Stop a hobbisti e improvvisati, a Messina sarà istituito l’albo dei musicisti professionisti

Il Sacs Cisal e i musicisti professionisti di Messina a confronto con l’amministrazione comunale. L’obiettivo è quello di garantire l’occupazione di chi, tra mille difficoltà ma con grande professionalità, vive di questo lavoro. L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere la fragilità del comparto, che oggi più che mai ha bisogno di supporto e regole certe per gli ingaggi. La proposta del sindacato autonomo Sacs Cisal, che ha richiesto il confronto al quale hanno partecipato per conto dell’esecutivo De Luca gli assessori Dafne Musolino e Pippo Scattareggia, è quella di istituire un albo comunale (che dovrebbe essere di riferimento anche per i gestori dei locali nei quali si fa musica dal vivo) nel quale inserire i professionisti del settore, che ogni giorno pagano sulla propria pelle non solo l’indifferenza delle istituzioni verso un settore fondamentale come la musica, ma anche la concorrenza scorretta di chi fa un altro lavoro e si trasforma in musicista per hobby, magari a 30 euro a sera.
Una proposta accettata da Musolino e Scattareggia, che hanno anche accolto anche la richiesta del Sacs Cisal di convocare un tavolo al massimo entro 10 giorni e, in quell’occasione, di presentarsi con tempi certi sul bando per l’albo. “Siamo consapevoli -spiega il segretario provinciale Clara Crocè– che l’emergenza coronavirus non si è conclusa e che non ci sono certezze reali rispetto a quando si potrà riprendere a fare musica dal vivo o concerti. Però, dopo decenni di assoluta deregolamentazione, è indispensabile dare delle risposte a questi lavoratori che lavorano con serietà e che, troppo spesso, sono messi da parte a favore di chi pratica la musica come hobby. Il nostro sindacato sta già lavorando a livello nazionale per dare vita a un loro statuto, che metta nero su bianco paletti e regole certe. I musicisti non sono figli di un dio minore e devono avere la stessa dignità degli altri lavoratori, con regole che tutelino la loro professionalità e garanzie contrattuali”.
A dare voce alle istanze del mondo dell’intrattenimento musicale il coordinatore provinciale del Sacs Cisal Guglielmo Sidoti. “L’albo che chiediamo -ha spiegato ai due assessori- è indispensabile perché rappresenterebbe la mappatura degli artisti presenti in città. Dovrebbe essere utilizzato non soltanto dall’amministrazione di Palazzo Zanca quando si devono organizzare manifestazioni e c’è la necessità di reperire artisti locali, ma anche per rilanciare i settori dell’intrattenimento musicale e della ristorazione. Per i gestori dei locali che decidono di scritturare o ingaggiare gli artisti che si vogliono esibire, la creazione dell’albo comporterebbe degli innegabili vantaggi, perché i clienti non andrebbero solo a cenare o a bere ma avrebbero anche la possibilità di assistere a un intrattenimento musicale professionale. Contestualmente, l’artista sarebbe finalmente tutelato grazie a un contratto regolare”.

46 Risposte a “Stop a hobbisti e improvvisati, a Messina sarà istituito l’albo dei musicisti professionisti”

  1. Complimenti per l’iniziativa! Questa sì che è una grande rivoluzione! Siamo con voi, però portatela al termine per davvero!!! Ci crediamo! Il settore della musica dal vivo va tutelato per davvero! Attenzione soprattutto alle orchestre della musica da ballo. Molti suonano totalmente in playback, a volte addirittura con la voce del cantante originale sotto. Praticamente fanno finta di suonare. Gente che non sa nemmeno le note musicali perché di giorno fa il meccanico, il parrucchiere, il fruttivendolo… E di sera si improvvisano finti musicisti ingannando la gente e rubando lavoro a gente che studia da 20 anni!!!

    1. Il problema è molto piu variegato. Innanzi tutto tra le orchestre ci sono dei validissimi musicisti. E quelli che non sanno suonare sono veramente pochi. Non tutti suonano in playback. Paradossalmente chi canta in playback sono proprio i professionisti che pagano le tasse, service e roadie con chache molto alti, che fanno dischi e producono canzoni i quali sono contentissimi che le altre orchestre suonino i suoi brani con ritorno dei diritti. E’ un mondo molto particolare dove chi ti da le date pretende, non tutti per la verità, che ci sia la perfezione di una base, con quei suoni e sopratutto senza errori. Quando dici, noi suoniamo totalmente dal vivo, storcono il naso. Poi sei sicuro che uno che studia 20 anni vuole andare a fare zum pappà?

    2. Esattamente, abituando i locali ad avere prestazioni gratis o quasi, e non pagare quelli che vivono solo di quello, che hanno spese fisse, hanno magari famiglia, ci pagano le tasse, oltre che studiare e prepararsi 5h al giorno.
      Ho allievi, glie lo dico sempre, se è una festa da amici ok ma se uscite nei locali anche se non lo fate di lavoro dovete pretendere un minimo , che non sono 30 euro ma dovete pensare che il giorno dopo ci potrebbe andare vs padre che deve mantenere la famiglia. Il minimo sindacabile ma minimo, 100 euro a testa.

  2. Io ho 72 anni. Ho avuto una vita lavorativa dalla quale la musica era estranea. Tuttavia ho sempre suonato. Ora guido un quintetto jazz che si è esibito e si esibirà ancora spero per molto tempo. Ovviamente non conosco playback o altre diavolerie. Leggo agevolmente la musica etc. Chi deciderà se sono degno di essere iscritto all’albo di cui si parla?

    1. Io di anni ne ho 43, per varie ragioni non ho potuto fare della musica la mia unica occupazione, ma è tutto gli effetti una seconda attività per la quale pago le tasse che devo pagare. Spero che venga istituito un albo a livello nazionale, ma spero anche non diventi il solito pasticcio all’italiana.
      Io vorrei continuare a suonare, insegnare e studiare.

      1. Salve Manuel, scusi, ma le agibilità non le paga per le esibizioni se gia ha un lavoro? Se si ha un lavoro all’inps non si paga l’agibilità dei concerti perchè risultano o amatoriali o come secondo lavoro, che io sappia, poi forse mi sbaglio io? Eppure conosco bene la legge. Senza polemica, sono solo curioso. Senza agibilità pagate per la professione di musicista non si è professionisti, si potrà essere bravi, dei maestri, dei geni, ma credo con convinzione che il professionista è chi lo fa per professione, sicuramente rientrerà anche Lei nella categoria, e mi auguro che rientri tanta gente, sul serio, non è personale il mio post, ovviamente, è solo per capire.

    2. Caro collega se mi posso chiamare così….in quanto iniziai a suonare e sono rimasto autodidatta,anche perche anni 60 non esisteva in conservatorio la Drum –questa mi sembra una pura e vera discriminazione nella libertà della musica e del Musicista… il musicista è stato sempre un libero Artista di andare dove e quando si vuole..e se andasse in porto questa offesa alla libertà musicale..significherebbe anche mettere dei blocchi a non uscire dal proprio paese o città che farebbe questi beceri accordi e antisindacali…anche se non esiste un sindacato per i musicisti..questa è una cazzata dei giovanotti di primo pelo,che pensano di avere una protezione locale da quelli che chiamano Hobbisti e improvvisati-io ho la stessa tua età..e mi sono permesso d’intromettermi nella proposta che è arrivata su tutta la rete..(.io ho 72 anni e ho girato per tutta l’Italia suonando in tour, con tanti artisti e di molti Generi..da Feste di piazze a Musicol Teatrali..Turnista in registrazioni e ultimo 2007/08 un bel film sulla storia dei musicisti anni 60/70 con la Fandango..regia di Fabrizio Bentivoglio..Tony Servillo-Lina Sastri-Valeria Golino e altri proprio si può definire storia di oggi e di sempre che se non sei un grande..i soldi son sempre pochi e manager imbroglioni a Pagherò la prossima,film , tranne il jazz,che mai suonato… tranne il swing che amo-che sarebbe vera specializzazione e sentirla d’entro con studio e Fantasia che pochi hanno..suonare musica non è solo leggere lo spartito)..vorrei dire a questi giovanotti credendosi chi sa chi per la sola lettura e studio–se non hanno professionalità,Umiltà,,espressività e creatività..non vanno da nessuna parte.e che un buon musicista se non fa gavetta ed esperienza live…è una stecca di ghiaccio che legge la nota e improvvisazione zero–mah! comunque è una grande descriminazione verso chi ama la musica e riesce a suonare bene..Ciao Livio e complimenti evviva la musica e scusa lo sfogo..lo faccio per i giovani..il mio è fatto e sopravvivo 😉

    3. Dovrebbe essere una cosa ovvia, chi ci vive, se poi ci vorranno altri requisiti non lo so, ma uno non può andar e in giro a rovinare il mercato suonando per 30 euro, Io sono per tutti sul palco la musica è una forma d’arte, però non esiste che si vada in giro compromettendo il tessuto lavorativo di chi ci deve vivere.
      Il gratis si fa per giuste cause beneficienza.

  3. Mi fa piacere leggere ciò che chiede Livio Mannino: chi deciderà…?
    In Italia tanta gente è “professionista” dello spettacolo fa decenni e, non essendo mai esistito l’albo, non si è mai premurato di avere titoli per continuare a fare il “mestiere” di musicista. Quindi, quali saranno i criteri o le persone delegate a decidere… Si valuterà il CV musicale o un semplice diploma ?? Poi, qualcuno dice: gente che “vive” solo di musica… In Italia si è stimato un numero così esiguo di persone che riescono a vivere solo di musica che non aggiungo altro…. Lascio ai dotti e tecnici che saranno incaricati di valutare l’inserimento all’albo di valutare anche il fatto che tanta gente nei decenni è stata costretta a cercarsi un lavoro per lo stipendio per poter condurre una vita “normale”, questo perché le istituzioni non si sono Mai prodigate ad avere ed assumersi le responsabilità del caso e, invece di dare incarichi o assegnare le serate di spettacolo con i fondi pubblici… Erano iscritti all’albo o erano sono forme clientelari. Mi piacerebbe un confronto con chi ha sempre svolto questo mestiere “PROFESSIONALMENTE”..

  4. Mi fa piacere leggere ciò che chiede Livio Mannino: chi deciderà…?
    In Italia tanta gente è “professionista” dello spettacolo fa decenni e, non essendo mai esistito l’albo, non si è mai premurato di avere titoli per continuare a fare il “mestiere” di musicista. Quindi, quali saranno i criteri o le persone delegate a decidere… Si valuterà il CV musicale o un semplice diploma ?? Poi, qualcuno dice: gente che “vive” solo di musica… In Italia si è stimato un numero così esiguo di persone che riescono a vivere solo di musica che non aggiungo altro…. Lascio ai dotti e tecnici che saranno incaricati di valutare l’inserimento all’albo di valutare anche il fatto che tanta gente nei decenni è stata costretta a cercarsi un lavoro per lo stipendio per poter condurre una vita “normale”, questo perché le istituzioni non si sono Mai prodigate ad avere ed assumersi le responsabilità del caso e, invece di dare incarichi o assegnare le serate di spettacolo con i fondi pubblici… Erano iscritti all’albo o erano sono forme clientelari. Mi piacerebbe un confronto con chi ha sempre svolto questo mestiere “PROFESSIONALMENTE”..

  5. Vorrei istituire l’albo musicisti a Bari e in Puglia mi date informazioni dettagliate?
    Grazie
    Paolo Lepore direttore d’orchestra

  6. Ottima iniziativa che io vado predicando, senza successo, da anni. Dovrebbe, comunque, diventare un albo almeno provinciale!

    1. Ma perché i diplomati ..anzi i laureati in quel che è rimasto dei conservatori..sono professionisti??
      Ognuno portasse i titoli artistici..e non quelli ..serata nella chiesa di San Crispino..serate dove c’è un versamento ENPALS..dischi,contratti teatrali, contratti ecco.. perché quando una persona ti fa un contratto..e caccia li sordi..vuol dire che ti vuole ..vuol dire che sei professionista..scusate lo sfogo..
      Sono Mirko Rinaldi

  7. Di professionisti o coloro che si ritengono tali i Italia c’è sono parecchi ma che sappiano fare il loro lavoro direi pochi. Per cui la valutazione per inserirli in un cosiddetto albo dei musicisti professionisti dovrebbe essere fatto da persone esperte nel settore. Aggiungo inoltre per ritenersi un musicista non basta saper leggere lo spartito, subentra il gusto,il cuore nelle varie interpretazioni.

    1. Non sono per niente d’accordo solo sul competente che elegge i professionisti, nono, solo chi lo fa per professione si dovrebbe definire professionista, secondo me. Senza giudici o diplomi, ognuno deve essere libero di mollare il posto di lavoro a proprio rischio se se la sente e provarci, le competenze e la bravura escono poi. Discorso diverso di chi vuole stare con due lavori, i benefici solo di uno li può tenere, non si può stare con due piedi un una scarpa, almeno per la legge universale del mondo occidentale è così. Stesso discorso per altri incroci di lavoro, i contadini, i ragionieri, gli architetti ecc.

  8. Come sarà regolamentato il discorso “Bande musicali” dato che le stesse sono composte al 60% da dilettanti?

    1. Salve Angelo. Dipenderebbe dal tipo di banda musicale e della sua struttura societaria secondo me. Le bande musicali amatoriali (il 99%) hanno un regime fiscale di finanziamenti, esenzioni, aiuti fatti appositamente per gli amatoriali, se prendi le bande di paese di fatto per esistere devono essere associazioni amatoriali o dilettantistiche, per essere professionisti ci vogliono le agibilità inps per tutti i componenti che di fatto devono fare solo quello di lavoro e costa un botto e se non hai rientro di date, cioè se non sei in grado di farlo per professione, lo puoi fare da amatoriale e ti danno pure i contributi per un fattore culturale. Orchestre di fiati e bande professionali (io ho fatto parte di alcune bande professionali e anche amatoriali, tutto diverso ovviamente) fanno dei veri e propri contratti e ti danno la busta paga, pagando tasse positive che ti danno i benefici della disoccupazione, la pensione ecc. Gli amatoriali no, non si pagano agibilità, quindi non hanno benefici ma nemmeno spese dei professionisti. Come spendi mangi praticamente. E dipende dalle date che si piazzano ovvio e da chissà quali ragionamenti che, chi fonda una banda, si fa.

  9. Sembra il solito fumo per distrarre dalle responsabilità politiche di chi deve promuovere la cultura. Un simile tentativo fatto negli anni scorsi nell’ente teatro ha avuto come unica conseguenza il favoreggiamento di dinamiche clientelari. La domanda interessante è quella già proposta: chi deciderà chi è degno di essere iscritto?

  10. Salve a tutti…sono un professionista..non lo decido io..ma lo decidono i miei 2 Diplomi e pure con lode. Sappiate che siamo in Italy..e tutto si può fare..non interessa neppure alla scala di Milano se sei diplomato..figuriamoci alla gente comune. Tutto è truccato..tutto è corrotto…chi merita e ha le qualità non conta..in Italy senza spintarella non entri..non lavori. Ho quasi 40 anni di esperienza professionale…e voglio proprio vederli in faccia quei giudici che decideranno l’idoneità o meno di un orchestrale..musicista..cantante ecc..e ripeto meglio la domanda facendo un passo in dietro..chi deciderà chi dovrà decidere ? Chi deciderà gli esaminatori che verificheranno.. è del tutto esente da parentele..interessi..? Sappiate che già nei conservatori..nelle scuole…ci sono interessi! E non è proprio tutto alla luce del sole. Inoltre visti i presupposti chi sa che non potrà mai essere incluso in tale albo farà in modo che tutto finisca…diciamo la verità.. siamo italiani.

    1. Salve Gianni, scusi ma tutto quello che ha fatto La rende un grande musicista, un meraviglioso accademico, uno studioso con pochi pari, un Maestro, e non sto ironizzando, ovviamente, massima stima e rispetto, tuttavia per essere professionista ci vuole altro: farlo per professione, solo ed esclusivamente quello. Poi, le cose che dice sul merito possono essere condivisibili e giuste, ma non servono a niente per essere professionista serve solo farlo per professione, è semplice. Vuoi vedere i giudici? Mica siamo a xfactor, qua penso si parla di professionisti e chiunque (anche Lei sicuramente) lo fa per professione potendolo dimostrare, magari con i contributi e le agibilità che paga ogni volta che si esibisce, emettendo fattura e avendo per forza di cose rinunciato ad altri lavori, è automaticamente professionista. Bravo o scarso poco importa per esse professionisti. Purtroppo? Per fortuna? Intanto è così. Senza giudici per favore! 🙂 Secondo me con la semplicità si può fare. Io lo faccio.

  11. Ho fatto il turnista per 20 anni , accompagnado artisti famosi con il mio gruppo ,poi ho dovuto lasciare perché non potevo curare una famiglia con quel lavoro .Da qualche anno ho ricominciato a studiare sopratutto facendo molto allenamento e dedicandomi a una musica più complessa , mi piacerebbe ripartire ma la vedo dura visto il momento e il compenso che i locali offrono per una serata. Oggi in giro il LIVE e difficile trovarlo salvo spettacoli pagati dalle varie amministrazioni e questo e un male perché i giovani e bravi musicisti non trovano spazio per farsi conoscere e tanto meno per fare esperienza con musicisti più esperti. Se vi ricordate tanti anni fa c’erano le orchestre e proprio quelle esperienze servivano a fare rodaggio , dove si suonavano vari generi musicali con precisione e passione , un apprendistato incredibile, perché oltre a suonare ci si abituava a vincere l’imbarazzo davanti al pubblico , cosa non da poco per i giovani . Spero e mi auguro che queste idee possano portare ad grande sviluppo , in Italia abbiamo ottimi musicisti .

      1. Io penso che con questa affannosa ricerca della tutela a tutti costi, ci potrebbe costare una bella zappata sui piedi, burocratizzando un mondo così bello perché…libero!

  12. Salve, intanto è un’iniziativa interessante a cui probabilmente aderirò. Volevo rispondere alla domanda fatidica, traducibile in molti modi: “Chi decide chi è professionista?” o “Chi decide se sono degno dell’albo” o ancora “Chi decide se sono un genio della musica?”.

    La risposta è semplice, qua si parla di professionisti, cioè di chi (genio o meno) lo fa per professione pagandone le relative tasse e rinunciando (per forza di cose, ora ci arrivo) ad altri lavori. Non è detto che un genio di musicista sia professionista e non è detto che un professionista sia un genio, ecco.

    Una buona soluzione (senza badare alla bravura o all’esperienza) è sicuramente il metodo dell’INPS: i 600 euro very famous sono stati dati a chi ha pagato contributi da musicista per trenta giorni lo scorso anno. Solo chi lo fa per lavoro paga i contributi, chi lavora per la ditta “x” o per le Poste quando suona in qualsiasi posto è esente dall’agibilità, pagata di già nel suo lavoro, ergo non paga contributi, ergo non risultano agibilità per professione, ergo non prende (in questo caso) i 600 euro. Come non prende il contributo NASPI. Questo spiega perché chi fa il musicista professionista per forza di cose non fa altri lavori (se non stagionali per breve tempo, ma queste sono eccezioni che fanno sì esista la norma).

    Rapportando all’iscrizione all’albo il sistema appena citato sarebbe abbastanza giusto far iscrivere, all’Albo, solo i professionisti, cioè chi lo fa per lavoro, come me. Anche se il direttore dell’Ikea o il commesso dell’Eurospin o il Dottor Patriternu sono dei geni ai loro strumenti (ipotetici riferimenti ragazzi, puramente casuali) non hanno dunque diritto ad iscriversi all’albo.

    Quindi per essere professionista non basta averlo scritto nella carta di identità, o farlo nei fatti egregiamente, ma bisogna lasciare altri lavori necessariamente e pagare i piccioli, i sordi, i sghei, per le agibilità inps (ex enpals) ogni volta che si suona. Ed emettere fattura, ovviamente. Qua molti dicono: “Ma sei pazzo? e come campo poi se ci metto le fatture?” . Boh, continua a fare il Geometra o il Chirurgo allora, io ci campo e ci camperei meglio se chi ha già un lavoro considerasse veramente la musica come pura espressione poetica da farsi a casa sua con gli amici e nei battesimi dei parenti. Con tutto il rispetto, ma bisogna lasciare spazio ai professionisti, anche se meno bravi di qualche Maestro di musica che ha scelto di insegnare alle medie o di qualche Architetto diplomato al Corelli in gioventù. Ci vuole coraggio, fortuna, dedizione e convinzione per essere professionisti, i titoli e la bravura non bastano, 🙂

    In definitiva? Per comodità di cose, per similitudini di parole, per convenzione universale e per affinità lirica: “Professionista è chi lo fa per professione.”

    1. Quindi, non capisco…. Ad esempio, io faccio l’informatico, sono diplomato al conservatorio ma suonare non è certo il mio lavoro principale (purtroppo). Da molti anni mi capita di suonare con svariate formazioni, di tutti i livelli, dal gruppo dilettante all’orchestra di ottimo livello, e di tutti i generi musicali, dal barocco con strumenti storici al metal. Secondo lei, sarei professionista o no?

      1. Purtroppo non è secondo me, non faccio io le regole, se Lei ha un lavoro dove paga i contributi non ne deve versare per i concerti quindi non lo può fare per professione, quindi anche se Lei, Francesco, è un genio e un grande musicista non è ancora un professionista, lo fa per professione il musicista o per secondo lavoro? Ame sembra semplice, certo non bisogna confondere il professionismo con le abilità e i titoli, sono cose diverse.

  13. Come al solito mi vergogno di fare parte di questa categoria. Ognuno di quelli che ha lasciato il commento ha guardato il proprio orticello: chi ha il diploma vorrebbe i diplomati, chi ha i contratti difende i contratti, chi sa leggere si crede un professionista… ecc. Mah… possibile che nessuno sa guardare al di la del proprio naso? Vi assicuro che io mi sono diplomato, ho i versamenti, i contratti, leggo a testa in giù, ho pagato le tasse e ho lavorato in nero. E nella vita ho trovato gente diplomata che non sa suonare e viceversa, cosi come grandi professionisti che hanno per una serie di motivi lavorato sempre in nero. Io credo che questa categoria non è mai andata da nessuna parte e non ci andrà perché la maggioranza delle persone che fanno questa professione, non tutti per fortuna, hanno poca intelligenza in una attività che per natura ne richiederebbe molta.

  14. Salve a tutti, ma aldilà di titoli e altre menate varie, tasse e agibilità, ognuno (tranne chi finge di suonare usando le basi) dovrebbe poter rientrare nella categoria musicista. Il professionista come dice la parola, lo fa professionalmente il suo lavoro. Non fa finta. Allora a questo punto chi esamina per stabilire l’idoneità alla categoria deve valutare se il sedicente musicista sappia davvero suonare. Istituire delle fasce per competenze darebbe l’opportunità di creare un’opportunità di lavoro per tutti e cachet minimi differenziati in base alla competenza. Sei ultradiplomato? Categoria A. Sei un dio della musica? Un genio aldilà dei tuoi titoli? Categoria B
    Sai suonare abbastanza bene da intrattenere dignitosamente ma non eccelli in tecnica, conoscenza e creatività? Categoria C.
    Ora, questi sono solo spunti di riflessione su come potrebbe essere strutturato l’inserimento all’albo.
    È intrattenimento la musica per cui dovrebbe poter entrare in questo albo solo chi è capace di intrattenere un pubblico con le proprie capacità musicali (le basi possono essere una piccola parte della performance, un supporto all’esecuzione reale di un brano).
    Con la presenza di categorie, che dovrebbero avere un massimale (ma anche un minimo) di compenso stabilito, un gestore di locale, teatro o un comune con le sue piazze possa selezionare in base alle proprie esigenze di qualità o budget disponibile.
    Il problema a questo punto è il classico dilemma italiano: chi stabilisce l’idoneità all’albo? Chi esamina gli esaminatori?

  15. Massimo concordo in pieno con te.
    Da persona che ha anche un’altro lavoro dico questo:
    L’articolo esordisce con stop ha hobbisti mettendoli nella categoria di chi ha un ‘altro lavoro.
    Chi dice che chi ha un’altro lavoro non sia preparato musicalmente e professionalmente per farne anche un’altro? In italia non è illegale fare 2 lavori perche dovrebbe esserlo per fare il musicista? E’ vero ognuno pensa al proprio orticello senza capire che chi ha anche un altro lavoro non toglie nulla a chi di lavoro fa solo il musicista. Pensate che abolendo i dopolavoristi i locali o le feste di piazza vi pagheranno il doppio o il triplo? A mio avviso è un illusione poi ben venga se mi sbaglio… ma la situazione in italia al momento è quella che è il lavoro del musicista (a parte per quei pochi che lavorano per grandi nomi) è di molto sottovalutato. Finisco con il dire, ok all’albo ma quale legge consentirebbe di non far iscrivere all’albo anche chi ha un’altro lavoro… e soprattutto perche? Detto questo i professionisti veri (chiamiamoli cosi) se hanno versato un minimo annuo (che non so bene a quanto ammonta) avrebbero cmq preso il sussidio, se pur ridicolo, che il governo ha messo a disposizione durante il lockdown…. quindi se tali musicisti professionisti non lo prendono è solo perche hanno lavorato in nero.

    1. Salve Giuseppe, chi ha un altro lavoro non può materialmente versare le agibilità quandi suona, ne è esemtato, quindi giusto o sbagliato che sia, non può essere professionista. Deve scegliere. Potrebbe fare viceversa, cioè riversarsi i contributi di musicista pari ad altro lavoro e relegarlo a secondo lavoro, ma bisogna scegliere solo una cosa. Du pedi nra na scarpa? Nono, non si può mannaja.

      1. Salve Leone Marco verissimo quello che dici ma qui il problema non credo si riduca alle agibilità che rispetto ai cachet ridicoli è una minima parte… Su un cachet di una 60ina di euro l’agibilità non supera (se non erro) i 13 euro di cui una parte è anche a carico di chi ti ingaggia. Se mi sbaglio correggetemi tranquillamente in quanto mi informai anni fa e le cose potrebbero anche essere cambiate. Qui si pensa che i dopolavoristi rubano( passatemi il termine) il lavoro al musicista che lo fa come lavoro primario…. e questo su cui io non concordo. Che cosa dovrebbe risolvere l’albo? questo voglio capire… cachet piu alti? Credo impossibile come cosa, quindi il professionista vero se prima non suonava per 60 euro in un locale continuerà a non suonarci e se invece ci suonava continuerà a farlo. Il sussidio? Il professionista vero lo prende cmq se ha versato il minimo da versare… quindi non capisco proprio e sono grato se qualcuno me lo spiega il senso di un albo. Tra l’altro parlando di sussidio il dopolavorista non lo prenderebbe a prescindere, proprio perche ha un’altro lavoro… quindi dov’è il problema? La mia è una domanda seria nel senso che non capisco proprio cosa dovrebbe risolvere l’albo. L’articolo dice che potrebbe risolvere la concorrenza di chi suona a cachet bassi, ma credo non sia cosi’ primo perchè se chi ti ingaggia ha poco cachet da offrire continuerà a offrire poco indipendentemente dall’albo e secondo perche (come dicevo nell’altro messaggio) la legge consente di fare 2 lavori quindi perche anche il dopolavorista non dovrebbe/potrebbe iscriversi ad un eventuale albo? Tornando ai versamenti è vero che il dopolavorista non puo’ materialmente versarli di conseguenza tutto il lavoro che fa non gli viene neanche riconosciuto a livello pensionistico. Io ho quasi 51 anni, se mi fossero state ricosciute tutte le serate che ho fatto nella mia vita, piu lavori vari da musicista, potrei sommando i versamenti forse andare in pensione… sarebbe bellissimo…. Poi vogliamo dire che in questo modo non siamo professionisti? Diciamolo ma si riduce solo ad un termine, perche se ben preparato e professionale chiunque dovrebbe avere la possibilità di farlo come lavoro e averlo anche riconosciuto, indipendentemente da quanti lavori si fanno… pagando ovviamente tutte le tasse del caso… e per qualche anno l’ho anche fatto.. poi ho dovuto chiudere la partita iva in quanto il problema sono sempre numero di serate e cachet che non sempre riescono a farti stare a galla. Cmq è un argomento complesso, dove secondo me, per come stanno le cose ora ci rimettono tutti…. professionisti e non professionisti.

        1. Salve Giuseppe, il ragionamento che fa è veramente onesto e fila pure, purtroppo però non è attuabile, cerco di spiegarmi. Agibilità minima per noi lavoratori dello spettacolo è 33 euro per i feriali e 65 per i festivi. Chi lo fa per secondo lavoro e/o amatorialmente (stessa categoria) è o gratis o max 13 euro circa, ma chi lo fa per professione gia paga minimo 33 euro. Il locale non paga le tue tasse, o contributi, le paghi tu se lo fai per professione avrai partita iva o intestazione della tua associazione (non amatoriale) con partita iva che genera buste paga. Le agibilità le paga chi genera la busta paga, quindi a meno che non sei un musicista o dj resident nessun locale ti assume, devi pensarci tu o il tuo entourage se hai abbastanza date e introiti da permettertene uno. Paradossalmente chi lo fa per secondo lavoro è meglio trattato, essendo esentasse, ma non ha i benefici (disoccupazione e pensione dipendono dal lavoro primario o meglio dal lavoro che genera contributi), quindi come per l’albo dei geometri o degli architetti l’albo dei professionisti sarebbe un punto di incontro per strategie comuni, dare assistenza fiscale; ad esempio io lo faccio di mestiere da dieci anni e sono iscritto (ma è troppo generico! ci serve un albo dedicato) alla sic cgil per i “lavoratori dello spettacolo” che ci manda email, istruzioni per gestire le cartelle inps, aiuti telefonici su cose burocratiche, se ci serve un consulente specializzato abbiamo convenzioni ecc ecc, e per iscriversi al sindacato devi farlo per mestiere, non basta essere geni o suonare in mezzo mondo se poi sulla tua cartella inps risulti geometra perché “ti conviene”. Bisogna scegliere cosa fare. Si, purtroppo il termine professionista si riduce a chi lo fa per professione. Chi lo fa bene, da maestro, in maniera poetica etc etc sarà un Maestro dei Maestri ma se gli conviene il contributo da informatico o geometra non avrà i miei stessi diritti da lavoratore dello spettacolo, ne avrà di migliori che prevalgono su gli altri, i diritti non sono cumulabili, ma si tiene il migliore dei diritti, e dunque che scelga di fare il lavoratore dello spettacolo, quindi se lo vuole, pagando le agibilità e rinunciando a quelle dell’altro lavoro, non gli conviene a meno che non fa mille tournée e quindi si riduce a scelte di vita e di convenienza personale. C’è un modo per pagare due contribuzioni diverse per due lavori principali? Certo che c’è, ci sono diverse opzioni, e l’iscrizione ad un albo riconosciuto come spiega l’inps (https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=46192) è uno dei presupposti (non l’unico o essenziale). Il fatto è che chi ha un lavoro perchè dovrebbe fare il musicista per professione? Se gli piace la musica che faccia il musicista, girerà il mondo, guadagnerà lo stesso, ma fiscalmente sarà attaccato al primo lavoro, no potrà prendere disoccupazione da musicista se lavora in altro settore contemporaneamente, perchè pagare l’inps? Non avrà pensione più alta del peggior lavoro, perchè pagare l’inps? Non te l’aumenta mica, anzi ti abbassa la media. Certo che puoi pagare (profumatamente) due linee contributive ma perchè? Poi ci tengo a dire che non sono contrario a definire professionista chi lo fa per secondo lavoro, per arrotondare e portare il pane a casa, solo che potrebbe diventare sleale la cosa e la fondazione di un albo in cui si definiscono prezzi minimi sindacali, protezioni e assistenze varie aiuterebbe noi lavoratori solamente dello spettacolo ad alzare le tariffe minime, e a concorrere con i colleghi dal doppio lavoro solo in base alle nostre abilità e per esempio non in base ai prezzi stracciati che band offrono ultimamente.

  16. Beh se io fossi un professionista e dovessi preoccuparmi della concorrenza di uno che lavora per 8 ore al giorno in fabbrica magari avendo una mezzoretta di sera per studiare, due domande me le farei… magari non valgo cosi tanto per potermi permettere di alzare il cachet

    1. Lorenzo è molto logico il ragionamento, apparentemente non fa una piega ma la invito a riflettere su questo: i comitati, i locali, i semplici organizzatori favoriscono il prezzo basso (che si può permettere un lavoratore che avendo uno stipendio va a suonare a trenta euro, in nero o meno poco importa, contributi non ne paga) piuttosto che il giusto, per farmi capire il musicista professionista paga le tasse e i contributi per farlo, invece chi lo fa per secondo lavoro non paga niente, essendo tutto compreso nel primo di lavoro e per forza di cose non rientra tra i professionisti.

    2. Si ma è come se uno che si improvvisa idraulico frega i clienti ad uno che poi deve cercare di viverci. Poi non è vero che se fai altro non puoi essere al pari livello di un pro.
      Ci sono fior di musicisti che fan tutt’altro ma……. suonano da paura, ad esempio la band di un mio allievo suonano da paura, e fanno tutti un altro lavoro, ma ognuno di loro studia tanto e suonano molto assieme sacrificando momenti con la famiglia o il tempo libero permigliorarsi.
      Chi fa arte dovrebbe per lo meno cercare di coltivarla con passione e dedizione, se non ci riesce continui a coltivarla tra amici, beneficienze, nelle sale prova e negli oratori.
      Il tessuto lavorativo artistico è delicato basta un nulla e non ci si riesce più a campare.
      Non siamo in francia dove gli artisti vengono automaticamente compensato con il minimo sindacabile e quindi non cè problema.
      Un consiglio l’arte è personale ed ognuno ha le sue capacità non bisogna misurarsi con la tecnica ma per quello che si esprime , tutti possiamo farci ricompensare per il giusto, non è una gara, l’hanno fatta diventare competizione ma non lo è.

  17. Ma che avranno mai questi musicisti da dover avere il tutore per poter lavorare! Per essere considerati giustamente come gli altri bisogna essere come gli altri e nessuno impedisce all’idraulico quando è sabato di fare l’assicuratore basta-pagare-le-tasse. Cominciando a proibire le basi e lasciandole solo ai dj si farebbe l’unica cosa legale degna di citazione perché far finta di suonare sembra proprio una truffa. Fatto questo è la capacità individuale e il mercato a decidere chi merita di stare in un albo, ce li hai i soldi per pagare le tasse? stai. Non li riesci a fare? vai. Come l’idraulico. Non va bene? Beh io sono già stato in un albo e serve il titolo di studio, la volete così? E sennò che volete che tutti castrino la loro indole e pochi eletti magari sovvenzionati da un reddito cittadinan-musicista possano calcare i palchi magari a mezza fattura per non perdere vecchie abitudini? No cari. Tasse chi paga sunasse veramente lavora chiunque sia, chi non paga gioca a bocce, questa è l’unica sicuramente da elaborare cosa sensata. Ma vedrete che la livella agirà da sola. Non penserete che le cose vadano sicuramente in una direzione piuttosto che in un’altra con tutte le variabili che ci stanno. Poi attenti ad inventarsi degli istituti che vantano diritti impropri conosco vari avvocati con la passione..

    1. Salve Lorenzo, purtroppo l’idraulico che il sabato fa l’assicuratore paga le tasse sul valore aggiunto ma non paga le agibilità per il secondo lavoro, ne è esente, (proprio come i musicisti secondolavoristi) che, se non in casi particolari che fanno in modo esista questa regola, essendo secondo lavoro non genera contributi.
      Il sindacato per noi lavoratori dello spettacolo esiste è la sic cgil, nel mio caso va alla grandissima, gente in gamba; purtroppo quello che manca non è un sindacato ma è un albo dedicato a chi ha scelto di farlo come mestiere principale il musicista e le discussioni potrebbero chiarire o far nascere nuovi spunti.
      La questione interessa tante persone in vari aspetti, soprattutto per la confusione e il fascino che esercita la parola “professionista”, che non è un merito o un titolo, è una condizione lavorativa ben definita che non pregiudica il diritto a tutti di suonare o esibirsi. Vediamola, per prova solamente, cosi: oggi come oggi chi fa solamente il musicista ha meno diritti di chi lo fa come secondo lavoro e anche più doveri onerosi e non, un albo potrebbe definire degli standard per la categoria che appianerebbe qualche ingiustizia; attenzione, non pregiudica nessun diritto o vieta di suonare agli altri, solamente equalizza QUASI in flat il divario previdenziale e tassativo attualmente esistente.

      1. Salve Leone Marco. Messa in questo modo mi va bene e ti dico anche che essendo diventata la previdenza contributiva io sarei per l’agibilita in tutti i casi. Però a questo punto bisogna fare i conti col mercato e comunque regolarizzare la cosa in modo da non precludere ad alcuni che poi magari sono quelli che in futuro vorrebbero essere professionisti a tutti gli effetti. Credo anche che ci siano dei musicisti professionisti che ad oggi fanno ben più di 5 lavoratori e anche qui sarebbe da discutere. L

  18. Buongiorno a tutti, questa è una bellissima iniziativa, perlomeno speriamo che finisca al più presto l’era del Karaoke e dei finti musicisti che hanno rovinato l’immagine della vera musica,persone che si esibiscono sul palco che non sono neppure capaci di appoggiare le mani sulla tastiera in modo corretto, o addirittura tenere in mano uno strumento a fiato come quello che suona il sottoscritto cioè il sassofono,con le mani incrociate,…comunque la cosa che mi preoccupa un pochino è chi stabilisca chi è o chi non è un vero musicista da un falso….l’altra domanda che mi porgo, per essere musicisti bisogna essere diplomati?oppure basta solo sapere suonare?se non sbaglio Mozart a l’età di 3 anni a composto la sua prima composizione e non era sicuramente diplomato….fatemi sapere voi,io comunque sono la bellezza di 42 anni che suono e da 25 che mi esibiscono sui palcoscenici del tutto nord italia e in Svizzera, tutto e rigorosamente dal vivo….

  19. Mi costituisco, confesso, sono un hobbista, vi ho rubato il pane facendo cover di Ligabue nel pub sotto casa… Vegognatevi. Mi sembrate un gruppo di adulti affamati che invece di lottare per far arrivare il pane si organizza per togliere ggle caramelle ai bambini… La solita storia di lotta fra disperati. Il problema non sono gli hobbisti in più ma i posti di lavoro in meno. Quei posti di lavoro che voi Professionisti meritereste, rassegne, festivals, le feste di piazza importanti (il comitato della mia frazione, 80 abitanti, una volta aveva un budget di 2000 euro…). Nessun organizzatore chiamerebbe un hobbista per un evento importante ma allo stesso modo nessun gestore di un locale chiamerebbe qualcuno che, seppur professionista, non risponde ai gusti del proprio pubblico, fatto spesso di comitive che seguono l’hobbista per motivi tutt’altro che musicali, ma al gestore non interessa che venga Miles Davis ma che alla fine della serata porti qualcosa a casa. E voi, invece di unirvi per costituire una testa di ponte in grado di guidare il governo verso scelte legislative che facilitano la cultura ed incoraggiano a riorganizzare eventi importanti, senza tutte le regole e la burocrazia che fanno abbandonare ogni buon proposito organizzativo, vi coalizzate per stroncare chi fa le cover di Ligabue o di Vasco. Vi auguro di riuscirci, così a fare Ligabue a 30 euro ci andrete voi professionisti, ed e’ esattamente quello che meritate.

    1. 2000ero Ma dove vivi? magari, si recrimina no il fatto che ci siano posti in meno o in più, io non so che lavoro tu faccia, ma il problema qua è che gente appassionata, si è piegata al sistema, mi spiego.
      Quando ero ragazzo ed avevo le mie prime band eravamo tutti o studenti o lavoratori che per passione uscivano a suonare, ma fin da allora c’era la guerra del ribasso, ma nessuno si piegava c’era un minimo sindacabile che girava nell’aria tutti andavano a suonare a non meno di un tot. Invece ora ci si è dati alla pazza gioia si esce a qualsiasi cifra anche gratis se mi offri le birre, rovinando un tessuto delicatissimo tra crisi e mica crisi per chi deve farci i conti a fine mese.
      Io sono per tutti sul palco, ma non in questo modo.
      L’arte è un valore aggiunto ed è giusto che venga retribuito, chi vuol solo far bordello con gli amici vada pure in sala prove, oratori e quant’altro.
      Regolarizzare e proteggere la categoria è giusto.
      Come è giusto eliminare chi va a fare il muratore o l’imbianchino gratuitamente o a costo irrisorio poichè ha un altro lavoro e con quello arrotonda, non sto dicendo chi va dall’amica e glie lo fa gratis quella volta, ma proprio chi batte terreno e si acchiappa clienti.
      Ci sta fallo ma chiedi in giro cosa prendono in media stai pure alla media più bassa, scorpora l’iva e pretendi quello.
      Siccome qua non cè regola in Italia, mi sembra normale si voglia regolamentare una professione che è lasciata allo sbando da secoli.

  20. Io sono d’accordo sul fatto che bisogna prima di tutto eliminare chi fa questo lavoro a sottocosto……. musicisti e non.
    In Italia c’è una legge che permette di poter svolgere una seconda attività che non sia inerente a quella principale ma che venga comunque dichiarata quando si fa la dichiarazione dei redditi…….. esiste il lavoro occasionale.
    Con le dovute scartoffie ci si mette in regola con il fisco e quindi non c’è nessun RUBALAVORO.
    Solo così si può eliminare questa piaga e metter in condizione I titolari dei locali a pagare il giusto dovuto.
    Le associazioni musicali dovrebbero essere create per mettere in condizioni chiunque di poter svolgere questo lavoro in modo corretto e ben pagato.
    Mi dispiace ma per mettere in atto questa vostra lotta bisogna togliere di mezzo un bel po di leggi che andrebbero a colpire troppi politici che hanno minimo 5 attività.
    Solo in Russia esiste questa tipologia di mentalità e noi stiamo in Italia.

    1. Verissimo, dovrebbe proprio essere così e con minimi sindacali non a mo di Jungla.
      Cè gente che va in giro a farsi pagare a suon di birra, il locale è stra felice guadagno tutto suo e tu hai rovinato il posto a quello che poi ci deve pagare le tasse pagare l’affitto di casa e della saletta se ce l’ha, deve andare a fare la spesa etc.
      In francia c’è un tetto minimo e massimo, le paghe sono quelle, qui è tutto selvaggio.

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