Stromboli, nel 1930 parossismo causò colonna fumo di 4 km

Stromboli non è nuovo a ‘parossismi’ di notevole entità. Da uno studio condotto nel 1931 dal sismologo Giuseppe Imbò, direttore dell’Osservatorio geofisico di Catania, sull’attività del vulcano nel 1930 emerge che in occasione del parossismo del settembre di quell’anno le violente esplosioni causarono una colonna di fumo scuro di ben 4 chilometri.

Nel 1930 Stromboli si era già fatto notare dal mese di febbraio: “preceduto dalla solita moderata attività, il 3 febbraio 1930 si videro sollevare dal cratere alte colonne di fumo scuro con successive cadute di cenere su tutta l’isola. Qualche ora dopo si ebbe efflusso di una colata di lava che, seguendo la Sciara del Fuoco, giunse sino a mare. Altri trabocchi vi furono nei giorni successivi sino al 6. Subito dopo questo breve periodo di recrudescenza -si legge nello studio redatto da Imbò- l’attività ritornò nella sua fase normale che con lievi variazioni in intensità durò sino al tutto il 10 settembre”.

“Poco dopo le 8 del giorno 11 ebbe luogo una fase esplosiva di brevissima durata” e “scarsa quantità di cenere cadde su tutta l’isola”. Successivamente “vi furono due violente esplosioni. Da Ucria (Sicilia) fu visto un pino la cui altezza fu stimata non inferiore ai 4 Km. Il parossismo durò ancora per circa mezz’ora. Successivamente si formarono rigagnoli di lava scorrenti lungo la Sciara del Fuoco di cui alcuni raggiunsero il mare. Nella notte successiva anche l’attività effusiva ebbe termine. L’attività normale subentrata fu interrotta da una fortissima esplosione alle 19 del 22 ottobre con formazione di un enorme pino scuro inclinato a SE e lancio abbondantissimo di materiale incandescente che si riversò anch’esso prevalentemente a SE (Punta dell’ Omo)”.

Sotto il “bombardamento” dei “proietti di lava” si trovarono “dal lato meridionale alcuni fabbricati della frazione Ginostra che vennero seriamente danneggiati e dal lato settentrionale il Semaforo di Labronzo la cui parte rivolta al cratere venne completamente distrutta”. Le colate generate dalle esplosioni “avevano una temperatura abbastanza elevata in quanto che hanno carbonizzato la vegetazione incontrata, incendiate delle barche, bruciacchiate delle altre appena sfiorate dalla corrente. Un marinaio investito dall’onda di maremoto in prossimità del punto in cui la colata s’era spinta, nel mare, riportò scottature che ne provocarono la morte”.

La fase eruttiva “fu accompagnata da maremoto. Secondo concordi affermazioni si ebbe prima un abbassamento e poi un sollevamento del livello del mare. L’ altezza totale massima dell’onda -testimoniava lo studio scientifico- fu certamente di poco oltre i m. 2,50 (Spiaggia della Lena)”.