UniMe in prima linea con il Gruppo InfQ nello studio dei crash informatici

In questi mesi caratterizzati dalla pandemia, siamo rimasti colpiti dai crash che si sono presentati quasi puntualmente su alcuni servizi pubblici, accessi all’INPS, prenotazioni per i vaccini anti Covid, registrazioni ai bonus mobilità o cashback. Ognuno di questi sistemi ha via via registrato problemi drastici, particolarmente acuiti durante i cosiddetti click day.
Tutto ciò, per una società globalizzata che si affida sempre più a questo tipo di procedure tecnologiche, rappresenta un argomento di non poca rilevanza e attualità.
Di questa tematica si occupa il Gruppo InfQ – Informatica Quantitativa (www.infq.it), al momento coordinato dal prof. Salvatore Distefano (affererente al Dipartimento MIFT) insieme ad altri docenti dell’Ateneo di Messina.

La comunità di ricerca nazionale di Informatica Quantitativa, che raccoglie più di 170 ricercatori (con una rete di 30 Atenei) attivi su aspetti di qualità (efficienza, resilienza, sostenibilità, prestazioni, affidabilità, disponibilità, scalabilità, qualità del servizio) di sistemi e servizi informatici, ha recentemente analizzato gli eventi di crash avvenuti nell’ultimo pariodo; dallo studio è emerso che, spesso, molti di questi problemi avrebbero potuto essere evitati, in quanto causati dal cedimento di un singolo anello della catena informatica che una valutazione più approfondita avrebbe individuato. Difatti, una caratteristica che accomuna le applicazioni ed i servizi digitali è la complessità. Tali servizi, infatti, sono composti da un elevato numero di moduli software e hardware che interagiscono tra di loro per produrre i risultati attesi. Spesso, la causa del degrado della qualità dei servizi offerti, è da ricercarsi proprio nei malfunzionamenti durante le interazioni tra i vari moduli.