La suddivisione del territorio messinese tra i vari clan mafiosi in città e provincia

La DIA ha diffuso la relazione semestrale al Parlamento in merito alle organizzazioni criminali in Italia. Una parte è dedicata anche alla provincia di Messina.

I gruppi mafiosi che insistono sulla provincia di Messina, data anche la particolare esposizione geografica, rappresentano la risultante di una contaminazione criminale che vede interessate cosa nostra palermitana, cosa nostra catanese e la ‘ndrangheta. Le dinamiche criminali che hanno caratterizzato il semestre non sembrano aver condizionato le convenzionali sfere di influenza dei singoli gruppi sul territorio, e questo sia con riferimento alla città di Messina che ad altri centri della provincia.

Allo stesso tempo, tuttavia, si sono registrati mutamenti nella composizione interna dei clan, i cui esponenti sembrano comunque aver mantenuto legami di tipo affaristico con i gruppi palermitani, catanesi e calabresi.

Tra tutti, il gruppo al momento, più operativo, strutturato e con un’organizzazione improntata sul modello di cosa nostra palermitana è quello dei “Barcellonesi”, risultato al centro, nell’ultimo decennio, di numerose indagini di polizia e processi ancora in corso, che ne hanno delineato le gerarchie e ricostruito le vicende, anche omicidiarie, finalizzate alla “scalata” di giovani leve – imprevedibili e spregiudicate – verso posizioni di comando. Come si è già avuto modo di sottolineare in pregresse Relazioni, un generalizzato clima di fibrillazione continua a caratterizzare i gruppi criminali messinesi, a volte protagonisti di esternazioni violente verso i componenti delle stesse consorterie.

Nel periodo in esame va segnalato un evento di rilievo che ha riguardato il Presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi sottoscrittore di un Protocollo di legalità con la locale Prefettura, teso ad estendere i controlli preventivi antimafia anche al settore agro-pastorale. Questa più incisiva procedura accertativa – che già lo scorso dicembre aveva dato luogo ad undici informazioni antimafia interdittive- ha, tra l’altro, consentito al Prefetto di Messina di adottarne di ulteriori nei confronti di imprese operanti nel contesto del Parco, i cui intestatari sono risultati collegati al gruppo dei tortoriciani ed, in particolare, alla cosca dei Bontempo Scavo.

Le indagini condotte nel semestre hanno, in aggiunta, confermato come i gruppi mafiosi continuino a trarre linfa vitale dalle estorsioni e dal traffico di stupefacenti, attività che, se lette in valore assoluto, concorrono a geolocalizzare gli ambiti di competenza e a rendere più chiare le alleanze in atto, specie quelle finalizzate all’approvvigionamento della droga. Proprio con riferimento a quest’ultimo ambito, elementi di spicco del clan Mangialupi, unitamente ad esponenti anche di vertice del gruppo mafioso di “Tortorici”, sono stati destinatari di una custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Senza tregua”, conclusa nel mese di maggio. L’indagine ha avuto il pregio di rendere noti, tra l’altro, gli interessi economico-criminali del gruppo, dedito anche alle estorsioni, ed ha dato conferma dei rapporti tra le consorterie criminali del capoluogo e la ‘ndrina Nirta-Strangio di San Luca (RC).

Accanto alle tradizionali attività illecite appena menzionate, cui si aggiunge certamente l’usura, i settori di interesse che la criminalità organizzata messinese punta ad infiltrare sono principalmente rappresentati dagli appalti, dall’edilizia, dai servizi, dallo smaltimento dei rifiuti e dagli esercizi commerciali. Al riguardo, appare significativa un’indagine condotta nel semestre dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri, denominata “Totem”, grazie alla quale è stato individuato un gruppo criminale composto anche da elementi di vertice del clan Galli, dedito al controllo di locali notturni nella riviera nord del capoluogo, dove far confluire e ripulire capitali di illecita provenienza. Allo stesso tempo, il sodalizio è risultato attivo nella gestione di un forte giro di scommesse illegali raccolte on-line (corse clandestine di cavalli e installazione di video-poker), che venivano poi indirizzate, via internet, su operatori non autorizzati. Questa vocazione imprenditoriale mafiosa dei clan messinesi è stata al centro di diverse attività condotte nel semestre anche dalla D.I.A., che hanno portato a provvedimenti ablativi eseguiti dalla Sezione Operativa di Messina.

Si tratta, in particolare, di sequestri che hanno colpito, nel mese di aprile, i beni e il compendio aziendale di un imprenditore ritenuto referente di cosa nostra etnea in provincia di Messina; nel mese di maggio altre aziende riconducibili ed esponenti di spicco di gruppi criminali del capoluogo, il tutto per un valore di oltre 5 milioni di euro. Sempre a maggio sono stati oggetto di provvedimenti ablativi beni immobili per un valore di circa 15 milioni di euro. La pervicace opera dei gruppi messinesi non sembra aver risparmiato, nel corso del semestre, la Pubblica Amministrazione Permangono, infatti, gli effetti di indagini che hanno accertato fenomeni corruttivi e che hanno determinato il Commissariamento del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea. A ciò si aggiungano le evidenze emerse nell’ambito della citata Operazione “Matassa” del mese di giugno, che ha fatto luce sulle condotte intimidatorie messe in atto da esponenti del clan Spartà e Ventura, finalizzate a procurare voti in favore di candidati di riferimento, in occasione delle elezioni comunali e nazionali del 2013, nonché nelle competizioni regionali del 2012.