Non avrebbe accettato la fine di una storia d'amore e le ha dato fuoco. E' accaduto alle prime luci dell'alba di ieri nel villaggio Bordonaro a Messina dove un 25enne, A.M., avrebbe suonato alla porta della sua ex ragazza di 22 anni, ha cosparso il suo corpo con della benzina e le ha dato fuoco. I parenti della giovane accortisi di quanto accaduto hanno avvisato i soccorsi e sul posto è arrivata un'ambulanza del 118 che ha trasportato la giovane al Policlinico di Messina dove si trova attualmente ricoverata in gravi condizioni. La 22enne ha riportato ustioni sul 60% del corpo; l'uomo, fuggito dopo l'aggressione, è stato fermato dalla polizia.L'accusa nei confronti del giovane, che si è consegnato alla polizia accompagnato dal proprio legale, è di tentato omicidio. Per tutta la giornata di domenica sono stati interrogati i genitori della ragazza. La vittima e il suo ex compagno avrebbero anche convissuto per un periodo. I due lavoravano saltuariamente come commessi e in questo periodo erano disoccupati.

Ieri, i poliziotti delle Volanti impegnati nel controllo del territorio hanno arrestato, in flagranza di reato, Carmelo Catalano, 24enne messinese di Santa Lucia Sopra Contesse, sottoposto agli arresti domiciliari, in quanto ritenuto responsabile del reato di evasione. Il giovane è stato sorpreso fuori dalla propria abitazione, dove si trova ristretto perché ritenuto responsabile del reato di rapina in concorso. Catalano era stato arrestato lo scorso 12 maggio nell’ambito dell’Operazione di Polizia “Matassa”. L’arrestato, su disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica Roberto Conte, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa di essere giudicato con rito direttissimo

 

 

 

Sono 33 i provvedimenti cautelari (arresti in carcere, ai domiciliari, obbligo di dimora, sospensione dell'esercizio) e 55 gli indagati nella vasta operazione condotta dalla Polizia di Stato sui Nebrodi. I reati contestati sono l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero elevato di reati tra cui: furto, ricettazione, maltrattamento e uccisione di animali, commercio di sostanze alimentari nocive, nonché truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, falso, omissione in atti d’ufficio e favoreggiamento. Tra le persone raggiunte da misura cautelare oggi ci sono allevatori e macellai, affiancati da medici veterinari in servizio presso l’ASP di Sant’Agata Militello, ciascuno con un preciso ruolo nell’organizzazione di una filiera illegale e clandestina delle carni parallela a quella certificata.

Un mondo sommerso su cui i poliziotti del Commissariato di S. Agata Militello, con indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Patti (Sostituti Procuratori Luca Melis e Francesca Bonanzinga, coordinati dal Procuratore Capo Rosa Raffa) avviate nel novembre del 2014 e conclusesi nel settembre 2015, hanno fatto luce, appurando responsabilità e modus operandi di ciascun indagato. Tutti, infatti, con compiti e modalità differenti, concorrevano ai differenti passaggi della filiera. Chi con il reperimento della materia prima, che prevedeva in primo luogo furti seguiti da caccia di frodo e sistemazione di gabbie disseminate all’interno del Parco. Si passava poi al trattamento della materia prima reperita, macellata clandestinamente senza alcun controllo e rispetto di norme igienico sanitarie, o dell’animale, sino alla messa in commercio nei punti vendita al consumatore inconsapevole. La conoscenza del vasto territorio e il controllo dello stesso, con auto apripista durante il trasferimento degli animali che segnalavano la presenza di forze dell’ordine ed eventuali posti di blocco, rendevano l’attività criminale ben oliata ed efficiente.

Dal lavoro dei poliziotti emergerebbero due gruppi criminali. Il primo facente capo a Biagio Salvatore Borgia, e composto da Tindara Ferraro (convivente di BORGIA), Carmelo Ferraro (allevatore, cognato di BORGIA), Sebastiano Conti Mammamica (allevatore), Carmelo Galati Massaro (allevatore), Giancarlo Fontana (allevatore), Antonino Faraci Treonze (sposato con la sorella di BORGIA, allevatore),’ Antonino Calcò detto “BRIK” (allevatore, dipendente comunale del comune di Alcara Li Fusi), Giovanni Girbino (macellaio), Aurelio Claudio Paterniti (macellaio e rivenditore) e Alberto Paterniti (macellaio e rivenditore), tutti destinatari di misure cautelari.

Il secondo che vedrebbe come leader la figura di Nicolino Gioitta ed è composto da Tindaro Giacomo Agostino Ninone (macellaio e rivenditore), Carmelo Gioitta (fratello di GIOITTA Nicolino, allevatore), Salvatore Artino Inferno (allevatore), Nicola Faraci Ciaramira (allevatore), Vincenzo Maenza (allevatore), Tommaso Blandi (allevatore), Giuseppe Oddo (allevatore), Antonino Ravì Pinto (Medico Veterinario Responsabile dell’ASP di Sant’Agata Militello), Fortunata Grasso (Medico Veterinario in Servizio presso L’ASP di Sant’Agata Militello), Sebastiano Calanni Runzo (Medico Veterinario in Servizio presso L’ASP di Sant’Agata Militello), Antonino Calanni (Medico Veterinario in Servizio presso L’ASP di Sant’Agata Militello), tutti destinatari di misura cautelare.

Dalle indagini è emerso che i due gruppi convivevano sul territorio senza scontrarsi, muovendosi in maniera autonoma e facendo riferimento a criminalità operante il primo su Tortorici, il secondo su Cesarò. Ciò che differenzierebbe il primo gruppo dal secondo è il palese “salto di qualità” che quest’ultimo avrebbe operato rispetto al primo. In tal caso infatti la filiera clandestina della carne sarebbe stata ulteriormente garantita dalla presenza di medici veterinari dell’Asp di S. Agata Militello.

Sarebbero stati loro a garantire la “legalizzazione” sulla carta con falsa documentazione e apposizione di marchi identificativi sugli animali provento di furto e a permetterne quindi il transito attraverso le aziende del gruppo. I reati contestati sono abuso d’ufficio, falso, omissione in atti d’ufficio nonché diffusione di malattie degli animali e favoreggiamento. Sarebbero inoltre emersi episodi in cui la presenza di capi non identificati o peggio infetti non sarebbe stata stata registrata. Così come non sarebbe stata stata registrata la presenza di importanti quantitativi di farmaci irregolari e illegali da somministrare agli animali, il reperimento e l’utilizzo dei quali costituiscono un altro tassello nella filiera clandestina della carne destinati al consumo umano.

Prosegue il lavoro d’indagine per verificare le responsabilità di tutti gli indagati, tra cui sono presenti rappresentanti dello Stato e delle Forze dell’Ordine, tutti destinatari di avviso di garanzia.

Di seguito i nominativi delle persone raggiunte da misura cautelare:

Custodia cautelare in carcere:

  • BORGIA Biagio Salvatore, nato a Militello Rosmarino il 21.07.1986

  • GIOITTA Nicolino, nato ad Alcara Li Fusi (ME) il 24.02.1968

Misura cautelare degli arresti domiciliari:

  • FERRARO Tindara, nata a Patti il 05/04/1982

  • FERRARO Carmelo, nato a Patti il 14/11/1980

  • AGOSTINO NINONE Tindaro Giacomo, nato Castell'Umberto il 02/03/1971

  • GIOITTA Carmelo, nato ad ALCARA LI FUSI (ME) il 11/04/1972

  • RAVI’ PINTO Antonino, nato a Frazzanò (Me) il 18.02.1957

  • GRASSO Fortunata, nata Messina (Me) il 29.11.1975

  • CALANNI RUNZO Sebastiano, nato Tortorici (Me) il 18.02.1966

  • CALANNI Antonino, nato a Caronia 22.01.1965

  • ARTINO INFERNO Salvatore, nato a Patti il 21.09.1979

 Misura dell’obbligo di dimora nel territorio dei rispettivi Comuni di residenza:

  • CONTI MAMMAMICA Sebastiano, nato Sant'Agata Militello il 04/08/1972

  • GALATI MASSARO Carmelo, nato a Biancavilla il 08/09/1974

  • FONTANA Giancarlo, nato a Sant’Agata Militello il 16.11.1988

  • FARACI TREONZE Antonino, nato a Sant’Agata di Militello il 07.08.1983

  • CALCO’ Antonino,nato ad Alcara Li Fusi il 22/01/1967

  • CALCO’ LABBRUZZO Giuseppe, nato a S. Agata Militello il 02.10.1981

  • GIRBINO Giovanni, nato Barcellona Pozzo di Gotto il 30/12/1977

  • PATERNITI Aurelio Claudio, nato a Sant’Agata di Militello il 22.09.1969

  • FARACI CIARAMIRA Nicola nato a Sant'Agata di Militello il 21.3.1983

  • MAENZA Vincenzo, nato ad ALCARA LI FUSI (ME) il 20/10/1967

  • BLANDI Tommaso nato a Sant'Agata Militello il 25/05/1970

  • ODDO Giuseppe, nato a Sant'Agata Militello il 14.8.1981

  • CALANNI Nicolò,nato a Sant’Agata Militello (Me), il 21.02.1976

  • VIENI Luigi, nato a San Fratello il 28.02.1955,

  • VIENI Filadelfio, nato a sanf Agata Militello il 02.05.1986

  • MUSARRA Sebastiano, nato a Sant’Agata Militello il 20.07.1976

  • MUSARRA Salvatore, nato a Caronia il 10.04.1970

Divieto di dimora:

 PATERNITI Alberto,nato Tortorici il 29/03/1963

Sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio:

  • MAIMONE Nicolò, nato a Caronia (Me), il 04.10.1963

  • SCILLIA Carmelo, nato a Capizzi il 21.10.1950

  • GIGLIA Onofrio, nato ad Agrigento il 28/05/1973

 

La Polizia di Stato di Messina ha eseguito una vasta operazione di polizia nel territorio del Parco dei Nebrodi. Sono 33 le misure cautelari emesse dal Gip presso il Tribunale di Patti, Andrea La Spada, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Patti Francesca Bonanzinga; sono 50 le persone indagate. Le indagini condotte dai poliziotti del Commissariato P.S. di S. Agata Militello hanno fatto emergere come le attività illegali abbiano inizio con furti di animali, maltrattamento e loro uccisione, fino alla macellazione clandestina e successiva vendita al pubblico, con messa in commercio di alimenti pericolosi per la salute, poiché privi di controlli sanitari e quindi ad altissimo rischio per la trasmissione di malattie infettive, quale la tubercolosi. Tra le persone raggiunte da misura cautelare oggi ci sono allevatori e macellai, affiancati da medici veterinari in servizio presso l’Asp di Sant’Agata Militello, ciascuno con un preciso ruolo nell’organizzazione di una filiera illegale e clandestina delle carni parallela a quella certificata. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà stamani alle 11.30 in Questura.

 

Sono durate pochi giorni le indagini della Polizia di Stato per risalire al presunto colpevole di una tentata rapina ai danni di un messinese. Stamane i poliziotti delle Volanti hanno eseguito l’ordine di carcerazione, emesso dal Gip presso il Tribunale di Messina Monia De Francesco, nei confronti di Claudio Signorino, 35 anni messinese, ritenuto responsabile dei reati di tentata rapina, danneggiamento pluriaggravato e possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli.

Dalle indagini della polizia è emerso che lo scorso 3 dicembre il trentacinquenne, nei pressi di villa Dante, si era infilato in un’auto in sosta, dopo averne mandato in frantumi il finestrino, ed aveva già tirato via dalla sua sede il display dell’impianto stereo e navigatore satellitare quando è stato sorpreso dal proprietario. L'uomo, dopo un’accesa colluttazione con la vittima, era riuscito a scappare a bordo di una bicicletta elettrica.

Gli agenti delle Volanti impegnati nel controllo del territorio intervenuti sul posto hanno ricostruito la vicenda risalendo all’identità del responsabile, personaggio noto alle forze di polizia. A seguito dell’attività svolta, sono stati sequestrati una tenaglia e tre giraviti. Sulla pedana della bicicletta elettrica con cui l’uomo era fuggito inizialmente e che poi aveva abbandonato scappando a piedi c’erano i cocci di vetro, probabilmente appartenenti al finestrino dell’auto scassinata.

 

 

 

I reati a suo carico sono estorsione, tentata estorsione e incendio doloso. Il trentacinquenne Giuseppe Nicotra, originario di Taormina, è stato riconosciuto come l’autore dell’incendio ai danni di una caffetteria di Gaggi, nell’ottobre del 2015. Le indagini, avviate dal Commissariato di P.S. di Taormina subito dopo l’incendio della caffetteria e coordinate dalla Procura Distrettuale di Messina, hanno ricostruito il modus operandi dell’uomo, con precedenti specifici reiterati, trasferitosi a Gaggi perché destinatario di divieto di dimora nella provincia di Catania. Qui si è fatto conoscere proprio per i suoi trascorsi criminali, “esibiti” dall'uomo così come la sua vicinanza ad ambienti criminali operanti su Calatabiano da cui era stato allontanato.

Sfruttando il timore creatosi attorno la sua persona, il malvivente aveva messo in atto vari tentativi di estorsione, quattro quelli evidenziati dalle indagini effettuate anche con l’uso di apparecchiature tecniche, la testimonianza di numerosi residenti della zona, nonché pedinamenti ed appostamenti.

Il malvivente era riuscito ad estorcere beni e utilità di ogni genere dai commercianti presi di mira. Ad un eventuale rifiuto ad assecondarlo, passava alle vie di fatto, aggredendo in alcuni casi o minacciando. Il 25 ottobre del 2015, a finire nel mirino del ricattatore, la saracinesca della caffetteria, cosparsa di liquido infiammabile e data alle fiamme. Oggi l'arresto ed il trasferimento in carcere.

 

Lo scorso 3 ottobre un poliziotto delle Volanti libero dal servizio aveva notato in una via del centro un giovane spingere uno scooter, mentre un complice lo aspettava più avanti a bordo di un motociclo. Il poliziotto ha riconosciuto il 26enne Domenico Sturniolo, già noto agli uffici di Polizia poiché a suo carico annovera numerosi precedenti specifici per reati contro il patrimonio, ed ha intuito che avesse rubato il motociclo.

Il ventiseienne, avendo riconosciuto l’agente, ha allertato il complice, abbandonato lo scooter appena rubato ed è fuggito facendo perdere le proprie tracce. Nelle ore successive Sturniolo è risultato irreperibile, ed è stato pertanto denunciato all’Autorità giudiziaria. Lo scorso fine settimana il ventiseienne è stato arrestato a seguito dell’ordinanza di misura cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Messina, Salvatore Mastroeni, e dovrà rispondere di tentato furto aggravato di uno scooter, in concorso con altra persona allo stato rimasta ignota.

Proseguono gli accertamenti per risalire all’identità del complice. Il mezzo che presentava il bloccasterzo danneggiato, è stato riconsegnato al legittimo proprietario.

 

 

 

 

 

Nell’ambito di mirati servizi finalizzati al contrasto della criminalità, gli agenti del Commissariato Sezionale Messina Nord hanno rinvenuto e sequestrato una pistola giocattolo priva di tappo rosso senza caricatore mod. beretta cal. 8 mm.; un revolver tipo levaux cal. 320 mm.; uno scaldacollo con dei fori all’altezza degli occhi; 10 cartucce da caccia marca rotweil calibro 12; 59 cartucce per carabina da guerra; 20 cartucce da fucile. Le armi e le munizioni sono state trovate all’interno di una busta in plastica nascosta sotto un pilone della bretella stradale che collega il villaggio SS. Annunziata con il villaggio San Michele. Sono in corso indagini.

 

 

 

“Maria è arrivata qui terrorizzata. Tremava e si guardava intorno come un animale braccato”. A parlare è la dottoressa Teresa Di Nuzzo, dirigente dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico di Messina. Sta parlando di una delle tante, sempre più numerose donne, vittime di violenza, che decidono di chiedere aiuto alla Polizia di Stato. “Maria, ovviamente, non è il nome reale della donna. La vittima è tutelata e la sua identità riservata, sempre. Non è sulla vittima che vogliamo puntare i riflettori, ma sul fenomeno”.

Un fenomeno in crescita e trasversale, i numeri parlano chiaro: la violenza sulla donna coinvolge ogni ceto sociale. Generalmente la violenza fisica si accompagna a quella psicologica. Le donne che denunciano raccontano di intimidazioni, minacce gravi, umiliazioni di ogni tipo. Emerge il numero di casi in cui si verifica un controllo ossessivo della vittima, una gelosia patologica con il conseguente isolamento da amici e persino dai familiari più vicini.

Negli ultimi 12 mesi, la Questura di Messina ha trattato numerosi casi di violenza sulle donne, molti dei quali verificatisi tra le mura domestiche. Sono, infatti, quasi sempre i compagni e i mariti a vessare le vittime. Uomini che, in un crescendo di violenza e sopraffazione, rendono la vita delle conviventi un inferno. E questo rende la denuncia ancora più difficile.

“Le indagini sui casi più complicati”, aggiunge la dottoressa Rosaria Di Blasi, dirigente la Sezione dei reati contro la persona in danno dei minori e reati sessuali della Squadra Mobile di Messina, “ci dimostrano che la donna decide di chiedere aiuto dopo un lungo percorso: spesso crede che si sia trattato di un caso, che sia un momento, un attimo di crisi. Si ha paura per i figli. Sono tante le vittime che tacciono e sopportano <per il bene dei bambini>, che invece diventano vittime a loro volta, spesso testimoni di insulti, minacce, vere e proprie aggressioni. Vivono sulla loro pelle il clima di tensione e paura quotidiane”.

In molti dei casi verificatisi a Messina e provincia nel 2016, la donna ha interrotto la relazione con l’uomo - marito, fidanzato, convivente - sperando di risolvere il problema. Spesso, in numerosi casi, l’uomo “abbandonato” ha continuato a vessare l’ex, anche per anni.

“Ricordo il caso di Lucia. Si era rifatta una vita, un nuovo compagno. Ma l’ex ha continuato a pedinarla, a mandare sms, ad aggredirla persino in strada. Nel mirino è finito anche il nuovo compagno, minacciato espressamente insieme ai familiari più stretti, madre-padre-fratello, agli amici intimi. A volte non si fermano neanche davanti ad estranei, che so, sul posto di lavoro dell’ex. Nel caso di Antonia, l’ex è arrivato a minacciarla e a tirarla per un braccio qui, in caserma, davanti ai poliziotti. Siamo intervenuti subito. L’abbiamo arrestato”.

Oggi la legge relativa alla violenza sulle donne è uno strumento utile ed efficace. Con il reato di stalking o atti persecutori si è data una risposta sanzionatoria a condotte che venivano inquadrate nei meno gravi delitti di minaccia, violenza privata o molestie. E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta cagionando un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ingenera un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva e costringe a modificare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. Ulteriori aggravanti sussistono se il fatto è commesso in danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità.

Esistono poi nuovi strumenti come la possibilità, nel caso in cui non sia stata sporta querela e non siano stati perpetrati reati procedibili d’ufficio, di rivolgersi al Questore che, quale autorità di pubblica sicurezza, assunte le necessarie informazioni, può sanzionare l’autore del reato di stalking con il provvedimento dell’Ammonimento.

“Occorre denunciare però. E permettere ai poliziotti di intervenire”. L’impegno della Polizia di Stato è massimo e il numero di casi e quindi di donne aiutate ad uscire da situazioni terribili è il risultato di una continua collaborazione con la Procura di Messina. La sinergia è indispensabile per trovare soluzioni specifiche, caso per caso.

Di sinergia si è parlato anche al convegno nazionale “Vittime Consapevoli ed Inconsapevoli: Violenza di Genere ed Abuso sui Minori”, tenutosi a fine ottobre a Taormina. L’evento, organizzato da Ordine Nazionale degli Psicologi, Polizia di Stato e Associazione Italiana Psicologia Giuridica, è stato frutto di un protocollo d’intesa tra l’Ordine degli Psicologi della Sicilia, la Polizia di Stato e le Procure Distrettuale e per i Minorenni di Catania, il primo del genere in Italia, uno strumento eccezionale di supporto alle attività, un approccio trasversale per fronteggiare il problema.

La Polizia di Stato sta cercando di operare su più fronti, anche su quello mediatico. La campagna Questo non è amore diffusa attraverso il sito ufficiale Polizia di Stato è presente sui maggiori social, Facebook, Twitter, YouTube. Sono stati registrati spot con il contributo di personaggi famosi come Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Lino Banfi affinché passi il messaggio che sopportare, giustificare, ignorare condotte di questa natura non si deve. Che occorre denunciare.

Il progetto #Questononèamore prevede la presenza di un camper, con a bordo operatori altamente specializzati, presente nelle piazze delle città italiane per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi della violenza di genere e accogliere ed aiutare le persone vittime. Sui camper sono presenti anche psicologi e rappresentanti di associazioni in grado di supportare chi chiede aiuto e fornire tutte le informazioni necessarie. Il progetto ha come finalità la creazione di un contatto diretto tra le donne e un team di operatori specializzati pronti a raccogliere le testimonianze dirette di chi, spesso, ha paura a denunciare o a varcare la soglia di un ufficio di Polizia. Il camper è attivo già in 15 città italiane.

 

 

 

 

 

E’ stata una telefonata al 113 a mettere i poliziotti delle Volanti sulle tracce di tre messinesi, 21, 34 e 50 anni, due dei quali già noti alle forze di polizia, ieri mattina, intorno alle 06.00. Sono stati fermati a bordo di un’auto e di un autocarro sul cui cassone avevano caricato una grata in ferro del tipo posto a copertura del torrente del villaggio Camaro. Rinvenuto e sequestrato anche il piede porco presumibilmente utilizzato per asportare la griglia dalla sede originaria. Sede originaria in cui è stato ricollocata dopo aver proceduto alla denuncia dei tre per il reato di furto aggravato in concorso.

 

 

 

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