Gli inquirenti non hanno dubbi, gli arrestati odierni sarebbero gli autori delle rapine ai danni di cinque esercizi commerciali messinesi, messe a segno tra settembre e gennaio scorsi, due delle quali perpetrate in rapida successione, a venti minuti di distanza una dall’altra. A seguito della intensa attività di indagine condotta dai poliziotti della Squadra Mobile di Messina, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, Daniela Urbani, su richiesta del Sostituto Procuratore, Piero Vinci, ha emesso ordinanza di misura cautelare in carcere, nei confronti di:

1. DI PAOLA Salvatore, nato a Messina il 21/08/1988, pregiudicato;

2. MANGANO Antonino, nato a Messina il 28/10/1982, pregiudicato;

3. GIACALONE Andrea, nato a Messina il 18/06/1986, pregiudicato;

4. NUNNARI Vincenzo, nato a Messina il 12/01/1957, pregiudicato.

Diversi i reati contestati, a vario titolo, tra cui rapina aggravata, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco, sequestro di persona, favoreggiamento personale, ricettazione. L’inizio delle indagini dei poliziotti, coordinate dal Sostituto Procuratore, risale al 1° settembre quando, a finire nel mirino dei rapinatori, ci fu una gioielleria del viale San Martino, assaltata in pieno giorno, intorno alle 13.00. Un bottino importante in quel caso, gioielli per un valore complessivo di più di 50.000 euro. E una spregiudicatezza evidente già al primo episodio: i criminali costrinsero le dipendenti dell’esercizio commerciale ad aprire le vetrine afferrandole per il collo. Rastrellarono velocemente i preziosi per poi dileguarsi.

Colpite il 13 dicembre una macelleria e un tabacchi, la prima alle 18.50 in corso Cavour, la seconda, venti minuti dopo, in piazza San Clemente. Circa 7.000 euro racimolati insieme ad altri valori, un portafogli griffato, carte di credito e tagliandi per il parcheggio in città. Stavolta i rapinatori hanno utilizzato un’arma, una pistola con una canna piuttosto sporgente ed evidente, ripresa dalle telecamere di videosorveglianza e rinvenuta dai poliziotti dopo il quarto colpo, lo scorso 29 dicembre, ai danni di un’agenzia assicurativa. Una Bernardelli semiautomatica calibro 7,65 con la matricola abrasa che uno dei malviventi perse durante la fuga, insieme ad una scarpa.

La pistola aveva cinque cartucce nel serbatoio e una camerata in canna, pronta a fare fuoco. I malviventi la puntarono contro i dipendenti dell’agenzia di assicurazioni, minacciando di usarla perché “noi in Romania facciamo così”. Più volte infatti i criminali raggiunti oggi da ordinanza si sono spacciati per cittadini rumeni, ostentando un accento straniero e ripetendo, più volte, durante le rapine, di esserlo.

Un dettaglio importante rilevato dai poliziotti durante le indagini che si è andato sommando ad altri legati al mezzo usato per scappare dopo i colpi, ai tratti somatici e alle fattezze dei criminali, nonché all’abbigliamento usato. Un abbigliamento su cui le successive intercettazioni telefoniche hanno dimostrato che i rapinatori sceglievano in base al colore che avrebbe “portato più o meno male” al buon esito del colpo.

Ultima rapina perpetrata dagli odierni arrestati quella del 12 gennaio scorso, intorno alle 19.00 - la più violenta – ai danni di Messinsaldo. I dipendenti sono stati minacciati con coltelli, spinti a terra e rapinati di tutto - borsa, preziosi, cellulari, orologio - razziati dopo aver preso il contenuto della cassaforte, circa 900 euro in tutto. Sono stati rinchiusi dentro il bagno dell’ufficio da cui, solo in seguito, sono riusciti a dare l’allarme.

Una quinta persona raggiunta oggi da misura cautelare agli arresti domiciliari, è latitante ed attivamente ricercata dalle forze di polizia.

 

 

 

Sono stati arrestati stamattina all’alba. Sarebbero i responsabili di numerose rapine messe a segno ai danni di esercizi commerciali di Messina nei mesi scorsi, in pieno giorno e in un’escalation di violenza e spregiudicatezza. Le indagini dei poliziotti della Squadra Mobile di Messina, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Piero Vinci, hanno portato alle misure di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip Daniela Urbani, ed eseguite oggi. I rapinatori arrestati sarebbero responsabili di una rapina in banca ed una gioielleria del centro città. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di un incontro con la stampa che si terrà nella giornata odierna in Questura a Messina.

Mattinata di fuoco a Messina. Così come accadde lo scorso aprile, anche oggi intorno alle 8,30, due ambulanti sono stati gambizzati con dei colpi di fucile caricato a pallettoni. Le vittime sono Gaetano Arrigo e Paolo Arrigo, padre e figlio che hanno installato una bancarella di frutta e verdura. Nel mese di aprile, Angelo Arrigo, fratello e figlio delle vittime, rimase vittima di una gambizzazione sempre sul viale Giostra, con le medesime modalità. Da una prima ricostruzione degli inquirenti pare che due uomini a bordo di uno scooter si sono fermati sul controviale. Uno dei due è sceso ed ha sparato con un fucile caricato a pallettoni. Sul posto gli uomini della Squadra Mobile che hanno ascoltato alcuni testimoni e la Polizia Scientifica che ha effettuato i rilievi tecnici. I due sono stati trasportati all'Ospedale Papardo da un'ambulanza del 118.

Sono considerati gli autori della rapina ai danni di una coppia di coniugi sequestrati nella loro casa di Ucria lo scorso ottobre ed oggi sono stati arrestati. Sono finiti in carcere il 21enne Robert Costantin Aioani, romeno; Iulian Georgian Hatos, 22 anni romeno; Antonino La Bua, 27 anni di Termini Imerese; Gianluca Terrana, 30 anni di Termini Imerese, (ritenuto il capo della banda); ed un minorenne di nazionalità rumena. Sono finiti agli arresti domiciliari Giuseppe Augetto, 29 anni di Termini Imerese; Francesco Lamia, 28 anni di Termini Imerese. Obbligo di dimora per il 47enne Franco Galati Rando, residente a Tortorici; e per il 40enne Angelo Incardona, di Campofelice di Roccella, considerati i basisti della banda.

Un piano ordito nei minimi dettagli, un’azione criminosa spietata e brutale che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre scorso i nove malviventi non hanno esitato a mettere in atto nei confronti di una coppia di signori orlandini, in vacanza nella loro casa di campagna, tra Ucria e Floresta. Incappucciati e armati di coltello e mannaia hanno sorpreso nel sonno marito e moglie, derubandoli di tutto ciò che di valore i due possedevano in casa, compresi i gioielli che avevano addosso. Si sono poi fatti consegnare le chiavi di casa dell’abitazione di Capo d’Orlando estorcendo loro i dettagli necessari per trovare e aprire la cassaforte.

E mentre una parte della banda raggiungeva Capo d’Orlando e svuotava il secondo appartamento, i compari sequestravano in casa loro le vittime. Se ne sono andati solo dopo lunghe ore di terrore, portando via telefonini e persino l’auto di famiglia. L’allarme è scattato quando i due malcapitati, in stato di choc per quanto subito, sono riusciti a raggiungere il centro di Ucria.

Immediate le indagini della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Patti: i poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Patti hanno avviato una ricerca a 360 gradi, per scoprire ogni utile spunto o indizio che permettesse di ricostruire la dinamica della rapina e del sequestro.

Gli investigatori sono partiti dal traffico veicolare su strade ed autostrade e dall’analisi delle immagini di decine di sistemi di videosorveglianza installati nei vari comuni presumibilmente attraversati, o anche solo sfiorati dai malviventi. Nulla è stato tralasciato, contatti più o meno recenti avuti dalle vittime compresi, abitudini di vita e spostamenti. Si è poi passati allo scrupoloso ed analitico studio del voluminoso traffico telefonico agganciato nella notte del delitto dalle celle dei gestori telefonici sul territorio di decine di comuni di più province siciliane e, infine, all’intercettazione delle conversazioni registrate su alcune utenze sapientemente individuate come sospette.

Il poderoso lavoro investigativo ha condotto i poliziotti a rintracciare tracce apparentemente invisibili, inavvertitamente lasciate dai malviventi, peraltro rivelatisi estremamente cauti ed attentissimi. I primi risultati hanno permesso di concentrarsi sulla figura del basista, identificato in un noto pregiudicato tortoriciano e sull’ipotesi investigativa che la rapina di Ucria rientrasse in una serie di fatti delittuosi della stessa specie, ascrivibili ad una cerchia di professionisti del crimine.

I fatti di Ucria riconducevano infatti ad una banda costituita da uomini del palermitano e cittadini rumeni, operante nella provincia del capoluogo siciliano ma abituata a frequenti incursioni anche in quelle limitrofe e segnatamente in quella messinese, avvalendosi di una rete di fonti che selezionavano gli obiettivi sul territorio e mettevano a disposizione dei complici le informazioni utili, a fronte di una quota di partecipazione agli utili delle successive imprese criminali.

Imprese criminali sapientemente dissimulate, nelle conversazioni pianificatorie captate tra i sodali, col ricorso a metafore calcistiche (“belle partite da giocare” […] “un intero campionato bellissimo”) che, nei concitati momenti dell’esecuzione materiale dei colpi, cedevano il passo ad un più operativo gergo militare (“operazione Linea d'Addio è incominciata, già è aperta! [….]Stiamo iniziando l'intervento, già l'hanno cominciato ad aprire, già è a posto, aperta!”).

Un gruppo pericoloso, quindi, perfettamente organizzato e autore di molti altri furti in abitazioni, per lo più ville isolate, tentati o consumati, tra i quali quello avvenuto nella prima mattinata del 14 novembre 2016 a Sant’Agata MiIlitello: nella circostanza, peraltro, alcuni componenti della banda, sorpresi dai sistemi di allarme e dal successivo intervento della Polizia del locale Commissariato, erano costretti a darsi ad una rocambolesca fuga ed a nascondersi in casolari di campagna prima di essere recuperati da complici arrivati appositamente da Palermo con un borsone di abiti puliti necessari per eludere i controlli delle forze di polizia.

Sulla scorta di tali corpose acquisizioni investigative, la Procura della Repubblica di Patti ha richiesto ed ottenuto dal GIP dello stesso Tribunale l’ordinanza cautelare eseguita stamani. Analogo provvedimento è stato emesso dal GIP presso il Tribunale per i Minorenni di Messina su richiesta della Procura Minorile peloritana, Sostituto Procuratore Dott. Andrea Pagano, a carico del minore di nazionalità rumena, già collocato in una struttura di accoglienza, rivelatosi coinvolto fattivamente nei colpi ed indicato dai complici come “spiderman”, per le differenziali capacità atletiche che lo rendevano agilissimo ed idoneo alle incursioni nelle case violate.

L’operazione della Polizia di Stato ha fermato la pericolosissima banda criminale in un momento di piena attività ed in cui non si esclude che stesse organizzandosi per elevare ulteriormente il livello di aggressività e pericolosità della sua azione, indirizzandosi su modelli di devianza criminale di attualissimo allarme sociale quali quelli connessi al fenomeno internazionale di avvistamenti di autori di crimini vestiti da Clown.

Tra le conversazioni intercettate dagli investigatori del Commissariato di Patti se ne evidenziano indicanti l’intento di alcuni componenti della banda (in particolare un rumeno) di reperire tute bianche del tipo da imbianchino nonché parrucche e maschere da clown, destinate esplicitamente ad essere indossate in azioni illecite. Indicative della circostanza, del resto, le stesse immagini che campeggiavano sui profili facebook degli indagati in concomitanza con le stesse conversazioni telefoniche.

Durante le perquisizioni domiciliari effettuate stamani dai poliziotti è stata rinvenuta una pistola calibro 6,35 con relativo munizionamento, due pistole giocattolo e la somma di 3.000 euro.

 

 

 

 

 

 

 

Non avrebbe accettato la fine di una storia d'amore e le ha dato fuoco. E' accaduto alle prime luci dell'alba di ieri nel villaggio Bordonaro a Messina dove un 25enne, A.M., avrebbe suonato alla porta della sua ex ragazza di 22 anni, ha cosparso il suo corpo con della benzina e le ha dato fuoco. I parenti della giovane accortisi di quanto accaduto hanno avvisato i soccorsi e sul posto è arrivata un'ambulanza del 118 che ha trasportato la giovane al Policlinico di Messina dove si trova attualmente ricoverata in gravi condizioni. La 22enne ha riportato ustioni sul 60% del corpo; l'uomo, fuggito dopo l'aggressione, è stato fermato dalla polizia.L'accusa nei confronti del giovane, che si è consegnato alla polizia accompagnato dal proprio legale, è di tentato omicidio. Per tutta la giornata di domenica sono stati interrogati i genitori della ragazza. La vittima e il suo ex compagno avrebbero anche convissuto per un periodo. I due lavoravano saltuariamente come commessi e in questo periodo erano disoccupati.

Ieri, i poliziotti delle Volanti impegnati nel controllo del territorio hanno arrestato, in flagranza di reato, Carmelo Catalano, 24enne messinese di Santa Lucia Sopra Contesse, sottoposto agli arresti domiciliari, in quanto ritenuto responsabile del reato di evasione. Il giovane è stato sorpreso fuori dalla propria abitazione, dove si trova ristretto perché ritenuto responsabile del reato di rapina in concorso. Catalano era stato arrestato lo scorso 12 maggio nell’ambito dell’Operazione di Polizia “Matassa”. L’arrestato, su disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica Roberto Conte, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa di essere giudicato con rito direttissimo

 

 

 

Sono 33 i provvedimenti cautelari (arresti in carcere, ai domiciliari, obbligo di dimora, sospensione dell'esercizio) e 55 gli indagati nella vasta operazione condotta dalla Polizia di Stato sui Nebrodi. I reati contestati sono l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero elevato di reati tra cui: furto, ricettazione, maltrattamento e uccisione di animali, commercio di sostanze alimentari nocive, nonché truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, falso, omissione in atti d’ufficio e favoreggiamento. Tra le persone raggiunte da misura cautelare oggi ci sono allevatori e macellai, affiancati da medici veterinari in servizio presso l’ASP di Sant’Agata Militello, ciascuno con un preciso ruolo nell’organizzazione di una filiera illegale e clandestina delle carni parallela a quella certificata.

Un mondo sommerso su cui i poliziotti del Commissariato di S. Agata Militello, con indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Patti (Sostituti Procuratori Luca Melis e Francesca Bonanzinga, coordinati dal Procuratore Capo Rosa Raffa) avviate nel novembre del 2014 e conclusesi nel settembre 2015, hanno fatto luce, appurando responsabilità e modus operandi di ciascun indagato. Tutti, infatti, con compiti e modalità differenti, concorrevano ai differenti passaggi della filiera. Chi con il reperimento della materia prima, che prevedeva in primo luogo furti seguiti da caccia di frodo e sistemazione di gabbie disseminate all’interno del Parco. Si passava poi al trattamento della materia prima reperita, macellata clandestinamente senza alcun controllo e rispetto di norme igienico sanitarie, o dell’animale, sino alla messa in commercio nei punti vendita al consumatore inconsapevole. La conoscenza del vasto territorio e il controllo dello stesso, con auto apripista durante il trasferimento degli animali che segnalavano la presenza di forze dell’ordine ed eventuali posti di blocco, rendevano l’attività criminale ben oliata ed efficiente.

Dal lavoro dei poliziotti emergerebbero due gruppi criminali. Il primo facente capo a Biagio Salvatore Borgia, e composto da Tindara Ferraro (convivente di BORGIA), Carmelo Ferraro (allevatore, cognato di BORGIA), Sebastiano Conti Mammamica (allevatore), Carmelo Galati Massaro (allevatore), Giancarlo Fontana (allevatore), Antonino Faraci Treonze (sposato con la sorella di BORGIA, allevatore),’ Antonino Calcò detto “BRIK” (allevatore, dipendente comunale del comune di Alcara Li Fusi), Giovanni Girbino (macellaio), Aurelio Claudio Paterniti (macellaio e rivenditore) e Alberto Paterniti (macellaio e rivenditore), tutti destinatari di misure cautelari.

Il secondo che vedrebbe come leader la figura di Nicolino Gioitta ed è composto da Tindaro Giacomo Agostino Ninone (macellaio e rivenditore), Carmelo Gioitta (fratello di GIOITTA Nicolino, allevatore), Salvatore Artino Inferno (allevatore), Nicola Faraci Ciaramira (allevatore), Vincenzo Maenza (allevatore), Tommaso Blandi (allevatore), Giuseppe Oddo (allevatore), Antonino Ravì Pinto (Medico Veterinario Responsabile dell’ASP di Sant’Agata Militello), Fortunata Grasso (Medico Veterinario in Servizio presso L’ASP di Sant’Agata Militello), Sebastiano Calanni Runzo (Medico Veterinario in Servizio presso L’ASP di Sant’Agata Militello), Antonino Calanni (Medico Veterinario in Servizio presso L’ASP di Sant’Agata Militello), tutti destinatari di misura cautelare.

Dalle indagini è emerso che i due gruppi convivevano sul territorio senza scontrarsi, muovendosi in maniera autonoma e facendo riferimento a criminalità operante il primo su Tortorici, il secondo su Cesarò. Ciò che differenzierebbe il primo gruppo dal secondo è il palese “salto di qualità” che quest’ultimo avrebbe operato rispetto al primo. In tal caso infatti la filiera clandestina della carne sarebbe stata ulteriormente garantita dalla presenza di medici veterinari dell’Asp di S. Agata Militello.

Sarebbero stati loro a garantire la “legalizzazione” sulla carta con falsa documentazione e apposizione di marchi identificativi sugli animali provento di furto e a permetterne quindi il transito attraverso le aziende del gruppo. I reati contestati sono abuso d’ufficio, falso, omissione in atti d’ufficio nonché diffusione di malattie degli animali e favoreggiamento. Sarebbero inoltre emersi episodi in cui la presenza di capi non identificati o peggio infetti non sarebbe stata stata registrata. Così come non sarebbe stata stata registrata la presenza di importanti quantitativi di farmaci irregolari e illegali da somministrare agli animali, il reperimento e l’utilizzo dei quali costituiscono un altro tassello nella filiera clandestina della carne destinati al consumo umano.

Prosegue il lavoro d’indagine per verificare le responsabilità di tutti gli indagati, tra cui sono presenti rappresentanti dello Stato e delle Forze dell’Ordine, tutti destinatari di avviso di garanzia.

Di seguito i nominativi delle persone raggiunte da misura cautelare:

Custodia cautelare in carcere:

  • BORGIA Biagio Salvatore, nato a Militello Rosmarino il 21.07.1986

  • GIOITTA Nicolino, nato ad Alcara Li Fusi (ME) il 24.02.1968

Misura cautelare degli arresti domiciliari:

  • FERRARO Tindara, nata a Patti il 05/04/1982

  • FERRARO Carmelo, nato a Patti il 14/11/1980

  • AGOSTINO NINONE Tindaro Giacomo, nato Castell'Umberto il 02/03/1971

  • GIOITTA Carmelo, nato ad ALCARA LI FUSI (ME) il 11/04/1972

  • RAVI’ PINTO Antonino, nato a Frazzanò (Me) il 18.02.1957

  • GRASSO Fortunata, nata Messina (Me) il 29.11.1975

  • CALANNI RUNZO Sebastiano, nato Tortorici (Me) il 18.02.1966

  • CALANNI Antonino, nato a Caronia 22.01.1965

  • ARTINO INFERNO Salvatore, nato a Patti il 21.09.1979

 Misura dell’obbligo di dimora nel territorio dei rispettivi Comuni di residenza:

  • CONTI MAMMAMICA Sebastiano, nato Sant'Agata Militello il 04/08/1972

  • GALATI MASSARO Carmelo, nato a Biancavilla il 08/09/1974

  • FONTANA Giancarlo, nato a Sant’Agata Militello il 16.11.1988

  • FARACI TREONZE Antonino, nato a Sant’Agata di Militello il 07.08.1983

  • CALCO’ Antonino,nato ad Alcara Li Fusi il 22/01/1967

  • CALCO’ LABBRUZZO Giuseppe, nato a S. Agata Militello il 02.10.1981

  • GIRBINO Giovanni, nato Barcellona Pozzo di Gotto il 30/12/1977

  • PATERNITI Aurelio Claudio, nato a Sant’Agata di Militello il 22.09.1969

  • FARACI CIARAMIRA Nicola nato a Sant'Agata di Militello il 21.3.1983

  • MAENZA Vincenzo, nato ad ALCARA LI FUSI (ME) il 20/10/1967

  • BLANDI Tommaso nato a Sant'Agata Militello il 25/05/1970

  • ODDO Giuseppe, nato a Sant'Agata Militello il 14.8.1981

  • CALANNI Nicolò,nato a Sant’Agata Militello (Me), il 21.02.1976

  • VIENI Luigi, nato a San Fratello il 28.02.1955,

  • VIENI Filadelfio, nato a sanf Agata Militello il 02.05.1986

  • MUSARRA Sebastiano, nato a Sant’Agata Militello il 20.07.1976

  • MUSARRA Salvatore, nato a Caronia il 10.04.1970

Divieto di dimora:

 PATERNITI Alberto,nato Tortorici il 29/03/1963

Sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio:

  • MAIMONE Nicolò, nato a Caronia (Me), il 04.10.1963

  • SCILLIA Carmelo, nato a Capizzi il 21.10.1950

  • GIGLIA Onofrio, nato ad Agrigento il 28/05/1973

 

La Polizia di Stato di Messina ha eseguito una vasta operazione di polizia nel territorio del Parco dei Nebrodi. Sono 33 le misure cautelari emesse dal Gip presso il Tribunale di Patti, Andrea La Spada, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Patti Francesca Bonanzinga; sono 50 le persone indagate. Le indagini condotte dai poliziotti del Commissariato P.S. di S. Agata Militello hanno fatto emergere come le attività illegali abbiano inizio con furti di animali, maltrattamento e loro uccisione, fino alla macellazione clandestina e successiva vendita al pubblico, con messa in commercio di alimenti pericolosi per la salute, poiché privi di controlli sanitari e quindi ad altissimo rischio per la trasmissione di malattie infettive, quale la tubercolosi. Tra le persone raggiunte da misura cautelare oggi ci sono allevatori e macellai, affiancati da medici veterinari in servizio presso l’Asp di Sant’Agata Militello, ciascuno con un preciso ruolo nell’organizzazione di una filiera illegale e clandestina delle carni parallela a quella certificata. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà stamani alle 11.30 in Questura.

 

Sono durate pochi giorni le indagini della Polizia di Stato per risalire al presunto colpevole di una tentata rapina ai danni di un messinese. Stamane i poliziotti delle Volanti hanno eseguito l’ordine di carcerazione, emesso dal Gip presso il Tribunale di Messina Monia De Francesco, nei confronti di Claudio Signorino, 35 anni messinese, ritenuto responsabile dei reati di tentata rapina, danneggiamento pluriaggravato e possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli.

Dalle indagini della polizia è emerso che lo scorso 3 dicembre il trentacinquenne, nei pressi di villa Dante, si era infilato in un’auto in sosta, dopo averne mandato in frantumi il finestrino, ed aveva già tirato via dalla sua sede il display dell’impianto stereo e navigatore satellitare quando è stato sorpreso dal proprietario. L'uomo, dopo un’accesa colluttazione con la vittima, era riuscito a scappare a bordo di una bicicletta elettrica.

Gli agenti delle Volanti impegnati nel controllo del territorio intervenuti sul posto hanno ricostruito la vicenda risalendo all’identità del responsabile, personaggio noto alle forze di polizia. A seguito dell’attività svolta, sono stati sequestrati una tenaglia e tre giraviti. Sulla pedana della bicicletta elettrica con cui l’uomo era fuggito inizialmente e che poi aveva abbandonato scappando a piedi c’erano i cocci di vetro, probabilmente appartenenti al finestrino dell’auto scassinata.

 

 

 

I reati a suo carico sono estorsione, tentata estorsione e incendio doloso. Il trentacinquenne Giuseppe Nicotra, originario di Taormina, è stato riconosciuto come l’autore dell’incendio ai danni di una caffetteria di Gaggi, nell’ottobre del 2015. Le indagini, avviate dal Commissariato di P.S. di Taormina subito dopo l’incendio della caffetteria e coordinate dalla Procura Distrettuale di Messina, hanno ricostruito il modus operandi dell’uomo, con precedenti specifici reiterati, trasferitosi a Gaggi perché destinatario di divieto di dimora nella provincia di Catania. Qui si è fatto conoscere proprio per i suoi trascorsi criminali, “esibiti” dall'uomo così come la sua vicinanza ad ambienti criminali operanti su Calatabiano da cui era stato allontanato.

Sfruttando il timore creatosi attorno la sua persona, il malvivente aveva messo in atto vari tentativi di estorsione, quattro quelli evidenziati dalle indagini effettuate anche con l’uso di apparecchiature tecniche, la testimonianza di numerosi residenti della zona, nonché pedinamenti ed appostamenti.

Il malvivente era riuscito ad estorcere beni e utilità di ogni genere dai commercianti presi di mira. Ad un eventuale rifiuto ad assecondarlo, passava alle vie di fatto, aggredendo in alcuni casi o minacciando. Il 25 ottobre del 2015, a finire nel mirino del ricattatore, la saracinesca della caffetteria, cosparsa di liquido infiammabile e data alle fiamme. Oggi l'arresto ed il trasferimento in carcere.

 

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