| Solo il 4% degli ingegneri non lavora, ma il 75% guadagna poco |
|
|
|
| Cronaca - Attualità |
| Giovedì 03 Giugno 2010 08:41 |
|
Sono pochi i lavoratori in proprio e i dipendenti raramente vanno oltre i 1680 euro mensili.
Ma non sono tutte rose e fiori. Dai dati riportati dal “Corriere della Sera” emerge che solo 90 mila ingegneri posseggono una partita IVA e lavorano in proprio. Va da sé che gli altri siano costretti a lavorare come dipendenti e questo comporta una remunerazione non proprio alta. E sono oltre il 75% gli ingegneri italiani a vivere questa situazione. Al primo impiego, un giovane ingegnere difficilmente supera i 1300 euro mensili, che dopo 5 anni diventano 1680 e raramente vanno oltre.
Motivo per cui sempre più ragazzi vanno in cerca di lavoro all’estero, dove gli stipendi sono superiore di circa il 25-30%. La situazione, quindi, non è proprio delle migliori, soprattutto nel Mezzogiorno. Qui c’è una certa sovrabbondanza rispetto alle esigenze del territorio, che costringe i giovani laureati meridionali a cercare lavoro al Nord. La dimostrazione del fatto che la vita per gli ingegneri italiani non è a un livello neanche lontanamente avvicinabile a quello di molti Paesi europei viene dagli stessi laureati stranieri, soprattutto quelli provenienti dagli Stati emergenti, che disdegnano decisamente l’Italia.
Anche in questo campo domina l’edilizia. Addirittura il 90% dei liberi professionisti, infatti, lavora nel settore delle costruzioni, dove anche un piccolo comune può essere un ente appaltante. Realtà molto diversa rispetto a quella dei Paesi più industrializzati del pianeta, dove dominano le grandi imprese. In Italia si contano sulle dita le aziende che superano i cento dipendenti, visto che la stragrande maggioranza degli imprenditori preferisce puntare sui singoli professionisti o sulle piccole realtà, dove è maggiore la relazione interpersonale.
Pertanto, nel mercato italiano la fanno da padrone gli studi con pochi ingegneri, che spesso lavorano da casa, in rete. Solo nel settore dei grandi appalti vincono i grandi studi, visto che riescono a ribassare anche di molto i costi delle performance lavorative. Tutto ciò va però a discapito della qualità del lavoro complessivo, come lamentano i piccoli professionisti. L'ingegnere tende così ad avere sempre più un unico obiettivo, quello di ottimizzare costi e tempi di realizzazione.
Antonio Bellantoni |






















Nel 2009 solo il 4% dei neolaureati è rimasto senza occupazione, una cifra pari a zero tenendo conto della negatività congiunturale dell’anno. Si tratta degli ingegneri, mezzo milione in tutta Italia, oltre 220 mila iscritti all’Albo professionale. E che siano civili, industriali o dell’informazione non conta. Sono fondamentali per l’economia anche in periodo di crisi.