Non si arresta il flusso di migranti verso la Sicilia. Oggi al messina sono sbarcati circa 400 migranti. Sono arrivati a bordo della nave Sea Watch 3, una Ong olandese che li aveva recuperati lungo il canale di Sicilia. La nave dell’Ong è giunta questa mattina al molo Norimberga dove era stata allestita la macchina dell’accoglienza con medici dell’Asp, volontari, associazioni umanitarie, Croce Rossa, insieme al dispositivo della Polizia di Stato, tutti coordinati dalla Prefettura. I migranti sono per la maggior parte eritrei ma ce ne sono anche di altre nazionalità. Ventotto le donne, di queste tre sono in stato di gravidanza. Sulla nave anche otto bambini piccoli, tre sono neonati, sono tutti arrivati con le rispettive madri. Sarebbero numerosi i minori non accompagnati, un centinaio di età compresa tra i 9 e i 18 anni.

Sono quattro gli scafisti individuati dai poliziotti della Squadra Mobile grazie alle indagini scattate a seguito dello sbarco di 135 migranti, giunti ieri, al porto di Messina, a bordo della nave della Guardia Costiera “Diciotti”. Si tratta di Kasso Yahaya, nato in Niger, 24 anni; Zakaria Jali, nato in Libia, 18 anni; Sarr Mbaye e Abou Moustapha Ba, entrambi originari del Senegal, 23 e 27 anni. Le testimonianze, raccolte inizialmente dagli operatori della Guardia Costiera e successivamente confermate dalle indagini dei poliziotti, hanno evidenziato le responsabilità dei quattro migranti, ognuno con un compito diverso. Due erano infatti alla guida delle due imbarcazioni soccorse in mare, agli altri era affidata la gestione della bussola e del telefono satellitare.

Sono stati riconosciuti dagli altri migranti tra i quali hanno cercato di nascondersi, non prima di essersi liberati, all’arrivo dei soccorsi, sia del telefono che della bussola. Il quadro probatorio ricostruito in modo chiaro, preciso e concordante ha permesso, pertanto, ai poliziotti della Squadra Mobile di procedere al fermo di Polizia giudiziaria. Dell’accaduto è stato informato il Sostituto Procuratore della Repubblica competente il quale ne ha disposto la traduzione presso la Casa Circondariale di Gazzi, in attesa della convalida da parte dell’Autorità giudiziaria.

 

 

“Quanto verificatosi ieri sera presso lo Sprar Vulnerabili di Curcuraci, struttura di seconda accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in cui si trovano accolti, appunto, migranti appartenenti alla così detta categoria dei vulnerabili perché affetti da patologie fisiche o psichiche, non deve più ripetersi. Non solo nell’interesse dei beneficiari del servizio ma anche degli operatori che lì operano h 24”. Camera del lavoro e Funzione pubblica della Cgil, rispettivamente rappresentate dalla segretaria Clara Crocé, dal segretario generale Francesco Fucile e dal coordinatore del comparto Servizi sociali, Gianluca Gangemi - intervengono su quanto accaduto la scorsa notte a Curcuraci chiedendo all’Amministrazione comunale immediate soluzioni: “Se è vero, infatti, che i migranti non percepiscono, come sarebbe loro diritto da convenzione la diaria giornaliera, meglio nota come pocket money – affermano i rappresentanti sindacali – è altrettanto grave, cosa finora rimasta sotto silenzio nonostante i ripetuti solleciti inoltrati alla cooperativa Pro Alter che gestisce la struttura, che i lavoratori non percepiscono lo stipendio da ben 11 mesi. A ciò si aggiungono condizioni particolarmente complesse sul luogo di lavoro, considerando, ad esempio, che pur essendo in periodo invernale e registrandosi, quindi, soprattutto in quelle zone, temperature piuttosto rigide, non è possibile utilizzare l’impianto di riscaldamento perché non ben funzionante”. Una situazione a dir poco paradossale, ma purtroppo non nuova nel mondo del terzo settore, che necessita di essere affrontate in modo chiaro: “Non sono certo i lavoratori e migranti a poter pagare dei disservizi del sistema – spiega l’organizzazione sindacale – anche perché tutto ciò rischia di alimentare un clima di odio e di pregiudizio che certamente non fa bene al mondo dell’immigrazione e a coloro che ne fanno parte”. Nell’invitare quindi il Comune, nella persona dell’assessore Santisi ad affrontare il problema, Camera del lavoro ed Fp Cgil proclamano lo stato di agitazione dei lavoratori. “In mancanza di risposte – concludono i sindacalisti – i lavoratori si troveranno costretti ad interrompere il servizio, garantendo però ai beneficiari i servizi minimi previsti”.

Intendo capire la situazione prima di pronunciarmi in modo netto. Disordini di questo genere sono preoccupanti e sempre correlati al disagio: sia quello che le ingenera che quello che determinano, così la neoeletta allArs Elvira Amata circa quanto occorso oggi allo Sprar di Curcuraci. “Va da sè che è necessario comprendere se e quali diritti siano stati lesi in questo caso e individuare le responsabilità. E, una volta per tutte, sarebbe opportuno che chi di dovere iniziasse a seguire con attenzione le dinamiche della vita di questi centri, nellinteresse di chi vi è ospite, degli operatori che sono attivi al loro interno e dei cittadini che vivono nelle zone in cui i centri sono ubicati. Una circostanza questultima, che non mi stancherò mai di bollare come assurda: si è imposta una convivenza sregolata spesso in zone che vivono già problematiche sensibili e si vedono trascurate -se non abbandonate- dalle istituzioni, senza porsi il problema di come questa coesistenza vada gestita con la cittadinanza locale, evitando che si verifichino situazioni di rivolta come quelle a cui nel nostro paese (e anche a Messina) abbiamo già assistito. E la memoria torna ai recenti fatti di Bisconte. Le istituzioni hanno il dovere di tutelare i cittadini, non lo si dimentichi”, conclude.

 

Non avrebbero ricevuto il “poket money”, ossia la paga giornaliera per i bisogni quotidiani e per questo oggi i migranti ospiti dello Sprar di Curcuraci si sono barricati all'interno della struttura bloccando i cancelli d'ingresso con delle corde, porte e finestre accatastando porte e suppellettili, minacciando di sfasciare tutto. Conoscono bene i loro “diritti”, gli organizzatori dei viaggi della speranza spiegano loro per filo e per segno cosa gli spetta quando arrivano in Italia, oltre il vitto e l'alloggio. La rivolta dei migranti è esplosa nel pomeriggio odierno. Sul posto si sono recati i Carabinieri che hanno ristabilito l'ordine, ma hanno denunciato quattro migranti per violenza privata.

Allo sbarco dei 619 migranti approdati venerdì scorso a bordo della nave della Capitaneria di Porto “Diciotti CP 941” sulla coste della Città dello Stretto c’era anche la Squadra Mobile della Questura di Messina. Come di consueto, sono state immediate le attività di indagine svolte dai poliziotti alla ricerca di presunti scafisti. Grazie anche alle informazioni fornite dagli operatori della nave intervenuta nel salvataggio dei migranti, tre persone di nazionalità marocchina sono risultati alquanto sospetti.

Dalle numerose testimonianze dei migranti, sono stati individuati come i vigilanti dei locali insistenti in una non specificata località libica, nei quali molti erano stati rinchiusi in attesa di intraprendere il “viaggio della speranza” verso le coste italiane.I tre, inoltre, sono stati indicati come coloro che durante la prigionia distribuivano i pasti e discutevano in modo confidenziale con i libici responsabili dell’accampamento.

Sempre dalle testimonianze raccolte in sede di indagini, supportate per di più da immagini video estrapolate da alcuni cellulari in possesso dei migranti, gli operatori di polizia hanno individuato in due dei tre marocchini coloro che, alternandosi alla guida, avevano condotto il natante, nel terzo, invece, colui che era in possesso di un telefono satellitare.

Il quadro probatorio ricostruito in modo chiaro, preciso e concordante ha permesso, pertanto, ai poliziotti della Squadra Mobile di procedere al fermo di Polizia giudiziaria nei confronti di Nena Al Kbir di 47 anni, El Ouafi Abdellatif di 40 anni e Gerwawy Anwar Rachid di 30 anni. Su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica i tre marocchini sono stati rinchiusi presso la Casa Circondariale di Gazzi, in attesa della convalida da parte dell’Autorità giudiziaria.

Ennesimo sbarco di Migranti al porto di Messina. A bordo della nave della Guardia Costiera “Diciotti” sono arrivati al molo Norimberga del capoluogo peloritano 622 extracomunitari. Tra loro anche donne e bambini. E' scattata immediatamente l'ormai rodata macchina dell'accoglienza che prevede tutti i controlli previsti durante gli sbarchi con identificazione da parte della Polizia di Stato, controlli medici della Croce Rossa e Asp e successivo trasferimento nei luoghi di destinazione.

 

Si è svolto in Prefettura l'incontro col Prefetto di Messina Francesca Ferrandino che i consiglieri comunali Libero Gioveni e Nino Carreri e della terza Circoscrizione Alessandro Cacciotto hanno fortemente richiesto, attraverso l'intermediazione dell'assessore ai servizi sociali Nina San
tisi, al fine di rappresentare alla massima autorità del Governo in città le diverse problematiche legate al rischio sicurezza per la popolazione di Bisconte e Camaro S. Luigi, decisamente preoccupata per gli ultimi allarmanti episodi occorsi dentro e fuori la caserma Gasparro.

Insieme ai consiglieri, presenti anche due residenti in rappresentanza della popolazione, che hanno denunciato al Prefetto gli ormai noti episodi di risse e fuga di alcuni migranti, entrati anche all'interno di alcune abitazioni adiacenti la struttura militare. Gioveni, Carreri e Cacciotto i sono detti molto soddisfatti dell'esito della riunione, nonostante sia emersa la conferma dell'impossibilità di tornare ormai indietro rispetto alle scelte del Governo. Dalle parole del Prefetto, i tre consiglieri hanno meglio appreso le modalità di gestione di tutta la macchina organizzativa e sono stati rassicurati in merito all'attivazione di tutte quelle misure correttive e di prevenzione finalizzate a garantire la massima sicurezza per i residenti delle abitazioni limitrofe alla caserma.

In particolare, il Prefetto richiederà al Comitato per l'Ordine e la Sicurezza di autorizzare la realizzazione di una rete metallica di protezione sul muro perimetrale che alzerà l'altezza della recinzione divisoria fra la caserma e le abitazioni adiacenti.

"Il Prefetto Ferrandino - affermano i tre consiglieri - nel garantirci il fatto che i controlli sanitari vengono eseguiti sui soggetti in modo accurato e che quindi non vi può essere assolutamente il rischio di contrarre delle malattie infettive, si è impegnata anche a potenziare la vigilanza da parte delle forze di polizia, soprattutto nelle ore notturne".

La situazione nel rione Bisconte si complica e la tensione adesso è davvero alle stelle. I residenti della zona hanno rovesciato per strada dei cassonetti dei rifiuti ed hanno bloccato il transito di via direzione Artiglieria, l'arteria che costeggia l'ingresso dell'ex Caserma Gasparro, ormai diventata di fatto un hotspot per i migranti. Dopo le continue violazioni di domicilio dei migranti che, per tentare la fuga dall'ex caserma, sono entrati più volte all'interno delle proprietà private dei residenti al confine con la struttura, gli abitanti del luogo hanno deciso di effettuare una protesta eclatante per attirare l'attenzione sull'opinione pubblica. Sul posto sono arrivate due gazzelle dei Carabinieri ed i residenti hanno spiegato che ormai sono stanchi della situazione, non intendono più subire la presenaza dei migranti e chiedono l'intervento delle istituzioni. I residenti hanno denunciato anche la mancanza di luce nella pubblica via da circa un mese. Dopo diverse ore la strada è stata sgomberata ed il transito automobilistico ripristinato, ma quello odierno è un segnale che non va affatto trascurato e deve essere considerato durante la prossima irunione con il Prefetto.

Mentre sono ancora in atto le polemiche e le preoccupazioni dei cittadini del rione Bisconte che si ritrovano in casa i migranti che tentano di fuggire dall'ex Caserma Gasparro, trasformata di fatto in hotspot, a Messina arriva l'ennesima nave facente parte dell'associazione umanitaria indipendente per il soccorso in mare “Sos Mediterranee”, nata in Germania nel 2015, che ha come obiettivo l'affiancamento di operazioni di soccorso e salvataggio dei migranti in mare. A bordo dell'Aquarius, attraccata stamane alle 7 al porto di Messina, c'erano 106 migranti di nazionalità siriana, somale, egiziana, palestinese e libanese. Tra loro anche donne e bambini. E' scattata immediatamente l'ormai rodata macchina dell'accoglienza che prevede tutti i controlli previsti durante gli sbarchi con identificazione, controlli medici e successivo trasferimento.

 

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