Cinque falsi ciechi individuati a Barcellona Pozzo di Gotto. Sorpresi a tentare la fortuna alle slot machine o a fare shopping, oppure a sfidare il traffico. Secondo quando accertato dalla Guardia di Finanza, avrebbero percepito nel tempo seicentomila euro tra pensioni di inabilita' e indennita' di accompagnamento. Due di loro sono stati, inoltre, assunti in enti pubblici come centralinisti sfruttando la normativa a beneficio degli invalidi. Adesso, oltre ad essere stati segnalati alla Corte dei Conti per danno erariale, dovranno rispondere del reato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per il quale sono previsti fino a sei anni di reclusione.
Le Fiamme Gialle, pedinandoli, hanno ripreso i cinque furbetti mentre girovagavano tra le vie della citta' e dell'hinterland schivando, nel traffico cittadino, ostacoli e auto, scegliendo prodotti tra gli scaffali dei supermercati e, in un caso, giocando anche alle slot machine. Quattro dei cinque indagati sono uomini di eta' compresa tra i 40 e i 60 anni che, sulla carta, figuravano come "non vedenti assoluti", mentre una quinta persona, una donna di 78 anni, risultava essere affetta da cecita' parziale, ossia con un residuo visivo non superiore a un ventesimo in entrambi gli occhi. I finanzieri barcellonesi, grazie anche all'ausilio di un dirigente medico specializzato nel settore che ha analizzato e valutato il materiale video-fotografico raccolto, hanno rilevato l'incompatibilita' delle azioni compiute dagli indagati con lo stato di cecita' dichiarato.

I finanzieri del Gruppo di Messina hanno sottoposto a sequestro a Messina ottanta volatili di specie protetta, denunciando una persona. Le Fiamme Gialle, dopo accurati appostamenti e sopralluoghi, hanno individuato un’illecita commercializzazione di fauna selvatica protetta nel centro della città di Messina, esattamente presso il mercato rionale di piazza del Popolo, che si svolge ogni domenica. Al termine dell’operazione sono stati posti sotto sequestro ottanta uccellini selvatici di varie specie, come “cardellini”, “verzellini” e “fanelli”, che si trovavano esposti in sei gabbie posizionate sui muretti della menzionata piazza, pronti per essere venduti.

L’attività dei finanzieri ha permesso di denunciare una persona per violazione della legge sulla protezione della fauna selvatica, che prevede l'arresto fino a un anno e un'ammenda fino a un massimo di oltre quattromila euro. Le norme vigenti vietano, infatti, sia la detenzione che l’acquisto e la vendita. Anche per chi acquista esemplari di fauna selvatica sono previste sanzioni amministrative per importi che superano i 770 euro.

I volatili, dopo la verifica delle condizioni sanitarie da parte del responsabile del “Centro Recupero Fauna Selvatica” di Messina, Anna Giordano, sono stati liberati nei pressi del Forte Ferraro, sui colli San Rizzo. Il sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza di Messina rientra nel contrasto a ogni forma di illegalità ed evidenzia, nel caso specifico, l’attenzione al settore della protezione dell’ambiente, per la tutela della fauna posta in pericolo da attività e traffici illeciti.

Un’impresa di Gioiosa Marea (Me) operante nel settore agricolo, aveva percepito un contributo regionale e comunitario nell’ambito dei fondi a carico sia del Programma di Sviluppo Rurale Sicilia che del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, relativo al rimboschimento di terreni agricoli. La frode ha riguardato i fondi destinati al rimboschimento di un terreno dell’estensione di trenta ettari, sito nel territorio del comune di San Piero Patti, nell’area dei Nebrodi. Gli organizzatori della truffa, residenti a Gioiosa Marea, avevano richiesto e ottenuto risorse finanziarie pubbliche presentando fatture emesse da persone che non avevano prestato alcuna attività relativa alla preparazione delle superfici destinate alla piantumazione di 24.000 alberi, del tipo latifoglie, da destinare alla produzione di materiale legnoso.

Attraverso una minuziosa attività ispettiva gli investigatori della Guardia di Finanza hanno passato al setaccio tutta la documentazione relativa al finanziamento pubblico, riuscendo a individuare un articolato sistema posto alla base della frode, imperniato sull’utilizzo sistematico di fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti. Tali documenti erano serviti ai responsabili del meccanismo truffaldino per giustificare agli enti erogatori, tra cui l’Assessorato Regionale alle Attività Produttive della Sicilia e l’A.G.E.A. (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), spese in realtà mai sostenute. I costi fittizi venivano inseriti nei progetti presentati per ottenere illecitamente la concessione del finanziamento, il cui importo complessivo è risultato essere pari a circa 180 mila euro.

L’attività d’indagine, diretta dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Patti, Giuseppe Costa e Maria Milia, si è conclusa con la denuncia di undici persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione e utilizzo di fatture false, per i quali è prevista la reclusione fino a un massimo di sei anni. Contestualmente, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Patti, Eugenio Aliquò, i finanzieri pattesi hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di somme di denaro e beni immobili fino a concorrenza dell’importo indebitamente percepito.

 

 

 

 

 

I finanzieri appartenenti al Gruppo della Guardia di Finanza di Messina, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale, Salvatore Mastroeni, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari a carico di M.A., di anni 67, imprenditore nel settore edile ed hanno, altresì, notificato, una misura dell’obbligo di dimora nel Comune di Messina ed una relativa all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Per un altro imprenditore del settore edile S.A. di anni 56 è stato disposto il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali per 12 mesi. Con il medesimo provvedimento il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo dei conti correnti intestati a quattro società unitamente all’intero complesso dei beni aziendali, nonché delle quote di capitali e delle azioni intestate, sia alle persone destinatarie delle misure cautelari personali restrittive, che agli altri indagati, per un valore complessivo di circa due milioni di euro.

Nell’ambito delle indagini svolte dai militari delle Fiamme Gialle, coordinate dal Sostituto procuratore Antonio Carchietti della Procura della Repubblica di Messina, i quattro soggetti oltre ad altri cinque, risultano indagati in concorso per bancarotta fraudolenta, per aver distratto ingenti somme di denaro dal patrimonio di una S.r.l., con volume d’affari annuo di circa 1,5 milioni di euro, operante nel settore delle costruzioni con lavori affidati sia da enti pubblici che privati ed averne dolosamente cagionato il fallimento con l’aggravante della pluralità dei fatti commessi.

Gli analitici accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza hanno consentito di svelare quello che si ritiene essere uno strutturato progetto criminoso che è stato attuato mediante una serie di operazioni commerciali e contabili grazie alle quale la S.r.l. è stata spogliata di propri beni e disponibilità economiche, mediante il dirottamento dei lavori pubblici appaltati ad altre imprese compiacenti.

L’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla simulazione di atti di cessione di “rami d’azienda” e sull’attuazione di condotte distrattive effettuate ai danni del patrimonio societario, realizzate attraverso sistematici, ripetuti ed ingenti prelievi di denaro contante dai conti societari, mediante l’alterazione della contabilità, realizzata attraverso l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di meri giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica, nonché con la distrazione di risorse finanziarie e mezzi aziendali di valore. In alcuni casi i beni e le utilità stornate sono state occultate nei conti personali o nelle casse di altre società coinvolte, grazie anche alla compiacenza di alcuni dipendenti e collaboratori: L.F. di anni 35, L.M. di anni 43 e P.G. di anni 77, anch’essi indagati.

La S.r.l. oggetto d’indagine, senza apparente ragione economica che non fosse assorbirne gli utili, di fatto è stata abbandonata ad un inevitabile fallimento il cui scopo era che i creditori non trovassero risorse per soddisfare i propri diritti.

Il disegno criminoso, oltre che con i gravi illeciti contabili e fiscali rilevati, veniva altresì attuato in alcuni casi mediante la rinuncia a rilevanti appalti pubblici ottenuti che consentiva l’aggiudicazione a favore di altre società consenzienti, nei confronti delle quali, in qualche caso, è stata riscontrata anche la vendita dei beni strumentali, circostanza che è avvenuta grazie al coinvolgimento diretto anche di altri tre imprenditori indagati, A.G. di anni 72, B.C. di anni 64, S.G.M. di anni 43.

I provvedimenti odierni giungono al termine di una complessa ed articolata attività investigativa, anche di natura tecnica, e di mirati accertamenti bancari che hanno riguardato centinaia di conti correnti, consentendo di quantificare in oltre due milioni di euro la somma distratta ed in circa 5,5 milioni di euro i tributi non versati all’Erario.

La pena prevista per il reato di bancarotta fraudolenta è la reclusione da tre a dieci anni.

Nella rete degli inquirenti sono finite figure note e meno note, protagonisti da anni della storia che lega la mafia con il territorio messinese. A finire in manette Domenico La Valle, Paolo De Domenico, Francesco Laganà, Antonino Scimone, Alfredo Trovato, Salvatore Trovato e Giovanni Megna, tutti appartenenti al clan “Mangialupi”, operante nella zona sud di Messina. Altre quattordici persone sono state arrestate per reati quali traffico di stupefacenti, estorsione, furti, rapine e detenzione illegale di armi.

Per gli inquirenti la figura cardine dell’indagine sarebbe Domenico La Valle, titolare di un’attività commerciale nel quartiere a ridosso dello stadio di calcio “G.Celeste”, che è stato coinvolto sin dagli anni ’80 in alcuni procedimenti penali che lo indicavano come imprenditore strettamente collegato ad esponenti della nota cosca Trovato - clan “Mangialupi”, anche se lo stesso a suo tempo non è stato condannato per le ipotesi contestate.

Le complesse attività d’indagine dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Messina, protrattesi per due anni, hanno permesso di “leggere” e di avere una visione completa di tutte le operazioni commerciali, finanziarie ed imprenditoriali che hanno visto, negli ultimi trent’anni, al centro la figura di La Valle, contornato da taluni suoi familiari e da una fitta rete di fidati collaboratori, consentendo di delineare il ruolo apicale assunto all’interno del citato sodalizio mafioso. I finanzieri ritengono sia lui ad avere assunto il controllo pressoché esclusivo delle attività illegali della cosca, costituendone il punto di riferimento “imprenditoriale”, facendo da contraltare al ruolo “operativo” ricoperto dai fratelli Trovato.

Dalle indagini è emerso come La Valle, avvalendosi dell’apporto qualificato di uomini di sua fiducia quali Paolo De Domenico e Francesco Laganà gestisse numerose attività economiche, rappresentate da diverse società di noleggio di apparecchi da gioco e scommesse, da una sala giochi, da un distributore di carburanti, da una rivendita di generi di monopolio e come avesse la disponibilità di numerosi immobili, tutti formalmente intestati a familiari (quali la moglie Grazia Megna) e a terze persone compiacenti, tra cui Antonino Scimone, Giancarlo Mercieca e Francesco Benanti, al fine di scongiurare il rischio di essere colpito da provvedimenti giudiziari di sequestro e confisca.

Gli interessi illeciti nel lucroso settore del noleggio e della gestione di centinaia di apparecchi da gioco da parte di ditte riconducibili a La Valle, avrebbero fatto assumere nel tempo una notevole posizione nel mercato di Messina e provincia, consentendogli di accumulare ingenti somme di denaro “in nero”, messe a disposizione della cosca di appartenenza per le più disparate finalità illecite. In proposito, le Fiamme Gialle durante le investigazioni hanno sequestrato 159 di tali macchine e 369 schede elettroniche, la metà delle quali, a seguito di perizie effettuate da consulente tecnico della Procura, sono risultate essere state alterate per ridurre le probabilità di vincita.

L’ufficio all’interno del distributore di carburante posto nelle immediate adiacenze del bar di proprietà, per gli inquirenti costituiva una vera e propria “cassa continua” dell’organizzazione. A dimostrazione della notevole liquidità raccolta con la fiorente gestione delle attività illecite nel settore delle videoslot è significativo che nel corso di una perquisizione eseguita dalla Guardia di Finanza, all’interno di una botola ubicata nella cabina del distributore, siano stati sottoposti a sequestro oltre 140 mila euro in contanti. In tale circostanza, è stato rinvenuto anche un “libro mastro” ove erano annotati, con cadenza mensile, i guadagni, pari ad oltre 1.800.000 euro, che la cosca era riuscita ad incassare, in contanti, in circa sei anni, attraverso l’attività di noleggio di una parte degli apparecchi illegali.

In un’altra circostanza Alfredo Trovato si rivolse a Francesco Laganà chiedendogli 10.000 euro in contanti in brevissimo tempo. La consegna avvenne dopo pochi minuti previa interlocuzione con La Valle che, dopo avere chiesto a Laganà se i soldi servissero a Trovato ordinò di dare immediatamente il contante richiesto.

I finanzieri, dopo aver raccolto numerose intercettazioni ambientali e telefoniche,ritengono che la “base operativa” dell’organizzazione era costituita da un bar di proprietà, luogo ritenuto sicuro per lo svolgimento di affari illeciti, riunioni e rapporti riservati tra l’indagato e soggetti pregiudicati per reati associativi di stampo mafioso ed in materia di stupefacenti (quali i fratelli Alfredo e Salvatore Trovato e Giovanni Aspri, fratello di Benedetto - detenuto), tutti soggetti posti al vertice o comunque riconducibili storicamente al gruppo mafioso operante nel quartiere Mangialupi.

L'indagine ha ricostruito il metodo mafioso posto in essere dagli indagati nella gestione di controversie di varia natura e dei proventi illeciti, e le violente modalità con cui gli associati operavano il capillare controllo del territorio per la gestione delle attività economiche di pertinenza, territorio sottoposto ad un incondizionato “dominio” (da qui il nome dell’operazione). Significativi sono risultati alcuni episodi:

In un caso è stato appurato come, una volta acquisito il controllo delle zone di influenza mediante l’installazione di videoslot in svariati locali della città e della provincia, il gruppo si sia preoccupato di garantire che nessuno interferisse con le attività di gioco e scommesse. Presso alcuni esercizi commerciali ove erano installati propri apparecchi, ignoti si erano introdotti nei locali al fine di scassinare le macchine ed impossessarsi del denaro al loro interno. L’attività investigativa avrebbe consentito di accertare come Domenico La Valle, insieme ad Alfredo e Salvatore Trovato, con la complicità di Francesco Laganà, Antonino Scimone e Paolo De Domenico, facendo leva sulla forza intimidatrice e sulla conseguente condizione di assoggettamento, fosse riuscito agevolmente ad individuare gli autori materiali dei delitti e a farsi restituire, in breve tempo, i proventi dei furti.

In un secondo caso la violenza e la caratura criminale degli indagati, e la loro volontà di ribadire la propria egemonia nel settore del gioco d’azzardo rafforzando il “prestigio” dell’organizzazione, si sarebbero manifestati in occasione di un brutale pestaggio posto nei confronti di un extracomunitario, colpevole solo di avere conseguito una consistente vincita giocando con le macchinette riconducibili al clan che, in conseguenza di ciò, stava perdendo del denaro.

In un terzo caso è stata registrata una conversazione tra Domenico La Valle, Alfredo Trovato e Giovanni Aspri nel corso della quale i primi due, al fine di vendicare un torto subito da Aspri, lo avrebbero  invitato più volte, in modo perentorio a punire l’umiliazione ricevuta, gambizzando il soggetto che si era macchiato di tale affronto. Anche persone estraneee alla compagine criminale, che però evidentemente conoscevano la caratura ed il peso di La Valle e dei suoi sodali, si sarebbero affidati a lui per ottenere in qualche modo “giustizia”. E’ il caso di una persona che aveva subito il furto del proprio cane da caccia di valore e aveva richiesto l’intervento in “soccorso” di Domenico La Valle e di Alfredo Trovato, grazie ai quali è poi effettivamente riuscito non solo a rientrare in possesso dell’animale, ma anche ricevere le scuse dall’autore del furto.

Nel corso delle investigazioni sarebbero stati accertati anche numerosi casi di furto, di illecita detenzione di armi, nonché plurime cessioni di sostanze stupefacenti e reiterate violazioni della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, attraverso la cui ricostruzione ha consentito l’arresto anche di Alberto Alleruzzo, Francesco Alleruzzo, Angelo Aspri, Giovanni Aspri, Carmelo Bombaci, Nunzio Corridore, Santo Corridore, Francesco Crupi, Domenico Galtieri, Giuseppe Giunta, Daniele Mazza, Francesco Russo, Gaetano Russo e Mario Schepisi.

A seguito dell’accurata ricostruzione patrimoniale degli interessi imprenditoriali di La Valle, contestualmente all’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare, sono stati apposti i sigilli a tre società operanti nel settore del noleggio di centinaia di apparecchiature da gioco e scommesse, a diciotto immobili, tra cui una lussuosa villa con piscina ubicata nella zona tirrenica ed un prestigioso appartamento con attico a Messina, a una rivendita di generi di monopolio e ad un’imbarcazione tipo gommone, per un valore complessivo di dieci milioni di euro.

Ben 190 uomini e 50 mezzi impegnati per effettuare 21 arresti e sequestri di beni per 10 milioni di euro. I finanzieri del G.I.C.O. del nucleo polizia tributaria, dalle prime luci dell'alba stanno eseguendo gli ordini di custodia cautelare nei confronti di 21 presunti componenti del clan Mangialupi a Messina. Le accuse -a vario titolo- sono di associazione di tipo mafiosa finalizzata all'estorsione e allo spaccio di sostanze stupefacenti. I dettagli dell'operazione saranno resi noti nella giornata odierna, durante una conferenza stampa che si terrà presso la sede del Comando Provinciale di Messina.

L'Acr Messina, in relazione alle notizie di stampa pubblicate oggi circa sviluppi dell’indagine riguardante il calcioscommesse nella stagione sportiva 2015/2016, attraverso un comunicato stampa, esprime massima fiducia nell’attività degli investigatori e della giustizia. "Questa società -si legge nel comunicato- opera nel pieno rispetto dei principi di legalità e lealtà sportiva e auspica che si possa fare presto chiarezza. A.C.R. Messina – che è parte offesa in un eventuale procedimento penale – si tutelerà esercitando ogni azione necessaria a difesa del proprio nome e prestigio".

L'inchiesta della Guardia di Finanza di Messina era già nota dallo scorso novembre. Le Fiamme Gialle aprirono un'indagine su alcune gare dell'Acr Messina giocate la scorsa stagione e finite nel mirino dei bookmaker e del Viminale per anomalie nei flussi di gioco. la Guardia di Finanza del capoluogo siciliano inviò una richiesta ad alcuni operatori di scommesse per avere maggiori dettagli su tre match in particolare: Casertana - Messina del 21 dicembre 2015, Messina - Martina Franca del 9 gennaio 2016 e Messina - Benevento del 16 gennaio 2016. Le partite erano state segnalate a inizio 2016 alla Procura Federale anche dalla Lega Pro di Gabriele Gravina. Ai bookmaker le Fiamme Gialle chiesero riscontri per indicare le singole giocate, gli indirizzi delle agenzie, i dati anagrafici dei giocatori e le modalità di pagamento usate per puntare e riscuotere le vincite. Lo sviluppo delle indagini nacque proprio dalle segnalazioni delle aziende di gioco, l’iter è quello ormai consolidato per arginare le combine: gli operatori segnalano i flussi anomali ai Monopoli, poi scattato l’alert vengono bloccate le giocate, in seguito viene inviata una segnalazione all'Unità informativa Scommesse Sportive del Ministero dell’Interno. Lo scorso martedì i finanzieri hanno perquisito abitazioni private e studi professionali in città ed è stato sequestrato materiale cartaceo e informatico che gli inquirenti ritengono utile alle indagini.

La tutela delle libertà economiche di cittadini, imprese e professionisti onesti è condizione indispensabile per il raggiungimento dell’equità sociale posta a fondamento del benessere della collettività. Ed è proprio la lotta ai fenomeni evasivi più gravi e alle frodi fiscali, alle illegalità nella Pubblica Amministrazione, agli sprechi di risorse e alla criminalità economico-finanziaria in genere ad aver costituito l’obiettivo dell’attività operativa della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Messina per il 2016.

L’azione si è sviluppata attraverso:

  • -  la realizzazione di 45 Piani Operativi, diretti all’aggressione delle più dannose e

    pericolose manifestazioni di illegalità economico-finanziaria;

  • -  l’esecuzione, in attuazione dei Piani Operativi, di quasi diecimila interventi, distribuiti

    nelle due missioni fondamentali di polizia economica e polizia finanziaria;

  • -  lo sviluppo di oltre 957 deleghe d’indagine pervenute dalla magistratura ordinaria e

    contabile;

  • -  il contrasto ai traffici illeciti e il concorso al dispositivo di ordine e sicurezza

    pubblica.
    LOTTA ALLE FRODI FISCALI, ALL’ECONOMIA SOMMERSA E AL GIOCO ILLEGALE

    Il contrasto all’evasione e alle frodi fiscali, nelle loro diverse manifestazioni, rappresenta l’obiettivo prioritario della Guardia di Finanza. Al riguardo, è stata posta in essere una capillare azione in materia tributaria che ha permesso di effettuare 460 tra verifiche e controlli ai fini delle imposte dirette, dell’I.V.A. e di altri tributi, 74 indagini di polizia giudiziaria che hanno portato all’individuazione di più di 140 milioni di euro di base imponibile che si ritiene non essere stata dichiarata al Fisco.

    Questi servizi si sono basati su una selezione preventiva e mirata degli obiettivi, supportata dal ricorso alle oltre 40 banche dati e applicativi disponibili, dall’intelligence e dal controllo economico del territorio.

In particolare, sono state sviluppate indagini di polizia giudiziaria per reati relativi all’evasione ed alle frodi fiscali, denunciando 99 responsabili, per condotte quali l’emissione ed utilizzo di fatture false, l’occultamento di documentazione contabile, l’omessa o infedele dichiarazione dei redditi.

Sono stati individuati circa 85 casi di frodi all’IVA, anche nella forma della “frode carosello”, 15 casi di evasione fiscale internazionale, nonché 84 evasori totali ovvero soggetti che, pur avendo svolto attività produttive di reddito, sono risultati completamente sconosciuti al Fisco.

Scoperti 142 datori di lavoro che sono risultati aver impiegato 333 lavoratori in “nero” e 77 lavoratori irregolari. Sequestrate disponibilità patrimoniali e finanziarie per il recupero delle imposte evase nei riguardi dei responsabili di frodi fiscali per oltre 5,5 milioni di euro e avanzate proposte di sequestro per quasi 106 milioni di euro.

Le Fiamme Gialle di Messina e provincia hanno effettuato, inoltre, oltre 7.700 interventi nell’ambito del controllo economico del territorio. Tra questi si segnalano, in particolare, quelli svolti in materia di scontrini e ricevute fiscali pari a 5.717, con la scoperta di 1.962 irregolarità, e quelli in materia di trasporto merci su strada, 1.717, di cui 409 nel settore della circolazione dei prodotti sottoposti ad accise, nonché per la rilevazione degli indici di capacità contributiva, pari a 103 interventi.

Scoperte 105 violazioni nel campo delle imposte sulla produzione e sui consumi, con la denuncia di 32 soggetti responsabili di reati in materia di prodotti energetici, quali i prodotti petroliferi. Importante, altresì, l’azione nel settore dei giochi e delle scommesse, con la verbalizzazione di 47 soggetti ed il sequestro di 149 apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento, con l’individuazione di tributi evasi per € 106.429.

CONTRASTO ALLE TRUFFE SUI FONDI PUBBLICI E ALL’ILLEGALITÀ NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Significativa la presenza ispettiva nell’importante area della spesa pubblica, con la scoperta di casi di illegittima percezione o richiesta di finanziamenti pubblici, comunitari e nazionali, ad esempio nel settore degli aiuti in agricoltura o alle imprese, per oltre 17 milioni di euro e con la denuncia all’Autorità Giudiziaria di 392 soggetti per condotte quali la truffa ai danni dello Stato e degli enti pubblici e falso.

Sono state, altresì, individuate truffe nel settore previdenziale e al Sistema Sanitario Nazionale per circa cinque milioni e 700 mila euro, con la denuncia all’Autorità Giudiziaria di 317 soggetti.

Nell’ambito di 47 accertamenti svolti a favore della Corte dei Conti, sono stati segnalati sprechi o irregolari gestioni di fondi pubblici che hanno cagionato danni patrimoniali allo Stato ed agli enti pubblici per più di 58 milioni di euro e sono stati segnalati alla magistratura contabile 124 soggetti per connesse ipotesi di responsabilità erariale.

A seguito dei 36 interventi conclusi nel 2016 per reati ed altri illeciti contro la Pubblica Amministrazione, denunciati 71 soggetti (56% per abuso d’ufficio, 18% per peculato e 9% per turbata libertà d’incanti, 17% per altri reati).

Sono stati, inoltre, effettuati 108 controlli volti a verificare la sussistenza dei requisiti di legge previsti per l’erogazione di prestazioni sociali agevolate e per l’esenzione del ticket sanitario, con percentuali di irregolarità pari al 74% dei casi e un danno complessivo cagionato allo Stato di oltre 23 mila euro.

CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA ED ALLA CRIMINALITÀ ECONOMICO - FINANZIARIA

Svolti 42 accertamenti economico-patrimoniali a carico di condannati e indiziati di appartenere ad associazioni mafiose e loro prestanome, che hanno riguardato complessivamente 215 persone fisiche. Sono state avanzate proposte di sequestro per 142 beni mobili e immobili, 2 aziende e disponibilità finanziarie per un valore complessivo per oltre otto milioni e duecentomila euro.

Eseguiti provvedimenti di sequestro ai sensi della normativa antimafia di 15 beni mobili e immobili per un milione ottocento mila euro.

Confiscati, ai sensi della citata normativa, 26 beni mobili e immobili per un valore complessivo per oltre un milione e ottocento mila euro. Quarantotto soggetti sono stati denunciati per associazione per delinquere di stampo mafioso.

In materia di riciclaggio sono state svolte 19 indagini e attività di polizia giudiziaria che hanno portato alla denuncia di 13 soggetti, di cui 3 in stato di arresto, per un importo di oltre quattro milioni di euro individuati. 71 sono state, poi, le segnalazioni di operazioni sospette approfondite dal Nucleo di Polizia Tributaria e dai Reparti sul territorio appositamente delegati. Nell’azione di contrasto all’usura sono stati denunciati 9 soggetti.

A seguito di indagini svolte nei settori dei reati societari, fallimentari, bancari, finanziari e di borsa sono stati denunciati 38 persone.

CONTRASTO AI TRAFFICI ILLECITI

La capillare azione di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti ha portato al sequestro di 180 chili di droga a carico di 87 soggetti denunciati, di cui 12 arrestati. Effettuati 9 interventi in materia di contrabbando di tabacchi lavorati esteri con il sequestro di 26 chili di prodotto e la denuncia di 3 persone.

Nell’ambito del contrasto alla contraffazione sono stati eseguiti 136 interventi e denunciate all’Autorità Giudiziaria 66 persone. Sequestrati quasi 400 mila prodotti illegali, perché contraffatti, piratati, pericolosi o recanti falsa o fallace indicazione di origine o provenienza. Sono state tolte dal mercato quasi 2 tonnellate di generi agroalimentari contraffatti o prodotti in violazione della normativa sul made in Italy.

Nell’attività di contrasto al falso monetario sono state rinvenute 225 banconote false.

REPRESSIONE DEGLI ILLECITI PERPETRATI VIA MARE

Nel corso dell’anno 2016 le articolazioni operative del Gruppo Aeronavale di Messina, Stazione Navale di Manovra di Messina, Sezione Aerea di Manovra di Catania e 2^ Sala Controllo Operativo di Lampedusa, hanno assicurato costanti attività di esplorazione aeromarittima ad ampio raggio, lungo le direttrici di passaggio dai mari aperti ai bacini interni, mediante l’esecuzione di operazioni aeronavali a carattere internazionale, volte a contrastare i traffici illeciti.

Nel corso delle anzidette attività sono state sequestrate due imbarcazioni e un motosilurante utilizzati per l’immigrazione clandestina e arrestati sei scafisti. Sempre nel medesimo contesto sono stati soccorsi 855 cittadini extracomunitari, di cui 62 fermati.

Particolarmente interessante, da un punto di vista operativo, è stata l’individuazione in Aspromonte e zone circostanti, da parte dei velivoli della Sezione Aerea di Manovra di Catania, di tre piantagioni di “cannabis indica”, parzialmente celate dalla vegetazione ad alto fusto, che ha permesso il successivo sequestro ad opera dei Reparti territoriali del Corpo di nr. 2.655 piante di “cannabis indica” e “cannabis skunk”.

Inoltre, due unità navali della Stazione Navale di Manovra di Messina hanno preso parte a un’attività operativa, nel cui prosieguo investigativo sono stati sequestrati circa kg. 84 di cocaina, rinvenuta a bordo di una motonave nel porto di Gioia Tauro (Rc).

Da evidenziare, infine, il sequestro di 230 chili di tabacchi lavorati esteri, avvenuto nel Canale di Sicilia.

Avevano trovato il modo per riuscire a riprodurre libri universitari e rivenderli agli studenti a prezzi concorrenziali. Tre copisterie messinesi che si trovano nei pressi dell'Ateneo Peloritano sono state scoperte dalla Guardia di Finanza di Messina che hanno fermato questa attività illecita. Le ispezioni dei militari hanno permesso di svelare un rodato meccanismo che veniva realizzato per eludere le disposizioni in materia di diritto d’autore e tributarie. Questo sistema veniva posto in essere attraverso una serie di computer e uno scanner che permetteva di digitalizzare migliaia di testi universitari di elevato valore commerciale, alcuni dei quali composti da centinaia di pagine, che erano disponibili a richiesta da parte di compiacenti clienti.

I finanzieri hanno complessivamente sottoposto a sequestro un personal computer, quattro stampanti/fotocopiatrici professionali e un hard disk, oltre a centocinquanta libri già stampati e pronti per la vendita, tra cui manuali di diritto, testi di economia, di medicina e di lingue straniere e che erano occultati all’interno dei tre locali commerciali. I file sequestrati, oltre trentamila, relativi a circa duemila testi, erano contenuti, invece, su supporti hard disk e su cartelle di lavoro all’interno dei pc, rintracciati a seguito di un’ispezione tecnica condotta dai finanzieri messinesi.

L’attività si è conclusa con la denuncia alla locale Procura della Repubblica dei tre titolari di copisterie, in quanto ritenuti responsabili di aver riprodotto abusivamente opere letterarie tutelate dal diritto d’autore, in violazione dell’art. 171-ter della legge 633/1941, che prevede la multa fino a quindicimila euro e la reclusione fino a tre anni. Nei loro confronti sono state elevate anche sanzioni amministrative che vanno da un minimo di 45.000 a un massimo di 450.000 euro. Le disposizioni di legge che regolano la materia contemplano, inoltre, significative sanzioni amministrative anche per gli acquirenti, i quali rischiano di vedersi comminate pene pecuniarie fino a importi che raggiungono i diecimila euro.

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