“Battesimo di fuoco” per il figlio 16enne che commise una rapina, i nomi degli arrestati

E’ tardo pomeriggio quando due malviventi fanno irruzione nel laboratorio orafo al cui interno sono presenti il titolare, una commessa ed un cliente.

Sono un uomo sulla cinquantina ed un minorenne. Il più adulto impugna una pistola e la punta verso i malcapitati, la userà poi per colpire il gioielliere allo scopo di indurlo ad essere più collaborativo, mentre il ragazzo ha il compito di arraffare quanta più merce possibile. Prima di uscire staccano e portano via l’hard disk del sistema di videosorveglianza, gesto frutto di una certa esperienza nel campo.

Fuggiranno a piedi con un bottino di circa 70.000 euro, abbandonando la moto utilizzata per recarsi sul luogo del crimine, certi della copertura offerta loro proprio dai genitori del minore, già noti alle forze dell’ordine per gli stessi reati, i quali, dopo aver lasciato il figlio in compagnia del rapinatore 50enne, hanno monitorato da un bar nelle vicinanze, l’arrivo delle forze dell’ordine compiacendosi per il “battesimo del fuoco” del loro primogenito. Volevano tramandare il “mestiere” al figlio ma evidentemente non sono stati dei buoni maestri.

Fondamentale per l’indagine, l’analisi incrociata condotta dagli investigatori dell’Arma sui filmati dei sistemi di videosorveglianza di alcuni esercizi commerciali e i tabulati telefonici degli indagati nonché la comparazione delle impronte digitali lasciate dai malviventi sulla moto. Durante la perquisizione domiciliare è stato possibile raccogliere consistenti e convergenti elementi indiziari che, confermati dalle spontanee dichiarazioni degli arrestati, hanno consentito ai Carabinieri di individuare e sottoporre a fermo di P.G. il quarto complice, un pluripregiudicato amico di famiglia, il quale durante la rapina, aveva colpito il gioielliere alla testa utilizzando il calcio della pistola.

Per il padre, Antonio Genovese di 41 anni e l’esecutore materiale della rapina, Arcangelo Seminatore di 52 anni, si sono aperte le porte della casa circondariale di Messina Gazzi mentre la madre, Annarita Cattareggia di 33 anni, resterà agli arresti domiciliari al fine di accudire gli altri due figli.

Il baby rapinatore, invece, verrà condotto presso l’istituto minorile di Acireale nella speranza che, lontano dai cattivi insegnamenti, possa apprendere ben altre lezioni di vita.