Operazione “Nebrodi”, organizzazione modernissima con l’apporto di “colletti bianchi”, arrestato anche sindaco di Tortorici

Le mani dei clan messinesi anche sui fondi dell’Unione europea. E’ quanto emerge dalla maxi operazione antimafia ‘Nebrodi’ che all’alba ha portato all’arresto di 94 persone eseguito da Carabinieri e Guardia di Finanza. Secondo gli inquirenti la truffa ammonterebbe a oltre 5 milioni di euro intascati indebitamente dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l’ente che eroga i finanziamenti stanziati dall’Ue ai produttori agricoli.
Tra gli arrestati, anche il nuovo boss di Belmonte Mezzagno (Palermo), Salvatore Francesco Tumminia. Secondo gli inquirenti Tumminia “riusciva a esercitare il suo potere di condizionamento anche sul locale distaccamento del Corpo forestale della Regione siciliana”.

In manette anche un insospettabile notaio accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa, avrebbe compilato falsi atti per far risultare acquisiti per usucapione una serie di terreni per poi chiedere i contributi Ue. Tra i 46 finiti ai domiciliari, ci sono anche una decina di dipendenti dei Centri di assistenza agricola, pubblici amministratori oltre a imprenditori.

Tra gli arrestati, anche il sindaco di Tortorici: la Guardia di Finanza di Messina ha infatti arrestato Emanuele Galati Sardo, 39 anni (sospeso dalla sua funzione dal Prefetto di Messina), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa, Galati Sardo era considerato “a disposizione dell’organizzazione mafiosa per la commissione di una serie di truffe” e “aveva rapporti diretti con il boss Aurelio Faranda”, dicono gli investigatori delle Fiamme gialle. il trentanovenne Emanuele Galati Sardo era stato eletto lo scorso aprile supportato dalla lista “Uniti per cambiare Tortorici”. Secondo quante emerge dalle indagini, “inseriva, a favore dei beneficiari stessi, false attestazioni di conduzione dei terreni all’insaputa dei proprietari, procurando agli indagati e alle società loro riferibili illeciti profitti a danno dell’Agea e dell’Unione Europea”. Fra gli arrestati anche un consigliere comunale di Randazzo, nel catanese: Vincenzo Ceraulo, 53 anni, è stato eletto nella locale lista civica.

Tra i destinatari del provvedimento anche i vertici ed gli affiliati del sodalizio criminale dei Nebrodi. Gli inquirenti spiegano come “gli operatori dei Centri di Assistenza Agricola e gli appartenenti all’organizzazione mafiosa, concordassero: la predisposizione di falsa documentazione attestante la titolarità di terreni da inserire nelle domande di contribuzione, anche mediante l’utilizzo di timbri falsi; la cessazione delle ditte/aziende già utilizzate (mettendole in liquidazione); il trasferimento dei titoli autorizzativi da una società/ditta ad altre da utilizzare nel contesto dell’organizzazione”. E, ancora, “lo spostamento delle particelle dei terreni da una azienda a favore di altre riconducibili agli stessi sodali e la revoca dei mandati riferiti a precedenti Centri di Assistenza Agricola a favore di altri”, e “ciò al fine di rendere più difficile il reperimento della documentazione utile agli organi di controllo”.

Le indagini che hanno portato all’alba di oggi a 94 arresti nel messinese sono state rese più difficili a causa del “contesto territoriale ostile ed ermetico“. A dirlo cono gli inquirenti. E’ emersa “l’immagine di un’associazione mafiosa estremamente attiva, osservante delle regole e dei canoni dell’ortodossia mafiosa, in posizione egemone nell’area nebroidea della provincia di Messina ma capace, al tempo stesso, di rapportarsi – nel corso di riunioni tra gli affiliati – con le articolazioni territoriali mafiose Catania, Enna e finanche del mandamento delle Madonie di cosa nostra palermitana”, dicono ancora gli investigatori.

Dall’operazione antimafia “sono emersi profili di allarmante riconoscimento del ruolo rivestito da alcuni suoi componenti, anche da parte di pubblici ufficiali“. “Basti pensare che uno dei membri più attivi della famiglia mafiosa batanese è stato interpellato da un funzionario della Regione Siciliana, in relazione a furti e danneggiamenti di un mezzo meccanico dell’amministrazione regionale, impiegato nell’esecuzione di taluni lavori in area territoriale diversa dal comprensorio di Tortorici”. E’ quanto dicono gli investigatori. “Ciò – spiegano – a riprova di un forte radicamento della famiglia tortoriciana anche in zone distanti dai territori di origine”.

Gli inquirenti hanno inoltre accertato “a partire dal 2013, l’illecita percezione di erogazioni pubbliche per oltre 10 milioni di euro, con il coinvolgimento in tale attività di oltre 150 imprese agricole (società cooperative o ditte individuali), tutte direttamente o indirettamente riconducibili alle due famiglie mafiose, alcune delle quali meramente cartolari ed inesistenti nella realtà”.

La percezione fraudolenta delle somme è stata possibile “grazie all’apporto compiacente di colletti bianchi identificati dalle indagini: ex collaboratori dell’ Ag.E.A., un notaio, numerosi responsabili dei centri C.A.A.”. Pder gli investigatori “oggetti muniti del know how necessario per realizzare l’infiltrazione della criminalità mafiosa nei meccanismi di erogazione di spesa pubblica, e conoscitori dei limiti del sistema dei controlli”.

Secondo quanto emerge, “esaminando le istanze (con contenuto falso) finalizzate ad ottenere i contributi è emersa una suddivisione pianificata delle aree di influenza tra i sodalizi, finalizzata a scongiurare la duplicazione (o la moltiplicazione) di istanze diverse afferenti alle medesime particelle”. “Questo specifico aspetto investigativo è stato confermato attraverso intercettazioni ed acquisizioni documentali, presso diversi Centri di Assistenza Agricola, dei fascicoli aziendali delle singole ditte/società attraverso le quali venivano perpetrate le truffe; e mediante perquisizioni eseguite presso le abitazioni dei principali indagati e presso alcuni Centri di Assistenza Agricola”.

Tra gli elementi di novità raccolti dall’indagine, “emerge in maniera significativa un profilo di carattere internazionale degli illeciti, commessi nell’interesse delle associazioni mafiose“. “In alcuni casi, infatti, le somme provento delle truffe sono state ricevute dai beneficiari su conti correnti aperti presso istituti di credito attivi all’estero e, poi, fatte rientrare in Italia attraverso complesse e vorticose movimentazioni economiche, finalizzate a fare perdere le tracce del denaro”, dicono gli investigatori.

L’organizzazione mafiosa sgominata all’alba “grazie all’apporto di professionisti, dimostra di avere una fisionomia modernissima e dinamica, decisamente lontana dallo stereotipo della ‘mafia dei pascoli’“. E’ quanto dicono gli inquirenti. Una organizzazione che “muovendo dal controllo dei terreni, forti di stretti legami parentali e omertà diffusa (e, quindi, difficilmente permeabili al fenomeno delle collaborazioni con la giustizia), mira all’accaparramento di utili, infiltrandosi in settori strategici dell’economia legale, depredandolo di ingentissime risorse, nella studiata consapevolezza che le condotte fraudolente, aventi ad oggetto i contributi comunitari – praticate su larga scala e difficilmente investigabili in modo unitario e sistematico – presentino bassi rischi giudiziari, a fronte di elevatissimi profitti”.

Nel corso dell’inchiesta “sono stati ricostruiti numerosi episodi delittuosi, riconducibili ad attività illecite tradizionali dell’organizzazione mafiosa tra le quali due distinte associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti ed estorsioni, finalizzate, principalmente, all’accaparramento di terreni, la cui disponibilità è presupposto per accedere ai contributi comunitari”. “E proprio l’interesse – perseguito senza alcun contrasto e dunque in completo accordo dai gruppi mafiosi oggetto delle indagini – ad ottenere le illecite percezione di ingenti contributi comunitari concessi dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Ag.E.A.) si è rivelato essere la principale attività rilevante per tutta l’organizzazione mafiosa presente sul territorio”, dicono gli investigatori.

CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE:

  1. AGOSTINO NINONE PASQUALINO, NATO L’01.04.1972 A NASO (ME).
  2. BARBAGIOVANNI CALOGERO, NATO IL 21.04.1993 A CATANIA PREGIUDICATO.
  3. BARBAGIOVANNI CARMELO, NATO IL 21.01.1971 A TORTORICI (ME), IN ATTO DETENUTO PER ALTRA CAUSA PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI CUNEO.
  4. BONTEMPO GINO, NATO IL 10.06.1958 A TORTORICI (ME).
  5. BONTEMPO GIUSEPPE, NATO IL 30.03.1964 A TORTORICI (ME).
  6. BONTEMPO SALVATORE, NATO IL 10.05.1978 A BIANCAVILLA (CT).
  7. BONTEMPO SEBASTIANO, NATO IL 01.06.1969 A TORTORICI (ME), INTESO “U UAPPO”.
  8. BONTEMPO SEBASTIANO, NATO IL 15.01.1972 A TORTORICI (ME), INTESO “U BIONDINO.
  9. BONTEMPO SCAVO SEBASTIANO, NATO IL 14.07.1971 A TORTORICI (ME).
  10. CALA’ LESINA SALVATORE, NATO IL 12.03.1972 A TORTORICI (ME).
  11. CALCÒ LABRUZZO GINO, NATO A IL 04.01.1959 A TORTORICI (ME).
  12. CAPUTO ANDREA, NATO IL 19.07.1968 A S. AGATA DI MILITELLO (ME).
  13. COCI DOMENICO, NATO IL 26.02.1990 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  14. CONDIPODERO MARCHETTA GIUSEPPE, NATO IL 30.01.1958 A PIRAINO (ME).
  15. CONTI MICA SAMUELE, NATO IL 03.09.1987 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  16. CONTI MICA SEBASTIANO, NATO IL 27.03.1970 A TORTORICI (ME), INTESO “U BELLOCCIU”.
  17. CONTI TAGUALI IVAN, NATO L’11.11.1981 A MESSINA.
  18. COSTANZO ZAMMATARO GIUSEPPE, NATO L’8.01.1950 A TORTORICI (ME).
  19. COSTANZO ZAMMATARO GIUSEPPE, NATO IL 26.03.1982 A BIANCAVILLA (CT).
  20. COSTANZO ZAMMATARO GIUSEPPE, NATO IL 19.12.1985 A BIANCAVILLA (CT).
  21. COSTANZO ZAMMATARO SALVATORE, NATO IL 9.11.1982 A TORTORICI (ME), IN ATTO DETENUTO PER ALTRA CAUSA PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI CUNEO.
  22. COSTANZO ZAMMATARO SALVATORE, NATO IL 3.05.1985 A BIANCAVILLA (CT).
  23. DESTRO MIGNINO SANTO, NATO L’01.06.1988 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  24. DESTRO MIGNINO SEBASTIANO, NATO IL 25.01.1960 A TORTORICI (ME).
  25. GALATI GIORDANO VINCENZO, NATO IL 14.07.1958 A TORTORICI (ME).
  26. GALATI GIORDANO VINCENZO, DETTO LUPIN, NATO IL 18.05.1969 A TORTORICI (ME), IN ATTO DETENUTO PER ALTRA CAUSA PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI SAN GIMIGNANO.
  27. HILA ALFRED, NATO IL 2.07.1983 A SHKODER (ALBANIA).
  28. MARINO AGOSTINO ANTONINO, NATO L’1.09.1962 A TORTORICI (ME).
  29. MARINO ROSARIO, NATO IL 7.05.1992 A MESSINA.
  30. MARINO GAMMAZZA GIUSEPPE, NATO IL 27.04.1971 A TORTORICI (ME).
  31. PROTOPAPA FRANCESCO, NATO IL 02.04.1990 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  32. SCINARDO TENGHI GIUSEPPE, NATO IL 28.09.1984 A GROSS-UMSTADT (GERMANIA).
  33. TALAMO MIRKO, NATO IL 21.12.1987 A CATANIA.
  34. VALERIO LABIA GIUSEPPE, NATO IL 08.11.1985 A PATTI (ME).

 

ARRESTI DOMICILIARI

  1. BONTEMPO ALESSIO, NATO IL 19.10.1988 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  2. BONTEMPO LUCREZIA, NATA IL 29.09.1986 A PATTI (ME).
  3. BONTEMPO GIOVANNI, NATO L’01.04.1984 AD ADRANO (CT).
  4. BONTEMPO GIUSEPPE, NATO IL 29.11.1991 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  5. CALA’ CAMPANA SEBASTIANA, NATA IL 24.05.1955 A TORTORICI (ME).
  6. CERAULO VINCENZO, NATO IL 14.09.1967 A RANDAZZO (CT), CONSIGLIERE COMUNALE DEL COMUNE DI RANDAZZO, ELETTO NELLA LOCALE LISTA CIVICA.
  7. COCI JESSICA, NATA IL 07.10.1991 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  8. COSTANZO ZAMMATARO CLAUDIA, NATA IL 30.07.1988 A S. AGATA DI MILITELLO (ME).
  9. COSTANZO ZAMMATARO LORETTA, NATA IL 2.07.1975 A TORTORICI (ME).
  10. COSTANZO ZAMMATARO VALENTINA, NATA IL 10.03.1985 A TORTORICI (ME).
  11. COSTANZO ZAMMATARO ROMINA, NATA IL 21.10.1980 A TORTORICI (ME).
  12. GALATI PRICCHIA DANIELE, NATO IL 22.01.1991 A MESSINA.
  13. SCIUTO ALESSANDRA, NATA IL 3.12.1967 A CATANIA.