Operazione Totem, tutti i dettagli delle indagini e le accuse contestate agli arrestati

Gli arresti odierni scauriscono da una indagine che ha preso il via sin dal 2012 dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina e dal 2013 dai poliziotti della Squadra Mobile. Dalle indagini sarebbe emerso che il sodalizio mafioso si sarebbe avvalso della complicità di un amministratore giudiziario, l’Avv. Giovanni Bonanno, per continuare a gestire di fatto – attraverso propri uomini di fiducia – due imprese già confiscate nel 2012 (lo stabilimento balneare “AL PILONE” e la società di distribuzione di videopoker e raccolta dei proventi del gioco “EUROGIOCHI”), e delle capacità manageriali di un professionista, Antonio D’Arrigo, a cui sarebbe stata affidata l’effettiva conduzione della discoteca “IL GLAM” e di alcuni stabilimenti balneari (tra cui lo stesso “AL PILONE”), tutti riconducibili alla famiglia anche se intestati a soggetti insospettabili.

Dalle indagini, inoltre, sarebbe emerso come alcuni appartenenti al sodalizio (Francesco Forestiere, Carmelo Salvo, Francesco Gigliarano, Agatino Epaminonda, Carmelo Raspante e Santi De Leo), servendosi di un network di imprese apparentemente legali ma sprovviste dei requisiti prescritti per operare nel mercato dei giochi on line, avrebbero proceduto alla raccolta delle puntate e al pagamento in contanti delle vincite ai clienti, utilizzando server dislocati al di fuori dei confini nazionali.

Le investigazioni avrebbero anche fatto luce sulle modalità con cui Maddalena Cuscinà moglie del boss Luigi Tibia, e altri due affiliati (Giuseppe Schepis e Luciano De Leo ) si sarebbero adoperati per garantire il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dal gioco d’azzardo e dalle scommesse clandestine, che venivano reinvestiti in alcune attività di ristorazione e di intrattenimento di cui erano intestatari.

Contestualmente, è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo del campo di calcetto “CASA PIA” in Via Placida, della società di ristorazione “SAPORI DEL MATTINO” di Via Manzoni, della “TI.DE srl”, che gestisce un lido balneare a Mortelle, di un fabbricato adibito a stalla sede della scuderia “BELLAVISTA”, di un’ AUDI modello “Q7” e delle attrezzature collocate all’interno di 22 sale giochi/centri scommesse nel capoluogo peloritano (tra cui la “BILIARDI SPORT”, “INTERNET POINT MANIA” e la “BETYITALY”), riconducibili agli indagati, del valore complessivo di oltre (2 mln di euro) milioni di euro.

Dunque, la famiglia mafiosa sarebbe stata in grado di diversificare le proprie attività criminali in diversi settori economici, tra i quali risultano la gestione di stabilimenti balneari, rosticcerie ed una vera e propria catena di punti internet per la raccolta e gestione di scommesse on line illecite. Tibia, nel corso delle indagini, avrebbe manifestato l’intenzione di acquisire la gestione del lido-piscina insistente nella struttura turistico – balneare “Giardino delle Palme” di Mortelle, per la stagione estiva 2014, posta in liquidazione coatta.

Ottenendo l’appoggio di Pietro Gugliotta, commissario liquidatore della società cooperativa di navigazione a r.l. Garibaldi, in liquidazione coatta amministrativa, proprietaria di due lidi balneari esistenti presso la struttura alberghiera Grand Hotel Lido – Giardino delle Palme, Luigi Tibia avrebbe fatto in modo di ottenerla in affidamento, estromettendo altri imprenditori aspiranti nelle procedure di affidamento, turbando lo svolgimento della gara. Ottenuta la concessione, la gestirà tramite la società TIDE srl, per la stagione estiva. Giova evidenziare che, allo stato attuale, Pietro Gugliotta riveste l’incarico di Vice Presidente della Società di Calcio ACR Messina, dall’agosto del 2015, mentre i fatti contestati risalgono al 2014.

L’imprenditore Calogero Smiraglia, detto Carlo, avrebbe messo a disposizione dell’associazione mafiosa guidata da Luigi Tibia, le proprie attività e risorse economiche, anche al fine di consentire il reimpiego di somme di denaro di provenienza delittuosa, compiendo acquisti di beni per attività gestite da Tibia tramite interposta persona, rendendosi disponibile ad assumere il personale segnalato da Tibia, ricevendone protezione da pretese estorsive e rapine, intervenendo in suo favore per l’apertura di conti correnti presso istituti di credito, prestandosi ad effettuare liberatorie, nell’interesse del Tibia, concernenti assegni rilasciati da uno degli indagati, finanziando le scommesse relative alle corse clandestine dei cavalli, prendendo parte ad incontri nei quali si discuteva di occultamento di armi nella disponibilità del clan, partecipando ad iniziative di natura estorsiva attraverso le quali il clan assumeva il controllo di attività economiche delle quali egli beneficiava.

Nel corso delle indagini, è stato tratto in arresto Massimo Bruno in quanto avrebbe detenuto, per conto di Luigi Tibia e di altri associati, tre fucili da caccia, dei quali uno con le canne tagliate, nonché numeroso munizionamento, sottoposti a sequestro. Nel corso delle indagini è emerso un metodo criminale tipicamente mafioso poggiato sulla violenza e sulla crudeltà, evidenziato anche attraverso un episodio avvenuto il 25 agosto 2014 all’interno del Lido “Park”, in località Mortelle di Messina, quando Luciano De Leo e Luigi Tibia avrebbero percosso un giovane ritenuto autore di alcuni furti e, per tali ragioni, meritevole di una esemplare punizione.