Mafia dei Nebrodi, duro colpo della Dia al patrimonio del boss di Cesarà Giovanni Pruiti

Le indagini, dopo l’attentato del presidente del Parco dei Nebrodi Antoci, hanno interessato anche le cospicue erogazioni di contributi AGEA nei confronti di persone collegabili direttamente o indirettamente ad associazioni mafiose operanti nel territorio nebroideo, con la svolgimento di mirate indagini patrimoniali. Tra i numerosissimi soggetti monitorati e analizzati dagli investigatori della D.I.A. è emersa la figura di Clelia Bontempo, convivente del pregiudicato Giovanni Pruiti, fratello dell’ergastolano Giuseppe condannato per associazione mafiosa ed omicidio.

 

Gli inquirenti ritengono che dopo l’arresto del fratello Giuseppe, fu lui a diventare il capo clan di Cesarò. lo scorso 14 febbraio fu sottoposto a fermo insieme al noto boss mafioso Salvatore Catania, inteso Turi, ed altri, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria (cd. operazione Nebrodi) tesa a disarticolare le consorterie mafiose di Cesarò e Bronte. Il legame con Turi Catania consentirebbe di ritenere il clan di Cesarò, capeggiato dai Pruiti, espressione della potente e pericolosissima famiglia mafiosa catanese dei Santapaola-Ercolano, di cui Catania costituirebbe elemento di spicco. Dall’indagine odierna emergerebbe come, in presenza di maggiori controlli e requisiti per ottenere l’affidamento di terreni demaniali (in seguito alla stipula del protocollo di legalità da parte del Presidente dell’Ente Parco, subordinato al rilascio della certificazione antimafia), i clan mafiosi si siano adoperati, con intimidazioni tipiche del metodo mafioso, per avere il controllo di terreni privati tramite i quali ottenere i relativi benefici economici. Le attività investigative svolte in quel contesto hanno documentato come il sodalizio riconducibile a Turi Catania riuscisse ad ostacolare con il metodo mafioso ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale e condizionare fortemente il libero mercato. Il gruppo criminale avrebbe operato in prima istanza su tutti gli aspiranti acquirenti provocandone il recesso dalle trattative in corso, anche mediante concrete intimidazioni.

 

Le indagini condotte dalla D.I.A. si sono sviluppate principalmente sulla ricostruzione reddituale e patrimoniale di Giovanni Pruiti e del proprio nucleo familiare. E’ stata evidenziata la sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio acquisito nel corso dell’ultimo decennio. Nonostante la cospicua percezione di contributi erogati da parte della comunità europea che, tra l’altro, non potevano essere assegnati a soggetti destinatari di misure di prevenzione e dei loro familiari, il patrimonio rilevato dalle investigazioni è risultato frutto di investimenti di gran lunga superiori ai flussi finanziari regolarmente dichiarati.

 

Il Tribunale di Catania quindi, accogliendo la proposta avanzata dal Direttore della D.I.A., ha disposto il sequestro dell’ingente patrimonio di cui Pruiti risulta disporre direttamente o indirettamente, consistente in imprese operanti prettamente nel settore agricolo (allevamento e coltivazione dei fondi), numerosi terreni agricoli, fabbricato ubicato a Cesarò (ME), diversi veicoli, titoli ordinari AGEA e rapporti finanziari in corso di quantificazione.