| Solo 1 comune su 5.000 è in grado di far fronte al dissesto idrogeologico |
|
|
|
| Cronaca - Attualità |
| Mercoledì 08 Dicembre 2010 11:05 |
|
Un dossier rivela:troppe le amministrazioni comunali italiane prive di un'adeguata politica di prevenzione e pianificazione dell’emergenza
La ricerca è stata realizzata incrociando i dati sui 5.581 municipi "a rischio idrogeologico a potenziale più alto" (definizione del ministero dell'Ambiente e dell'Unione delle Province) con le risposte fornite dalle amministrazioni a uno speciale questionario sulle misure antirischio intraprese.
Ebbene da questa verifica risulta essere solo un solo comune in Italia ad aver fatto quasi tutto il necessario per ridurre questo pericolo al minimo. Il comune più meritevole è Senigallia, in provincia di Ancona, dove grazie a interventi di delocalizzazione, non sono presenti abitazioni e industrie in aree a rischio idrogeologico e viene svolta un'ordinaria attività di manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica.
Il comune marchigiano si è dotato inoltre di un piano di emergenza aggiornato, organizzando iniziative di informazione rivolte alla popolazione ed esercitazioni per verificare la reale efficacia del piano d'emergenza. Esistono inoltre sistemi di monitoraggio e di allerta in caso di pericolo ed nei piani urbanistici sono state recepite le perimetrazioni delle aree a rischio del "Piano di Assetto Idrogeologico". Per quanto riguarda il resto dei comuni intervistati, solo il 22% svolge un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico e il 43% resta con le mani conserte per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. Soltanto il 6% ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali.
Sono oltre 3 milioni e 500 mila cittadini le zone esposte al pericolo di frane o alluvioni, pari a circa il 6% della popolazione dell'intera penisola. Inoltre, sempre secondo il dossier, sono ben 6.633 i Comuni in cui sono presenti aree ad alta criticità idrogeologica, l'82% del totale delle amministrazioni comunali italiane. Solo per fronteggiare queste principali emergenze idrogeologiche, nell'ultimo anno lo Stato ha stanziato circa 650 milioni di euro, risorse utilizzate per il funzionamento della macchina dei soccorsi, l'alloggiamento,l'assistenza agli sfollati, per supportare e risarcire le attività produttive e i cittadini colpiti e per i primi interventi di urgenza. Dati sconcertanti che Legambiente e Protezione civile divulgano affinché questa Italia allo specchio, così fragile e vulnerabile, possa correre ai ripari, attraverso un'opera di prevenzione urgente, scegliendo come prioritaria la sicurezza della collettività.
Marcella Fontana |






















Il rapporto "Ecosistema rischio 2010" realizzato in collaborazione tra Legambiente e il Dipartimento per la Protezione civile presentato a Roma nei giorni scorsi parla chiaro: su oltre 5 mila municipi, solo il 22%svolge azioni di mitigazione e prevenzione e solo nel 2010 per alluvioni e frane sono state spese 650 milioni di euro.