| Record di parti cesarei al Sud rispetto al resto d'Italia |
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| Cronaca - Medicina |
| Domenica 21 Marzo 2010 09:42 |
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Questi i dati emersi da una ricerca condotta dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta attaverso l'analisi di 34 indicatori
L’importante ricerca, che attraverso l’analisi di ben 34 indicatori mirava a valutare le performance di Regioni e Pubblica Amministrazione nel settore della sanità, ha decretato infatti la città di Reggio Calabria quale capitale mondiale dei parti cesarei con il tasso del 65%, quasi il doppio di quello nazionale, mentre è la Campania la regione italiana a cui spetta di diritto la maglia nera, visto che qui a ricorrere al parto cesareo in luogo di quello naturale sono ben 61 mamme su 100. A seguire vi è poi, con un tasso pari al 52%, la Sicilia.
Le regioni più virtuose, stando sempre ai dati emersi dalla ricerca condotta dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul sistema sanitario nazionale, sono invece l’Emilia Romagna, con il 30%, la Lombardia con il 28% e la Toscana con un tasso pari al 22%. In quest’ultima Regione esattamente nella città di Prato la percentuale di parti cesarei scende addirittura al 13%, ovvero sotto la media dei Paesi facenti parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che è pari al 13,7%.
L'analisi sul sistema sanitario nazionale condotta dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta, oltre alla variabile legata ai parti cesarei, ha preso in esame anche il tasso di ospedalizzazione del Belpaese attraverso la misurazione delle persone ricoverate ogni mille residenti. Anche questa volta le Regioni che hanno oltrepassato la media italiana, pari al 193 per 1000, sono state la Campania e la Sicilia, rispettivamente con il 235 e il 226 per mille, mentre sotto la media nazionale si sono attestate la Lombardia, con un tasso pari al 182 per 1000, e l’Emilia Romagna con il 169 per mille.
Dalla ricerca condotta dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta è emerso inoltre come per quanto riguarda i casi di ricovero in reparti non appropriati con la malattia del degente, a fronte di una media nazionale attestatasi al 28%, sono ancora una volta la Campania e la Sicilia, con il 45 e il 41%, le regioni in cui ciò si verifica con maggior frequenza. Un dato eloquente ma ancor più allarmante se si considera il fatto che in queste due regioni il tasso sale addirittura al 70% nelle grandi aziende ospedaliere. Anche in questo caso sono la Lombardia, con il 22%, e l’Emilia Romagna, con il 17%, le regioni più virtuose.
Il quarto indice preso in considerazione dalla ricerca sul sistema sanitario nazionale ha riguardato invece la tempestività del trattamento chirurgico della frattura del femore, che normalmente dovrebbe avvenire entro 48 ore. In Campania è però solo il 17,9% dei malati a ricevere il trattamento in modo tempestivo, non molto diversamente da quanto avviene in Sicilia dove sono invece 18 malati su 100 a ricevere tempestivamente le cure sanitarie. Nella città di Catanzaro, Calabria, infine il tasso scende impietosamente al 9%. Dati in stridente contrasto con quanto avviene invece a Bolzano, dove sono invece ben 88 malati su 100 a ricevere il trattamento tempestivamente.
Lo studio dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta ha infine preso in considerazione lo screening mammografico, importante indice di capacità di prevenzione da parte delle Regioni. Anche in questo caso, a fronte di una media nazionale pari al 65%, la percentuale di copertura delle donne a rischio in età compresa tra i 50 e i 65 anni scende al 27% in Campania e addirittura si attesta ad un esiguo 19% in Sicilia. Anche questa volta sono l’Emilia Romagna e la Lombardia le regioni italiane più all’avanguardia, rispettivamente con tassi pari al 94 e all’88%.
Vincenzo Iannello |

















In passato fu l’arte ostetrica a soppiantare la “levatrice” e a consegnare alla storia la figura di colei che per oltre 4000 anni aveva ininterrottamente aiutato le donne ad affrontare il difficile e affascinante travaglio del parto. Oggi sono le tradizionali manovre ostetriche e i vecchi strumenti invece a sembrare destinati a non lasciar traccia a futura memoria.