Cocaina occultata sotto forma di chicchi di caffè per rifornire la movida, quattro condannati

Gli arresti scattarono nel luglio 2019 e fecero emergere un ingegnoso sistema per rifornire la movida messinese di cocaina che, all’apparenza, sembravano essere chicchi di caffè. Gup Monica Marino, con rito abbreviato, ha emesso la sentenza che vedeva alla sbarra cinque imputati per associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti. Salvatore Alfio Zappalà è stato condannato a 22 anni e 6 mesi, Antonino Di Bella a 11 anni e 4 mesi, Tindara Bonsignore a 9 anni, Carmelo Antonio Sangricoli a 9 anni. Luigi Mariutti è stato assolto per non aver commesso il fatto.

Le indagini hanno preso il via nell’agosto 2017, dopo il sequestro di circa un chilogrammo di cocaina spedito all’interno di un pacco proveniente dalla Colombia e occultata sotto la forma di chicchi di caffè, da qui il nome dell’operazione “Cafè blanco”. Lo stupefacente fu rinvenuto all’aeroporto di Ciampino e già si ipotizzò un più ampio e strutturato quadro delinquenziale, operativo nella Sicilia orientale e con ramificazioni anche in Germania, Olanda e Malta, oltre che in Sud America.
Dalle indagini è emerso che il quantitativo di “caffè”, spedito dal 35enne Carlos Manuel Ramirez De La Rosa, coadiuvato in Italia dalla compagna cubana Magalys Sanchez Hechevarria, di 33 anni, avrebbe dovuto essere ritirato, a Messina, dalla coppia Antonino Di Bella, 40 anni, Tindara Bonsignore, 32 anni, per conto del noto narcotrafficante catanese 42enne Salvatore Alfio Zappalà, ritenuto vicino al clan mafioso Laudani di Catania, per il tramite del suo factotum Carmelo Antonio Sangricoli, 42 anni.
La droga, una volta estratta dall’ingegnoso metodo di occultamento, avrebbe soddisfatto le richieste del lucroso mercato della movida messinese, catanese e siracusana.
Nei confronti di Sangricoli, sono sottoposti a sequestro, anche 1 Kg. di ecstasy, sotto forma di cristalli, a riprova della circostanza come il gruppo investigato fosse attivo nello smercio delle droghe nei locali da ballo.
Dalle indagini si è accertato come Zappalà potesse contare:
– da un lato, su un collaudato schema illecito che vedeva il 48enne Pasquale Interlando, incaricato della logistica e custodia dello stupefacente, e il 49enne Luigi Mariutti, deputato ad occuparsi del pagamento dell’illecita sostanza a mezzo trasferimenti attraverso money transfer;
– dall’altro, sull’ausilio di un nutrito gruppo di spacciatori al dettaglio, tra cui Angela Desiree Settipani di 28 anni, Antonino Spinali, di 25 anni, e Federica Di Grande.
L’organizzatore colombiano Carlos Manuel  Ramirez De La Rosa, non è nuovo alle cronache giudiziarie nazionali, per essere già emerso in una complessa indagine sviluppata dalla Guardia di Finanza di Milano e che aveva portato al sequestro dell’ingente quantitativo di 12 Kg. di cocaina, di cui 3, detenuti presso l’abitazione dell’allora nota compagna di origini dominicane Marysthell Polanco.
Secondo ipotesi investigativa, proprio la detenzione presso la casa circondariale di Caltanissetta di Ramirez, insieme a Salvatore Alfio Zappalà e ad Antonino Di Bella, fece da legante per la costituzione di questo sodalizio.