E’ accaduto ieri in piazza del Popolo, nel tardo pomeriggio. Litigi ripetuti nel tempo, incomprensioni familiari si sono trasformate ieri in una vera e propria rapina. Protagonisti della vicenda due cittadini di nazionalità srilankese, cognati. Uno dei due viene aggredito in strada dall’altro che riesce a strappargli dal collo delle catenine in oro. L’uomo a cui sono state scippate le catenine reagisce e danneggia il parabrezza dell’auto dell’altro con una sedia. L’episodio termina quando quest’ultimo si allontana con le collane.

Questa la ricostruzione dei fatti effettuata dai poliziotti delle Volanti a cui l’uomo scippato decide di rivolgersi e chiedere aiuto. I poliziotti effettuano una perquisizione a casa del cognato e trovano le collanine nascoste in un contenitore sistemato sopra un armadio. Una ha il gancio rotto, l’altra non ce l’ha più. Sono quelle scippate poche ore prima.

Il parente scippatore, Prasad Lakmal Liynage, 28 anni, è stato arrestato per rapina. E’ stato trattenuto presso le camere di sicurezza della caserma Calipari a disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica di Messina, Francesco Massara.

 

Ieri i poliziotti del Commissariato P.S. di Barcellona P. G. hanno eseguito l’ordine di carcerazione in regime di detenzione domiciliare emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica di Barcellona P.G. (ME) nei confronti di Sebastiano Pirri, 54 anni originario di Montalbano Elicona (ME). L'uomo dovrà espiare la pena residua di mesi 8 e giorni 28 di reclusione, perché riconosciuto colpevole del reato di violazione alle prescrizioni inerenti alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di P.S. “con obbligo di soggiorno” nel comune di residenza alla quale era sottoposto.

I protagonisti della vicenda, che ha reso ieri necessario l’intervento dei poliziotti delle Volanti, hanno 26 e 22 anni, tre figli piccoli. Una convivenza difficile caratterizzata da minacce, anche di morte, e da continue aggressioni, verbali e fisiche. La situazione è palesemente peggiorata quando lei ha deciso di interrompere la relazione e di allontanarsi da casa. La violenza e la gelosia dell’uomo sono infatti peggiorate. A seguito dell’intervento dei poliziotti è emersa una palese situazione di violenza e reiterati maltrattamenti sulla donna confermati da familiari e persone vicine, spesso spettatori e testimoni della condotta dell’uomo. L’uomo è stato arrestato per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e minacce gravi.

 

 

 

E’ stato bloccato stanotte, intorno alle 02.00, lungo il viale Giostra, dai poliziotti delle Volanti intervenuti a seguito di una segnalazione alla sala operativa della Polizia. Ha abbandonato lo scooter appena rubato, con bloccasterzo rotto e cilindro di accensione manomesso e ha cercato di scappare, ma è stato raggiunto e arrestato per furto aggravato in concorso con altri due complici, al momento ignoti, che a bordo di un secondo scooter lo stavano aiutando a spostare il mezzo altrove. I due complici, visti i poliziotti, sono riusciti a dileguarsi. Proseguono gli accertamenti per risalire alla loro identità. Lo scooter rubato è stato recuperato e riconsegnato al legittimo proprietario. Il ladro di scooter, Alessio Papale di 19 anni, che sarà giudicato con rito direttissimo, è stato individuato e arrestato anche grazie ad un cittadino che, compreso quanto stesse accadendo, ha chiesto l’intervento della Polizia di Stato.

Sette bovini, valore commerciale 15.000 euro. Erano stati rubati ad un allevatore di San Fratello pochi giorni fa. Gli agenti del Commissariato di P.S. di Sant’Agata Militello li hanno ritrovati in zona demaniale, lungo il corso di un fiume, dopo capillari ricerche sul territorio. I rilievi satellitari e mappe dettagliate tra i comuni di Caronia, San Fratello, Cesarò e Sant’Agata di Militello, nonché le tracce lasciate dagli animali, hanno permesso il rinvenimento. Non avevano più campane e marchi auricolari ma i successivi accertamenti dei Veterinari dell’ASP di Sant’Agata Militello, tramite lettura dei boli endoruminali, hanno confermato che si trattava degli animali rubati. Sono in corso gli accertamenti di polizia giudiziaria che possano condurre direttamente ai responsabili.

 

Nonostante negli anni precedenti alle indagini si siano più volte effettuati controlli interni e diffuse comunicazioni a tutto il personale con le quali si invitava al rispetto dell’orario di lavoro previsto, emerge, dalle immagini registrate, l’abitudine reiterata e ripetuta quotidianamente di strisciare il badge per certificare l’entrata in ufficio senza poi effettivamente metterci piede o presentandosi solo dopo molto tempo. Alcuni filmati riprendono personale che si presenta con le buste della spesa appena fatta. Accade poi spesso che i diretti interessati non si presentino affatto affidando il badge a colleghi che strisciano più tesserini. In altri casi, l’assenza ingiustificata viene registrata come assenza per servizio esterno, apponendo un codice specifico.

Una cronica, diffusa e generalizzata attitudine all’assenteismo. E’ quanto emerge dalle indagini effettuate dai poliziotti del Commissariato di P.S. di Taormina coordinati dalla Procura della Repubblica di Messina, presso il comune di Furci Siculo, grazie alle quali, oggi, 16 dei dipendenti in servizio sono stati raggiunti da misura cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Messina, Monica Marino, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Roberto Conte.

Obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per tutti i sedici dipendenti, la cui condotta è stata dettagliatamente descritta e comprovata attraverso pedinamenti e appostamenti messi in atto dai poliziotti nei confronti di 65 indagati, in un lasso di tempo che va dal giugno al luglio 2015. Ai pedinamenti si sono aggiunti i filmati e l’analisi dei registri interni alla struttura municipale relativi a personale con incarichi e posizione differenti nell’organigramma.

Nonostante negli anni precedenti alle indagini si siano più volte effettuati controlli interni e diffuse comunicazioni a tutto il personale con le quali si invitava al rispetto dell’orario di lavoro previsto, emerge, dalle immagini registrate, l’abitudine reiterata e ripetuta quotidianamente di strisciare il badge per certificare l’entrata in ufficio senza poi effettivamente metterci piede o presentandosi solo dopo molto tempo. Alcuni filmati riprendono personale che si presenta con le buste della spesa appena fatta. Accade poi spesso che i diretti interessati non si presentino affatto affidando il badge a colleghi che strisciano più tesserini. In altri casi, l’assenza ingiustificata viene registrata come assenza per servizio esterno, apponendo un codice specifico.

Tra i casi limite registrati, emerge quello di uno dei dipendenti raggiunti da misura che, in un periodo di osservazione di 26 giorni lavorativi si sarebbe assentato arbitrariamente dal luogo di lavoro per complessivi 25 giorni. Le ore di assenza contestate ai singoli dipendenti arriverebbero ad essere contabilizzate, in alcuni casi, anche fino a più di 150.

Quanto, infine, al permesso per la cosiddetta “pausa caffè”, per la quale è previsto un tempo di 10 minuti da recuperare al termine del turno, si sono registrati casi di personale che ha accumulato sino a 20 ore di pausa caffè non recuperata.

 

 

 

E’ stata eseguita, dai poliziotti delle Volanti, la misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina, Maria Militello, su richiesta conforme del Sostituto Procuratore della Repubblica, Roberto Conte, nei confronti di un quarantaquattrenne messinese. I reati contestati sono maltrattamenti in famiglia e stalking, la vittima l’ex convivente.

Alla misura si è arrivati grazie alla ricostruzione, da parte degli agenti delle Volanti coordinati dal Sostituto Procuratore, degli episodi di violenza ai danni della donna. Episodi perpetrati nel tempo, ripetutamente aggredita e picchiata negli anni anche in presenza di terze persone e dei prossimi congiunti.

Alle botte l’uomo associava condotte vessatorie ed una gelosia ossessiva costringendo la compagna a non uscire di casa, a non coltivare e intrattenere rapporti d’amicizia, a vivere dunque in un costante stato d’ansia. La vittima infine era costretta ad assecondare richieste di denaro e di natura sessuale.

Il tentativo di interruzione del rapporto di convivenza da parte della donna non ha messo fine alla condotta dell’uomo che ha continuato a minacciare e vessare l’ex e i congiunti. A settembre scorso la donna ha deciso di chiedere aiuto alla Polizia e di denunciare l’uomo per quanto subito.

 

E’ successo nei giorni scorsi a Barcellona Pozzo di Gotto. In tre, due maggiorenni ed un minorenne hanno esploso colpi d’arma da fuoco in strada, nella zona industriale della città. Le indagini condotte dai poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barcellona Pozzo di Gotto hanno permesso di individuare i responsabili e di recuperare le due armi utilizzate: due pistole giocattolo, munite di tappo rosso, per fattezze, materiale e funzionalità meccaniche identiche a reali pistole semiautomatiche.

Si trattava di “un gioco”. Il gioco di ruolo che sembrerebbe impazzare tra i più giovani consisteva di simulare, con le armi giocattoli, una scena di Gomorra, un noto serial televisivo, riproducendo in maniera quanto più “verosimile” una delle scene. Sono in corso ulteriori accertamenti al fine di individuare le responsabilità dei protagonisti.

 

Violenze, atti persecutori e soprusi verso le donne senza tregua. Ancora una volta una donna chiede aiuto ai poliziotti perché mettano fine ad una serie infinita di abusi subiti dal compagno. I protagonisti dell’ennesimo caso di violenza tra le mura domestiche hanno entrambi 35 anni, un figlio di pochi anni spesso presente agli episodi di violenza nei confronti della donna.

La donna subisce nel tempo insulti e minacce, aggressioni verbali e fisiche anche in presenza di familiari e parenti. La situazione diventa ancor più grave quando lui manifesta una forma di gelosia morbosa che degenera spingendo l’uomo a dare fuoco all’autovettura della donna. Anche quando le lesioni riportate necessitano cure presso una struttura ospedaliera, la donna non denuncia ma giustifica quanto accaduto con “una caduta accidentale”.

E’ solo all’inizio dello scorso settembre che la vittima decide di chiedere aiuto. Lo fa raccontando la sua storia agli agenti delle Volanti che ricostruiscono ogni singolo episodio. Il risultato è l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dal Sostituto Procuratore della Repubblica dottor Marco Accolla, che ha coordinato il lavoro dei poliziotti, ed emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari dottoressa Tiziana Leanza.

L’uomo è stato trasferito ieri presso la locale casa circondariale. Lesioni e maltrattamenti in famiglia i reati contestati.

 

Vi informiamo che utilizziamo dei cookie per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza di navigazione. Maggiori informazioni sono sulla pagina privacy.Grazie To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information