La Polizia arresta il mandante di un omicidio avvenuto nel 2001

La Squadra Mobile della Questura di Messina, Sezione di contrasto alla Criminalità Organizzata e Catturandi, ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere – richiesta dalla Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Messina – a carico del 57enne Domenico Virga.

L’arrestato è considerato un elemento di “cosa nostra” e, segnatamente, del mandamento di San Mauro Castelverde-Gangi, in quanto ritenuto responsabile – quale mandante – dell’omicidio di Francesco Costanza, commesso nella strada tra San Fratello ed Acquedolci nel settembre del 2001.

Il 29 settembre 2001, in contrada Cartolari di Acquedolci, fu rinvenuto il cadavere di Francesco Costanza inteso “Franco”, tusano, classe ’53. L’uomo venne prima attinto da colpi di arma da fuoco esplosi con una pistola cal. 7,65 e, successivamente, finito con alcuni colpi di pietra al capo.

La vittima, gravitante negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta, era già stato oggetto di molteplici azioni investigative della Direzione Distrettuale Antimafia messinese.

Le indagini sull’omicidio, pur consentendo di ricostruire il circuito relazionale-criminale della vittima e pur confermando l’inserimento di Costanza nel contesto malavitoso delle famiglie operanti al confine tra le province di Messina e Palermo, non portarono all’identificazione di mandanti ed esecutori.

A dare un contributo rilevante alle indagini sono state le recentissime dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Carmelo Barbagiovanni, inteso “U muzzuni”, attualmente detenuto, esponente della famiglia mafiosa dei “batanesi”, riconducibile a “cosa nostra” e operante principalmente sull’estremo versante tirrenico della provincia di Messina.

Barbagiovanni, in relazione all’omicidio di Francesco Costanza, ha fornito una precisa descrizione del contesto in cui è maturato e delle efferate modalità di esecuzione, autoaccusandosi di tale azione criminosa.

Secondo il raconto del collaboratore, a commettere l’omicidio di Francesco Costanza, sono stati lui e Sergio Costanzo, quest’ultimo deceduto in quanto assassinato nelle campagne di Centuripe (EN) nel 2010, colpito da svariati colpi di fucile mentre era appena giunto al consorzio irriguo presso il quale prestava la propria attività lavorativa. Uno dei colpi, probabilmente costituente un preciso segnale, fu esploso ai genitali dell’uomo.

Dal racconto del collaboratore di giustizia, emerge che Costanza fu ucciso perchè aveva richiesto a titolo di estorsione del danaro a ditte impegnate in lavori nel comprensorio territoriale insistente ai confini tra le province palermitana e messinese, alcune delle quali riferibili all’imprenditore Michele Aiiello di Bagheria (PA), ritenuto vicinissimo al capo di cosa nostra Bernardo Provenzano e già implicato nella vicenda giudiziaria delle talpe in procura a Palermo che ha altresì visto il coinvolgimento dell’allora Presidente della Regione Siciliana, membri delle forze dell’ordine ed esponenti della sanità privata dell’Isola.

Cotsanza, aveva formulato pretese estorsive nonostante fosse già stata effettuata la cosiddetta “messa a posto” e, in seguito alle “lamentele” di Aiello, Giuffrè, sensibilizzato in merito da Provenzano, si rivolse a Virga per risolvere la questione il quale, a sua volta, interessò della vicenda, i referenti della famiglia mistrettese.

La Squadra Mobile di Messina, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura peloritana ha, quindi, avviato una serratissima attività di riscontro alle dichiarazioni di Barbagiovanni, accertando come le stesse siano perfettamente sovrapponibili a quelle rese, circa 20 anni prima, dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè (inteso “Manuzza”, elemento di assoluto rilievo di cosa nostra palermitana, già capo mandamento di Caccamo e vicinissimo a Bernardo Provenzano) e, più di recente, da Carmelo Bisognano, uno dei più autorevoli rappresentanti della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), avendo per anni ricoperto il ruolo di leader indiscusso di quella particolare articolazione del clan “dei barcellonesi” meglio conosciuta come gruppo “dei mazzarroti”.

I collaboratori hanno riferito del summit all’esito del quale fu decisa l’eliminazione di Costanza, svoltosi qualche settimana prima dell’omicidio in un casolare abbandonato di Tusa (ME).

Alla riunione in questione presero parte elementi di assoluto rilievo delle famiglie mafiose operanti nella zona posta a confine tra le province di Palermo e Messina, ossia l’odierno arrestato, Domenico Virga (nipote del boss Peppino Farinella) per i palermitani, Sebastiano Rampulla (fratello del più noto Pietro, “artificiere” della strage di Capaci del ‘92 e oggi deceduto) per i mistrettesi, Carmelo Bisognano per i barcellonesi e Carmelo Barbagiovanni per i batanesi.

Peraltro, nel corso dell’incontro, i maggiorenti delle famiglie mafiose, avrebbero chiesto a Costanza spiegazioni sia in merito a somme di danaro da lui trattenute, nonostante fossero destinate a compagini mafiose palermitane, che alla richiesta del “pizzo” a ditte già “protette” dalle stesse. Non ritenendo convincenti le giustificazioni addotte da Costanza, i presenti al summit lo congedarono, perfezionando poco dopo il proposito di ucciderlo.

Presa la decisione di eliminare Costanza, l’incarico fu “affidato” ai batanesi, e Barbagiovanni commise l’omicidio insieme a Sergio Costanzo.

Pertanto, il Gip del Tribunale di Messina ha emesso il provvedimento restrittivo nei confronti di Domenico Virga, reputandolo responsabile (quale mandante) dell’omicidio di Francesco Costanza, in concorso con Sebastiano Rampulla (mandante, ormai deceduto), Carmelo Barbagiovanni (esecutore materiale e reo confesso) e Sergio Costanzo (esecutore materiale, come detto anch’egli deceduto)