In merito alla vicenda del sequestro della Dia e della guardia di Finanza dell'interno immobile della clinica Cappellani di Messina, il Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro nei confronti di Antonio Di Prima ed ha disposto l'immediata restituzione delle quote di sua pertinenza. Lo ha comunicato il legale rappresentante avv. Alberto Gullino.

Al termine di una indagine della guardia di Finanza di Messina, tre persone (due imprenditori e un commercialista) sono state arrestate e rinchiuse in carcere, altre due ai domiciliari. Disposto anche un sequestro preventivo per oltre 23 milioni di euro, su conti correnti e disponibilità finanziarie riconducibili agli indagati ed alle società coinvolte nella frode.

Gli illeciti ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata all’emissione ed all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e bancarotta fraudolenta. L’indagine, che è nata da un controllo fiscale eseguito nei confronti di una ditta di vendita di prodotti informatici, ha fatto emergere l’esistenza di un’organizzazione finalizzata alla perpetrazione di frodi fiscali, capeggiata da due fratelli imprenditori ed un commercialista, tutti destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere. I due imprenditori sottoposti agli arresti domiciliari, per le fiamme gialle, avrebbero ricoperto formalmente la carica di rappresentanti legali di alcune società di comodo che venivano utilizzate per emettere fatture false a favore di altre società riconducibili all’organizzazione.

Le attività, svolte sotto la direzione della Procura della Repubblica di Messina, hanno consentito di scoprire un sofisticato sistema di frode attuato tramite un vasto giro di fatture false fra diverse società facenti capo agli indagati, operanti nel settore del commercio dei prodotti elettronici (quali telecamere, macchine fotografiche, cellulari, computer, navigatori satellitari, ecc.), destinati alla grande distribuzione, al commercio al dettaglio via web. Gli indagati si sarebbero avvalsi di ditte individuali e società cosiddette “cartiere” -ossia aziende non operative che servono soltanto ad emettere fatture false- dislocate nelle province di Messina, Pesaro, Roma, Taranto e Treviso, persino in territorio estero (Malta, Romania e Slovenia), gran parte delle quali gestite direttamente nel capoluogo peloritano.

Il meccanismo fraudolento avrebbe garantito un elevato profitto, rappresentato dall’I.V.A. non versata all’erario, sia ai promotori della frode che agli amministratori delle cartiere.

 

 

 

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina, al termine di una complessa indagine in materia di usura, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone, padre e figlio, entrambi residenti a Giardini Naxos. La misura, che prevede la detenzione in carcere per il padre e gli arresti domiciliari per il figlio, è stata disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, Daniela Urbani.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Messina, avrebbe permesso di smascherare una redditizia attività di usura posta in essere ai danni di imprenditori locali in difficoltà economica. Le Fiamme Gialle, inoltre, hanno notificato agli indagati anche un provvedimento di sequestro di beni mobili ed immobili e denaro depositato in conti correnti bancari, per un importo complessivo di oltre 300.000,00 euro.

Tale patrimonio, individuato al termine di specifici accertamenti economico-finanziari, è stato ritenuto essere il profitto dell’attività illecita posta in essere nel corso del tempo. Durante le indagini è emerso anche che il padre, essendo agli arresti domiciliari, avrebbe dato incarico al figlio di proseguire nella illecita attività facendogli fissare appuntamenti, eseguire reiterate visite agli usurati e, talvolta, farli accompagnare presso il proprio domicilio. Le accurate investigazioni e le molteplici dichiarazioni raccolte, avrebbero permesso di tracciare dettagliatamente il sistema criminoso posto in essere dagli indagati che, in maniera continuativa, dal 2014 al 2016, avrebbero elargito finanziamenti a tassi usurai, quantificati, complessivamente, in 165.000,00 euro.

 

 

 

Il video del sequestro penale, prodromico alla confisca, dell’intero complesso immobiliare denominato “VILLA CAPPELLANI”, di proprietà della “IMMOBILIARE CAPPELLANI Srl”, imponente struttura che ospita la nota omonima clinica gestita dal Gruppo GIOMI SpA, quest’ultimo non destinatario di alcun provvedimento.

 

Dalle prime ore del mattino, il personale della D.I.A. di Messina, supportato dal Centro Operativo di Catania, e Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Messina - a conclusione di una capillare indagine congiuntamente condotta e coordinata dalla locale Procura Distrettuale Antimafia diretta dal Procuratore della Repubblica, De Lucia - stanno dando esecuzione alla misura cautelare reale del sequestro penale di un ingente patrimonio immobiliare della Clinica Cappellani di Messina. I particolari dell’operazione, tuttora in corso, verranno illustrati nel corso della conferenza stampa che si terrà, alle ore 10:30, presso la nuova sede della Sezione Operativa D.I.A. di Messina, via Monsignor D’Arrigo n. 5, alla presenza del Procuratore Aggiunto della Repubblica di Messina, Sebastiano Ardita, nonché dei vertici dei Reparti operanti.

 

 

I finanzieri della Tenenza di Finanza di Sant’Agata di Militello hanno notificato un decreto di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per un periodo di dieci mesi a carico di un chirurgo pediatrico, una donna di cinquantanove anni, con contratto di convenzione a tempo indeterminato con l’azienda sanitaria provinciale di Messina. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Patti, Eugenio Aliquò a seguito di richiesta del Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Patti, Maria Milia nell’ambito di un procedimento penale per truffa ai danni del servizio sanitario, instaurato per condotte di assenteismo. Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno contestualmente proceduto al sequestro preventivo diretto e per equivalente di tre beni immobili e di un veicolo di grossa cilindrata per un importo di 190.000 euro, pari al danno provocato all’ente pubblico.

L’incarico prevedeva lo svolgimento di attività ambulatoriale in cinque poliambulatori della fascia tirrenica della provincia messinese, S. Agata di Militello, Capo d’Orlando, S. Stefano di Camastra, Mistretta e Tortorici, secondo un calendario stilato dalla predetta azienda sanitaria, per complessive trenta ore settimanali. Dalle indagini sarebbe emerso che la dottoressa per ben tre anni, dal 2013 al 2015, pur risultando “sulla carta” presente per alcune ore al giorno nei predetti poliambulatori di fatto non si sarebbe presentata sui luoghi di lavoro. Per giustificare le proprie assenze con i responsabili di tali strutture la stessa era riuscita a ideare un’attività di prevenzione da svolgersi presso le scuole primarie della provincia, mediante l’esecuzione di visite mediche a cui sottoporre gli alunni in età pediatrica. Pertanto, l’indagata preavvisava che non sarebbe stata presente presso il poliambulatorio di turno, in quanto aveva programmato delle attività presso gli istituti scolastici. I minuziosi accertamenti eseguiti dai finanzieri dipendenti dal Comando Provinciale di Messina avrebbero permesso di rilevare che le asserite visite presso gli istituti scolastici non sarebbero mai state effettuate, pur avendo la dottoressa falsamente rendicontato all’ente sanitario quasi milletrecento visite mediche, a cui garantiva di aver sottoposto altrettanti studenti.

La complessa attività di indagine si è sviluppata mediante sopralluoghi, acquisizione di documenti e numerose testimonianze. In alcune occasioni, i finanzieri della Tenenza di Sant’Agata, fingendosi potenziali pazienti interessati a una visita a cui sottoporre un congiunto in età pediatrica, hanno accertato che il medico assenteista non era nemmeno conosciuto dal personale in servizio presso i poliambulatori. L’attività delle Fiamme Gialle è stata quindi estesa alla documentazione contabile e amministrativa, il cui esito ha permesso di appurare che la professionista compilava e sottoscriveva mensilmente dei falsi prospetti di presenza, in cui figuravano, come eseguiti regolarmente, gli orari di inizio e fine servizio. Gli investigatori hanno anche riscontrato altri casi di palese irregolarità quando la professionista certificò di essere contemporaneamente presente in due comuni della provincia distanti tra loro circa cento chilometri. Tale espediente aveva consentito di poter percepire ulteriori indennità previste per le partecipazioni alle commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile. In altre circostanze, invece, la dottoressa aveva presentato un certificato medico attestante uno stato di malattia al fine di giustificare la sua assenza dai poliambulatori, mentre risultava aver partecipato alla commissione, la cui presenza era remunerata con un ulteriore gettone di presenza.

La dottoressa, in sostanza, per la Guardia di Finanza, per anni non si sarebbe mai presentata in servizio, continuando a percepire lo stipendio mensile corrisposto dall’azienda sanitaria, comprensivo anche dei cospicui rimborsi chilometrici, pari a oltre trentamila euro l’anno, corrisposti in virtù del fatto che la professionista avrebbe dovuto effettuare le prestazioni lontano da Messina, propria sede di lavoro e, quindi, con la finalità di rendere un migliore servizio di assistenza e cura all’utenza. Le accurate indagini hanno permesso d’individuare violazioni di natura penale, che vanno dalla truffa ai danni del servizio sanitario al reato di false attestazioni e certificazioni sulla presenza al lavoro di cui al Testo Unico sul pubblico impiego. Allo scopo di recuperare quanto indebitamente percepito dal medico, sono state calcolate le retribuzioni e le indennità varie, comprese quelle chilometriche erogate dall’ASP di Messina, il cui ammontare complessivo è risultato pari ad oltre centonovantamila euro per i tre anni oggetto d’indagine.

Durante lo scorso fine settimana i finanzieri del Gruppo di Messina hanno realizzato una serie di controlli nella zona centrale e in quella nord della città, concentrandosi sugli esercizi commerciali abitualmente frequentati nelle ore serali e notturne e impiegando pure le proprie unità cinofile. Le attività ispettive si sono incentrate, in particolare, sul rispetto della normativa in materia di lavoro dipendente, sul regolare rilascio delle certificazioni fiscali, sul contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Nel corso delle operazioni, effettuate in più giorni, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno scoperto tredici lavoratori irregolari, impiegati in alcune attività di ristorazione del capoluogo messinese, quali pizzerie, ristoranti e pub ed hanno contestato cinque violazioni per mancato rilascio di scontrini e ricevute fiscali, per ciascuna delle quali è prevista la sanzione minima di cinquecento euro.

L’azione in materia di vendita e utilizzo di sostanze psicotrope è stata condotta nei pressi dei locali notturni del centro cittadino, tra cui Piazza Unione Europea, nonché dello sbarco dei traghetti che collegano la Sicilia con la Penisola e, come evidenziato, è stata svolta anche grazie all’ausilio dei cani antidroga; la stessa ha permesso di segnalare all’Autorità Prefettizia quattro soggetti, in possesso di sette grammi di marijuana.

L’operazione si inserisce nell’ambito dei compiti istituzionali di controllo economico- finanziario del territorio affidati al Corpo e testimonia il costante impegno profuso dalle Fiamme Gialle a presidio della legalità nella città di Messina.

Continua l’azione di contrasto allo spaccio di stupefacenti presso gli imbarcaderi per le isole Eolie, intensificata nel periodo estivo in concomitanza con il maggior afflusso turistico dai finanzieri del Nucleo Mobile della Compagnia di Milazzo e condotta anche con l’impiego delle unità cinofile del Comando Provinciale di Messina.

Nell’ambito di tali servizi, la scorsa settimana le Fiamme Gialle mamertine presenti al terminal di imbarco del porto Milazzo hanno arrestato, in flagranza di reato, S.K., ventottenne di nazionalità marocchina, domiciliato nell’isola di Salina, di professione dichiarata venditore ambulante. L’uomo, giunto nel porto di Milazzo per imbarcarsi con destinazione l’isola di Salina, è stato sottoposto ad un accurato controllo dai finanzieri esteso anche ai propri bagagli. In esito a un meticoloso riscontro sono stati rinvenuti 500 grammi di hashish suddivisa in cinque panetti.

La sostanza stupefacente è stata sottoposta a sequestro e l’arrestato, dopo il processo per direttissima è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Barcellona P.G., fino alla prossima udienza del 15 settembre 2017 stabilita dall’autorità giudiziaria.

 

 

 

La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati 15 persone (11 donne della città dello Stretto e 4 marocchini), accusate di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. È stata la sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza di Messina a sgominare la banda che organizzava matrimoni tra messinesi e stranieri per consentire ai migranti di ottenere la cittadinanza italiana. Le indagini sono state coordinate dal pm della Dda Liliana Todaro e dal sostituto della Procura Rosanna Casabona. A chi organizzava i matrimoni andavano tra i seimila e i diecimila euro; da 500 e mille euro a chi accettava di sposarsi e poche decine di euro ai falsi testimoni.

I finanzieri del Gruppo di Messina, nel giorno di ferragosto, nell’ambito dei servizi di tutela della sicurezza economica e finanziaria disposti in occasione delle manifestazioni organizzate durante il Ferragosto Messinese, hanno eseguito un approfondito e capillare monitoraggio e controllo del territorio sequestrando 786 articoli contraffatti. Nel corso dello svolgimento dei servizi, i finanzieri di Messina hanno individuato, nei pressi del mercato rionale del quartiere Giostra e della Cittadella Fieristica, alcuni ambulanti che vendevano calzature recanti marchi contraffatti e CD musicali “pirata”, privi del previsto contrassegno S.I.A.E.

I militari, pertanto, hanno proceduto al sequestro delle calzature e dei CD contraffatti ed alla denuncia a piede libero all’Autorità Giudiziaria di un responsabile per violazione della normativa sulla contraffazione e sulla tutela del diritto d’autore. L’attività delle Fiamme Gialle si inserisce nel piano di intensificazione dell’azione di contrasto all’economia illegale e sommersa attuato durante la stagione estiva. La contraffazione, infatti, oltre ad alterare il normale funzionamento del libero mercato, rappresenta un danno economico per produttori e commercianti onesti.

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