Poco noir e più luci rosse nel commissario Calamaro di Paolo Gubello

“Il commissario Calamaro”, nelle intenzioni dell’autore, pare dovesse rendere omaggio al cinema italiano di genere, ai fumetti e alla letteratura di Izzo, Simenon e Scerbanenco. Invece il noir a tinte rosa cui allude il titolo dello spettacolo andato in scena al teatro Dei 3 Mestieri, e che pure ha divertito il pubblico, si è tristemente arenato sul litorale del caos al quale la struttura episodica avrebbe al contrario dovuto sottrarlo.

La drammaturgia di Paolo Gubello è vittima di una sciatteria formale che impedisce alla trama, già di per sé intricata, di sbrogliarsi disciplinatamente  sulla scena. I brevi siparietti comici che hanno intrattenuto il pubblico, alcuni più riusciti di altri, non contribuivano a erigere una struttura solida che li contenesse insieme al resto.

Imperfette le prove attoriali dello stesso Gubello e di Annarita De Michele, cui si riconosce l’alibi della gestione tecnica di tutto lo spettacolo, da dentro, insieme a Luigi Tagliente, presenza scenica energica e comunicativa nel magma delle azioni slegate e immotivate.

Episodio dopo episodio, nel susseguirsi di quelle notti buie che, da Edward Bulwer-Lytton a Snoopy, non hanno mai smesso di spalancare mondi, il commissario Calamaro e Milly, la seducente collega dai toni molli, si misuravano ogni giorno con nuovi strampalati crimini.

Atmosfere da “Nove settimane e 1/2”, ampio repertorio musicale, effetti speciali casalinghi, spari, morti e resurrezioni. Sesso tutte le volte che si poteva. Insomma poco noir e luci decisamente rosse per questo spettacolo che invece si preannunciava un lieto intreccio tra crimine e sentimento.

Si riconoscono alla Compagnia pugliese Charlie Calamaro l’originalità dell’operazione, le energie spese per la gestione interna dello spettacolo, la capacità di strappare risate e lunghi applausi alla platea. Occorre ripartire da qui. E chissà che la nuova stagione del commissario Calamaro non sia migliore della prima! A volte capita in TV.