Terra di luce e ombra la Sicilia di Oriana Civile

Cantante, musicista, autrice e interprete del repertorio musicale di tradizione orale siciliana, Oriana Civile ha conquistato il pubblico del teatro Dei 3 Mestieri. “STORII, tra il Serio e il Faceto” è un vero e proprio viaggio che attraversa la Sicilia, dissotterrando il passato e illuminandone i volti che l’hanno in qualche modo segnato. Lo sguardo è attento e all’occorrenza denuda rabbia, contestazione, talvolta amarezza. In Sicilia ci si sente spesso impotenti, innanzi alla criminalità come alle istituzioni. Allora non resta che sdrammatizzare, demandando tutt’al più al vernacolo il compito di eternare storia e tradizioni. Nessun fine didascalico. Solo il gusto condivisibile della scoperta e il talento musicale che superbamente vi si confà. 

Bastano “U mè ritratto”, una poesia di Pippo Mancuso musicata da Oriana Civile, e “Marzapaneddu” per respirare i profumi di una terra ove i sentimenti, un tempo, sapevano essere dolci, preziosi e ripieni di marmellata, come il marzapane. Dalla Sicilia si emigrava. Si andava in America o in Australia, che poi anche quella era America, e si mischiavano lingua d’origine e lingua d’accoglienza. Negli anni persino una collana discografica per emigranti. “Li fimmini cu lu lipstick” racconta di quegli anni e dei maltrattamenti spassosi, involontari peraltro, che gli idiomi subivano. Oriana Civile narra anche di “niuri”, arrivati a Castell’Umberto il 14 luglio 2017, e si domanda cosa sarebbe accaduto se nel comune nebroideo fossero piuttosto giunti seminaristi. Ché è sempre questione di “Punti di vista”. Quindi tocca alle ‘ngiurie restituire il volto di un paese intero o di un solo abitante. Prima “Sabbaturani annacapucceddi”, a memoria di quando occorreva nascondere i maiali da sacrificare, poi “Uncia e sduncia” sulle prigioni di Longi, poi ancora “Galatisi zzappulìa sardeddi” a riesumare un aneddoto mamertino: quello di un contadino cui piacquero a tal punto le sarde da pensare di coltivarle.

Ma la Sicilia è anche terra di ombre. E sono crude, strazianti, le parole e la musica che Oriana Civile dedica alla memoria di Attilio Manca e a Claudio e Luciano Traina. Vittime di mafia l’urologo e il poliziotto Claudio, malgrado ciò fedele servitore dello Stato il fratello Luciano. Attorno a tutti loro quell’alone di mistero, quelle verità taciute che ostacolano ancora oggi il regolare corso della giustizia. 

Tra i brani del folto repertorio di Oriana Civile un personale inno alla solitudine e un omaggio a Rosa Balistreri, che ha inevitabilmente segnato il percorso musicale intrapreso dall’artista di Naso. Ad accompagnarla alla chitarra Nino Milia. Sul palco anche un taccuino, dove il pubblico è libero di fissare un’impressione, una considerazione, un nome. Nei momenti di “sbarruamento” Oriana Civile legge i suoi taccuini e annienta lo sconforto. I siciliani sono anche questo. Sono la forza che traggono da una terra capricciosa sì, ma incredibilmente umana.  

Una risposta a “Terra di luce e ombra la Sicilia di Oriana Civile”

  1. Per me cara Oriana sei unica .unica nelle tue interpretazioni nel tuo comportamento da cantautrice da persona nobile e sincera senza borie ma di una umiltà infinita mi sei piaciuta sin dalla prima volta che abbiamo avuto modo di conoscerci con la tua partecipazione di una serata all’incontro di serata MISILISCEMI ciao Iriana ti vorrò sempre bene un abbraccio e un grosso bacione

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