Lo scorso 3 ottobre un poliziotto delle Volanti libero dal servizio aveva notato in una via del centro un giovane spingere uno scooter, mentre un complice lo aspettava più avanti a bordo di un motociclo. Il poliziotto ha riconosciuto il 26enne Domenico Sturniolo, già noto agli uffici di Polizia poiché a suo carico annovera numerosi precedenti specifici per reati contro il patrimonio, ed ha intuito che avesse rubato il motociclo.

Il ventiseienne, avendo riconosciuto l’agente, ha allertato il complice, abbandonato lo scooter appena rubato ed è fuggito facendo perdere le proprie tracce. Nelle ore successive Sturniolo è risultato irreperibile, ed è stato pertanto denunciato all’Autorità giudiziaria. Lo scorso fine settimana il ventiseienne è stato arrestato a seguito dell’ordinanza di misura cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Messina, Salvatore Mastroeni, e dovrà rispondere di tentato furto aggravato di uno scooter, in concorso con altra persona allo stato rimasta ignota.

Proseguono gli accertamenti per risalire all’identità del complice. Il mezzo che presentava il bloccasterzo danneggiato, è stato riconsegnato al legittimo proprietario.

 

 

 

 

 

Nell’ambito di mirati servizi finalizzati al contrasto della criminalità, gli agenti del Commissariato Sezionale Messina Nord hanno rinvenuto e sequestrato una pistola giocattolo priva di tappo rosso senza caricatore mod. beretta cal. 8 mm.; un revolver tipo levaux cal. 320 mm.; uno scaldacollo con dei fori all’altezza degli occhi; 10 cartucce da caccia marca rotweil calibro 12; 59 cartucce per carabina da guerra; 20 cartucce da fucile. Le armi e le munizioni sono state trovate all’interno di una busta in plastica nascosta sotto un pilone della bretella stradale che collega il villaggio SS. Annunziata con il villaggio San Michele. Sono in corso indagini.

 

 

 

“Maria è arrivata qui terrorizzata. Tremava e si guardava intorno come un animale braccato”. A parlare è la dottoressa Teresa Di Nuzzo, dirigente dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico di Messina. Sta parlando di una delle tante, sempre più numerose donne, vittime di violenza, che decidono di chiedere aiuto alla Polizia di Stato. “Maria, ovviamente, non è il nome reale della donna. La vittima è tutelata e la sua identità riservata, sempre. Non è sulla vittima che vogliamo puntare i riflettori, ma sul fenomeno”.

Un fenomeno in crescita e trasversale, i numeri parlano chiaro: la violenza sulla donna coinvolge ogni ceto sociale. Generalmente la violenza fisica si accompagna a quella psicologica. Le donne che denunciano raccontano di intimidazioni, minacce gravi, umiliazioni di ogni tipo. Emerge il numero di casi in cui si verifica un controllo ossessivo della vittima, una gelosia patologica con il conseguente isolamento da amici e persino dai familiari più vicini.

Negli ultimi 12 mesi, la Questura di Messina ha trattato numerosi casi di violenza sulle donne, molti dei quali verificatisi tra le mura domestiche. Sono, infatti, quasi sempre i compagni e i mariti a vessare le vittime. Uomini che, in un crescendo di violenza e sopraffazione, rendono la vita delle conviventi un inferno. E questo rende la denuncia ancora più difficile.

“Le indagini sui casi più complicati”, aggiunge la dottoressa Rosaria Di Blasi, dirigente la Sezione dei reati contro la persona in danno dei minori e reati sessuali della Squadra Mobile di Messina, “ci dimostrano che la donna decide di chiedere aiuto dopo un lungo percorso: spesso crede che si sia trattato di un caso, che sia un momento, un attimo di crisi. Si ha paura per i figli. Sono tante le vittime che tacciono e sopportano <per il bene dei bambini>, che invece diventano vittime a loro volta, spesso testimoni di insulti, minacce, vere e proprie aggressioni. Vivono sulla loro pelle il clima di tensione e paura quotidiane”.

In molti dei casi verificatisi a Messina e provincia nel 2016, la donna ha interrotto la relazione con l’uomo - marito, fidanzato, convivente - sperando di risolvere il problema. Spesso, in numerosi casi, l’uomo “abbandonato” ha continuato a vessare l’ex, anche per anni.

“Ricordo il caso di Lucia. Si era rifatta una vita, un nuovo compagno. Ma l’ex ha continuato a pedinarla, a mandare sms, ad aggredirla persino in strada. Nel mirino è finito anche il nuovo compagno, minacciato espressamente insieme ai familiari più stretti, madre-padre-fratello, agli amici intimi. A volte non si fermano neanche davanti ad estranei, che so, sul posto di lavoro dell’ex. Nel caso di Antonia, l’ex è arrivato a minacciarla e a tirarla per un braccio qui, in caserma, davanti ai poliziotti. Siamo intervenuti subito. L’abbiamo arrestato”.

Oggi la legge relativa alla violenza sulle donne è uno strumento utile ed efficace. Con il reato di stalking o atti persecutori si è data una risposta sanzionatoria a condotte che venivano inquadrate nei meno gravi delitti di minaccia, violenza privata o molestie. E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta cagionando un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ingenera un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva e costringe a modificare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. Ulteriori aggravanti sussistono se il fatto è commesso in danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità.

Esistono poi nuovi strumenti come la possibilità, nel caso in cui non sia stata sporta querela e non siano stati perpetrati reati procedibili d’ufficio, di rivolgersi al Questore che, quale autorità di pubblica sicurezza, assunte le necessarie informazioni, può sanzionare l’autore del reato di stalking con il provvedimento dell’Ammonimento.

“Occorre denunciare però. E permettere ai poliziotti di intervenire”. L’impegno della Polizia di Stato è massimo e il numero di casi e quindi di donne aiutate ad uscire da situazioni terribili è il risultato di una continua collaborazione con la Procura di Messina. La sinergia è indispensabile per trovare soluzioni specifiche, caso per caso.

Di sinergia si è parlato anche al convegno nazionale “Vittime Consapevoli ed Inconsapevoli: Violenza di Genere ed Abuso sui Minori”, tenutosi a fine ottobre a Taormina. L’evento, organizzato da Ordine Nazionale degli Psicologi, Polizia di Stato e Associazione Italiana Psicologia Giuridica, è stato frutto di un protocollo d’intesa tra l’Ordine degli Psicologi della Sicilia, la Polizia di Stato e le Procure Distrettuale e per i Minorenni di Catania, il primo del genere in Italia, uno strumento eccezionale di supporto alle attività, un approccio trasversale per fronteggiare il problema.

La Polizia di Stato sta cercando di operare su più fronti, anche su quello mediatico. La campagna Questo non è amore diffusa attraverso il sito ufficiale Polizia di Stato è presente sui maggiori social, Facebook, Twitter, YouTube. Sono stati registrati spot con il contributo di personaggi famosi come Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Lino Banfi affinché passi il messaggio che sopportare, giustificare, ignorare condotte di questa natura non si deve. Che occorre denunciare.

Il progetto #Questononèamore prevede la presenza di un camper, con a bordo operatori altamente specializzati, presente nelle piazze delle città italiane per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi della violenza di genere e accogliere ed aiutare le persone vittime. Sui camper sono presenti anche psicologi e rappresentanti di associazioni in grado di supportare chi chiede aiuto e fornire tutte le informazioni necessarie. Il progetto ha come finalità la creazione di un contatto diretto tra le donne e un team di operatori specializzati pronti a raccogliere le testimonianze dirette di chi, spesso, ha paura a denunciare o a varcare la soglia di un ufficio di Polizia. Il camper è attivo già in 15 città italiane.

 

 

 

 

 

E’ stata una telefonata al 113 a mettere i poliziotti delle Volanti sulle tracce di tre messinesi, 21, 34 e 50 anni, due dei quali già noti alle forze di polizia, ieri mattina, intorno alle 06.00. Sono stati fermati a bordo di un’auto e di un autocarro sul cui cassone avevano caricato una grata in ferro del tipo posto a copertura del torrente del villaggio Camaro. Rinvenuto e sequestrato anche il piede porco presumibilmente utilizzato per asportare la griglia dalla sede originaria. Sede originaria in cui è stato ricollocata dopo aver proceduto alla denuncia dei tre per il reato di furto aggravato in concorso.

 

 

 

E’ accaduto ieri in piazza del Popolo, nel tardo pomeriggio. Litigi ripetuti nel tempo, incomprensioni familiari si sono trasformate ieri in una vera e propria rapina. Protagonisti della vicenda due cittadini di nazionalità srilankese, cognati. Uno dei due viene aggredito in strada dall’altro che riesce a strappargli dal collo delle catenine in oro. L’uomo a cui sono state scippate le catenine reagisce e danneggia il parabrezza dell’auto dell’altro con una sedia. L’episodio termina quando quest’ultimo si allontana con le collane.

Questa la ricostruzione dei fatti effettuata dai poliziotti delle Volanti a cui l’uomo scippato decide di rivolgersi e chiedere aiuto. I poliziotti effettuano una perquisizione a casa del cognato e trovano le collanine nascoste in un contenitore sistemato sopra un armadio. Una ha il gancio rotto, l’altra non ce l’ha più. Sono quelle scippate poche ore prima.

Il parente scippatore, Prasad Lakmal Liynage, 28 anni, è stato arrestato per rapina. E’ stato trattenuto presso le camere di sicurezza della caserma Calipari a disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica di Messina, Francesco Massara.

 

Ieri i poliziotti del Commissariato P.S. di Barcellona P. G. hanno eseguito l’ordine di carcerazione in regime di detenzione domiciliare emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica di Barcellona P.G. (ME) nei confronti di Sebastiano Pirri, 54 anni originario di Montalbano Elicona (ME). L'uomo dovrà espiare la pena residua di mesi 8 e giorni 28 di reclusione, perché riconosciuto colpevole del reato di violazione alle prescrizioni inerenti alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di P.S. “con obbligo di soggiorno” nel comune di residenza alla quale era sottoposto.

I protagonisti della vicenda, che ha reso ieri necessario l’intervento dei poliziotti delle Volanti, hanno 26 e 22 anni, tre figli piccoli. Una convivenza difficile caratterizzata da minacce, anche di morte, e da continue aggressioni, verbali e fisiche. La situazione è palesemente peggiorata quando lei ha deciso di interrompere la relazione e di allontanarsi da casa. La violenza e la gelosia dell’uomo sono infatti peggiorate. A seguito dell’intervento dei poliziotti è emersa una palese situazione di violenza e reiterati maltrattamenti sulla donna confermati da familiari e persone vicine, spesso spettatori e testimoni della condotta dell’uomo. L’uomo è stato arrestato per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e minacce gravi.

 

 

 

E’ stato bloccato stanotte, intorno alle 02.00, lungo il viale Giostra, dai poliziotti delle Volanti intervenuti a seguito di una segnalazione alla sala operativa della Polizia. Ha abbandonato lo scooter appena rubato, con bloccasterzo rotto e cilindro di accensione manomesso e ha cercato di scappare, ma è stato raggiunto e arrestato per furto aggravato in concorso con altri due complici, al momento ignoti, che a bordo di un secondo scooter lo stavano aiutando a spostare il mezzo altrove. I due complici, visti i poliziotti, sono riusciti a dileguarsi. Proseguono gli accertamenti per risalire alla loro identità. Lo scooter rubato è stato recuperato e riconsegnato al legittimo proprietario. Il ladro di scooter, Alessio Papale di 19 anni, che sarà giudicato con rito direttissimo, è stato individuato e arrestato anche grazie ad un cittadino che, compreso quanto stesse accadendo, ha chiesto l’intervento della Polizia di Stato.

Sette bovini, valore commerciale 15.000 euro. Erano stati rubati ad un allevatore di San Fratello pochi giorni fa. Gli agenti del Commissariato di P.S. di Sant’Agata Militello li hanno ritrovati in zona demaniale, lungo il corso di un fiume, dopo capillari ricerche sul territorio. I rilievi satellitari e mappe dettagliate tra i comuni di Caronia, San Fratello, Cesarò e Sant’Agata di Militello, nonché le tracce lasciate dagli animali, hanno permesso il rinvenimento. Non avevano più campane e marchi auricolari ma i successivi accertamenti dei Veterinari dell’ASP di Sant’Agata Militello, tramite lettura dei boli endoruminali, hanno confermato che si trattava degli animali rubati. Sono in corso gli accertamenti di polizia giudiziaria che possano condurre direttamente ai responsabili.

 

Nonostante negli anni precedenti alle indagini si siano più volte effettuati controlli interni e diffuse comunicazioni a tutto il personale con le quali si invitava al rispetto dell’orario di lavoro previsto, emerge, dalle immagini registrate, l’abitudine reiterata e ripetuta quotidianamente di strisciare il badge per certificare l’entrata in ufficio senza poi effettivamente metterci piede o presentandosi solo dopo molto tempo. Alcuni filmati riprendono personale che si presenta con le buste della spesa appena fatta. Accade poi spesso che i diretti interessati non si presentino affatto affidando il badge a colleghi che strisciano più tesserini. In altri casi, l’assenza ingiustificata viene registrata come assenza per servizio esterno, apponendo un codice specifico.

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