I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Barcellona P.G. e della Stazione di Santa Lucia del Mela hanno arrestato in flagranza di reato, il 47enne Antonio Franco Bella, per aver incendiato e danneggiato parte dello spazio antistante all’abitazione dei suoi parenti. L’uomo, in preda ad uno stato di alterazione psico – fisico per via dell’assunzione di sostanze alcoliche, ha incendiato parte della rete frangivento, un tubo in plastica, del materiale in legno e il vetro della finestra dell’abitazione. I militari intervenuti sul posto, anche allo scopo di scongiurare eventuali aggressioni ai danni dei familiari dell’uomo presenti, sono riusciti a bloccarlo, ma hanno subito minacce verbali e aggressioni fisiche, con calci e pugni. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato trattenuto presso le locali camere di sicurezza in attesa del giudizio direttissimo, come disposto dal sostituto procuratore di turno presso la Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto.

 

 

I Carabinieri della Stazione Carabinieri di Falcone hanno arrestato in flagranza un cittadino polacco per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. G.M.M., 34 enne, è stato sottoposto a perquisizione personale e domiciliare presso la propria abitazione di Falcone. L’uomo occultava 26 grammi di “hashish”, suddivisi in diverse dosi già confezionate e pronte per la vendita, e un bilancino di precisione funzionante. Il servizio attivato dai militari della locale Stazione, ha visto il coinvolgimento ed il supporto di una unità cinofila del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi (CT). L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato accompagnato presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari in attesa del giudizio direttissimo, come disposto dalla competente Procura della Repubblica di Patti. La sostanza stupefacente sequestrata sarà trasmessa ai competenti laboratori per gli esami tecnici al fine di stabilirne l’esatto principio attivo.

 

 

I carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone accusate di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di valori. Per tre indagati è stato disposto il carcere; per 11 l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sotto inchiesta anche un consigliere comunale di Mistretta tuttora in carica. L'inchiesta è stata coordinata dalla Dda messinese guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. L'indagine, iniziata nel 2015 dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Messina, riguarda la famiglia mafiosa di Mistretta che opera nella parte più occidentale della provincia peloritana e ha portato alla luce un tentativo di estorsione che, secondo le indagini, sarebbe stato posto in essere dal consigliere comunale in concorso con altre due persone. Nei confronti di uno dei due presunti complici, ritenuto appartenente alla cosca palermitana di San Mauro Castelverde, è stato emesso un provvedimento di sequestro dei beni. Vittime dell'estorsione due imprenditori edili, aggiudicatari dell'appalto, di un milione di euro, indetto dal Comune di Mistretta e finanziato dall'Unione Europea per la riqualificazione dei 12 siti in cui sono installate le opere d'arte contemporanea che costituiscono il percorso culturale "del museo all'aperto Fiumara d'Arte". Le investigazioni, che avevano già consentito di trarre in arresto, il 6 ottobre 2017, una coppia di imprenditori edili per trasferimento fraudolento di valori, avrebbero  permesso di documentare l’intestazione fittizia, in favore di ben 11 complici – anch’essi destinatari della misura in esecuzione – di 2 locali notturni e 1 stabilimento balneare ed un’attività di compravendita di auto usate, ubicati sulla fascia tirrenica della provincia di Messina. Contestualmente, è stata data anche esecuzione ad un decreto di sequestro  preventivo disposto nei confronti delle medesime attività commerciali, del loro compendio aziendale, dei conti correnti e depositi bancari, nonché di 5 autovetture nella disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di oltre 2 mln. di euro.

LA DENUNCIA DI DUE IMPRENDITORI NEI CONFRONTI DI UN CONSIGLIERE COMUNALE- L’inchiesta è stata avviata nel settembre 2015, quando un coppia di coniugi imprenditori edili si rivolse ai Carabinieri del Comando  Provinciale di Messina raccontando di essere vittima di un tentativo di estorsione. Gli imprenditori si erano aggiudicati, a seguito di una pronuncia giurisdizionale del TAR di Catania conseguente  ad un suo ricorso, l’appalto indetto dal Comune di Mistretta per i lavori di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo denominato “Fiumara d’Arte” - opere finanziate dalla Comunità Europea, con un importo a base d’asta pari ad 1 milione di euro ed aggiudicati alla sua A.T.I. con un’offerta pari ad 802.000 euro e spiegava che era stata avvicinato dal consigliere comunale di Mistretta Vincenzo Tamburello, il quale gli aveva rappresentato che la ditta che aveva ottenuto l’appalto prima del suo ricorso e aveva già versato la somma di 50.000 euro ad alcune persone del luogo, le quali li avevano successivamente restituiti dal momento che quella ditta era stata poi estromessa dai lavori. Tamburello gli avrebbe richiesto di corrispondere la somma di 35.000 euro - da devolvere ad una donna che veniva indicata come la “signorina” la quale aveva un fratello detenuto ( per le cui spese legali sarebbero stati destinati i soldi versati alla donna) e, inoltre, lo avrebbe invitato ad assumere nei propri cantieri tre operai, dei quali gli avrebbe successivamente indicato i nomi. Infine lo avrebbe esortato a  rifornirsi del conglomerato cementizio presso l’impianto dei fratelli Lamonica e assicurandogli che assolvendo a questi obblighi, non ci sarebbe stata alcuna richiesta estorsiva né danneggiamenti di sorta aggiungendo che, per il resto delle ulteriori forniture, avrebbe potuto rivolgersi al libero mercato.

TANGENTI IN FAVORE DELLA "SIGNORINA"-. Le investigazioni immediatamente avviate attraverso servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche e acquisizioni documentali, avrebbero permesso di riscontrare le prime dichiarazioni rese informalmente dall’imprenditore, ampliandole, identificando i complici di Tamburello e ricostruendo i rapporti tra loro. La donna citata come la “signorina” è stata identificata in Maria Rampulla, deceduta nel maggio del 2016, sorella di Pietro (condannato per essere l’artificiere della strage di Capaci ed all’epoca dei fatti detenuto) e di Sebastiano, storico capo della “famiglia di Mistretta” deceduto nel 2010.

L'INTERVENTO ANCHE DI UNA CARTOMANTE- Gli ulteriori due complici sono stati identificati in Giuseppe detto Pino Lo Re, personaggio ritenuto intraneo all’associazione mafiosa e colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale nel 2015 e dalla zia, Isabella Di Bella, una cartomante di Acquedolci, alla quale, durante le vicissitudini che avevano preceduto l’aggiudicazione dell’appalto,  l’imprenditrice si era rivolta per domandare quale sarebbe stata la sorte della controversia sull’appalto. La Di Bella, avendo appreso di questa situazione, avrebbe fattto apparire necessario ai coniugi, l’intervento del nipote presentato come persona di rispetto ed in grado di intervenire in loro favore in relazione all’aggiudicazione dell’appalto ed al contenzioso aperto di fronte al TAR. I due imprenditori accettarono l’aiuto ed incontravano Lo Re in uno dei sui Night Club. Lo Re, in questo primo incontro, avrebbe riferito ai coniugi che la ditta che precedentemente era stata aggiudicataria aveva comprato l’appalto versando 50.000 euro e che egli avrebbe attivato un amico per intervenire in loro favore nella gara. I due sarebbero stati successivamente contattati da Vincenzo Tamburello con il quale si sarebbero incontrati all’interno del Comune di Mistretta. Questi avrebbe confermava la versione fornita da Lo Re.

DOPO LA RICHIESTA DEL PIZZO LA DENUNCIA- Quando nel settembre 2015 il TAR di Catania ha dato ragione ai due imprenditori, Lo Re prima attraverso la Di Bella e, successivamente di persona, avrebbe avanzato ai coniugi la richiesta di denaro e le altre richieste specificando che erano state concordate con la “signorina”. I due imprenditori, attraverso ricerche su internet acquisivano notizie sulla caratura criminale degli interlocutori, si preoccuparono e rappresentarono a Tamburello la richiesta ricevuta da Lo Re il quale, per nulla sorpreso, avrebbe riferito loro di aspettare spiegando che sarebbe stato lui a dare loro le indicazioni in merito al pagamento, dimostrando quasi una sovraordinazione rispetto a Lo Re. Solo successivamente, molti mesi dopo, quando ormai le indagini avevano in gran parte dipanato la vicenda, gli imprenditori, superati i timori che gli avevano inculcato le persone coinvolte nell’estorsione, integrarono le prime sommarie indicazioni fornite ai Carabinieri con ulteriori dettagli che hanno permesso di ricostruire completamente la vicenda.

SEQUESTRO DI NIGHT CLUB E LIDI- Inoltre le indagini avviate, avrebbero permesso di accertare come Giuseppe Lo Re, in ragione della sottoposizione ad una misura di Prevenzione personale e patrimoniale, al fine di sottrarsi ad eventuali ulteriori provvedimenti ablativi, attraverso ben 11 complici ( di cui cinque di cinque stranieri) che nel tempo si sono prestati a fare da teste di legno alle sue attività economiche – tutti colpiti dalla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G. – , gestisse di fatto due night Club, uno a Torrenova (ME) ed uno a Nicosia (EN), un lido balneare nel Comune di Santo Stefano di Camastra ed un’attività di compravendita di auto usate esercitata principalmente attraverso la vendita on line. L’attività investigativa avrebbe consentito altresì di accertare che Lo Re, avrebbe disposto dei conti correnti bancari delle società, formalmente intestati ai fittizi titolari e gestisse quotidianamente i suoi night club occupandosi personalmente del reclutamento e del pagamento delle ragazze impiegate. Sui tali beni è intervenuto il provvedimento di sequestro preventivo che ha colpito tutti i compendi aziendali, i conti correnti personali dei prestanome e delle ditte oltre a numerosi veicoli e locali acquisiti con i proventi degli illeciti guadagni in virtù dell’evidente sproporzione con i redditi dichiarati.

 

 

 

 

I Carabinieri scoprono falsi ciechi a S. Salvatore di Fitalia. Uno dei due indagati è stato ripreso mentre controllava il suo cellulare, le loro attività motorie e la deambulazione, la capacità di orientarsi, non risultavano essere compatibili con lo stato di cecità assoluta riconosciuta ai tre, e pertanto, anche dopo una valutazione medica svolta da un ausiliario di polizia giudiziaria, è stata informata  la Procura della Repubblica di Patti che ha emesso la misura cautelare reale nei confronti dei tre indagati, eseguita dai Carabinieri.

I Carabinieri della Compagnia di Taormina, hanno tratto in arresto 3 persone e contestualmente ne hanno denunciate altre 6 in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e guida in stato di ebbrezza alcoolica.

I controlli del fine settimana svolti dai carabinieri di Taormina, Giardini Naxos e Santa Teresa di Riva nei rispettivi territori, con l’ausilio dei colleghi del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi (CT), hanno consentito di trarre in arresto due persone, in flagranza di reato, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed un soggetto, colpito da provvedimento restrittivo emesso dalla Autorità giudiziaria, poiché dovrà scontare una pena residuale di 5 anni per fatti avvenuti nella provincia di Reggio Calabria nel 2015. Nel primo caso i militari dell’Arma, attraverso un certosino controllo del territorio, hanno documentato come il 24enne G.S. di Giardini Naxos, già conosciuto alle Forze dell’Ordine, avesse ceduto alcune dosi di marijuana a due minorenni. Il giovane è stato arrestato e la droga sequestrata. Sempre a Giardini Naxos i carabinieri dell’Aliquota Operativa hanno tratto in arresto M.S., 37 anni, per detenzione ai fini di spaccio di marijuana e cocaina. I militari che già da tempo lo pedinavano, hanno deciso di effettuare una perquisizione domiciliare, rinvendo e sottonendo a sequestro diverse dosi di cocaina già confezionate e pronte ad essere immesse sul mercato illegale della droga, ed un involucro di marijuana. Al termine dell’attività ed espletate le consuete formalità di rito l’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.

A Taormina i militari della locale stazione hanno tratto in arresto un cittadino originario del Siracusano ma residente nella perla dello Ionio, A.S. di 72 anni, colpito da un ordine di esecuzione per la carcerazione, per espiare una pena residua di 5 anni, poiché ritenuto responsabile del reato di spaccio e detenzione di sostanza stupefacente commesso a Villa San Giovanni (RC) nel 2015. Sempre sul versante ionico, a Santa Teresa di Riva, i militari della Stazione hanno denunciato in stato di libertà, al termine di accurate e mirate perquisizioni domiciliari, 4 giovani per detenzione ai fini di spaccio di piccoli quantitativi di sostanze stupefacenti. I controlli hanno consentito altresì di denunciare in stato di libertà, due persone sorprese alla guida di veicoli in evidente stato di ebbrezza alcolica e di segnalarne alla locale Prefettura altre due, quali assuntori di sostanze stupefacenti poiché sorpresi a consumare delle modiche quantità di droga. L’intera attività ha visto l’impiego di 14 pattuglie dell’Arma, oltre 30 militari e due unità cinofile utilizzate principalmente per le perquisizioni all’interno di locali pubblici di Giardini Naxos.

I Carabinieri di Sant’Agata di Militello, hanno arrestato S.F.S., 47enne del luogo, per avere trasgredito alle prescrizioni imposte dalla Procura della Repubblica, in aggravamento alla misura cautelare dell’obbligo di dimora a cui il soggetto era sottoposto. L'uomo era stato arrestato lo scorso 24 marzo per atti persecutori, violazione di domicilio e danneggiamento aggravato nei confronti della ex moglie. Successivamente fu colpito da obbligo di dimora. I militari hanno monitorato gli spostamenti dell'uomo ed hanno verificato che la sua condotta nei confronti dell'ex moglie, è proseguita nel tempo. Pertanto i giudici hanno deciso l'aggravamento della pena disponendo, per il 47enne, gli arresti domiciliari.

 

 

 

 

I Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello, dopo i gravi fatti della scorsa estate, nella quale gli incendi hanno danneggiato gravemente vaste aree boschive nel Parco dei Nebrodi, con l’approssimarsi della primavera, hanno pianificato mirati e strutturati servizi di osservazione, controllo e monitoraggio dei siti d’interesse al fine di prevenire incendi di matrice dolosa, colposa o naturale. Ieri i militari della stazione di Mirto, notata una colonna di fumo alzarsi in località collinare “Monte Pagano”, si sono diretti in quella direzione, bloccando l’unica strada interpoderale di accesso all’area, dove era parcheggiata l’autovettura di un allevatore, già attenzionato dai Carabinieri perché sospettato d’essere l’autore dei recenti incendi avvenuti nella stagione calda. Muniti di strumentazione tecnica, le forze dell’ordine hanno ispezionato la zona circostante ed hanno individuato un uomo che scappava precipitosamente dal luogo interessato dalle fiamme. I militari hanno raggiunto e bloccato l’uomo, si tratta del 39enne allevatore Gaetano Sebastiano Liuzzo Scorpo, trovato in possesso di un coltello a serramanico di genere vietato e due accendini. Contestualmente, i Carabinieri hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco che hanno domato le fiamme e mettere in sicurezza l’area. Spento l’incendio, i militari hanno ispezionato la zona, riscontrando che il fuoco era stato appiccato in ben cinque punti diversi ed alimentato dal forte vento aveva già bruciato circa 500 mq di macchia mediterranea. I Carabinieri hanno, quindi, arrestato il piromane ed hanno posto sotto sequestro il materiale trovato in possesso dell’incendiario. Informata l’Autorità Giudiziaria, l'allevatore è stato tradotto agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.

 

I Carabinieri della Stazione di Barcellona P.G., hanno arrestato il 47enne barcellonese Nicola Ruggeri, già noto alle Forze di Polizia, destinatario di  un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Messina, per l’espiazione di una pena di quasi 15 anni di reclusione. Il provvedimento scaturisce da intensa e serrata attività investigativa condotta dall’Arma a riscontro di diversi e ripetuti reati contro la persona ed in materia di stupefacenti commessi nel tempo dall’arrestato, in diversi Comuni della Provincia peloritana. L’arrestato al termine delle formalità di rito è stato associato presso la casa circondariale di Barcellona a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.

 

 

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, hanno solto servizi mirati nelle zone della movida messinese, sia nei pressi delle uscite dei principali locali notturni presenti a Messina, anche con militari in borghese del Nucleo Operativo della Compagnia Messina Centro, sia bloccando le principali rotatorie e vie di snodo cittadino del traffico veicolare, monitorando le principali vie del centro per tutta la notte, ed hanno permesso di conseguire i seguenti risultati:

Un 35enne è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Messina poiché sorpreso alla guida della propria autovettura in evidente stato psicofisico alterato dopo aver assunto sostanze stupefacenti; un 36enne, un 29enne ed un 28enne sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Messina poiché, sorpresi alla guida di veicoli in evidente stato psicofisico alterato, si sono rifiutati di sottoporsi ad accertamenti presso una struttura sanitaria; un 39enne, un 38enne ed un 22enne sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Messina, poiché sorpresi nella recidiva della guida di veicoli, nonostante fossero sprovvisti della patente di guida, poiché mai conseguita; un 40enne ed un 37enne sono stati denunciato alla Procura della Repubblica di Messina, poiché sorpresi alla guida dei rispettivi veicoli in stato di ebbrezza, con l’immediato ritiro delle patenti di guida; un 36enne, 29enne ed un 34enne di nazionalità marocchina, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Messina poiché, sottoposto a perquisizione personale, sono stati tutti trovati in possesso di coltelli di genere vietato, senza giustificato motivo; un 36nne è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Messina perché sorpreso alla guida della propria autovettura mentre diffondeva musica ad altissimo volume mediante apparato stereofonico ad elevatissima potenza.

Nell’ambito del servizio è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Messina, un minore, già noto alle Forze dell’Ordine, il quale si era introdotto all’interno di un’attività commerciale attraverso una vetrata posta sul lato posteriore dello stabile, rubando il denaro custodito nella cassa. Il minore è stato bloccato da una pattuglia dei carabinieri che lo ha notato uscire dal locale. I militari hanno recuperato la refurtiva e l'hanno restituita al proprietario dell’attività.  I controlli hanno consentito altresì di segnalare alla locale Prefettura 7 persone, quali assuntori di sostanze stupefacenti poiché sorpresi a consumare delle modiche quantità di droga, sequestrando complessivamente circa 40 grammi di sostanze stupefacenti del tipo eroina, cocaina e marijuana. Inoltre, nello stesso contesto operativo, sono state elevate numerose contravvenzioni al Codice della Strada per lo più relative alla guida senza patente (2) e per mancanza di copertura assicurativa (3). Complessivamente sono state controllate 95 persone e 68 veicoli; sono stati sottoposti a sequestro 6 veicoli, e ritirate, per la successiva sospensione, 8 patenti di guida.

 

I Carabinieri della Stazione di Merì hanno arrestato, su richiesta del Tribunale di Barcellona P.G., il 36enne D. A., che dovrà rispondere dei gravi reati di incendio, tentato omicidio, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali nei confronti della ex compagna. I militari, durante le indagini, hanno accertato reiterati ed allarmanti episodi di continue violenze fisiche, molestie e frasi ingiuriose, accompagnate da gravi minacce di morte, tali da provocare, nella vittima, un perdurante stato di ansia e timore per la propria incolumità e per quella dei due figli minori avuti con l’arrestato.

L'uomo ha picchiato l'ex compagna anche con oggetti contundenti, tali da provocare lesioni personali. L'ultimo grave episodio risale allo scorso marzo, quando il 36enne, sopraffatto da inconteniibile rabbia e odio, ha cosparso la porta d'ingresso della casa dove vivono l'ex moglie e i due figli minori. Questi episodi, documentati dai Carabinieri, hanno permesso l'emissione di una ordinanza cautelare di arresto in carcere. L’uomo, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la casa circondariale di Messina - Gazzi.