Una fresca ventata di elegante comicità al Vittorio Emanuele con il duo Lopez-Solenghi

Una comicità semplice, mai banale. Una comicità che riporta alla TV anni Ottanta, all’immediatezza della risata, a quel varietà spensierato che ancora si asteneva dal barbaro saccheggio delle vite altrui per incrementare l’audience. Allora era un popolare Trio, composto da Lopez, Marchesini e Solenghi. Oggi è un affiatato duo quello che, a distanza di quindici anni dall’ultima collaborazione, porta a teatro una fresca ventata di elegante comicità.

Dalla vicendevole presentazione american style che si fa beffa della miseranda condizione in cui versa l’artista caduto in disgrazia prende le mosse il “Massimo Lopez e Tullio Solenghi Show”, accompagnato dalla Jazz company di Gabriele Comeglio. Uno spettacolo declinato in variegate forme di comicità che giocano con gli atteggiamenti usuali dei personaggi noti al grande pubblico, con le pose da palcoscenico dentro gli argini del teatro classico, con le parole e le cadenze di un’Italia che, da Torino a Catania, distorce dizionari e atterraggi. Così che al plurilinguismo di Solenghi nelle vesti classiche di Amleto segua una lunga carrellata di ospiti straordinariamente imitati da Lopez. Tra gli altri, un’incartapecorita Patty Pravo, punta di diamante dello show che strappa di continuo risate e applausi al pubblico del Vittorio Emanuele di Messina. 

Si rifiata sui brani pescati da un repertorio rigorosamente classico: Simon & Garfunkel, Dean Martin e Frank Sinatra. Ben diverso l’approccio alla canzone italiana, con un Modugno che non vuole saperne di lasciare il palco e il duo Paoli/Vanoni che, a chiudere gli occhi, sembra siano i veri ospiti della serata. Titanici Lopez e Solenghi nelle rispettive imitazioni di Maurizio Costanzo e Giampiero Mughini. Intelligenti e ben dosate le battute da avanspettacolo, ma più di queste le pose, la gestualità che letteralmente dipinge i personaggi. 

Dalla TV alla Chiesa, con gli esilaranti scambi tra Papa Francesco e il predecessore Ratzinger. Dalla Chiesa all’invitante universo politico del Bel Paese. Quello di Italia Viva che richiama, nella denominazione, gli yogurt atti a regolarizzare l’intestino. Quello della più grande invenzione di Spielberg dopo ET: Renato Brunetta. Quello che a muoversi lungo il palcoscenico risulta un invariato manifesto programmatico di buone intenzioni e al margine sinistro del quale vige la più desolante assenza di voci. In ordine sparso, Prodi, Andreotti, Pertini, Berlusconi, Conte, Di Pietro. E persino Renzi. Ma cosa c’entra Renzi se parliamo di politica?

E in questo umano bailamme Lopez incastra suoni coi denti, le stazioni della radio, le portiere dell’autobus, i cani in lontananza, la caffettiera. La dote innata del comico di Ascoli Piceno di impreziosire gli sketch con un eclettismo vocale prodigioso. Le risate a teatro s’arrestano sull’omaggio del duo ad Anna Marchesini, scomparsa nel 2016 a seguito di una lunga malattia. Un istante dopo si riprende, tra parodie, imitazioni e gag.

Lo show ha funzionato, la coppia ha funzionato. Il pubblico ha staccato la spina per quasi due ore, teletrasportato a un universo televisivo che sapeva indiscutibilmente graffiare con acume e ammirevole garbo.