Al MuMe20 Off, in scena “Nove” di Egle Doria e Nicola Alberto Orofino

Sono nove i mesi che servono per liberarsi dai vincoli della forma embrionale e conquistare la vita. Il nove è il numero sacro che simbolicamente indica la conquista della verità e della libertà.

Nove è il racconto di un viaggio verso mete estere vicine per realizzare il sogno che l’ipocrisia della nostra Italia vieta. Nove è un racconto ironico e disordinato, come disordinati e confusi sono spesso i ricordi. Nove è un diario che la memoria sfoglia attraverso il monologo serrato di una donna siciliana, prima figlia, poi madre. È la storia di una famiglia come tutte le altre, costruita su sentimenti sinceri per il riconoscimento dei quali deve lottare in questo tempo che semina odio e detta leggi sull’amore. Nove è un inno alla vita e alla libertà.

La storia di Egle, che in un mondo altro sarebbe una storia “di vita normale”, in un contesto sociale e politico che non fa presagire nulla di buono, diventa un urlo gentile, una ferita salutare che penetra nelle coscienze e nelle vite di tutti noi.

Il teatro che dà voce a questa storia è dunque uno splendido atto di ribellione, ironico certo, ma forte e deciso.