Un libro, “L'uomo che era morto" di David Herbert Lawrence, e due anime avvinghiate alla terra ma spiritualmente protese al cielo. Parte da qui Nicola Alberto Orofino per architettare un universo piccolo piccolo e ficcarci dentro il mondo tutto, col suo carico di bellezza e orrore, di quiete e nevrastenie, di sanità e cagionevolezza, di sacro e profano, di purezza e sofisticazione, di realtà e sogno.
Ogni parola risulta inadeguata alla più attenta e meticolosa trascrizione di quanto è accaduto sulla scena. Ogni angolatura parziale. Ogni evidenziazione una esclusione. Ché il miracolo compiuto dalla drammaturgia prima e dalla regia dopo, in “Aquiloni”, si presta solo all’introiezione, quindi al rimaneggiamento più intimo e squisitamente personale.
Così Salvatore detto Salvo e Maria detta Maddy, in sessanta minuti di parole e gesti che ruzzolano nel declive pendio dei loro miseri universi, disseppelliscono il candore primigenio di matrice rousseauiano e, per un istante, credono ancora nel sogno. Non v’è più distanza tra le anime quando prende forma certa vita e assume consistenza l’ipotesi di condividerla. L’universo di Salvo, sacro come sacro è il convento ove l’uomo dimora, non investe l’universo di Maddy, alla quale il destino ha riservato la vendita del proprio corpo e un po’ di musica, per renderla meno onerosa. Quando si frantumano le categorie di giudizio e, con esse, i discernimenti valoriali, allora ci si parifica. E si è meno soli. “L’aquilone” di Pascoli a riconciliare le attese, i petali della primavera agognata a restituire la speranza; il cielo, sulle loro teste, che sembra non cadere più. Ora che tutto, in due, è meno detestabile.
Salvo, con le sue ingenuità e quel fine salvifico, nomen omen, cui sembra essere stato destinato, incarna un’ideale per Maddy, a sua volta epigono di quell’esistenza strampalata che affascina l’uomo. È un itinerarium mentis, “in deum” se vogliamo, quello che i due compiono tra i non luoghi dell’anima. Per caso o per volere di quel burattinaio che li ha condotti fin là e che per un’ora appena ha rinunciato a muoverne i fili.
Salvo e Maddy sono due aquiloni. Sono esseri cui l’esistenza non ha mai dato modo di volare e che lì, in quella porzione surreale di mondo, apprendono per la prima volta la libertà. Ma la salvezza è un’utopia, il corpo che la incarna un sepolcro. Il volo un tòpos della letteratura, destinato al precipizio. La felicità un battito d’ali, una primavera che dura appena una stagione.
Questa, fatta salva la premessa in merito alla parzialità delle parole che fissano sulla carta certo teatro, è la storia. Poi c’è la messa in scena, negli spazi rapinosi dei Magazzini del sale. E lì si dispiegano la destrezza attoriale di Francesco Bernava e Alice Sgroi, la regia funambolica di Nicola Alberto Orofino, l’allestimento di Arsinoe Delacroix, le luci di Luca Giannone. Tutto a convergere in quell’unica direzione che i venti non mutano ma che la vita ripetutamente e sadicamente sposta di un metro più in là: il sogno. Così, tra le note di Verdi, Capossela, De Andrè, Rita Pavone, Tenco, Jovanotti, Rino Gaetano, nella gradevole e confacente mistura di terra e cielo musicale, Salvo e Maddy aprono e chiudono la più significativa parentesi della loro vita.
Recuperando quel tempo durante il quale ci si sposava per procura e si affidava al caso il proprio destino, l’attrice siciliana Lucia Sardo ha imbastito il dramma corale senza tempo delle donne, oggi come allora vittime di certa violenza di genere e di un mondo che anche adesso ne biasima, magari tacitamente, l’emancipazione. Così “Venivamo dal mare” trasferisce sulla scena del Clan Off, in maniera peraltro inusuale se si considerano i molteplici canali utilizzati, quello spaccato di realtà che facilmente assurge a simbolo dei sogni infranti in ogni dove. Ed è lì che pure striscia e talora sussurra quel fremito di ribellione grazie al quale, se non ci si salva, almeno si scansa la sciagura.
Rosa ha dodici anni e vive a Gangi. Un pacco dall’America, due abiti in regalo e una vita apparecchiata. Piter Lanzafame, u figghiu di Peppi ucca e saccu, ha già scelto per lei. E, se lo chiama, lui non risponde. Non serve neppure nascondersi, di notte, nella casetta delle galline. Ché gli uomini riacciuffano sempre le donne ribelli e un istante dopo le riconsegnano a donne come loro, solo più avvezze alla vita. O più rassegnate al destino.
L’abito da sposa ricamato da fili di pianto, le promesse in chiesa allo sconosciuto d’oltremare, la festa, le fotografie, quindi il viaggio. Il porto di Palermo tracima di fanciulle come Rosa. Ciascuna ha la sua valigia in mano e nel cuore un coacervo di paure, una risibile speranza. Qualcuna è più fiduciosa di altre. Gina, per esempio, ha scelto Bartolo di Lipari in foto e sembra già essersi calata nella parte della sposa felice.
Tutte navigano sulle onde di un destino incerto, come incerto è il mare che le culla, o le agita.
Già distante la terra che le ha “incantesimate” o sfregiate. È tutta una questione di bilancio tra il passato noto e l’incerto futuro. Tanto più orribile è ciò che è stato tanto meno si ha paura di ciò che deve ancora venire. Così Iolanda, che fugge dal padre, dal marito e dalle violenze di entrambi, mescolate fino a confondersi, trova conforto finanche tra le braccia del suo Caronte di mare, quel pessimo Giovanni Capra che traghetta le anime a mo’ di un Mangiafuoco miseramente istrionico. Su quella nave Rosa diventa donna. Il sangue della fertilità a impedirle di fare un mucchio di cose. L’ignoranza che è divieto, in quella folla di divieti e costrizioni che è poi tutta la sua vita. E tra le spose che vengono dal mare c’è Annaluna, lì a contenerle tutte. Messa incinta da Don Michele, sposa per procura di Mimì e un figlio, perso, inghiottito dal mare. Annaluna da quella nave non è mai scesa. Annaluna aiuta le sventurate compagne di viaggio, ognuna con la sua storia, tutte nello stesso destino.
Al fianco dell’attrice di Francofonte, nota al grande pubblico per aver interpretato la madre di Peppino Impastato nel film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, Gioacchino Cappelli e Sibilla Zuccarello. Versatili anche loro su quella scena che mescola registri e stili narrativi, che sovrappone tecniche, sperimenta espedienti. Talora ahimè a detrimento delle abilità interpretative degli attori sulla scena. Oltremodo felice, invece, la scelta di affidare alle marionette il ruolo di quelle donne delle quali la vita muove spietatamente le fila. E tra letture, suoni, luci, tempeste scivola via quel lungo viaggio che porta all’America. Meta sconosciuta come sconosciuto è il destino che vi contiene.

Prosegue il tour dei quartieri del candidato a sindaco di Messina, Cateno De Luca. Oggi tra, mercati, attività commerciali in genere, c’è stato anche il tempo di visitare una Casa di Riposo per anziani. De Luca è stato ospite di Villa Katia a San Jachiddu. Una villa dei primi del ‘900 in una zona tristemente nota per ciò che in passato ha caratterizzato l’edilizia selvaggia degli anni ’80 e che ha portato all’abbattimento del complesso Casa Nostra, per gravissimi problemi strutturali. Tra i vari condomini della zona, sorge una villa di inizio del secolo scorso che conserva ancora intatti i pavimenti originari ed i tetti affrescati. Il tutto impreziosito da una vista mozzafiato sullo Stretto di Messina. Ad attendere Cateno De Luca, il personale al completo e gli ospiti della Casa di Riposo. Dopo una visita alla struttura, ha fatto gli onori di casa Alessandra Calafiore, assessore designata, con delega ai Servizi Sociali, che ha ringraziato la struttura che li ospitava, ma non ha voluto rubare molto tempo all’ospite principale. Cateno De Luca, dopo i saluti di rito, ha spiegato che durante questa campagna elettorale, impegnato in prima linea, vuole avere il contatto diretto con tutti i messinesi e rendersi conto delle varie problematiche cittadine. “Ciò che intendo fare -ha affermato De Luca-, è una vera rivoluzione. Mi sto rendendo conto che Messina deve essere smontata e rimontata. Nel settore che vi riguarda, quello dei servizi sociali, intendo avviare una sinergia tra pubblico e privato ed eliminare una serie di intermediari che lucrano sui più deboli”. De Luca si è poi rivolto al personale ed ospiti della struttura ponendo loro un quesito: “Io credo che se la proprietà di questa struttura decidesse di andare in vacanza per un periodo di tempo, sicuramente non farebbe gestire a me questa bella villa, perchè io non capisco nulla in questo settore. Per cui mi chiedo come mai voi abbiate consegnato le chiavi della città ad una persona incompetente ed inesperta?”. Infine Cateno De Luca ha toccato il tema delle società partecipate: “Il mio programma prevede l’accentramento di tutte le società partecipate nel palazzo Comunale. Finora, Atm, Amam e Messinambiente hanno solo creato debiti enormi, disservizi e posti di sottogoverno clientelari. Ovviamente i posti di lavoro saranno salvaguardati, ma queste aziende non hanno motivo di esistere e se diventerò sindaco, spariranno”. Dopo un rinfresco offerto dalla struttura, Cateno De Luca ha salutato gli ospiti con una promessa: “Tornerò a Natale e suonerò per voi la zampogna, se troviamo altre persone che ci accompagneranno con strumenti tipici siciliani, faremo una grande festa”.

Uno spettacolo di forte impatto emotivo “La Fata Morgana, fantasia su un mito”, andato in scena alla sala Laudamo, nell’ambito della rassegna Show-Off. Scritto, diretto e interpretato da Marica Roberto, “La fata Morgana” è il fenomeno di rifrazione della luce tipico dello Stretto di Messina, già consegnato al mito, che diventa teatro di denuncia. La reinterpretazione fantastica al servizio della più cruda realtà, l’imperativo di urlare, quello ancora più perentorio di ricordare. “Non so perché gira vota e firrìa / l’amore entra di qua l’amore esce di là / non so perché in tutte le mie storie / sempre inciampo in questa cosa qua / l’amore che viene l’amore che va”. Ché tutto inizia sempre da lì: dall’amore. O meglio, da ossessioni d’amore. E fata Morgana, che è fata d’acqua e fatta d’acqua, che è madre, figlia, sorella, moglie infelice, amante felice, miraggio, racconta le storie di nove donne che hanno pagato con la vita quel sentimento. Nove vittime della criminalità organizzata, con tutto il loro carico di coraggio e dolore, alle quali il prepotente monologo di Marica Roberto dà nuovamente vita. I quattordici anni di Maria e il suo amore per Mario che le dice “prostituisciti” si infrangono nel rifiuto della ragazza. “E che si può dire di no?”
A Maria hanno dato fuoco. La forestiera venuta dal Nord e che, per amore, apprende quel Sud che contiene tanto sole. E sangue. Sola con il suo coraggio di denunciare, con quello di fuggire. Il mare restituirà pezzi di lei ai genitori tredici anni dopo. Santa e il suo fidanzato in carcere. Santa che diventa moglie, ricca, imprenditrice. Santa che è sola. Santa che vuole denunciare. Santa che chiede a gran voce il pentimento del marito. Santa che è pazza. Bianca, felice e sgambettante, alla quale la libertà sembra una cosa normale. Diciassette anni e il coraggio di andare al Nord, per trovarlo “uguale” al Sud. E ciononostante Bianca vuole lasciare il compagno. Ma lì lasciare è disonorare. Il compagno l’ammazzò, la bruciò, la tagliò. Tra le altre, anche una donna boss, rispettata dalla criminalità organizzata. Lei che però vuole fare l’infermiera. Lei che vuole lasciarsi la Mafia alle spalle e inseguire il sogno di un amore pulito. “Non sai che non si può fare?” - le dice la madre.  E davvero non si poteva fare.
La fata Morgana veste i panni di ciascuna di loro e via via li dismette. In quella carrellata di vittime che mette paura. L’autrice, contro la distorsione dell’informazione, affida alla scena la verità di un codice mafioso che non risparmia, come si suole erroneamente pensare, le donne. Quella, ancor più allargabile, dell’amore che inganna, dell’amore che non è amore. La vibrante recitazione di Marica Roberto, attrice messinese diplomata alla scuola di Strehler, si avvale dell’erudito impasto tra lingua e dialetto e delle intense sonorità musicali tratte dalla più autentica traduzioni siciliana. Sono Carmelo Cacciola (chitarra, liuto cretese, voce), Pietro Cernuto (zampogna, friscaletti, marranzano, tamburello, voce) e Francesco Salvatore (tamburi a cornice, voce) ad accompagnarla in quel tortuoso viaggio di dolore e coraggio tra le donne, la criminalità e l’amore.

Il network Europeo delle Polizie Stradali “ TISPOL ” ha programmato nel periodo dal 26 febbraio al 4 marzo 2018 l’effettuazione della campagna europea congiunta denominata “Truck and Bus”. TISPOL è una rete di cooperazione tra le Polizie Stradali, nata nel 1996 sotto l’egida dell’Unione Europea, alla quale aderiscono 28 Paesi europei tra cui tutti gli Stati Membri oltre alla Svizzera e Norvegia, con la Serbia ( quest’ultima con status di osservatore). L’Italia è rappresentata dal Servizio Polizia Stradale del Ministero dell’Interno, che da ottobre 2016 ha la presidenza del gruppo. L’Organizzazione sviluppa una cooperazione operativa tra le Polizie Stradali europee per ridurre il numero di vittime della strada e degli incidenti stradali, in adesione al Piano d’Azione Europeo 2011-2020. Tale attività si sviluppa attraverso operazioni internazionali congiunte di contrasto delle violazioni e campagne “tematiche ” in tutto il Continente, all’interno di specifiche aree strategiche. L’obiettivo è quello di elevare gli standard di sicurezza stradale, armonizzando l’attività di prevenzione, informazione e controllo, anche attraverso campagne di comunicazione e operazioni congiunte i cui risultati vengono monitorati dal Gruppo Operativo TISPOL.

Lo scopo della campagna “Truck and Bus”, programmata nel periodo dal 26 febbraio al 4 marzo 2018, è di operare un’intensificazione dei controlli, effettuati dalle Polizie Stradali di tutta Europa, dei mezzi pesanti adibiti al trasporto di merci, degli autobus e dei veicoli destinati al trasporto di merci pericolose, sia d’immatricolazione nazionale sia straniera. Durante le giornate di controlli, gli agenti della Polstrada procederanno alla verifica dello stato psicofisico dei conducenti, il rispetto dei limiti di velocità, il rispetto della normativa ADR sul trasporto delle merci pericolose e tutte le altre prescrizioni sull’autotrasporto previste dalla normativa nazionale e comunitaria. Quest’azione combinata a livello europeo ha la finalità di sviluppare la coscienza e la consapevolezza da parte di tutti i conducenti e utenti della strada che nello stesso momento tutte le forze di polizia Stradale dell’Unione Europea stanno operando con le medesime modalità, strumenti omogenei e un obiettivo comune. A tal fine la Polizia Stradale ha predisposto sull’intero territorio nazionale, in particolar modo sulle arterie autostradali e di grande comunicazione nazionale e per tutto il periodo in questione e sulle ventiquattrore, l’effettuazione di mirati controlli ai mezzi pesanti adibiti al trasporto di merci e degli autobus.

I Carabinieri della Stazione di Naso, in collaborazione con personale del Nucleo Carabinieri Cinofili di Catania, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, la coppia di coniugi S.G., 50 anni, e P.E., 46 anni, per traffico e detenzione illecita di sostanza stupefacente. I militari hanno effettuato una perquisizione domiciliare ed hanno rinvenuto ben occultato, all’interno di suppellettili, un cospicuo quantitativo di marijuana suddivisa in dosi, quasi mezzo chilo, bilancini di precisione e materiale per il confezionamento dello stupefacente. L’attività di indagine diretta nei confronti degli arrestati, ha permesso di documentare che lo stupefacente era pronto per essere immesso sulla piazza di spaccio nasitano ed orlandino, da tempo tenuta sotto stretta osservazione dai Carabinieri. Nel contesto investigativo di assoluta rilevanza si è dimostrato l’ausilio fornito dai cinofili antidroga del Nucleo di Catania. Gli arrestati, dopo le formalità di rito, su disposizione della Procura della Repubblica di Patti sono stati posti agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida davanti al Giudice del Tribunale di Patti.

 

Nell’ambito dell’attività di controllo del territorio da parte del personale della sezione Annonaria della Polizia municipale, su disposizione del comandante, Calogero Ferlisi, nel periodo che intercorre tra il 10 ed il 23 febbraio, sono stati effettuati verbali e sequestri di merce in varie zone della città. Elevati 8 verbali a venditori ambulanti, e 3 ad esercenti in sede fissa, per violazioni al commercio. Altri 13 interventi per sequestri di merce, sono stati effettuati ad esercizi commerciali: 1, di circa 200 articoli carnevaleschi sprovvisti del marchio CEE; 2 di frutta e verdura e 10 di circa 4000 articoli di telefonia vestiario e bigiotteria.
 

I militari della Guardia Costiera di Messina hanno condotto, nell’ambito delle attività istituzionali rivolte alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema marino,  un'operazione finalizzata alla repressione degli illeciti sulla filiera della pesca. L’intensa attività investigativa, condotta con appostamenti e controlli incrociati con i rivenditori locali, ha consentito di individuare e di porre sotto sequestro un ingente quantitativo di prodotto ittico della specie “novellame di sardina” (nome scientifico Sardina pilchardus), conosciuta localmente come “neonata” o “maiatica”. Il quantitativo di prodotto sequestrato è risultato essere di Kg. 1.340 (milletrecentoquaranta), per un valore di mercato di circa  30.000 euro.

Il blitz finale è stato eseguito al momento dello sbarco presso gli imbarcaderi della Rada S. Francesco, a carico di un trasportatore a cui è stato elevato un verbale amministrativo per un importo di € 25.000. Il prodotto ittico è risultato  provenire dalla Puglia e destinato ai consumatori siciliani. Il prodotto sequestrato, dopo essere stato dichiarato  idoneo al consumo umano da parte della locale ASP, è stato devoluto in beneficienza ad Enti caritatevoli cittadini. L’attività di indagine continuerà ed i controlli saranno ulteriormente intensificati e saranno mirati al forte fenomeno di depauperamento delle risorse ittiche causato dalle attività di pesca illegali.

Stamane a Spadafora una ragazza ha fermato un passante, un giovane addetto alla distribuzione di volantini pubblicitari, chiedendo aiuto. La ragazza era pallida, tremava e non riusciva a parlare. Il giovane ha prestato i primi soccorsi, ha chiesto ad un commerciante della zona di darle un bicchiere d'acqua ed ha chiesto cosa le fosse accaduto. La ragazza ha riferito che, subito dopo essere scesa dal pullman che la portava a scuola, era stata fatta salire a bordo di un furgone bianco da un uomo che avrebbe abusato di lei e le avrebbe rubato il telefono cellulare. Poi la ragazza sarebbe riuscita a scappare. Il giovane che l'ha soccorsa ha chiamato i Carabinieri che sono giunti sul posto dopo pochissimi minuti. Hanno chiesto alla ragazza cosa fosse successo e successivamente hanno chiamato un'ambulanza che l'ha trasportata presso l'ospedale di Milazzo per gli accertamenti medici del caso. Sulla vicenda, vista la delicatezza e la giovane età della giovane, vige il massimo riserbo da parte delle forze dell'ordine. Il caso è seguito direttamente dalla Procura della Repubblica di Messina che farà sentire la ragazza da un pool di psicologi esperti in materia. Durante la giornata sono stati istituiti posti di blocco e sono stati controllati diversi furgoni bianchi.

La SORIS (Sala Operativa della Protezione Civile Regionale) ha comunicato, sulla scorta del bollettino di vigilanza meteorologico nazionale, un livello di Criticità Moderata per rischio idrogeologico ed idraulico per temporali, per i Comuni delle zone di allerta A (versante Tirrenico) ed I (Versante Ionico); un livello di Allerta Codice Arancione, con fase operativa di Preallarme. Le avverse condimeteo dalle 00:00 alle ore 24 di domani 23 febbraio 2018, prevedono precipitazioni diffuse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, sui settori orientali. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento, fino a Burrasca forte, provenienti dai quadranti Meridionali. Possibili mareggiate sulle coste esposte.

Al momento non è prevista nessuna interruzione delle attività. Se necessario seguiranno messaggi del sistema Alert System ed Info Sms. Tale segnalazione rientra nelle attività di prevenzione ed informazione, nel territorio comunale, della popolazione per una maggiore consapevolezza degli eventuali rischi. Si raccomanda comunque di non sostare nei piani seminterrati e bassi degli edifici, nei sottopassi e di non transitare e/o sostare nelle zone facilmente allagabili e/o nei torrenti e negli impluvi.  Le Norme di Comportamento di auto protezione per Rischio Alluvioni e Frane sono visionabili presso il Sito ufficiale Internet del Comune di Messina – Servizio Protezione Civile.

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