La Dia sequestra un’azienda a un imprenditore ritenuto legato alla mafia dei Nebrodi

La DIA di Messina a conclusione di un’attività investigativa culminata nella proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale, in piena sinergia con la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, ha proceduto al sequestro di contesto societario nella disponibilità di Nunzio Ruggieri, imprenditore di Naso (ME) operante nel settore della macellazione e commercializzazione del pellame, già condannato per usura nell’anno 2005. L’imprenditore era già stato destinatario di altra misura disposta dall’Autorità Giudiziaria che gli aveva sottratto tutto il suo patrimonio, comprensivo di vari apparati societari, per un ammontare complessivo pari a 9.500.000 euro.

Nunzio Ruggieri è ritenuto storicamente legato ai sodalizi mafiosi nebroidei per la sua vicinanza ad elementi di spicco della criminalità organizzata “tortoriciana” quali Santo Lenzo, Cesare Bontempo Scavo e Carmelo Armenio. Nel 2020, il collaboratore di giustizia Santo Lenzo, dichiarò che Ruggieri, nel 1999, tramite Carmelo Armenio – referente della criminalità organizzata sul territorio di Brolo (ME) – “aveva chiesto che fossero incendiati i mattatoi di Sinagra, Barcellona P.G. e Giammoro, impegnandosi, nel contempo, a versare  50.000.000 di lire all’organizzazione mafiosa” che lo avrebbe favorito. L’intento criminoso non giunse a compimento “per l’opposizione dei rappresentanti della criminalità organizzata barcellonese”.

Nel 2005, Nunzio Ruggieri fu condannato dalla Corte d’Appello di Messina, per usura. La vicenda trasse origine dalle illecite condotte poste in essere dall’imprenditore, negli anni 1998/2000, nei confronti di un dipendente di banca che, in ragione della sua personalità facilmente condizionabile, aveva generato, all’istituto di credito presso cui era impiegato, un dissesto economico per circa 76 milioni del vecchio conio, attraverso la negoziazione di tre assegni. Questi, nel tentativo di ripianare la situazione, attraverso alcune “amicizie”, si rivolse a diversi soggetti, tra i quali anche Ruggieri, al fine di ottenere alcuni prestiti rilevatisi, poi, di natura usuraia.

L’attività d’indagine eseguita dalla DIA di Messina ha permesso di appurare che Nunzio Ruggieri, con la finalità di eludere la normativa antimafia, aveva costituito, pur essendo incapiente con le sue fonti ufficiali di reddito, un altro contesto societario.