La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati 15 persone (11 donne della città dello Stretto e 4 marocchini), accusate di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. È stata la sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza di Messina a sgominare la banda che organizzava matrimoni tra messinesi e stranieri per consentire ai migranti di ottenere la cittadinanza italiana. Le indagini sono state coordinate dal pm della Dda Liliana Todaro e dal sostituto della Procura Rosanna Casabona. A chi organizzava i matrimoni andavano tra i seimila e i diecimila euro; da 500 e mille euro a chi accettava di sposarsi e poche decine di euro ai falsi testimoni.

I finanzieri del Gruppo di Messina, nel giorno di ferragosto, nell’ambito dei servizi di tutela della sicurezza economica e finanziaria disposti in occasione delle manifestazioni organizzate durante il Ferragosto Messinese, hanno eseguito un approfondito e capillare monitoraggio e controllo del territorio sequestrando 786 articoli contraffatti. Nel corso dello svolgimento dei servizi, i finanzieri di Messina hanno individuato, nei pressi del mercato rionale del quartiere Giostra e della Cittadella Fieristica, alcuni ambulanti che vendevano calzature recanti marchi contraffatti e CD musicali “pirata”, privi del previsto contrassegno S.I.A.E.

I militari, pertanto, hanno proceduto al sequestro delle calzature e dei CD contraffatti ed alla denuncia a piede libero all’Autorità Giudiziaria di un responsabile per violazione della normativa sulla contraffazione e sulla tutela del diritto d’autore. L’attività delle Fiamme Gialle si inserisce nel piano di intensificazione dell’azione di contrasto all’economia illegale e sommersa attuato durante la stagione estiva. La contraffazione, infatti, oltre ad alterare il normale funzionamento del libero mercato, rappresenta un danno economico per produttori e commercianti onesti.

Per la Guardia di Finanza era ormai un meccanismo collaudato. Avrebbero fatto risultare rifornimenti di gasolio maggiori di quelli effettivi, grazie anche a distributori di carburanti di Taormina compiacenti. Per questo motivo i finanzieri della Compagnia di Taormina hanno dato esecuzione a tre misure di custodia cautelare e otto obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, nei confronti di undici persone responsabili, a vario titolo, di falso e truffa ai danni di due società a capitale pubblico. Queste ultime, la Messina Ambiente S.p.a. e la ATOME4 S.p.a., gestiscono la raccolta dei rifiuti e i servizi di igiene ambientale nei comuni della fascia ionica da Messina a Taormina (Me).

Le Fiamme Gialle, nell’ambito dell’operazione denominata “Free fuel”, hanno individuato e disarticolato un meccanismo di frode perpetrato dagli autisti dei mezzi delle società partecipate, i quali, in concorso coi gestori di due distributori di carburanti di Taormina e Letojanni, facevano risultare sui veicoli aziendali rifornimenti di gasolio maggiori rispetto alle quantità effettivamente erogate. L’eccedenza veniva ripartita tra gli autori della truffa attraverso prelievi gratuiti di carburante, a beneficio delle rispettive autovetture private.

Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Messina, Antonio Carchietti, hanno permesso, grazie anche a intercettazioni ambientali e videoriprese eseguite presso le stazioni di servizio interessate, di documentare ogni singolo rifornimento e di individuare gli autori della truffa. Per la ricostruzione di ciascun episodio, si è rivelata determinante l’attività di analisi documentale effettuata dai finanzieri taorminesi, che hanno confrontato le letture delle colonnine di distribuzione dei carburanti, le bollette di carico del gasolio rifornito, le fatture emesse dai distributori e i conseguenti pagamenti corrisposti dalla ATOME4 e dalla Messina Ambiente alle due aree di servizio.

L’ordinanza, notificata dai militari dipendenti dal Comando Provinciale di Messina e firmata dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, Salvatore Mastroeni, dispone la misura degli arresti domiciliari per tre degli indagati e l’obbligo di presentazione davanti alla polizia giudiziaria per altri otto. I finanzieri hanno, inoltre, sottoposto a sequestro il profitto del reato, quantificato complessivamente in settemila euro, sui rapporti di conto corrente riconducibili agli indagati.

L’attività eseguita dalla Guardia di Finanza rientra nell’ambito dell’importante azione di controllo della spesa pubblica, col duplice obiettivo di contrastare le truffe, gli abusi e gli sprechi e di favorire migliori e sempre maggiori servizi alla collettività.

I finanzieri della Compagnia di Milazzo e della Tenenza di Lipari (Me), hanno scoperto quattordici lavoratori “in nero”, un bed & breakfast abusivo e ricavi nascosti al Fisco per oltre 200.000 euro. I dipendenti “in nero”, impiegati a vario titolo nelle attività commerciali di ristorazione e di attività turistico-ricettive, sono stati individuati nel corso di un’operazione che ha interessato diverse località delle isole. I finanzieri dipendenti dal Comando Provinciale di Messina hanno eseguito una serie di interventi nei confronti di numerosi bed & breakfast e case vacanza operanti nelle zone costiere di Milazzo e Venetico, con il preciso obiettivo di reprimere l’abusivismo nel settore dell’offerta dei servizi extra- alberghieri.

Tale fenomeno è diffuso grazie alla sharing economy, che permette a chiunque, approfittando delle numerose piattaforme telematiche, anche estere, dedicate allo specifico settore, di offrire disponibilità alloggiative. I controlli hanno avuto il fine di verificare il possesso da parte delle diverse strutture ricettive, quali B&B, case vacanza e soluzioni extralberghiere, delle previste autorizzazioni comunali, nonché il rispetto della normativa di pubblica sicurezza, il pagamento della prevista imposta di soggiorno e l’assolvimento degli obblighi fiscali ai fini delle imposte dirette e indirette. Uno dei bed & breakfast controllati è risultato totalmente abusivo.

Le Fiamme Gialle di Milazzo e Lipari hanno passato al setaccio anche il settore delle locazioni immobiliari completamente “in nero”. Tale attività ha permesso di rilevare redditi occultati al Fisco per circa 160.000 euro.

La Tenenza della Guardia di Finanza di Barcellona P.G. ha concluso un’operazione finalizzata al contrasto dell’abusivismo nel settore del trasporto di merci, individuando otto imprese della zona che esercitavano questa attività in modo illegale, notificando dieci provvedimenti di fermo amministrativo per altrettanti automezzi e irrogando sanzioni per oltre 270.000 euro. L’attività è scaturita dai controlli capillari svolti sul territorio dalle Fiamme Gialle barcellonesi, considerato che il settore dell’autotrasporto è disciplinato da una stringente normativa che prevede l’iscrizione in un apposito albo per chiunque intenda esercitare tale professione, allo scopo di tutelare l’interesse della collettività e l’incolumità dei cittadini.

I finanzieri dipendenti dal Comando Provinciale di Messina hanno portato alla luce numerosi casi irregolari. Sono state individuate otto imprese che esercitavano abusivamente l’attività di trasporto di merci su strada, a cui sono state irrogate sanzioni amministrative per oltre 150.000 euro. Inoltre, come previsto dalla specifica normativa, sono state comminate ulteriori sanzioni amministrative per oltre 120.000 euro ad altre otto aziende dislocate su tutto il territorio nazionale che avevano fatto ricorso agli autotrasportatori abusivi.

A conclusione delle indagini è stata inoltre applicata la sanzione accessoria del fermo amministrativo, per un periodo di tre mesi, a dieci mezzi di trasporto, quali furgoni, motrici, autocarri e rimorchi, per una capacità di trasporto complessiva superiore alle 30 tonnellate. Emblematico il caso di una società di autotrasporti di Terme Vigliatore (Me), la quale, nonostante fosse già stata sanzionata per il trasporto abusivo della merce, aveva continuato a utilizzare l’automezzo, sottoposto al fermo amministrativo, per la medesima attività abusiva. Difatti, nel corso del controllo i finanzieri hanno rilevato una significativa differenza tra i chilometri riportati nel contachilometri e quelli appositamente documentati e trascritti in fase di esecuzione del fermo e hanno ricostruito numerosi ulteriori trasporti effettuati su tutto il territorio nazionale. Il titolare dell’impresa dovrà rispondere, pertanto, anche del reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro, per il quale è prevista la sanzione dell’arresto fino a tre anni.

 

 

 

Cambio al vertice per due Reparti della Guardia di Finanza della zona tirrenica, dipendenti dal Comando Provinciale di Messina. Dopo tre anni di permanenza il Cap. Francesco Vitellio ha lasciato il comando della Tenenza di Capo d’Orlando ed è stato assegnato al Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria. Al suo posto è subentrato il Ten. Francesco Borbone, romano, di 25 anni.

Il nuovo comandante proviene dal Gruppo di Sesto San Giovanni (Mi), dove ha retto per un biennio il Nucleo Operativo. Si è arruolato in Guardia di Finanza nel 2010, con l’ingresso in Accademia, presso la quale, dopo un corso di cinque anni, ha conseguito la laurea specialistica in Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria.

Anche a Patti si registra un passaggio di consegne. Dopo aver comandato la locale Tenenza dall’estate del 2015 il Cap. Marco Burcheri, che andrà a svolgerà analoghe mansioni alla Compagnia di Riposto (Ct), ha ceduto l’incarico al Ten. Giacomo Cucurachi, ventiseienne leccese. Anch’egli ha frequentato l’Accademia dal 2010, conseguendo la laurea specialistica in Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria. Lo stesso proviene dal Gruppo di Rimini, ove ha ricoperto negli ultimi due anni l’incarico di comandante del Nucleo Operativo.

Nei giorni scorsi i due Ufficiali neo-assegnati alle dipendenze del Comando Provinciale hanno effettuato le presentazioni di rito alle autorità locali.

Nove lavoratori “in nero”, tre bed & breakfast abusivi e ricavi nascosti al Fisco per 450.000 euro. E' questo il risultato di una serie di controlli della Guardia di Finanza a Taormina. I dipendenti “in nero”, impiegati a vario titolo nelle attività commerciali di noleggio acquascooter ed escursioni in barca, sono stati individuati nel corso di un’operazione eseguita nella baia della Riserva Naturale di Isola Bella anche con l’ausilio di due motovedette della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Messina.

L’azione ispettiva ha consentito di contestare violazioni amministrative a diverse imbarcazioni che esercitavano l’attività di noleggio per gite turistiche lungo il litorale senza le prescritte autorizzazioni e le dovute dotazioni di sicurezza a bordo. I natanti erano condotti, in alcuni casi, da personale sprovvisto della patente nautica. Nel corso dello stesso intervento sono state pure constatate più di venti mancate emissioni di scontrini e ricevute fiscali.

I finanzieri dipendenti dal Comando Provinciale di Messina, inoltre, nell’ambito di un piano di controllo economico del territorio, hanno eseguito una serie di interventi nei confronti di numerosi bed & breakfast e case vacanza operanti a Taormina e Giardini Naxos, col preciso obiettivo di contrastare l’abusivismo nel settore dell’offerta dei servizi ricettivi extralberghieri.

Tale fenomeno è diffuso grazie anche alla cosiddetta sharing economy, che permette a chiunque, approfittando delle numerose piattaforme telematiche dedicate allo specifico settore, di offrire disponibilità alloggiative.

I controlli hanno avuto il fine di verificare il possesso da parte delle diverse strutture ricettive, quali B&B, case vacanza e soluzioni alloggiative extralberghiere, delle previste autorizzazioni comunali, nonché il rispetto della normativa di pubblica sicurezza, il pagamento della prevista imposta di soggiorno e l’assolvimento degli obblighi fiscali ai fini delle imposte dirette e indirette. Tre dei bed & breakfast controllati sono risultati totalmente abusivi. Nella circostanza sono stati constatati ricavi non dichiarati per oltre 200.000 euro. Le Fiamme Gialle di Taormina hanno passato al setaccio anche il settore delle locazioni immobiliari completamente “in nero”, attività che ha permesso di rilevare redditi occultati al Fisco per circa 250.000 euro.

In occasione della tappa messinese del tour estivo di Tiziano Ferro, che ha visto la partecipazione di circa 40mila spettatori, finanzieri del Gruppo di Messina hanno eseguito uno specifico piano anti-contraffazione, di concerto con la locale Prefettura e Questura. In particolare, le Fiamme Gialle hanno effettuato una serie di controlli, a partire da alcune ore prima dell’inizio dell’importante evento musicale, in una vasta area che ricomprendeva le vie di accesso allo stadio del quartiere San Filippo e le zone adiacenti l’impianto sportivo adibito, per l’occasione, ad arena musicale. I numerosi accertamenti condotti nei confronti di soggetti che procedevano alla vendita di beni di vario genere hanno portato alla denuncia di nove persone, tutte provenienti dalla Campania, di età compresa tra i trentacinque e i cinquant’anni, per la vendita di merce contraffatta. Nel dettaglio, sono stati sequestrati circa cinquecento capi contraffatti, riportanti illegalmente il logo del famoso cantante, tra cui, ad esempio, sciarpe, fascette e bracciali. In aggiunta, i finanzieri dipendenti dal Comando Provinciale del capoluogo peloritano hanno realizzato una serie di riscontri in materia di abusivismo commerciale – funzionale anche al rispetto dell’ordinanza che vietava per motivi di sicurezza la vendita di bevande in vetro - individuando otto venditori non autorizzati di accessori vari e contestando violazioni amministrative per oltre 12mila euro. Durante il concerto sono state pure accertate cinque violazioni per il mancato rilascio dello scontrino fiscale ed è stato individuato e sanzionato un parcheggiatore abusivo. L’attività eseguita dalla Guardia di Finanza testimonia il costante impegno profuso dal Corpo a presidio della legalità nel delicato settore della contraffazione e dell’abusivismo commerciale, col preciso fine di evitare che il mercato venga condizionato e alterato da forme illegali di concorrenza.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Messina hanno scoperto un vorticoso traffico di prodotti petroliferi ceduti illegalmente, individuando un vero e proprio distributore clandestino di carburante a Cesarò (Me), denunciando all’Autorità Giudiziaria nove persone e sequestrando ventimila litri di gasolio. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania, hanno consentito di accertare che il titolare di una ditta individuale esercente il commercio di carburante per uso agricolo, dopo aver acquistato regolarmente il gasolio sottoposto a tassazione agevolata, presso un deposito di Augusta (Sr), durante il percorso di rientro alla sede della sua azienda, lo scaricava presso luoghi non autorizzati né alla detenzione, né all’utilizzo di tale carburante ad uso specifico.

Tali acquirenti, principalmente ditte di autotrasporto, in virtù di questo meccanismo e approfittando del prezzo vantaggioso si proponevano, a loro volta, sul mercato “nero” a tariffe concorrenziali, ponendo in essere una forma di concorrenza sleale, oltre che del tutto illecita, nei confronti degli operatori regolari del settore, grazie a una consistente riduzione dell’accisa, pari a ben il 78%, ossia circa cinquanta centesimi di euro al litro. A fronte di un prezzo di mercato che oscilla mediamente intorno a € 1,35 per litro, il prezzo di vendita effettivo era pari a circa € 0,85 per litro. Naturalmente il tornaconto non era solo per i clienti: anche il titolare della ditta, a fronte di un prezzo di vendita dichiarato di € 0,65, otteneva una guadagno netto totalmente “in nero”, pari a circa venti centesimi a litro. Lo stesso, inoltre, al fine di giustificare le illecite compravendite di prodotto, emetteva falsa documentazione contabile, come fatture di vendita e documenti di accompagnamento del prodotto, intestandoli ad ignari soggetti.

Le Fiamme Gialle, grazie all’ausilio di alcune telecamere installate nelle immediate adiacenze dell’azienda, hanno appurato che una parte di prodotto veniva stoccata direttamente presso il deposito della ditta di Cesarò, il quale, in alcune giornate, si trasformava in un vero e proprio distributore stradale abusivo. Nel corso delle investigazioni i finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno sottoposto a sequestro ventimila litri di gasolio agricolo, cinque serbatoi da novemila litri ciascuno, contenenti il prodotto petrolifero denaturato, e un’autocisterna. Nel complesso, sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria competente nove persone, in concorso tra loro: il titolare del deposito commerciale oggetto d’indagine e altre otto persone, tutti per il reato di sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sui prodotti energetici, che prevede la reclusione fino a cinque anni.

Gli sviluppi investigativi, basati sulla minuziosa analisi della documentazione contabile ed extracontabile detenuta dal deposito commerciale, hanno consentito di quantificare la vastità del fenomeno evasivo: è stato calcolato che dal 2014 al 2016 il titolare della ditta ha illecitamente ceduto oltre 3.600.000 litri di prodotto con accisa agevolata, con un danno per l’Erario, recuperato così a tassazione, pari a circa due milioni di euro. Infine, è stato stimato in circa ottocentomila euro il valore dell’I.V.A. e dell’IRPEF sottratto a tassazione.

 

E’ Antonino Arrigo, genovese di origine ma residente a Messina, il quarantatreenne tratto in arresto per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio ieri dalla Squadra Mobile della Città della Stretto con la collaborazione dell’unità cinofila del locale Gruppo della Guardia di Finanza. Una perquisizione presso l’abitazione dell'uomo ha consentito il rinvenimento di un ingente quantitativo di cocaina, marijuana ed hashish oltre ad un’agenda con manoscritti di conteggi e nominativi e la cifra contanti di € 1.000.00 conservata nella tasca di un indumento riposto nell’armadio della stanza da letto.

Un’organizzazione da vero professionista del campo evidenziata da un sofisticato sistema di sorveglianza: quattro telecamere posizionate sul tetto della palazzina e collegate a due televisori, collocati uno nel salone d’ingresso l’altro in cucina, davano un’ampia panoramica sia del piazzale condominiale che del retro. Arrigo aveva in tal modo la possibilità non solo di monitorare ed organizzare il flusso dei clienti ma anche di vigilare costantemente l’accesso all’area condominiale per eventualmente disfarsi degli stupefacenti in caso di sortite delle Forze dell’Ordine, come effettivamente ha tentato di fare nel corso dell’attività di polizia.

Ed infatti la droga è stata lanciata all’interno di un sacchetto di plastica dalla finestra dell’abitazione e raccolta prontamente dagli operatori di polizia che avevano circondato il perimetro della palazzina. Sostanza stupefacente è stata rinvenuta anche all’interno dell’abitazione, in un portacenere avvolta in della carta stagnola. Agli arresti domiciliari presso l’abitazione di residenza, Arrigo, nella giornata odierna, sarà sottoposto a processo per direttissima.

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