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Smobilitazione Rfi-Bluvia: persi oltre un milione di passeggeri PDF Stampa E-mail
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Cronaca - News
Sabato 31 Luglio 2010 09:43

I numeri resi noti dalla Cisl sono a dir poco drammatici. Genovese Barresi e Testa: "smobilitazione che nessuno vuole vedere"

 

Un milione e duecento mila passeggeri perso dal 2006 al 2009, diecimila corse in meno negli ultimi quattro anni, trend negativo in tutti i comparti traghettamento di mezzi, dalle autovetture ai mezzi pesanti. Dati allarmanti per la Cisl di Messina per il trasporto nello stretto da parte del vettore pubblico RFI Bluvia.

 

“Numeri – affermano il segretario generale Tonino Genovese e i responsabili di settore della Federazione trasporti della Cisl Enzo Testa e Michele Barresi – che confermano quanto da tempo viene denunciato. Nello stretto di Messina è in atto una vera e propria smobilitazione da parte di Ferrovie dello Stato. Una smobilitazione silenziosa che nessuno vuole vedere”.

 

“I dati – proseguono i responsabili della Cisl - che risultano da uno studio a consuntivo sui volumi di traffico passeggeri e merci sia ferroviario che gommato traghettato sullo stretto, dagli anni 2006 al finire 2009 relativi al vettore di trasporto pubblico RFI Bluvia, manifestano un trend nettamente negativo dalla gestione ex Ceci a quella odierna dell'ing. Palazzo che possiamo definire fallimentare a meno che, cosa più probabile, non si voglia leggere dietro i numeri una precisa politica di abbandono e rinuncia al servizio e a un guadagno che si ritiene opportuno lasciare ad altri vettori”.

 

Ecco i numeri nel dettaglio:

 

Navigazione e attraversamento

 

Le corse navi totali effettuate dal servizio pubblico sono passate da 47.000 a 36.900 in quattro anni. Dal 2006 a fine 2009 il totale delle autovetture annue trasportate tra le sponde dello stretto da RFI Bluvia passano da 327.000 a circa 203.000 con una perdita di oltre 124.000 unità; il passaggio di roulotte si dimezza da 12.000 a meno di 6.000, i pullman da oltre 4.500 annui a 860 attuali. I mezzi gommati pesanti (autocarri e autotreni) da circa 200.000 a 164.000. Oltre un milione e duecentomila i passeggeri in meno trasportati tra le due sponde .

Mentre, dai dati complessivi, il traffico passeggeri e merci gommato sullo stretto è tendenzialmente aumentato, il vettore pubblico perde fette di mercato consistenti e senza andare lontano il delta negativo tra 2008 e 2009 si attesta ad una riduzione del 20% sul traffico viaggiatori il 16% del traffico gommato leggero e oltre 10mila mezzi gommati pesanti in meno. I responsabili di RFI Bluvia evitano da sempre un confronto sui volumi di trasporto gommato e passeggeri chiesto più volte dai sindacati.

 

Sul ferroviario la musica non cambia

 

Solo dal 2008 al 2009 sono state traghettate 5445 carrozze treno in meno, che diventano 11000 in meno se si prende a riferimento l’arco temporale che va dal 2006. Segnale, questo, del taglio dirompente di offerta treno passeggeri a lunga percorrenza che Trenitalia ha operato alla Sicilia in pochi anni.

Per quanto concerne il trasporto merci su ferro traghettato, sebbene in parte influenzato da un complessivo periodo di crisi del settore, le cifre sono allarmanti: da 121.000 carri traghettati nel 2006 agli odierni 69.000 con una riduzione prossima al 50%.

Unica nota in controtendenza il traghettamento delle merci pericolose in leggero aumento specialmente su rotaia: 1940 ferrocisterne nel 2009, quasi un centinaio in più rispetto all'anno precedente. Una domanda a cui RFI ha inspiegabilmente risposto, nel nuovo piano produzione 2010-2011, con una riduzione delle corse nave dedicate a questa tipologia di trasporto.

 

Mezzi veloci

 

Non certo migliore è la situazione del trasporto sui mezzi veloci in cui la gestione RFI Bluvia sino al 2009 ha visto la riduzione in quattro anni di circa 330.000 viaggiatori, attestandosi nel 2009 a quota 619mila trasportati-anno.

 

“In tale contesto – si chiedono Genovese, Testa e Barresi - quale è il senso commerciale della scelta di lasciare ferma la terza nave ferroviaria soprattutto in un periodo dell'anno, come quello estivo, di forte esodo? Quale armatore si affiderebbe, per un servizio potenzialmente lucroso, a un naviglio di un'età media di oltre 30 anni i cui ultimi acquisti sono due barconi chiamati Razzoli e Budelli? Perché ci si ostina ad annunciare un potenziamento della flotta procrastinandone poi nel tempo i fatti? A fronte di una evidente politica commerciale finalizzata alla dismissione del settore navigazione il Gruppo FS, che come ha più volte ha dichiarato il proprio amministratore delegato Mauro Moretti ‘non ha una specifica vocazione armatoriale’, con quale finalità entra nel consorzio Metromare?”

 

Il vettore pubblico, ricorda la Cisl, partecipa in quota minoritaria (40%) rispetto a Ustica Lines e con una previsione in bilancio di un passivo di 20.000 euro mensili. Visto l'interesse manifestato da altri vettori privati - Snav, Ustica e adesso Taranto Navigazione - viene da chiedersi perché, RFI Bluvia non abbia ritenuto opportuno e vantaggioso gestire da sola in toto il servizio investendo in esso anche con l'acquisto di nuovo naviglio come pare stia per fare il socio Ustica Lines.

 

“La preoccupazione – lancia l’allarme la Cisl – è quella che il servizio di collegamento veloce tra le sponde dello stretto gestito da Metromare, nato grazie alle lotte dei lavoratori e del sindacato, possa diventare il cavallo di Troia che porti RFI Bluvia ad abdicare definitivamente al ruolo di vettore di trasporto pubblico passeggeri sullo stretto”.