In Kosovo la presentazione del volume DY DRAMA di Tino Caspanello

Spettacoli in scena a Hong Kong, in Polonia, a Lione, Avignone, Atene e nel tempio di Artaud a Parigi. Una drammaturgia, quella di Tino Caspanello, interamente pubblicata da Editoria & Spettacolo, che negli anni ha persino varcato i confini europei per diventare oggetto di studio nell’università statunitense di Chicago. 

Il drammaturgo, regista e attore di Pagliara, che nel 2016 ha pure pubblicato il romanzo “Salvo” (Caracò Editore), a conferma d’una destrezza narrativa versatile e di matrice squisitamente letteraria, volerà presto a Pristina, in Kosovo, ove sarà presentato il volume “DY DRAMA” (ed. Qendra Multimedia), contenente “Mari” e “Quadri di una rivoluzione”, entrambi tradotti da Arben Idrizi. In corso di pubblicazione anche in America proprio quel “Quadri di una rivoluzione” che aveva ricevuto il Palmarès Eurodram, Comitato Italiano della Maison d’Europe et d’Orient di Parigi, ed era già stato tradotto in francese da Christophe Mileschi, pubblicato da Presses Universitaires du Midi. Prossimamente in America anche “Orli”. E per “Mari” e “Quadri di una rivoluzione” si sono di recente schiuse le porte nientemeno che della Turchia. Riconoscimenti internazionali che rendono ancora più inafferrabile la freddezza delle terra nella quale affonda le radici la poetica di Tino Caspanello. 

Da Messina si fugge. A Messina Caspanello, invece, è rimasto. Negli anni ci saranno anche stati i momenti di sconforto e, insieme a essi, la tentazione forte di andare laddove l’arte si riconosce, si difende, si sostiene. Eppure Tino Caspanello è rimasto. Per tre anni consecutivi la direzione artistica di “Write”, la residenza internazionale di drammaturgia che lo scorso dicembre ha ricevuto il premio ANCT 2018, sembrava potesse catalizzare l’attenzione delle istituzioni. Eppure quest’anno “Write” ha mancato al suo appuntamento, per questioni logistiche e burocratiche che spezzerebbero le gambe a chiunque. Per l’indifferenza alla cultura e per l’isolamento di quei pochi che ancora vi si dedicano. “Write” sarebbe stato accolto in varie città d’Italia e d’Europa, ma Tino Caspanello a quei luoghi che avevano costituito l’essenza stessa della residenza non ha voluto rinunciare. La sua è del resto una maniera di resistere, silenziosa, tenace, elegante, come la sua scrittura. 

Intanto però la sua drammaturgia, per buona parte concepita nella valle ionica dei Peloritani, va in giro per il mondo e di quella valle sparge i profumi, esporta i colori. Meriti indiscussi in virtù dei quali occorre riflettere sul senso, oggi, del teatro e dell’arte in genere entro i confini angusti di un Sud istituzionalmente indifferente. E sulle ricadute, in termini politici e morali, di questa apatia culturale contro cui artisti del calibro di Tino Caspanello devono loro malgrado fare i conti.