"Zampalesta u cane tempesta". Gli stilemi delle guarattelle napoletane nel teatro dei burattini

Scritto da  Giusy Arimatea Lug 06, 2018

Si torna sempre indietro nel tempo con il teatro dei burattini. È del resto il recupero di tutta una tradizione che ha percorso l’Italia intera, attirando nelle piazze un gran numero di persone. “Zampalesta, u cane tempesta”, vincitore del premio Otello Sarzi 2014, è andato ieri in scena al teatro Dei 3 Mestieri, ove un pubblico anagraficamente eterogeneo si è divertito e ha interagito con i burattini tradizionali calabresi manipolati da Angelo Gallo, sotto la direzione registica di Gaspare Nasuto e con la produzione del Teatro della Maruca. La Calabria entra così, grazie ad Angelo Gallo, nella mappa internazionale delle regioni con la tradizione autentica di quest’arte ancora attiva. I burattini intagliati nel legno, la recitazione rigorosamente dal vivo, l’uso sapiente del ritmo per riuscire a mescolare con originalità gli stilemi delle guarattelle che comparvero a Napoli attorno al XVI secolo e costituirono una delle prime forme di satira politica e sociale. “Zampalesta u cane tempesta” è ambientato in un piccolo paese della Calabria. Protagonista è appunto un cane lupo ridotto in catene dal padrone, Don Cataldo capa di pruppo. Quando Zampalesta si sottrae ai maltrattamenti prendendo “a muzzicuni la corda” e se ne va in giro per il paese, non può che seminare il panico in tutta la comunità.
Le sue vittime rappresentano gli archetipi sociali della terra calabra: Rusaru il contadino e la gallina Serafina che con le sue “ova frisca” gli dà di che vivere; Mariuzzu il cuoco più importante della Calabria, che si accinge a preparare il brodo per il Vescovo senza denti. Un susseguirsi di scene esilaranti durante le quali l’irruzione di Zampalesta mette tutte le volte a nudo la paure ancestrale dell’essere umano verso la mostruosità degli animali. Ma Zampalesta è paradossalmente la vittima. L’educazione impartitagli a suon di bastonate l’ha incattivito, gli ha fornito un codice completamente distorto e violento, quel cattivo esempio che il cane poi mette in atto nel rapportarsi agli individui che si trova innanzi.
Quando Don Cataldo lo ritrova non può che porgergli le sue scuse, dimostrandogli per primo il valore del rispetto per sé e per gli altri. Ché “esseri umani o animali cambia poco. Prendetevi tutti con le buone maniere perché la vita è un gioco”. E si chiude sulla saggezza appena conquistata dal padrone di Zampalesta lo spettacolo di Angelo Gallo, cui va il merito di aver puntato su una forma d’arte trascurata e di averlo fatto con quell’amore e quella destrezza che compete solo ai grandi burattinai. Terzo e attesissimo appuntamento della rassegna “Fuori Scena”, 12 e 13 luglio, lo spettacolo “Scene con fermate”, di Domneico Loddo, con Silvana Luppino, Milena Bartolone, Paride Acacia, Tino Calabrò, Stefano Cutrupi e Domenico Canale, per la regia di Christian Maria Parisi. Una Produzione Teatro Primo nel solco della consolidata collaborazione tra i due teatri separati dallo Stretto.

Ultima modifica il Venerdì, 06 Luglio 2018 15:26

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