I carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone accusate di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di valori. Per tre indagati è stato disposto il carcere; per 11 l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sotto inchiesta anche un consigliere comunale di Mistretta tuttora in carica. L'inchiesta è stata coordinata dalla Dda messinese guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. L'indagine, iniziata nel 2015 dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Messina, riguarda la famiglia mafiosa di Mistretta che opera nella parte più occidentale della provincia peloritana e ha portato alla luce un tentativo di estorsione che, secondo le indagini, sarebbe stato posto in essere dal consigliere comunale in concorso con altre due persone. Nei confronti di uno dei due presunti complici, ritenuto appartenente alla cosca palermitana di San Mauro Castelverde, è stato emesso un provvedimento di sequestro dei beni. Vittime dell'estorsione due imprenditori edili, aggiudicatari dell'appalto, di un milione di euro, indetto dal Comune di Mistretta e finanziato dall'Unione Europea per la riqualificazione dei 12 siti in cui sono installate le opere d'arte contemporanea che costituiscono il percorso culturale "del museo all'aperto Fiumara d'Arte". Le investigazioni, che avevano già consentito di trarre in arresto, il 6 ottobre 2017, una coppia di imprenditori edili per trasferimento fraudolento di valori, avrebbero  permesso di documentare l’intestazione fittizia, in favore di ben 11 complici – anch’essi destinatari della misura in esecuzione – di 2 locali notturni e 1 stabilimento balneare ed un’attività di compravendita di auto usate, ubicati sulla fascia tirrenica della provincia di Messina. Contestualmente, è stata data anche esecuzione ad un decreto di sequestro  preventivo disposto nei confronti delle medesime attività commerciali, del loro compendio aziendale, dei conti correnti e depositi bancari, nonché di 5 autovetture nella disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di oltre 2 mln. di euro.

LA DENUNCIA DI DUE IMPRENDITORI NEI CONFRONTI DI UN CONSIGLIERE COMUNALE- L’inchiesta è stata avviata nel settembre 2015, quando un coppia di coniugi imprenditori edili si rivolse ai Carabinieri del Comando  Provinciale di Messina raccontando di essere vittima di un tentativo di estorsione. Gli imprenditori si erano aggiudicati, a seguito di una pronuncia giurisdizionale del TAR di Catania conseguente  ad un suo ricorso, l’appalto indetto dal Comune di Mistretta per i lavori di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo denominato “Fiumara d’Arte” - opere finanziate dalla Comunità Europea, con un importo a base d’asta pari ad 1 milione di euro ed aggiudicati alla sua A.T.I. con un’offerta pari ad 802.000 euro e spiegava che era stata avvicinato dal consigliere comunale di Mistretta Vincenzo Tamburello, il quale gli aveva rappresentato che la ditta che aveva ottenuto l’appalto prima del suo ricorso e aveva già versato la somma di 50.000 euro ad alcune persone del luogo, le quali li avevano successivamente restituiti dal momento che quella ditta era stata poi estromessa dai lavori. Tamburello gli avrebbe richiesto di corrispondere la somma di 35.000 euro - da devolvere ad una donna che veniva indicata come la “signorina” la quale aveva un fratello detenuto ( per le cui spese legali sarebbero stati destinati i soldi versati alla donna) e, inoltre, lo avrebbe invitato ad assumere nei propri cantieri tre operai, dei quali gli avrebbe successivamente indicato i nomi. Infine lo avrebbe esortato a  rifornirsi del conglomerato cementizio presso l’impianto dei fratelli Lamonica e assicurandogli che assolvendo a questi obblighi, non ci sarebbe stata alcuna richiesta estorsiva né danneggiamenti di sorta aggiungendo che, per il resto delle ulteriori forniture, avrebbe potuto rivolgersi al libero mercato.

TANGENTI IN FAVORE DELLA "SIGNORINA"-. Le investigazioni immediatamente avviate attraverso servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche e acquisizioni documentali, avrebbero permesso di riscontrare le prime dichiarazioni rese informalmente dall’imprenditore, ampliandole, identificando i complici di Tamburello e ricostruendo i rapporti tra loro. La donna citata come la “signorina” è stata identificata in Maria Rampulla, deceduta nel maggio del 2016, sorella di Pietro (condannato per essere l’artificiere della strage di Capaci ed all’epoca dei fatti detenuto) e di Sebastiano, storico capo della “famiglia di Mistretta” deceduto nel 2010.

L'INTERVENTO ANCHE DI UNA CARTOMANTE- Gli ulteriori due complici sono stati identificati in Giuseppe detto Pino Lo Re, personaggio ritenuto intraneo all’associazione mafiosa e colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale nel 2015 e dalla zia, Isabella Di Bella, una cartomante di Acquedolci, alla quale, durante le vicissitudini che avevano preceduto l’aggiudicazione dell’appalto,  l’imprenditrice si era rivolta per domandare quale sarebbe stata la sorte della controversia sull’appalto. La Di Bella, avendo appreso di questa situazione, avrebbe fattto apparire necessario ai coniugi, l’intervento del nipote presentato come persona di rispetto ed in grado di intervenire in loro favore in relazione all’aggiudicazione dell’appalto ed al contenzioso aperto di fronte al TAR. I due imprenditori accettarono l’aiuto ed incontravano Lo Re in uno dei sui Night Club. Lo Re, in questo primo incontro, avrebbe riferito ai coniugi che la ditta che precedentemente era stata aggiudicataria aveva comprato l’appalto versando 50.000 euro e che egli avrebbe attivato un amico per intervenire in loro favore nella gara. I due sarebbero stati successivamente contattati da Vincenzo Tamburello con il quale si sarebbero incontrati all’interno del Comune di Mistretta. Questi avrebbe confermava la versione fornita da Lo Re.

DOPO LA RICHIESTA DEL PIZZO LA DENUNCIA- Quando nel settembre 2015 il TAR di Catania ha dato ragione ai due imprenditori, Lo Re prima attraverso la Di Bella e, successivamente di persona, avrebbe avanzato ai coniugi la richiesta di denaro e le altre richieste specificando che erano state concordate con la “signorina”. I due imprenditori, attraverso ricerche su internet acquisivano notizie sulla caratura criminale degli interlocutori, si preoccuparono e rappresentarono a Tamburello la richiesta ricevuta da Lo Re il quale, per nulla sorpreso, avrebbe riferito loro di aspettare spiegando che sarebbe stato lui a dare loro le indicazioni in merito al pagamento, dimostrando quasi una sovraordinazione rispetto a Lo Re. Solo successivamente, molti mesi dopo, quando ormai le indagini avevano in gran parte dipanato la vicenda, gli imprenditori, superati i timori che gli avevano inculcato le persone coinvolte nell’estorsione, integrarono le prime sommarie indicazioni fornite ai Carabinieri con ulteriori dettagli che hanno permesso di ricostruire completamente la vicenda.

SEQUESTRO DI NIGHT CLUB E LIDI- Inoltre le indagini avviate, avrebbero permesso di accertare come Giuseppe Lo Re, in ragione della sottoposizione ad una misura di Prevenzione personale e patrimoniale, al fine di sottrarsi ad eventuali ulteriori provvedimenti ablativi, attraverso ben 11 complici ( di cui cinque di cinque stranieri) che nel tempo si sono prestati a fare da teste di legno alle sue attività economiche – tutti colpiti dalla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G. – , gestisse di fatto due night Club, uno a Torrenova (ME) ed uno a Nicosia (EN), un lido balneare nel Comune di Santo Stefano di Camastra ed un’attività di compravendita di auto usate esercitata principalmente attraverso la vendita on line. L’attività investigativa avrebbe consentito altresì di accertare che Lo Re, avrebbe disposto dei conti correnti bancari delle società, formalmente intestati ai fittizi titolari e gestisse quotidianamente i suoi night club occupandosi personalmente del reclutamento e del pagamento delle ragazze impiegate. Sui tali beni è intervenuto il provvedimento di sequestro preventivo che ha colpito tutti i compendi aziendali, i conti correnti personali dei prestanome e delle ditte oltre a numerosi veicoli e locali acquisiti con i proventi degli illeciti guadagni in virtù dell’evidente sproporzione con i redditi dichiarati.

 

 

 

 

I Carabinieri della Compagnia di Taormina, hanno tratto in arresto 3 persone e contestualmente ne hanno denunciate altre 6 in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e guida in stato di ebbrezza alcoolica.

I controlli del fine settimana svolti dai carabinieri di Taormina, Giardini Naxos e Santa Teresa di Riva nei rispettivi territori, con l’ausilio dei colleghi del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi (CT), hanno consentito di trarre in arresto due persone, in flagranza di reato, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed un soggetto, colpito da provvedimento restrittivo emesso dalla Autorità giudiziaria, poiché dovrà scontare una pena residuale di 5 anni per fatti avvenuti nella provincia di Reggio Calabria nel 2015. Nel primo caso i militari dell’Arma, attraverso un certosino controllo del territorio, hanno documentato come il 24enne G.S. di Giardini Naxos, già conosciuto alle Forze dell’Ordine, avesse ceduto alcune dosi di marijuana a due minorenni. Il giovane è stato arrestato e la droga sequestrata. Sempre a Giardini Naxos i carabinieri dell’Aliquota Operativa hanno tratto in arresto M.S., 37 anni, per detenzione ai fini di spaccio di marijuana e cocaina. I militari che già da tempo lo pedinavano, hanno deciso di effettuare una perquisizione domiciliare, rinvendo e sottonendo a sequestro diverse dosi di cocaina già confezionate e pronte ad essere immesse sul mercato illegale della droga, ed un involucro di marijuana. Al termine dell’attività ed espletate le consuete formalità di rito l’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.

A Taormina i militari della locale stazione hanno tratto in arresto un cittadino originario del Siracusano ma residente nella perla dello Ionio, A.S. di 72 anni, colpito da un ordine di esecuzione per la carcerazione, per espiare una pena residua di 5 anni, poiché ritenuto responsabile del reato di spaccio e detenzione di sostanza stupefacente commesso a Villa San Giovanni (RC) nel 2015. Sempre sul versante ionico, a Santa Teresa di Riva, i militari della Stazione hanno denunciato in stato di libertà, al termine di accurate e mirate perquisizioni domiciliari, 4 giovani per detenzione ai fini di spaccio di piccoli quantitativi di sostanze stupefacenti. I controlli hanno consentito altresì di denunciare in stato di libertà, due persone sorprese alla guida di veicoli in evidente stato di ebbrezza alcolica e di segnalarne alla locale Prefettura altre due, quali assuntori di sostanze stupefacenti poiché sorpresi a consumare delle modiche quantità di droga. L’intera attività ha visto l’impiego di 14 pattuglie dell’Arma, oltre 30 militari e due unità cinofile utilizzate principalmente per le perquisizioni all’interno di locali pubblici di Giardini Naxos.

Stanotte i Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno arrestato il 22enne Maurizio Giordano ed il 20enne Gabriele Di Mento, ritenuti responsabili, in concorso, di un di furto aggravato, e, per uno dei due, anche lesioni personali e resistenza a Pubblico Ufficiale. A fare scattare l’intervento dei Carabinieri, una telefonata pervenuta sull’utenza 112 della Centrale Operativa da parte di un responsabile della società E-Distribuzione S.P.A., che ha segnalato un anomalo movimento di un loro mezzo, quindi l’immediato intervento dei militari dell’Arma di Milazzo che hanno raggiunto in pochi minuti la località segnalata.

Il tempestivo intervento e la successiva serrata attività di ricerca, condotta d’intesa con la centrale operativa, ha permesso ai militari di rintracciare il mezzo segnalato, con a bordo due giovani mentre erano alla guida di un mezzo d’opera Fiat Doblò, asportato poco prima dall’area parcheggio dell’unità operativa della società con sede a Milazzo. Giordano era alla guida del mezzo, senza patente, perché mai conseguita. Il giovane nel tentativo di sottrarsi al controllo, ha innestato la retromarcia colpendo con il mezzo uno dei militari, che è stato curato al pronto soccorso dell'ospedale Fogliani e ne avrà per 7 giorni, salvo complicazioni.

Dopo le formalità di rito, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, i due giovani sono stati tradotti presso i rispettivi domicili, in attesa del giudizio direttissimo che si terrà presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.

 

 

I Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, Daniele Campo, 26enne di Villafranca e denunciato un 24enne di Milazzo, trovati in possesso di sostanze stupefacenti pronte per essere immesse sul mercato locale. I militari, sospettando che i giovani fossero dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti e potessero nascondere presso le loro abitazione della droga, hanno deciso di effettuare delle perquisizioni nelle loro abitazioni, con l’aiuto di una unità Cinofila dei Carabinieri di Nicolosi. All'interno del garage del giovane arrestato, il cane Auro ha scovato 80 grammi di marijuana, 3 grammi di cocaina – suddivisa in 5 dosi – e materiale per il confezionamento oltre, la somma in denaro contante di 285 euro, ritenuto provento dell’attività illecita, un bilancino di precisione e materiale vario utilizzato per il confezionamento della droga, tutto sottoposto a sequestro. Il giovane arrestato, dopo le formalità di rito, su disposizione dell’A.G. è stato accompagnato presso la propria abitazione e sottoposto al regime degli arresti domiciliari.

Nel proseguo dell'attività di prevenzione, i Carabinieri hanno denunciato un 24enne di Milazzo in quanto ritenuto responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il giovane a seguito di mirata perquisizione personale e domiciliare, è stato trovato in possesso di circa 10 grammi circa di marijuana e materiale per il confezionamento, tutto sottoposto a sequestro.

Infine, sempre nella mattinata di ieri i Carabinieri della Stazione di San Filippo del Mela, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Messina, hanno tratto in arresto il 37enne Guido Caporlingua. L'uomo dovrà espiare una pena di 6 anni e 11 mesi di reclusione, per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e rapina in concorso, commessi a Messina tra il 2005 e il 2010. Caporlingua è stato rinchiuso presso il carcere di Barcellona P.G.

 

 

 

 

Si chiama “crash trapping” ed è il sistema con cui è possibile manomettere gli sportelli Atm di istituti bancari e uffici postali inserendo nella fessura da cui viene erogato il denaro un attrezzo metallico a forma di forchetta. La “forchetta” blocca il passaggio del denaro subito recuperato dal malvivente non appena l’ignara vittima si allontana. Con questo sistema i due rumeni Adrian Punica di 27 anni e Claudio Viorel Constantin di 21 anni, hanno manomesso cinque sportelli bancomat, riuscendo in due episodi nel loro intento. L’attività investigativa dei poliziotti della Squadra Mobile di Messina, in collaborazione con quelli della Squadra Mobile di Reggio Calabria, ha reso possibile l’individuazione dei due malviventi e portato alla misura cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Messina. Entrambi sono stati arrestati stamani all’alba e, come da ordinanza, sottoposti agli arresti domiciliari. Un terzo complice è al momento irreperibile.

 

 

Nell’ambito di una specifica campagna di prevenzione dei reati, i Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno attuando un piano di prevenzione che ha assicurato per il periodo pasquale, un costante monitoraggio sul territorio di competenza al fine di garantire a cittadini e turisti adeguati standard di sicurezza.

L'1 aprile, i militari dell’Aliquota Radiomobile hanno tratto in arresto un 22enne per resistenza a un pubblico ufficiale. Il giovane ha, mentre era alla guida di un motociclo, all'Atl dei carabinieri ha simulato si arrestare la corsa del mezzo a due ruote, per poi darsi a precipitosa fuga. Dopo un breve inseguimento per le strade di Milazzo, è stato bloccato in via del Mare. Il 22enne messinese R. A., è risultato sprovvisto di patente di guida. Per lui sono scattati gli arresti domiciliari, in attesa del giudizio direttissimo.

Il giorno successivo, i militari dell'Arma di Milazzo hanno tratto in arresto in flagranza la 35enne S. C. A., per il reato di furto aggravato. La donna mentre si trovava nell’area commerciale del Parco Corolla, era entrata all’interno di un negozio di articoli sportivi e, dopo essersi impossessata di alcuni capi di vestiario, per un valore complessivo di 100 euro circa, ha tentato di darsi alla fuga. I Carabinieri, prontamente intervenuti sul posto, l'hanno bloccavata, recuperando l’intera refurtiva che è stata restituita al legittimo proprietario. Anche in questo caso, la donna è stata tradotta presso il proprio domicilio al regime degli arresto domiciliari in attesa del giudizio direttissimo.

Un 21enne è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. L’arresto è scaturito a seguito di una mirata attività di osservazione e pedinamento, che ha permesso ai Carabinieri di bloccare lungo la strada arginale del torrente “Boncoddo” di Rometta, due giovani mentre erano intenti a prelevare due bilancini di precisione ed un involucro contenente circa grammi 24 di marijuana occultata in un’aiuola ai piedi di un albero di palma. Una perquisizione domiciliare ha permesso di recuperare altri 22 grammi della stessa sostanza stupefacente e 287 euro, ritenuti provento dell’attività illecita.

Nel contesto del servizio, i Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno, inoltre, segnalato alla Prefettura di Messina cinque persone quali assuntori di sostanze stupefacenti, poiché trovati in possesso di droga che era detenuta per uso personale.

 

 

 

 

I Carabinieri della Compagnia di Milazzo nel corso della mattinata hanno assicurato alla giustizia una banda di ladri composta da tre giovani di nazionalità italiana perché ritenuti responsabili di furto aggravato. I militari, durante un servizio di pattugliamento nella zona industriale di Giammoro, hanno notato la forzatura della rete di recinzione di un struttura industriale, ed hanno richiesto l’intervento di altre pattuglie in rinforzo, per effettuare un sopralluogo all’interno del sito industriale.

L'irruzione all’interno del capannone e la successiva battuta all’interno dell’area di pertinenza del manufatto industriale, ha permesso ai Carabinieri di sorprendere tre persone intente a rubare parecchio materiale ferroso, porte in alluminio, sbarre metalliche e a caricarlo su un furgone. I tre sono stati bloccati ed arrestati, si tratta del 41enne Gabriele Cavallaro, del 34enne Sebastiano Cassone e del 37enne Giuseppe Barbera, tutti catanesi e già noti alle Forze dell’Ordine.

Gli arrestati, nel corso della successiva perquisizione effettuata dai Carabinieri, sono stati trovati in possesso di numerosi arnesi da scasso sottoposti a sequestro, insieme all’intera refurtiva che veniva completamente recuperata dai militari operanti. Dopo le formalità di rito, i tre sono stati tradotti presso la Casa Circondariale Barcellona Pozzo di Gotto.

 

 

I Carabinieri della Comando Provinciale di Messina hanno arrestato in flagranza di reato due giovani pregiudicati messinesi, Alessandro Frassica e Daniele De Domenico, entrambi 23enni, per i reati di tentato omicidio, resistenza a pubblico ufficiale nonché spaccio e detenzione di stupefacenti. I militari li seguivano da giorni, perchè sospettati di cedere stupefacenti a giovani della periferia sud della città. Nella serata di ieri era stato predisposto un imponente servizio antidroga, con personale in abiti civili preposto ai servizi di osservazione e personale in uniforme per procedere ai controlli. Il dispositivo di osservazione ha individuato l’autovettura con cui si muovevano i due sospettati ed ha avviato un pedinamento nei loro confronti fino al villaggio di Galati Marina; qui i militari hanno visto uno dei due scendere dall’auto ed avvicinarsi ad un giovane che era fermo ad attenderlo. I carabinieri, intuendo che si stesse per concretizzare uno scambio, sono intervenuti tempestivamente e hanno bloccando il giovane sceso dall’auto mentre il conducente, vistosi scoperto, si è dato alla fuga in maniera spericolata, urtando due militari della Stazione Carabinieri di Santo Stefano Medio che, solo grazie alla loro perizia ed al rispetto delle norme operative, sono riusciti ad evitare l’impatto frontale venendo colpiti dalla fiancata dell’auto. Nonostante la prontezza di riflessi, i militari sono finiti per terra riportando delle ferite agli arti ed al capo.

La breve fuga del giovane è stata interrotta poco dopo, grazie all’intervento di altri carabinieri che hanno intimato l’auto a fermarsi. A bordo c'era Daniele De Domenico, il quale, sottoposto al drug test è risultato in stato di alterazione psicofisica per l’assunzione di cannabinoidi. Nell’immediatezza è stato recuperato un involucro contenente cocaina di cui si era disfatto durante la fuga, mentre nel corso delle perquisizioni domiciliari eseguite a suo carico ed a carico del complice prima bloccato, Alessandro Frassica, sono stati rinvenuti circa 100 grammi di marijuana, un bilancino di precisione perfettamente funzionante, materiale per il confezionamento della sostanza ed alcune banconote di piccolo taglio, ritenute provento dell’attività di spaccio. I due sono stati arrestati dai carabinieri e per loro si sono direttamente spalancate le porte del carcere di Messina Gazzi. De Domenico dovrà rispondere della pesante accusa di tentato omicidio dei due carabinieri, nonché di resistenza a pubblico ufficiale e detenzione a fini di spaccio di stupefacenti. Frassica, invece, risponderà della detenzione dello stupefacente destinato allo spaccio. I due carabinieri, medicati al Pronto soccorso del locale Policlinico universitario se la caveranno con una prognosi di 25 giorni, salvo complicazioni.

Il 26enne rumeno Vasile Costantin Cimpoesu, era evaso dagli arresti domiciliari per raggiungere la sua fidanzata, ma è stato rintracciato facilmente dai Carabinieri e rinchiuso in carcere. Il giovane si era allontanato nella tarda serata di giovedì dalla propria abitazione di Santa Lucia del Mela (ME), dove era ristretto agli arresti domiciliari per gravi reati contro la persona (sequestro e lesioni personali). Le attività di ricerca, serrate ed incessanti, sono scattate sin da subito da parte dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Barcellona P.G., con l’ausilio della locale Stazione Carabinieri. L’attività info – investigativa condotta e sviluppata in modo sinergico tra i Reparti dell’Arma ed il coordinamento della locale Procura della Repubblica, ha permesso di individuare il fuggitivo in altra provincia dell’isola. Infatti, l’uomo si era nascosto presso l’abitazione della compagna a Delia (CL), dove è stato tratto in arresto. Il giovane, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la casa circondariale di Caltanissetta.

 

I Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata Militello, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, due dipendenti di un discount, G.F. di 36 anni e V.C. di 30 anni, entrambi di Sant’Agata di Militello, per furto aggravato in concorso commesso ai danni del punto vendita. L’arresto arriva al culmine di una attività info-investigativa posta in essere dai militari che, nei giorni precedenti, avevano appreso di alcuni furti di merce esposta per la vendita o custodita nei depositi dell'esercizio commerciale.

I prolungati servizi di osservazione condotti dai carabinieri nei pressi del supermercato, hanno avuto risultati nel pomeriggio di ieri, quando, i due sono stati sorpresi, nell’atto di sottrarre e caricare sulle proprie auto, ingenti quantità di derrate alimentari. I militari, hanno accertato che i due malfattori fermati, erano dipendenti del supermercato. Le indagini svolte dai carabinieri, supportate anche dalla visione delle immagini acquisite dal sistema di video sorveglianza del punto vendita, hanno permesso di ricostruire il “modus operandi” utilizzato dai dipendenti tratti in arresto. I due prelevavano quotidianamente generi alimentari dagli scaffali e dai depositi, li riponevano in un borsone che custodivano nell’area personale, sino alla fine del turno, momento nel quale, verificate le condizioni ambientali, con destrezza ed approfittando dell’imbrunire, portavano via il bottino. Si è anche accertato che, in alcune circostanze, la refurtiva veniva avvolta nei grembiuli di servizio e trafugata in diverse tranches.

Nel corso del servizio, a seguito di perquisizione domiciliare, presso l’abitazione di uno degli arrestati sono stati rinvenuti altri prodotti alimentari asportati, in tempi diversi, dal Discount. La refurtiva sequestrata, quantificata in quasi 3.000 € è stata immediatamente restituita al responsabile dell’esercizio commerciale. Dell’avvenuto arresto ne è stata data comunicazione al Pubblico Ministero di Turno presso la Procura della Repubblica di Patti che ha disposto gli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida e del rito per direttissima.