I Carabinieri smantellano un sistema mafioso di gestione dei terreni dei Nebrodi, nove i fermati

L’indagine, denominata “Nebrodi”, trae spunto da quanto accaduto al lo scorso 18 maggio 2016 Presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, quanto subì un attentato a San Fratello (ME), che per fortuna non è andato a buon fine. I Carabinieri si resero conto che il “Protocollo di legalità” voluto da Antoci che tra i requisiti per la partecipazione ai bandi relativi all’affidamento dei terreni pubblici imponeva il possesso della certificazione antimafia, arrecò seri problemi alla mafia rurale. Un primo filone di indagine individuò Salvatore Catania, già elemento di vertice del clan mafioso operante nell’area territoriale compresa tra i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò, saldamente legato a cosa nostra catanese facente capo ai Santapaola – Ercolano.

Un secondo filone di indagine riguardò un plateale e feroce atto intimidatorio commesso ai danni di un allevatore cesarese. Si scoprì che la vittima sarebbe stata vittima di una estorsione, in merito ad una cessione di terreni ricadenti nel Parco dei Nebrodi. L’immediata attività di indagine, che comunque si scontrò contro un impermeabile muro di omertà e reticenze consentì di stabilire che il protagonista di questa attività sarebbe stato Giovanni Pruiti che, insieme a Carmelo Lupica Cristo, Carmelo Triscari Giacucco, Giuseppe Corsaro, Antonio Galati Giordano, Luigi Galati Giordano e Salvo Germanà, si era attivamente adoperato nel tentativo di indurre gli acquirenti di estesi appezzamenti di terreno, nonostante il versamento di una caparra di 200 mila euro, a recedere dalle trattative, anche con ulteriori efferati atti intimidatori, concretizzatesi anche in gravi aggressioni alle loro persone.

Gli inquirenti ritennero che tra Catania e Pruiti, ci fosse un forte legame e li considerarono i veri capi di tutta la zona nebroidea.

Dalle indagini si evinse il metodo mafioso che avrebbe ostacolato ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale, che condizionava condizionare fortemente il libero mercato. Infatti, danneggiamenti, furti, uccisione di animali ed estorsioni sarebbero stati ordinario strumento per indurre i proprietari a riconoscere come unici interlocutori gli aggregati mafiosi che, volta per volta, sceglievano la condotta da tenere: intavolare autonome trattative con i proprietari terrieri oppure inserirsi in quelle eventualmente già in essere ad opera di terzi, inducendo le relative parti a recedere dagli intendimenti negoziali.

Il perpetrarsi di una ulteriore intimidazione ad uno dei potenziali acquirenti dei terreni, avvenuta in pieno centro e non senza far ricorso ad atti di estrema violenza, rese necessario ed improcrastinabile un intervento d’urgenza quale il decreto di fermo emessi da questa Procura Distrettuale.

Le persone fermate dai Carabinieri sono:

  1. CALANNI Roberto, nato a Paternò (CT) il 14.09.1980;

  2. CATANIA Salvatore, inteso Turi, nato a Bronte (CT) il 24.5.1962;

  3. CORSARO Giuseppe, nato a Bronte (CT) il 31.01.1984;

  4. GALATI GIORDANO Antonino, nato a Bronte (CT) il 4.09.1983;

  5. GALATI GIORDANO Luigi, nato a Catania il 23.10.1985;

  6. GERMANÀ Salvo, nato a Bronte (CT) il 04.05.1976;

  7. LUPICA CRISTO Carmelo nato a Tortorici (ME) il 2.1.1955

  8. PRUITI Giovanni, nato a Bronte (CT) l’1.1.1976;

  9. TRISCARI GIACUCCO Carmelo nato a Cesarò (ME) il 6.10.1973;