Gli agenti della Polizia di stato di Milazzo hanno trovato la droga nella sua cantina, all’interno di un borsello tra suppellettili di varia natura. A finire in manette il 50enne del capoluogo mamertino Giuseppe Basile. I poliziotti della Squadra Mobile di Messina ci hanno trovato dentro alcuni involucri successivamente sottoposti ad esame specifico dal Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica e risultati contenere circa 60 grammi di marijuana e 63 di cocaina. Con la droga c’erano due bilancini di precisione. Sequestrata anche una pistola a salve priva di tappo rosso, modificata e completa di caricatore contenente sei proiettili e la somma di 4.400 euro.  I poliziotti hanno proceduto all’arresto di Basile per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e per la detenzione illegale della pistola a salve alterata. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, il 50enne è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Ci sono anche due studenti universitari finiti in manette nell'operazione denominata "Trolley", che ha visto l'arresto di quattro persone ritenute responsabili, in concorso, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Salvatore Condò, 28 anni; Claudio Condò, 23 anni; Gaetano Errigo, 24 anni; e Vincenzo Sergi, 45 anni.

Le indagini dei poliziotti della Squadra Mobile di Messina, coordinate dal Sostituto Procuratore Fabrizio Monaco, hanno fatto emergere evidenti responsabilità in merito al trasporto di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo marijuana che gli odierni arrestati, tutti di origine calabrese, avrebbero trasferito dalla Calabria in Sicilia. Dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, gli inquirenti hanno risostruito i trasferimenti di marijuana in carichi che si aggiravano, ogni volta, sui 5 chili, facilmente trasportabili in valigie e trolley sui traghetti che collegano le due sponde. Risale al 6 ottobre del 2015 l’arresto di Gaetano Errigo, sorpreso agli imbarcaderi messinesi dai poliziotti della Squadra Mobile con più di 5 chili di erba pronta ad essere smerciata. Era stato fermato presso la rada San Francesco, a piedi, con al seguito un comune trolley nero. Dentro i poliziotti avevano trovato 9 confezioni sotto vuoto ed una avvolta in un sacco di plastica contenenti 5 chilogrammi e duecento circa di derivato della canapa indiana, il tutto custodito in un sacco di carta per mangimi.

Il quadro d’insieme ricostruito dai poliziotti confermerebbe che non si era trattato di un caso isolato. Gli odierni arrestati, due dei quali studenti universitari presso la locale facoltà d’Economia e di fatto residenti a Messina, per la Polizia di Stato nonsarebbero spacciatori improvvisati. Le conversazioni intercettate, per quanto camuffate da un linguaggio criptico e dall’uso di termini relativi a capi d’abbigliamento che sostituivano quelli relativi a qualità e peso della sostanza stupefacente da trasportare, rivelerebbero un ripetuto traffico di valigie di “robbe nuove”, e dei rischi e degli escamotages da usare nel caso di controlli delle forze di polizia o di poliziotti in transito su traghetti e aliscafi.

I quattro arresti sono stati eseguiti stamani dai poliziotti della Squadra Mobile di Messina, coadiuvati da quelli della Squadra Mobile di Reggio Calabria, del Reparto Prevenzione Crimine Calabria Meridionale e dei Commissariati di Pubblica Sicurezza presenti nella provincia di Reggio Calabria. Al momento, altre due persone interessate dall’odierna ordinanza di misura cautelare sono irreperibili ed attivamente ricercati.

Nel corso degli arresti di stamani, i poliziotti hanno trovato in casa dei fratelli Condò, qui a Messina, un chilo e 800 grammi di marijuana e l’occorrente per il confezionamento delle singole dosi: un bilancino di precisione, buste in cellophane e una macchinetta per il sottovuoto. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, i due sono stati trasferiti in carcere.

 

Stavolta la vicenda si è risolta con un lieto fine. Un giovane messinese aveva avuto la sgradita sorpresa di non trovare più la sua moto, una Bmw 1200, regolarmente parcheggiata nella zona di piazza Duomo a Messina. Nella tarda serata di ieri si è recato presso gli uffici di Polizia per sporgere denuncia. Grazie al sistema di antifurto satellitare installato sulla moto, la Polizia si è messa in contatto con il centro di gestione ed ha avviato le ricerche del mezzo a due ruote. Dopo poche ore, gli agenti hanno scandagliato la zona dove il sistema satellitare segnalava il motoveicolo e lo hanno rintracciato all'interno di un cortile condominiale nei pressi della via Tommaso Cannizzaro. La moto è stata riconsegnata al legittimo proprietario, perfettamente integra. Fondamentale la velocità di ritrovamento del mezzo, per evitare la cannibalizzazione dello stesso o il tentativo di estorsione con la tecnica del "cavallo di ritorno".

I poliziotti del Commissariato di Patti hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale tirrenico, nei confronti di un quarantenne pattese, ritenuto responsabile del reato di atti persecutori nei confronti dell’ex convivente. L’uomo si trovava agli arresti domiciliari per i numerosi atti di minacce e violenza compiuti, per motivi di gelosia, nei confronti dell’ex compagna.

Lo stalker era stato denunciato dalla vittima lo scorso dicembre. L'uomo l'aveva picchiata e provocato un trauma cranico minore e delle ecchimosi plurime diffuse agli arti ed al viso. Nonostante la denuncia, l'ex compagno ha continuato a molestarla, pedinandola ovunque ed inviandole messaggi sms e whatsapp con minacce di morte. Lo scorso 6 febbraio, lo stalker venne arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari. Le sue minacce non hanno avuto però fine. Ha continuato ad inviare alla sua vittima messaggi dal tono intimidatorio.

Pertanto il Tribunale di Patti, per fronteggiare l’irrefrenabile impulso a delinquere mostrato dal quarantenne, ha ritenuto sostituire la misura degli arresti domiciliari con quella della custodia cautelare in carcere. L’arrestato è stato condotto presso l’Istituto Penitenziario di Barcellona P.G. a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

 

 

 

La flessione negli ultimi due anni dei delitti tipici (dai femminicidi, alle violenze sessuali, dai maltrattamenti in famiglia agli atti persecutori) non ferma l’impegno di prevenzione: non solo perché il numero assoluto delle vittime continua ad essere inaccettabile, ma perché l’esperienza di polizia e delle associazioni da tanti anni impegnate su questi temi mostra l’esistenza di un “sommerso” che troppo spesso non si traduce in denuncia. Un quotidiano fatto di attenzioni morbose, di comportamenti aggressivi e intimidatori che vengono letti come espressione di un amore appassionato e di una gelosia innocua, anche da madri, sorelle e amiche, ma che è spesso il triste copione di un crescendo di violenza che si alimenta con l’isolamento. Ogni tre giorni e mezzo avviene in media l’omicidio di una donna in ambito familiare o comunque affettivo, mentre ogni giorno, sempre ai danni di donne, si registrano 23 atti persecutori, 28 maltrattamenti, 16 episodi di percosse, 9 di violenze sessuali.

Oltre alla tutela offerta dalla legge, che va dagli strumenti dell’ammonimento al divieto di avvicinamento fino ai domiciliari e al carcere per i casi più gravi, la battaglia più importante si gioca sul campo della prevenzione in cui la Polizia di Stato è impegnata, non solo nel contribuire attraverso l’informazione al superamento di una mentalità di sopraffazione, ma a fare da sentinella per intercettare prima possibile comportamenti violenti e intimidatori.

La Polizia di Stato sta cercando di operare su più fronti, anche su quello mediatico. La campagna Questo non è amore diffusa attraverso il sito ufficiale Polizia di Stato è presente sui maggiori social, Facebook, Twitter, YouTube. Sono stati registrati spot con il contributo di personaggi famosi come Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Lino Banfi affinché passi il messaggio che sopportare, giustificare, ignorare condotte di questa natura non si deve. Che occorre denunciare.

L’impegno della Polizia di Stato è massimo e il numero di casi e quindi di donne aiutate ad uscire da situazioni terribili è il risultato di una continua collaborazione con enti istituzionali ed associazioni impegnate sullo stesso fronte.

E’ quanto accaduto ieri pomeriggio anche a Messina. Si è fatta “sinergia”, presso la Galleria Vittorio Emanuele dove, anche quest’anno, il Cedav – Centro Donne Antiviolenza - ha aderito al flash mob “One billion rising”: tante persone, uomini e donne, che hanno danzato insieme sulle note della canzone simbolo “Break the chain”. Con loro, presenti, c’erano anche i poliziotti, e soprattutto le poliziotte, della Questura di Messina per lanciare ancora una volta un messaggio alle donne vittime di violenza: “Non siete sole”.

Anche i poliziotti delle Volanti di Messina e dei Commissariati di Pubblica Sicurezza in provincia hanno, a partire da oggi, il nuovo strumento di dissuasione e di autodifesa noto come “spray al peperoncino”, che, a conclusione di un ciclo di formazione e informazione, potranno utilizzare in caso di comportamenti violenti.

Parliamo di un nebulizzatore il cui principio attivo naturale è a base di oleoresin capsicum, o più semplicemente di estratto del peperoncino, con una concentrazione non superiore al 10 %. Il dispositivo è stato oggetto di sperimentazione operativa dal 2014 con la verifica dei rischi alla salute effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità. Distribuiti oltre 3mila esemplari insieme all’apposito kit di decontaminazione da utilizzare in caso di necessità.

L’erogazione della capsaicina provoca una immediata riduzione delle capacità di reazione del soggetto aggressore: agisce infatti sulla capacità visiva, sulla respirazione, sulla pelle e sulla coordinazione motoria, in modo variabile per intensità e durata da soggetto a soggetto.

E’ stato notato dai poliziotti ieri, intorno alle 22.30, nella zona Sud della città, insieme ad altri coetanei. I sospetti dei poliziotti generati da un evidente nervosismo ed un atteggiamento scostante del diciottenne sono stati confermati dal rinvenimento di un sacchetto con dentro ciò che sembrava essere marijuana. I successivi esami del locale Gabinetto di Polizia Scientifica hanno confermato che si trattava di sostanza stupefacente, un derivato della canapa indiana, del peso complessivo 62,11 grammi. Il giovane ha ammesso di aver gettato via il sacchetto dietro alcuni vasi di piante in strada sperando di non essere notato dai poliziotti.

Teneva la droga in un locale adibito a deposito di vecchio materiale in disuso. Più di 300 grammi di marijuana pronta a essere smerciata rinvenuta dai poliziotti della Squadra Mobile di Messina insieme al necessario per il confezionamento. Nel deposito in cui la polizia - nel corso di specifici servizi antidroga - ha effettuato la perquisizione, c’era infatti un bilancino di precisione, carta alluminio, pellicola trasparente e sacchetti in cellophane. Il tutto ben nascosto sotto vecchie masserizie. Antonino Frassica, messinese, 21 anni, è stato arrestato in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sarà giudicato oggi con rito direttissimo.

I poliziotti della Squadra Mobile di Messina hanno arrestato il 43enne nativo di Catania Alfio Alessandro Puglisi. E’ il quinto uomo raggiunto da misura cautelare eseguita ieri all’alba dalla Polizia di Stato. La misura, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, Daniela Urbani, su richiesta del Sostituto Procuratore, Piero Vinci, ha permesso l’arresto di quattro pericolosi rapinatori e di Puglisi, considerato responsabile del reato di favoreggiamento reale, perpetrato a Messina lo scorso 3 settembre 2016, due giorni dopo la rapina messa a segno in una gioielleria del centro città. Le indagini della Polizia, coordinate dalla Procura della Repubblica, avrebbero infatti dimostrato che sarebbe stato lui, il quinto uomo, ad accompagnare uno dei rapinatori, Salvatore Di Paola, presso un laboratorio gioielleria messinese chiedendo la stima di due bracciali “tennis”e di un anello “solitario” con ancora tanto di cartellino, trafugati due giorni prima. Come da ordinanza, l’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

 

 

La polizia ha chiuso il cerchio sui cinque persone ritenute responsabili di una serie di rapine messe a segno nel centro di Messina. In manette sono finiti Salvatore Di Paola, 28 anni, Antonino Mangano, 34 anni, Andrea Giacalone, 30 anni e Vincenzo Nunnari, 59 anni. Ricercato un quinto rapinatore. 

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