in pieno giorno ed anche in zone popolate e familiari alle vittime in modo da non insospettirle, fossero in grado di individuarle e creare con loro un legame in grado di influenzarne i comportamenti ed a porle in stato d’incapacità di volere ed agire, mediante suggestione ipnotica e comunque tramite tecniche comunicative verbali e di gestualità tali da persuadere e manipolare la persona offesa la cui volontà veniva coartata e che veniva indotta a consegnare le somma di denaro richiesto.

I rapinatori, che agivano sempre in tre per volta, interpretavano una sceneggiatura ormai consolidata. Uno ricopriva il ruolo di marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, un secondo complice che fingeva di essere interessato all’acquisto ed il terzo infine quello di gioielliere in grado di valutare la merce e, talvolta intenzionato a sua volta  a comprarla. La compravendita di gioielli era inscenata con lo scopo di coinvolgere la vittima.

La vittima era avvicinata dal primo soggetto, che si presentava come un marinaio straniero in transito che doveva vendere dei gioielli per i quali in caso di mancata vendita avrebbe dovuto pagare delle pesanti tasse doganali. Nel frattempo, sopraggiungeva un secondo soggetto che si intrometteva volutamente nella discussione chiedendo al marinaio di mostrargli i gioielli, precisando, però, la necessità di procedere ad una valutazione della merce da parte di un esperto, ad esempio un gioielliere. Il finto acquirente, quindi, si allontanava temporaneamente e ritornava in compagnia di un altro complice che si presentava come gioielliere e valutava i preziosi. Queste fasi, in genere, duravano anche fino a due ore, durante le quali la vittima e veniva fatta partecipe delle difficoltà del marinaio che avrebbe potuto subire un grave danno economico dalla mancata vendita o da quelle dell’ipotetico acquirente che non era in possesso di tutto il denaro necessario all’acquisto inoltre le vittime venivano  blandite attraverso continue gestualità, abbracci, strette di mano al fine di creare un vincolo empatico. Inoltre in alcuni casi, attraverso questi contatti fisici, le vittime  percepivano un profumo molto intenso, che provocava loro uno stato confusionale ed ipnotico. Al termine di queste lunghe manovre la volontà delle vittime veniva coartata e soggiogate e queste ritenevano di dare un contributo per l’acquisto dei gioielli ritenendo che consegnare il denaro fosse il giusto comportamento da tenere.

La violenza posta in essere dagli indagati per compiere le rapine contestate è consistita pertanto nel procurare uno stato di incapacità , di volere o di agire, nella vittima, propedeutica alla realizzazione dell’azione predatoria. Ciò può avvenire attraverso l'utilizzo di sostanze in grado di incidere sulla capacità di autodeterminazione della vittima, inducendo uno stato di parziale o totale incoscienza, ma anche attraverso l'utilizzo di particolari tecniche che provochino l'alterazione della normale capacità di comprensione della realtà e/o di coerente volizione, incidendo sulla normale capacità di valutazione critica, che costituisce il filtro in grado di orientare i comportamenti di una persona secondo quanto appreso per le esperienze di vita della stessa.

Tra queste, l’induzione ipnotica produce una condizione psichica, provocata, di norma, da un operatore esterno, caratterizzata da uno stato psichico denominato trance caratterizzato dallo spegnersi della coscienza razionale e delle facoltà cognitive volte all'osservazione dell'elaborazione del mondo esterno; anche dopo il termine della trance il soggetto può essere in grado di compiere compiti e gli sono stati assegnati durante il periodo ipnotico e di non conservarne coscienza per quanto riguarda l'ordine impartito; lo stesso soggetto si stupisce dell'azione che compie.

L'individuo ipnotizzato sembra essere in comunicazione soltanto con l'ipnotista e seguirne in maniera acritica ed automatica le suggestioni, ignorando gli stimoli dell'ambiente; senza l'apporto cosciente della volontà, ipnotizzato percepisce sensazioni anche in contrasto con gli stimoli che colpiscono gli organi di senso.

Anche la memoria e la coscienza di sé possono essere alterate; gli effetti delle suggestioni possono essere estesi (postipnoticamente) alle successive attività di vigilanza normale.

Le persone offese dai reati investigati erano persone in pieno possesso delle proprie capacità di provvedere ai propri bisogni, di comprendere il significato delle proprie azioni e degli accadimenti del mondo esterno; si tratta di persone di varia età e condizione sociale tutte perfettamente autonome, soggetti normalmente in grado di provvedere ai propri interessi. Ciononostante tutte le vittime hanno evidenziato una singolare assenza di capacità critica accettando passivamente – secondo tutti i loro racconti autonomi tra loro eppure convergenti nel contenuto – le indicazioni e la richiesta di denaro anche per somme cospicue che gli sono state rivolte dai malfattori mostrandosi inermi rispetto alle sollecitazioni che gli venivano rivolte.

Tutte le vittime hanno descritto uno stato di confusione più o meno marcato, si sono dimostrate alquanto stupite per aver compiuto delle azioni del tutto estranee al  proprio modo di operare ed hanno evidenziato una perdita della cognizione del tempo evidenziando meraviglia per aver trascorso delle ore con soggetti estranei senza un motivo plausibile. Ognuna delle vittime non si è posta alcun problema nell’elargire delle somme cospicue di denaro, anche prelevando in casa o presso gli istituti di credito, evidenziando quale unica spiegazione possibile, una momentanea scissione dalla realtà ed una sospensione della normale capacità di lettura critica degli accadimenti del mondo reale che, essendo indipendenti dalle diverse caratteristiche soggettive delle singole vittime, non possono che essere ricondotte ad un’azione che abbia provocato tale stato confusionale.

Sotto tale profilo l'azione di malfattori è stata descritta in modo analogo dalle vittime: un approccio funzionale all’instaurazione di un atteggiamento empatico da parte alla persona offesa, con la richiesta di aiuto e successivamente l’inizio di un discorso volto a creare un clima di complicità soggettiva, dei ricercati contatti fisici sotto forma di abbraccio o di stretta di mano, è in almeno due casi, l'emanazione di uno strano profumo la cui persistenza è stata descritta come avente un effetto rassicurante.

Tali elementi depongono per l'esistenza di un’azione di induzione di una parziale incapacità posta in essere dagli indagati non con una semplice raggiro ma con una vera e propria tecnica ipnotica volta a superare ogni tipo di meccanismo di difesa da parte delle vittime, alle quali riuscivano a far compiere ogni tipo di dazione di denaro prescindendo da qualsiasi valutazione, quantomeno dubitativa, circa la convenienza, l'affidabilità, l'effettività dell'operazione; nessuno dei soggetti passivi si è posto minimamente il problema della corrispondenza al vero della vicenda narrata, della possibile falsità dei gioielli, elemento che appare davvero inusuale per vittime di diverse condizione sociale, età ed  esperienza.

Le indagini, infatti, hanno disvelato la concreta ed attuale pericolosità sociale degli indagati evincibile dalle modalità delle condotte e dalle concrete circostanze dei fatti, dalla frequenza degli episodi, nonché dalla personalità degli stessi soggetti coinvolti; si tratta di condotte che denotano una spiccata professionalità, una forte capacità di adattamento alle diverse situazioni, affrontate con una particolare metodicità e spregiudicatezza da lasciar ipotizzare una vera e propria struttura organizzativa.

Gli indagati, verosimilmente, vivono di questi espedienti e sono talmente spregiudicati da tornare più volte negli stessi luoghi, tanto che qualcuno è stato rivisto da alcune vittime nei giorni successivi. Si tratta, del resto, di soggetti che, oltre ad essere gravati da numerosi precedenti, anche specifici, risultano deferiti in stato di libertà in molte zone della Sicilia e d’Italia e sono stati tratti in arresto in diverse occasioni per fatti similari.

Numerosi i reati ricostruiti tra cui se ne citano alcuni emblematici del modus operandi.

Un uomo settantenne di Barcellona Pozzo di Gotto, avvicinato in via Roma, è stato posto in stato d’incapacità di volere e di agire mediante suggestione ipnotica e comunque tramite tecniche comunicative verbali e di gestualità tali da persuadere e manipolare la sua volontà, sino a farsi consegnare la somma di 3 mila Euro. Uno degli indagati, nel ruolo di marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, Giuseppe Immesi, nel ruolo di possibile acquirente e un terzo soggetto (nel frattempo deceduto), nel ruolo di gioielliere, inscenavano una compravendita di gioielli nella quale coinvolgevano per diverso tempo la persona offesa sia verbalmente sia tramite ripetuti contatti fisici, tra i quali continue strette di mano, l’appoggiare più volte una busta contenente denaro sulla pancia e sul petto della stessa e nell’inserire nel taschino della sua camicia i finti gioielli. La vittima successivamente, ormai in stato confusionale, si recava presso la filiale della propria banca e, seguendo le istruzioni dei malviventi, prelevava la somma in contanti di 3 mila euro senza riferire al cassiere dell’istituto che, conoscendolo personalmente glielo aveva chiesto, il motivo del consistente prelievo e poco dopo consegnava il denaro ad Immesi davanti la porta della chiesa di San Sebastiano ricevendo in cambio un anello rivelatosi privo di alcun valore.

Un altro episodio riguarda una donna 45enne, sempre di Barcellona Pozzo di Gotto, alla quale gli indagati, mediante suggestione ipnotica e tramite tecniche comunicative verbali e di gestualità tali da persuadere e manipolare la persona offesa, hanno sottratto la somma di 3 mila euro.

Giovanni Salafia, ricopriva il ruolo del marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, Michele Faija, il ruolo di interessato all’acquisto e Matteo Li Causi, quello di gioielliere ed inscenavano la compravendita di gioielli nella quale coinvolgevano, anche tramite continui abbracci la persona offesa, che, dopo aver percepito un intenso profumo, in stato confusionale, si recava presso la propria abitazione e prelevava in contanti la somma di 3 mila euro che poi consegnava a Michele Faija all’interno della chiesa di San Sebastiano.

Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito 5 provvedimenti a carico dei sottonotati indagati:

1.      SALAFIA Giovanni, 27 enne, di Palermo

2.      FAIJA Michele, 59enne, di Cinisi (PA)

3.      TALAMANCA Gaetano, 51enne, di Palermo

4.      LI CAUSI Matteo, 49enne, della Provincia di Bergamo

5.      IMMESI Giuseppe, 68enne, di Palermo

6.      IMMESI Domenico, 38enne di Villabate (PA).

Chiedono il pizzo a un imprenditore di Paternò che aveva vinto un appalto a Malvagna, arrestati


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2018

I carabinieri di Taormina hanno tratto in arrestoi Rosario Russo, 25 anni originario di Castiglione di Sicilia, e Francesco Confalone, 36 anni originario di Malvagna ma residente in Germania. I due sono ritenuti dagli investigatori elementi di spicco del clan “Ragaglia-Sangani”, affiliato alla consorteria “Laudani” ed egemone nella frazione nord-orientale dell’area sub-etnea. Il provvedimento cautelare è scaturito da una complessa attività d’indagine, convenzionalmente denominata “Porto Franco”, svolta dai militari di Taormina attraverso l’utilizzo di intercettazioni telefoniche ed ambientali, che hanno permesso di riscontrare un grave quadro indiziario, nel quale Russo e Confalone emergono come responsabili di tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini hanno preso origine da una denuncia, sporta nel febbraio 2016 presso la Stazione Carabinieri di Malvagna dal responsabile di cantiere della società di Paternò che si era aggiudicata l’appalto pubblico (per un importo di 630.332,36 euro) relativo ai lavori di completamento della circonvallazione del centro abitato di Malvagna.
Nella denuncia veniva formalizzato il rinvenimento di una bottiglia di plastica contenente del liquido infiammabile, un accendino ed un biglietto recante una frase manoscritta in dialetto siciliano dal chiaro tenore estorsivo “CECCATI UN AMICO BUONO DI CUSSA” (letteralmente “CERCATI UN AMICO BUONO DI CORSA”), che era stata  attaccata alla maniglia di una macchina escavatrice.
Le indagini, hanno consentito di accertare il coinvolgimento diretto dei due indagati nel tentativo estorsivo ed il loro agire finalizzato a costringere le vittime ad accettare il pagamento per la “protezione” criminale. In particolare, dalle conversazioni captate si documentavano in modo minuzioso i vari abboccamenti posti in essere sia dal Confalone che dal Russo per cercare di vincere le resistenze delle vittime; il tentativo di persuadere le vittime “attraverso la dialettica” era caratterizzato da non comune protervia e spregiudicatezza, peraltro non disdegnando all’occorrenza il ricorso all’uso della forza per ottenere un incontro. Nonostante le “pressioni” esercitate, gli indagati non riuscirono tuttavia a strappare l’agognato “appuntamento” con la vittima la quale è sempre rimasta determinata a non cedere alle pretese estorsive. La resistenza incontrata ha indotto gli indagati ad inasprire i toni delle minacce, lasciando presagire un’escalation nella gravità degli atti intimidatori che avrebbero messo in campo e di cui la bottiglietta corredata dal biglietto minatorio avrebbe costituito solo il punto di partenza. Ma proprio il manoscritto recante le minacce ha costituito l’ulteriore elemento di prova a carico dei i due indagati che ha chiuso il cerchio circa la loro responsabilità. Infatti ad integrazione del grave quadro indiziario raccolto dai Carabinieri di Taormina sono arrivati gli accertamenti tecnico scientifici svolti dal Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Messina. Le comparazioni grafiche svolte sul manoscritto estorsivo, condotte con perizia e meticolosità dagli esperti della Sezione di Grafica del RIS, hanno infatti permesso di stabilire con massima precisione che l’autore dello scritto fosse proprio Russo. Relativamente poi all’aggravante del metodo mafioso, il provvedimento cautelare del Giudice ha evidenziato la rilevanza dell’atteggiamento degli indagati che hanno agito in un contesto ambientale “...connotato dalla pervasiva presenza di consorterie criminali aduse ad imporre il giogo estorsivo alle imprese aggiudicatarie di rilevanti commesse pubbliche...” e “…conformando il proprio agire a canoni comportamentali ormai tristemente noti…ricorrendo ad atteggiamenti obliqui ed insinuanti e formalizzando la richiesta attraverso una formula idonea a evocare una modalità comunicativa tipicamente mafiosa”. Dalle risultanze investigative è emersa, inoltre, una consolidata rete di rapporti con esponenti della criminalità organizzata mafiosa locale, in particolare con il clan “Ragaglia-Sangani” di Randazzo (CT), facente capo ad Antonino Salvatore Ragaglia, inteso “Nino”, attualmente detenuto.

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