“Perchè il buio non mi copra interamente”, in scena ai Magazzini del Sale

Sesto appuntamento con la stagione teatrale ai Magazzini del Sale. Da Palermo arriva Valeria Sara Lo Bue con un testo scritto da Benedetto Galifi : “Perché il buio non  mi copra interamente”. Il testo è il primo di una serie di monologhi-dialoghi composti, nei quali l’autore da voce ad alcuni miti della cultura occidentale, con particolare attenzione alla tradizione cristiana. I personaggi si fanno pura voce, flusso di coscienza, e rivivono le loro personali vicende in una dimensione atemporale che li vede perennemente sospesi tra passato e presente, tra memoria e attualità. Gli eventi vengono narrati dai personaggi come se essi si stessero osservando dal di fuori, per mezzo di quel “terzo occhio” che possiamo intendere come livello superiore di coscienza più prossimo all’irrazionalità che alla razionalità, incentrato su un sentire che è proprio dell’ “anima”. Infatti sono le anime dei morti, di chi è scomparso, a parlare. Ma affinché la loro voce prenda consistenza e si faccia reale diviene necessaria la presenza di un altro da sé, di un interlocutore muto e imparziale al quale la voce narrante possa rivolgersi senza esser giudicata, che presti l’orecchio in silenzio, che faccia da specchio.

Lo spettacolo andrà in scena sabato 9 e domenica 10 febbraio ai Magazzini del Sale alle ore 21,00.

E’ consigliata la prenotazione con un messaggio whatsapp al 339 5035152.

Eliogabalo è un “bambino sradicato” dalla sua terra, la Siria, dalla sua stessa infanzia, strappato ai suoi giochi troppo presto, per volontà di sua nonna, Giulia Mesa, e della madre, Giulia Soemia, e del suo mentore Gannys, amante della madre, che lo spinse a infervorarsi del suo ruolo di Imperatore d’Oriente, facendo presa sulla sua energia e tracotanza di giovane. Gettato nella Cloaca Maxima, vi è rimasto per secoli. Lì immagina di incontrare il suo “giovane bello”, San Sebastiano, anche lui gettato quasi imberbe nelle fogne romane, qualche decennio più tardi.

 Marco Aurelio Antonino Augusto, nato come Sesto Vario Avito Bassiano, era, per diritto ereditario, l’alto sacerdote del dio sole (El-Gabal) di Emesa, sua città d’origine. Per questo motivo è ricordato come Eliogabalo, anche se non usò mai questo nome in vita. La politica religiosa e i suoi eccessi sessuali (ebbe cinque mogli e due mariti ed è passato alla storia come il primo transessuale) causarono una crescente opposizione del popolo e del Senato romano, che culminò col suo assassinio. La storiografia e la letteratura moderne attribuiscono il fallimento di Eliogabalo al contrasto tra il conservatorismo romano e la dinamicità del giovane sovrano siriano, alla sua incapacità di scendere a compromessi e alla sua incomprensione della gravità e solennità del ruolo di imperatore.