Arte e vita tra gli appunti di viaggio dell’artista napoletana Lina Sastri

Canta e racconta Lina Sastri, scortata dai musicisti, in quell’affascinante viaggio compiuto dentro di sé, ove dimorano i ricordi dell’infanzia e di tutti gli anni a seguire, ove si mescolano vita e arte, ove scorrono i volti di quelle anime che non sono passate inosservate. Come disseppellire ciò che è stato, sulla scorta dei medesimi profumi, suoni, colori di allora, per condividerlo liberamente, disordinatamente se è il caso, sulla scena. Lì, del resto, si è liberi più che altrove. 

Udiamo anche noi, dunque, il dolce canto della madre nella cucina di casa. O quello più austero del padre, assente come lo erano molti uomini a quei tempi. Presenze entrambi con le quali e alle quali “appiccicarsi”, nella duplice accezione di litigare e starsi vicini. E le udiamo attraverso il folto repertorio napoletano che Lina Sastri ha pensato per l’occasione. Lei che può impreziosirlo con la voce, con la danza, con una straordinaria presenza scenica, con la leggiadria di un corpo femminile che si presta in egual misura alle parole e alle note. 

“Appunti di viaggio. Biografia in musica”, che ella stessa dirige, è pertanto il fermo immagine sull’esistenza non solo dell’artista, ma pure della donna Lina Sastri. E in quel fermo immagine si scorgono gli anni Cinquanta e la povertà del dopoguerra, le recite sotto i riflettori, tutte quante le emozioni cui solo il tempo avrebbe dato la giusta lettura. Si scorgono i sogni del Sessantotto, il bisogno di scappare, di ribellarsi, l’incoscienza dei pochi anni, il teatro da inseguire, senza nemmeno averlo appreso. E mentre tutto è fissato dagli occhi e dal cuore, le orecchie odono Madonna de lu Carmine, Reginella, Tarantella del Gargano, Core ‘ngrato, Canzone Appassiunata, Bammenella, ‘A vita è comme ‘o mare, Maruzzella, Malafemmina, Torna a Surriento e una Tammuriata nera che mette i brividi, non facendo minimamente rimpiangere la versione registrata nel 1974 dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare. 

Intanto si affastellano i ricordi. Il debutto, ancora diciassettenne, nel Masaniello di Armando Pugliese; l’inno alla Madonna Nera del Carmine affidatole da De Simone; il teatro classico di Patroni Griffi e l’incontro indimenticabile con Eduardo De Filippo, prima della Filumena Marturano diretta dal figlio Luca. Quindi il cinema e nomi altrettanto noti che le hanno schiuso le porte di un mondo solo all’apparenza meno esigente del teatro. Perché il cinema ti inchioda a un momento. E quel momento, fissato nella pellicola, è immodificabile. È a Cinecittà che Lina Sastri omaggia con la sua voce Anna Magnani e da allora quella musicale ha sempre affiancato la carriera da attrice. 

Nessuna scenografia sul palcoscenico del Vittorio Emanuele. Basta lei, con tutto quel meraviglioso mondo di musica e parole che le appartiene. Il pubblico respira così la salsedine di quel mare che bagna Napoli e Ischia, i profumi di una terra dotata di tanta e tale bellezza che è un dovere eternare. Sulle note finali, Assaje, scritta per Lina Sastri da Pino Daniele, e la bellissima Napul’è, a suggellare i luoghi e il tempo passato, custoditi entrambi nel ricordo di una meravigliosa voce.