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Sequestrò un coetaneo e madre, condannato a 9 anni PDF Stampa E-mail
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Cronaca - News
Mercoledì 01 Dicembre 2010 08:47
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La richiesta del pm Ammendola era 18 anni di reclusione. E' stato giudicato con rito abbreviato

 

Gianfranco Bonanno, 19 anni, è stato condannato a 9 anni di reclusione. Il giovane si era reso protagonista di un incredibile episodio di violenza, sequestro di persona ed estorsione. Prima rapinò e minacciò con un coltello un giovane, poi lo sequestrò, lo costrinse ad accompagnarlo a casa dalla madre e si fece consegnare il bancomat.

L'incredibile episodio accadde alle 5 del mattino dello scorso 5 settembre. Gianfranco Bonanno, a villaggio S. Agata, nella zona nord di Messina, costrinse un 20enne a fermarsi con la propria automobile e si introdusse all'interno. Dopo averlo colpito più volte al volto, gli intimò di consegnarli il denaro in suo possesso, strappandogli una catenina dal collo. Ma non fu soddisfatto.

 

Infatti, sotto la minaccia di un grosso coltello, puntato alla gola, costrinse la vittima a a raggiungere la propria abitazione. In casa c'era la madre del giovane, che ancora dormiva in camera da letto. Bonanno, puntando sempre il coltello al collo del 20enne, svegliò la donna e si fece consegnare diversi oggetti d'oro.

 

Ma non contento di quanto ricevuto, la costrinse a farsi consegnare il bancomat con il relativo codice pin. Dopo aver minacciato la donna di ritorsioni nei confronti del figlio nel caso avesse avvisato le Forze dell'Ordine, il rapinatore si recò, insieme alla vittima, in un istituto di credito di via Consolare Pompea per prelevare la somma di 250 euro.

 

Dopo essersi liberato del proprio aguzzino, il giovane raccontò l'incredibile ed angoscioso episodio ai Carabinieri di Faro Superiore. I militari del Nucleo Operativo ci misero poche ore per individuarlo ed arrestarlo. Ieri Gianfranco Bonanno, durante l'udienza preliminare, davanti al gup Maria Teresa Arena, è stato condannato a 9 anni di reclusione. Al giovane è stato concesso uno sconto di pena in quanto giudicato con rito abbreviato. La richiesta del pm Ammendola era molto più grave: 18 anni di reclusione. Fondamentale la tesi sostenuta dagli avvocati difensori che hanno considerato il sequestro di persona “non programmato”.