Dipendente infedele si appropria di 50.000 euro della riscossione dei ticket ospedalieri

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina, nell’ambito delle attività finalizzate a verificare il rispetto della procedura di riscossione dei ticket corrisposti dagli utenti e del successivo versamento, hanno scoperto l’infedeltà di un pubblico funzionario prossimo alla pensione che, in pendenza dell’imminente collocamento in quiescenza, secondo ipotesi investigativa, si era appropriato di 50.000 euro contanti dalla cassa dell’Ospedale di Patti.
L’attività di indagine, eseguita dagli specialisti del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Messina, sotto il coordinamento del Procuratore della Repubblica di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, è stata rivolta alla verifica della corretta riscossione dei ticket dell’Azienda Sanitaria Provinciale e ha riguardato tutte le fasi gestionali delle relative somme: dalla riscossione al trasferimento delle medesime agli istituti di credito, tramite i vettori autorizzati, alla corrispondenza dei documenti giustificativi riguardanti i versamenti destinati all’Azienda Sanitaria per l’effettuazione dell’attività di “riconciliazione” tra la raccolta ed i versamenti.
Più in particolare, le Fiamme Gialle della Sezione Tutela Spesa Pubblica del Nucleo PEF di Messina, su delega del Sostituto Procuratore della Repubblica di Patti, Alice Parialò, sulla base degli accertamenti svolti, hanno ricostruito come un dipendente della locale A.S.P., con il ruolo di cassiere dell’Ospedale di Patti, L.C.S. di 65 anni, ormai prossimo alla pensione, nella sua qualità di “riscuotitore“ addetto alla cassa ticket del presidio ospedaliero “Barone Romeo” di Patti, durante il 2019, contravvenendo alle istruzioni operative dettate dall’U.O.C. Economico Finanziario e Patrimoniale dell’A.S.P. di Messina, violasse le procedure di riscossione e si appropriasse, indebitamente, di quasi 50.000,00 € in contanti, omettendone la rendicontazione e la relativa consegna nelle casse ospedaliere e rendendosi così responsabile dell’ipotesi di reato di peculato.
Ormai, scoperta l’indebita appropriazione dell’anticipata “buonuscita maggiorata”, il neo pensionato si vedeva costretto a restituire il maltolto, questa volta con bonifici tracciabili sul conto corrente dell’ASP di Messina, di cui l’ultima tranche nel recente dicembre 2020, e ora dovrà chiarire alla giustizia le motivazioni dell’illecito comportamento tenuto.